mercoledì 23 dicembre 2009

Auguri di Buon Natale e felice anno nuovo

Auguro a voi ed alle vostre famiglie un Santo Natale...

che la luce di Nostro Signore possa donarvi speranza e gioia


Contributo di un lettore sulla NATURA DELLA MONETA (Seconda Parte)

Ricevo da parte del Dott. Giovanni Passali, che ha criticato il mio articolo sull'energia monetaria, la seconda parte del suo contributo. La terza parte e la mia risposta verranno pubblicati dopo le feste. Questa seconda parte è da confrontare con l'analisi da me sviluppata a proposito degli USA in http://economiaincrisi.blogspot.com/2009/12/nuovo-contributo-su-wallstreetitalia.html. E' comunque chiaro che siamo di fronte ad un debito pubblico (e privato) che è ormai diventato insostenibile. Il Dott. Passali cura http://www.monetacomplementare.it/.

Assodato che tutta la moneta prodotta è debito, cerchiamo di vederne le prime conseguenze e di verificarle con i dati ufficiali pubblicati dalla Bce.
Pur essendo il debito non estinguibile (perché bisognerebbe pagare anche gli interessi insieme al debito, ma la quantità di moneta relativa agli interessi semplicemente non esiste), l'unica strada è quella di rinnovare il debito e sommarci gli interessi non pagati.
Come è facile intuire, la dinamica di crescita del debito è quella dell'interesse composto, cioè è una curva esponenziale, che rende ancora più evidente la non pagabilità di un simile debito, qualsiasi sia la crescita dell'economia.
Premettiamo che i grafici che stiamo per presentare sono tratti tutti dal sito ufficiale della Bce.
Vediamo allora il debito aggregato dei paesi della UE.


IL link di questo grafico è
http://sdw.ecb.europa.eu/quickview.do?SERIES_KEY=121.GST.A.I5.N.B0X13.MDO.B1300.SA.F
Questo grafico assomiglia abbastanza a quello di una curva esponenziale.
Ora proviamo a confrontarlo con i grafici delle masse monetarie pubblicati dalla Bce.
Vedremo i file di tutti i tipi di massa monetaria (M1, M2, M3) poiché per il nostro scopo la differenza tra l'uno e l'altro è di scarso rilievo: quello che ci interessa sottolineare è la loro tendenza alla crescita esponenziale.
Ecco il grafico della massa monetaria M1


IL link di questo grafico è
http://sdw.ecb.europa.eu/quickview.do?SERIES_KEY=117.BSI.M.U2.Y.V.M10.X.1.U2.2300.Z01.E
Massa monetaria M2

IL link di questo grafico è
http://sdw.ecb.europa.eu/quickview.do?SERIES_KEY=117.BSI.M.U2.Y.V.M20.X.1.U2.2300.Z01.E
Massa monetaria M3

IL link di questo grafico è
http://sdw.ecb.europa.eu/quickview.do?SERIES_KEY=117.BSI.M.U2.Y.V.M30.X.1.U2.2300.Z01.E
Infine, tanto per mettere la ciliegina sulla torta, vediamo pure il grafico della emissione in banconote.

IL link di questo grafico è
http://sdw.ecb.europa.eu/quickview.do?SERIES_KEY=117.BSI.M.U2.Y.V.M30.X.1.U2.2300.Z01.E
La crescita esponenziale di tali curve mi sembra di una evidenza schiacciante.
Da notare che, dallo scoppio della crisi, le massa monetaria M2 cresce con minore intensità, mentre M3 hanno smesso di crescere.
Tale situazione corrisponde al fatto che le banche hanno smesso di rinnovare i prestiti (o li hanno diminuiti drasticamente) e quindi le aziende, non potendo pagare debiti con interessi con una moneta che semplicemente non esiste, hanno iniziato a fallire.
Negli Usa hanno iniziato a fallire anche le piccole banche.
Ma non è una grande consolazione.
E non finisce qui...













lunedì 21 dicembre 2009

LA CINA HA DETTO BASTA

A prescindere dal considerare la moneta debito in sé o energia monetaria che si può prendere in prestito dal futuro (come credo io), tutti ormai concordiamo che il debito accumulato ha superato la soglia del non ritorno. L’aver accoppiato i bilanci pubblici con il sistema finanziario ha semplicemente ritardato la resa dei conti aggravandone la drammaticità nel momento in cui bisognerà onorare (o meglio non onorare) i debiti accumulati.
L’emissione dei nuovi debiti da parte degli stati nel 2009 (fonte Phoenix Project) è complessivamente stata di 5300 Miliardi di Dollari, l’80% dei quali concentrati nei tre paesi di cui più volte abbiamo parlato (USA,UK, Giappone). Non credo che nel 2010 la situazione potrà migliorare.

Paesi che uniscono al debito pubblico un enorme debito privato (soprattutto USA e UK) come rivela un report di Credit Suisse:

Finora la Cina ha messo una toppa alle falle che progressivamente si sono determinate (basti pensare la recente promessa d’acquisto del debito greco) ma ora si è stancata, soprattutto non vuole più comprare debito USA. Zhu Min, che non è un pinco pallino qualsiasi, ma deputy governor of the People's Bank of China ha ditto "The United States cannot force foreign governments to increase their holdings of Treasuries…Double the holdings? It is definitely impossible…The US current account deficit is falling as residents' savings increase, so its trade turnover is falling, which means the US is supplying fewer dollars to the rest of the world…The world does not have so much money to buy more US Treasuries." In parole povere, d’ora in poi scordatevi che aumentiamo la nostra esposizione nella vostra spazzatura (pardon, titoli di stato).
Tutti sanno, in un simile contesto, che continuare ad assegnare da parte di Moody’s la AAA (massimo rating) per il debito sovrano di USA ed UK ha la medesima credibilità dell’esistenza di Babbo Natale.
Pertanto chi pensa di poter valutare la solvibilità dei paesi più grandi in virtù dell’andameno dei CDS è un illuso. Un anno fa, il 31-12-2008, i CDS (costo annuo per assicurare un debito di 10000 Dollari) relativi ad USA, UK e Giappone erano rispettivamente 67,107 e 44. Oggi i CDS sono divenuti rispettivamente 34,80,66. Insomma, rispetto ad un anno fa, il debito sovrano USA è più sicuro (a prescindere dai 3000 Miliardi di Dollari di nuova emissione)
E’ eufemistico dire che l’andamento dei CDS è edulcorato ed è ormai divenuto indipendente dalla valutazione del rischio reale. Ormai i CDS in qualche modo rappresentano una speranza. In fondo è assolutamente comprensibile..passi per Grecia e Dubai, ma chi mai potrebbe assicurarsi contro il fallimento di USA, UK e Giappone? Un simile atto avrebbe il medesimo significato di puntare sulla propria morte (tra l’altro non avendo alcun erede).

venerdì 18 dicembre 2009

Contributo di un lettore sulla NATURA DELLA MONETA

Ricevo da parte del Dott. Giovanni Passali, che ha criticato il mio articolo sull'energia monetaria, e volentieri pubblico. Non sono in accordo con ciò che scrive il Dott.Passali, ma indubbiamente è intrigante ciò che afferma.
I commenti sono aperti: tutto verrà pubblicato purché espresso in maniera cortese. Personalmente mi riservo di commentare ulteriormente il significato della moneta che, secondo me, non è ontologicamente debito (lo è però in questo contesto) in un altro post.

Sollecitato da Leon Zingales ad un intervento sulla questione monetaria, voglio subito mettere la mani avanti, affermando che la materia è veramente interessante e stuzzicante, per cui non credo che possa bastare un interevento solo. Intanto però cominciamo dal primo.
Tutta la questione monetaria e gli approfondimenti che ne conseguono sono vittima delle ideologie e degli interessi che hanno avuto la prevalenza nei diversi periodi storici. Ciò non vuol dire però che in diversi tempi non si siano levate delle voci forti e chiare per affermare a chiare lettere ciò che ai potenti di turno non conviene far sapere. Io personalmente non sono per nulla incline ai complottismi o alle dietrologie: per questo non intendo qui fare una premessa storico-teorica sulle monete, sui regimi politico-finanziari in cui si sono affermate e sugli scandali ed interessi ad essi collegati. Mi limiterò ad una asciutta analisi della questione monetaria: dopo di ché, sono sicuro che molti lettori si chiederanno per quale diavolo di motivo la questione monetaria non sia l'argomento centrale nelle discussioni sulla crisi finanziaria.
Iniziamo dalle più semplici regole dell'economia, quelle a portata di casalinga (e non a caso, per esperienza personale, faccio meno fatica a spiegare la questione monetaria alle casalinghe che con gli economisti e professori incontrati personalmente).
Immaginiamo 5 naufraghi che arrivano su una grande isola deserta, piena comunque di vegetazione e di animali. Immaginiamo che, disperando di poter essere salvati, inizino ad organizzarsi e dividersi i compiti, per sopravvivere nelle migliori condizioni possibili.
Uno decide di dedicarsi all'agricoltura, un altro all'allevamento, un altro alla pesca, un altro alla costruzione di ogni tipo di utensile al lavoro degli altri. Il quinto decide di aiutare a turno ciascuno degli altri nella loro attività. Le varie attività procedono bene, tra alti e bassi. Proprio a causa degli alti e bassi (maggiori o minori raccolti, maggiore o minore pesca, incidenti sul lavoro, ecc.), si rendono conto che, nello scambiarsi i beni tra loro, non possono basarsi semplicemente su ciò che ciascuno produce, perché a qualcuno in particolare un anno può andare molto male.
Allora, per compensare gli anni di maggiore produzione con quelli di minore produzione, decidono di introdurre un sistema monetario: nei mesi buoni l'agricoltore guadagnerà di più: nei mesi di minore produzione, col denaro comprerà quello che non può avere dalla scarsa produzione agricola.
A quel punto, decidono che l'unico autorizzato a produrre e regolare la "moneta" sarà il quinto naufrago. Il quinto naufrago decide che la moneta sarà costituita da certi sassolini speciali, che si trovano solo in una collina speciale, che gli viene assegnata direttamente in proprietà esclusiva.
Trovato l'accordo, resta da stabilire come iniziare: quanta moneta produrre? In quali quantità? Come distribuirla? Da ora in poi chiameremo IGB (Il Grasso Banchiere) il quinto naufrago. A questo punto, IGB prende la parola e dice a tutti gli altri: "Prenderete a prestito la moneta da me, pagandomi un modesto interesse, diciamo l'1%" (Ogni riferimento causale agli attuali interessi della Bce è puramente voluto).
In pieno accordo con tutti, decide di assegnare 200, 250, 300, 250 (in totale 1000) agli altri abitanti della nuova nazione di Paperolandia. Per un anno tutto procede per il meglio, tutti sono contenti, con il nuovo sistema monetario tutti si sentono più sereni e fiduciosi anche nell'affrontare gli imprevisti. Non avvengono nuove produzioni di moneta, quindi la massa monetaria M0 nell'anno rimane sempre la stessa, pari a 1000. Nel corso dell'anno, questa massa monetaria ha fatto il giro di tutti gli abitanti per 10 volte. Vuol dire che il Pil totale di Paperolandia è di 10x1000 = 10.000.
Dopo un anno, si iniziano a tirare le somme. Ciascuno deve corrispondere la parte di interessi per il denaro preso a prestito: in totale 10 monete. Si pensa: su un Pil pari a 10000 abbiamo da pagare 10 per un debito di 1000. La situazione economico-finanziaria di Paperolandia sembra assolutamente buona.
L'anno nuovo inizia con una massa monetaria di 990. Infatti, dal circuito economico sono stati sottratti le 10 monete degli interessi. Di anno in anno, viene sottratta la quantità di denaro corrispondente agli interessi da pagare. Ma la quantità di denaro circolante, cioè la massa monetaria M0, è una quantità finita. Il tempo che passa è invece infinito (o comunque molto lungo) e quindi il sistema monetario in cui la moneta viene "prestata" (cioè la moneta prodotta viene SEMPRE assegnata con un debito) è destinato al fallimento, poiché il pagamento degli interessi nel tempo eroderà sempre più il capitale di partenza. Infatti IGB non accetta, in pagamento degli interessi, zucchine, bistecche o pesce, ma solo le sue monete, quelle che solo lui è autorizzato a produrre. Con questo semplice vincolo, IGB mantiene in un debito perenne l'intera comunità di Paperolandia, senza che vi sia possibilità di sciogliere questo debito, poiché solo dopo un anno la somma di debito più interessi (=1010) è superiore a tutta la moneta presente sull'isola (=1000).
Il sistema è destinato al fallimento senza che vi sia una reale problematica produttiva (scarsità di produzione o qualità produttiva scadente) o economica (produzione di un bene non richiesto, cioè offerta non corrispondente alla domanda; oppure prezzo esagerato rispetto alla domanda, cioè produzione non conveniente).
I 5 naufraghi fanno allora una nuova riunione per capire come risolvere il problema. Prende la parola IGB, il quale dice: "Sono l'unico esperto di economia qui: datemi retta. Le vostre attività procedono bene, io non ho problemi a farvi nuovi prestiti. Con questi prestiti voi potrete espandere le vostre attività e pagare tranquillamente i vostri interessi." E così il debito totale cresce. E crescono gli interessi. Poi aggiunge: "Facciamo ancora di più: formiamo insieme uno stato, che si occupi del bene comune, degli investimenti utili a tutti, di prendere a prestito il denaro che serve e di riscuotere le tasse per pagare gli interessi e le spese varie".
Tale passaggio ha un momento storico preciso e riconoscibile: la creazione della Bank Of England (BOE), nel 1694. E siccome la massa monetaria totale (in assenza di nuovi debiti) è sempre quella, quando un popolo guadagna e cresce, lo stato si indebita sempre più.
Prima o poi, lo stato sarà costretto a fare nuovi debiti, per pagare i precedenti con gli interessi. Una spirale senza fine.
Ad oggi, la massa monetaria M0 (banconote) in Italia è circa 110 miliardi di euro. Nella finanziaria 2008, la voce corrispondente a "Interessi per il debito" è pari a circa 80 miliardi.
A questo punto, posto che il sistema monetario in cui TUTTA LA MONETA è emessa a debito non può funzionare, prima di porre la questione di come distribuirla gratuitamente, con quali modalità, in quali situazioni deve essere distribuita e in quali invece deve essere prestata, occorre prima affrontare un altro passo decisivo. Occorre porsi la grande domanda che fino ad oggi, la moderna teoria economica, ha colpevolmente e deliberatamente omesso. Ecco la domanda: cosa è la moneta?
Attendo i vostri commenti. Se l'argomento è di interesse, approfondiremo in un prossimo post.

mercoledì 16 dicembre 2009

RIMANE SOLTANTO LA LOCOMOTIVA…

In queste ultime ore il Dollaro ha raggiunto la soglia di 1.45 contro l’Euro, vicino al limite inferiore che credo possa essere raggiunto nel range di variabilità prima che scattino repentine posizioni di ricopertura del carry-trade sul Dollaro che implicherebbero un marcato ribasso dei mercati azionari (il limite superiore reputo sia 1.54 legato alla necessità di non far andare deserte le aste dei TBills).

Penso sia chiaro come il recupero della valuta USA non è indice di una recuperata forza dell’economia americana, bensi’ è evidenza della estrema debolezza dell’Euro che ha perso persino contro valute di economie ormai alla frutta. Il recupero del Dollaro (seppur guidato dalla necessità di fermare la rivalutazione dello Yen in seguito alle minacce del Giappone secondo detentore di Titoli USA), ossia di una valuta ormai sul viale del tramonto, rivela come l’Euro sia entrato in una spirale di dissoluzione.
La Grecia rischia di essere la Lehman Brothers dell’Europa e sono ingenui coloro che pensano che l’Euro possa sopravvivere alla cacciata di qualsivoglia paese. Poiché gli investitori non lo sono (almeno non cosi’ tanto) l’Euro è punito pesantemente.
Tanto per avere idea la Germania è esposta per circa 100 miliardi di Euro con la Grecia ed un eventuale fallimento di quest’ultima non avrebbe certamente conseguenze di poca rilevanza. Il processo di interconnessione è tale per cui l’intero sistema Euro imploderebbe allorché un qualsivoglia paese dichiarasse default.
La Grecia non può permettersi tagli di spesa pubblica, le proteste di piazza aumentano e gli scontri sociali rischiano di divenire sempre più gravi. In questo contesto sembra non esserci via d’uscita considerando che il deficit è previsto andare oltre il 13% per il 2009 ed il rapporto debito/PIL si avvia velocemente verso il 150%. Probabilmente l’unica strada sarà quello di socializzare i debiti della Grecia spalmandoli su tutto il sistema Euro, un modo poco elegante per dire che le banche europee dovranno coattivamente acquistare i titoli greci con i soldi prestati dalla BCE (prestati nel senso che sono scambiati con titoli tossici che valgono nulla, ossia un Quantitative Easing in salsa Euro). E passi la Grecia..ma quando toccherà all’Irlanda, alla Spagna, ai paesi dell’Est Europa a furia di spalmare il companatico supererà di gran lunga il pane da utilizzare come base. Se tutto è visto in un ottica di sistema ove USA, Giappone e UK non ridono, allora saranno guai seri.
La decisione, inaugurata dalla FED, di far sopravvivere il sistema finanziario ormai in coma ritardandone la morte con iniezioni immense di denaro pubblico ha ridotto sul lastrico interi paesi. Bernanke ed i suoi (degni o poco degni) emuli possono essere paragonati a macchinisti di un treno a vapore che, pur di continuare il cammino senza meta, sono obbligati a bruciare il legno del quale sono costituiti i vagoni. Purtroppo non resta molto più da ardere…temo sia rimasta soltanto la locomotiva.

P.S. Ho ricevuto interessanti e-mail e bei commenti (ho apprezzato per la intelligenza quelli critici o comunque in solo parziale accordo) in questi giorni. Ad alcuni commenti non ho risposto perché mi riservo di farlo con interi post nei prossimi tempi. Vi chiedo per favore di scrivere, se qualcuno è convinto, un breve post e di inviarlo a economiaincrisi@gmail.com nel quale spiegare una via d’uscita all’attuale crisi. Lo pubblicherò sul blog. Non sono un catastrofista ma personalmente non riesco ad intravvedere alcuna possibilità (che non sia un ulteriore procrastinare dei problemi a costo di un ulteriore aggravamento di essi allorchè vi sarà la inevitabile resa dei conti) di risolvere in maniera poco dolorosa il fardello dei debiti presenti.

lunedì 14 dicembre 2009

POPPA O PRUA NON CAMBIA NULLA

Il Blog è nato per motivi puramente di informazione finanziaria tra amici e conoscenti: sono stato spinto a scrivere da due miei colleghi insegnanti che mi chiedevano di comunicare le mie idee ad un pubblico più ampio. Mi erano molto grati poiché avevo loro consigliato di disfarsi delle obbligazioni Lehman Brothers qualche settimana prima dello sfacelo. Naturalmente ero stato ampiamente compensato della previsione corretta: profonda gratitudine, affetto, una bottiglia d’olio di produzione propria e tre caffè al bar.
Sto ricevendo decine di e-mail di risparmiatori che mi chiedono consigli d’investimento per i loro sudati e faticati risparmi. A tutti rispondo nella medesima maniera:
1) Non oso dare alcun consiglio poiché non sono un promotore finanziario: sono un semplice fisico (seppur per ora prestato alla Matematica) che cerca di descrivere con un approccio diverso i problemi esistenti.
2) Non ha probabilmente senso dare alcun consiglio e chi ne da è un ingenuo (o forse in cattiva fede).
Cerchiamo di spiegare l’ultimo punto. Mi auguro che in qualche modo il crollo possa essere evitato (sinceramente non vedo come, ma il problema è sicuramente della mia scarsa fantasia e della mia ignoranza rispetto alla sapienza degli economisti), ma, qualora avvenisse, il crollo sarebbe globale. Il sistema finanziario ha raggiunto un grado di interconnessione totale che qualsiasi crisi locale non potrà che propagarsi rapidamente. In virtù dell’accoppiamento tra sistema valutario e finanziario, nella rete sono ormai pure coinvolti i titoli di Stato. A quel punto nulla cambierebbe se i propri risparmi fossero investiti in titoli di stato italiani o tedeschi, in oro fisico o ETF sulle materie prime, in azioni o obbligazioni societarie.
In una crisi sistemica perde di qualsivoglia senso discutere di diversificazione del portafoglio, postulato privo di ogni evidenza empirica.
Immaginatevi di essere sul Titanic: non avrebbe fatto alcuna differenza essere sulla poppa o sulla prua del transatlantico nel momento dell’urto con l’iceberg.
Dopo la crisi culminata con la sfiorata apocalisse del Settembre 2008 vi erano due possibili alternative: una dolorosa (anzi tremenda) ristrutturazione del sistema finanziario ed un’altra strada, apparentemente meno drammatica, che consisteva nel tappare le falle nella maniera più approssimativa possibile onde tirare avanti come se nulla fosse accaduto. E’ chiaro a tutti quale via è stata intrapresa.
Socializzando i debiti del sistema finanziario aumentando a dismisura i debiti pubblici si è tamponato la crisi ma si è sperperata una immensità di denaro pubblico che avrebbe consentito di rendere meno drammatico il cammino sulla strada di una riorganizzazione fallimentare del sistema finanziario.
Diamo un’occhiata ad alcuni dati emblematici considerando la crescita del rapporto debito/PIL dal 2007 al 2010 (previsioni non particolarmente pessimistiche): gli USA dal 60% al 100%, la Gran Bretagna dal 43% al 105%. (solo in piccola parte l’aumento del rapporto è causato dalla diminuzione del denominatore, ossia dalla decrescita del PIL).
Allorchè il sistema rientrerà in fibrillazione (a prescindere dalla causa scatenante, finanziaria o valutaria), arrivati a questo punto non vedo su quali risorse gli Stati potranno contare onde contrastare il rapido impoverimento generale.

venerdì 11 dicembre 2009

I MERCATI FINANZIARI NON LANCIANO LA MONETINA

L’ipotesi di mercato efficiente (EMH), nella sua rigida quanto fredda ortodossia, dogmaticamente stabilisce che non vi è alcuna possibilità di effettuare previsioni nei sistemi finanziari. Poiché gli investitori sono razionali, le informazioni sono accessibili a tutti (…ditelo al parco buoi) allora ogni variazione è puramente casuale e la distribuzione Gaussiana trionfa (non vi sono correlazioni che consentono di avere una seppur minima asimmetria da sfruttare per le previsioni).
Insomma, secondo i sacerdoti dell’economia neoclassica del mortale quanto fallace equilibrio, la percentuale di successi nella affermazione se il giorno successivo (conoscendo la storia precedente) vi sarà salita o discesa dei mercati finanziari è esattamente eguale alla probabilità di indovinare testa nel lancio di una moneta onesta.
In un recente articolo [1] abbiamo (con la Professoressa con cui lavoro all’Università) stabilito un semplice criterio con cui determinare la probabilità massima di previsione di un mercato finanziario per il giorno successivo. Non vi voglio annoiare con i dettagli matematici, ma il concetto è piuttosto semplice: tanto più la distribuzione degli incrementi dei prezzi dei giorni precedenti si discosta da quella Gaussiana, tanto più diminuisce l’entropia di Shannon (che è massima, fissata la varianza, per la distribuzione di Gauss) e tanto più aumentano le correlazioni e quindi la possibilità di avere una asimmetria di probabilità per stabilire se il giorno successivo vi sarà una crescita o una decrescita del mercato. In altre parole una distribuzione tanto più si allontana da quella Gaussiana, tanto più è portatrice di un contenuto informativo e quindi potenzialmente di una previsione. Nella figura successiva potete vedere come la distribuzione degli incrementi percentuali non è Gaussiana (figura che si riferisce all’indice Dax tedesco considerando gli incrementi giornalieri dal 1990 al 2009, da confrontare con la parte superiore della figura ossia con la corrispondente distribuzione Gaussiana).


Insomma in un mercato esistono sempre delle correlazioni (il mercato è vitale, danza grazie ad un flusso di informazioni, non è in un equilibrio mortale) naturalmente variabili nell’intervallo temporale considerato. Prendendo in considerazione diversi archi temporali per il Dax tedesco, abbiamo, tramite il confronto tra la distribuzione di Gauss e quella empiricamente osservabile, verificato che esiste una percentuale massima di potenziali previsioni azzeccate sull’andamento del giorno successivo che va dal 52% (nel periodo dal 1998 al 2003) al 62% (nell’arco temporale 2003-2009).
Desidero precisare che una cosa è stabilire un criterio per determinare il limite massimo delle previsioni corrette, un altro è trovare il metodo per farle (attualmente stiamo lavorando su questo ed i risultati preliminari sembrano incoraggianti, ma ancora non completamente soddisfacenti).

[1] Leon Zingales and Carmela Vitanza,: An Upper Limit in financial data forecasting:a Shannon entropy criterium Terzo Millennio N.1 (2009)

mercoledì 9 dicembre 2009

Nuovo Contributo su Wall Street Italia

E' stato appena pubblicato un nuovo contributo sul noto sito di informazione finanziaria http://www.wallstreetitalia.com/.
Questo articolo cerca di discutere in maniera sistematica la possibilità di comprendere la crisi attuale in virtù delle analogie con i sistemi fisici. Il link è:
http://www.wallstreetitalia.com/articolo.aspx?art_id=829423.

Abstract
L’attuale crisi evidenzia la necessità di un profondo mutamento dei modelli macroeconomici. Le analogie con la Fisica possono essere d’ausilio ed in questo nuovo approccio il Quantitative Easing utilizzato da Bernanke può essere interpretato come una macchina frigorifera che sta fornendo energia al sistema finanziario a spese dell’economia reale.

In Fisica bisogna rispettare il principio di causalità: il futuro non può influenzare il presente. In Economia il vincolo della freccia del tempo scompare: il futuro influenza il passato poiché è possibile creare un flusso dell’energia monetaria attraverso la creazione del debito.
Mancando la comprensione di questo concetto base, vengono fuori teorie macroeconomiche prive di ogni evidenza sperimentale. La dinamica dei processi economici non può essere compresa pensando che in ogni istante l’energia monetaria deve essere costante. Non è infatti un caso che sovente si osserva un contemporaneo aumento (o analogamente una sincrona diminuzione) di tutti gli asset e di conseguenza viene a cadere il postulato della diversificazione del portafoglio.
Mentre in Fisica il principio di conservazione dell’Energia (ovviamente inteso in senso relativistico) deve essere valido in ogni istante, in Economia il principio di conservazione rimane valido soltanto integrando sulla variabile tempo. In altre parole, in un certo istante si può creare energia (prendendola in prestito dal futuro indebitandosi) ma nel contempo in un altro istante la somma dei contributi energetici dei processi economici deve essere negativa come conseguenza della restituzione del debito. In un sano sistema economico questa oscillazione tra presenza di sorgenti (creazione di energia prendendo in prestito energia monetaria dal futuro) e pozzi (restituzione del debito) è foriera di sviluppo consentendo un processo di creazione di ricchezza. Il futuro in un dinamico gioco presta energia al passato per poter essere realizzato in modo migliore; il dramma si ha quando il passato, posseduto da un’insana avidità e sguazzando in un’orgia di debiti, rifiuta di restituire energia creando una bolla a spese di ulteriori prestiti dal futuro.
Nella dinamica Hamiltoniana, energia e tempo sono variabili coniugate. In virtù di tale relazione, dall’omogeneità del tempo (invarianza per traslazione temporale) discende il principio di conservazione dell’energia in un sistema chiuso. Per analogia con la Fisica, la non conservazione dell’energia monetaria è intrinsecamente connessa con la non omogeneità del tempo in economia. Questo è il mutamento epistemologico che consente di comprendere in una luce nuova inflazione e deflazione.
L’inflazione è un fuoco distruttore (chiaramente quando supera una soglia tollerata e forse anche necessaria) che accelera il tempo, incrementa la velocità con cui avviene qualsiasi processo economico. Viceversa la deflazione è associata ad un rallentamento della scala temporale e come conseguenza aumenta il valore del debito. L’inflazione riscalda liquefando i debiti ma anche il potere d’acquisto (e quindi distrugge i risparmi), la deflazione ghiaccia il debito accumulandolo e condensa il risparmio in una staticità mortale.
La politica di Bernanke di coniare moneta attraverso il processo di Quantitative Easing evitando nel contempo l’incremento della massa M1 presente nel mercato reale ha effettuato una segregazione tra il sistema finanziario (in iperinflazione) e l’economia reale (in deflazione). Le scale temporali con cui si evolvono i due sistemi sono ormai divergenti. Il sistema finanziario sta aumentando la temperatura, mentre l’economia reale è in fase di congelamento.
Il Quantitative Easing ha funzionato da macchina frigorifera che sta raffreddando sempre più il sistema reale rubandogli energia che procede a riscaldare ulteriormente il sistema finanziario. I sistemi sono per ora tenuti incollati dall’incremento del debito pubblico (malgrado consideri gli USA come l’esempio più eclatante, con particolari specificità la medesima situazione sta ormai avvenendo anche in Europa e Giappone), ma ciò determina un circolo vizioso che aumenta la velocità con cui avviene lo spostamento di energia dal sistema a scala temporale rallentata (l’economia reale) verso il sistema con tempo accelerato (l’economia finanziaria).
Il crescente deficit pubblico sta solo temporaneamente rallentando gli effetti deflattivi, ma al più presto le ricadute saranno drammatiche. Il sistema nel suo complesso è entrato in una fase di assoluta instabilità. In tale ambito una qualsiasi perturbazione, seppur piccola, potrà avere effetti fortemente destabilizzanti.


lunedì 7 dicembre 2009

L’IRA DEL SOL LEVANTE

Quando da piccolo andavo al circo il numero che mi affascinava maggiormente era quello degli equilibristi (e non vi nascondo che continua a piacermi allorché da papà accompagno mio figlio). Probabilmente è per questo che, malgrado la consapevolezza di una politica economica completamente errata con terribili conseguenze, non riesco a provare antipatia per Bernanke. In un certo senso mi fa tenerezza per la necessità di mantenersi in un equilibrio sempre più difficile tra una serie innumerevoli di eventi potenzialmente destabilizzanti.
Come ho indicato nel post precedente le conseguenze più deleterie della politica della FED sono state essenzialmente due: la prima è stata l’accoppiamento tra sistema finanziario e sistema valutario, la seconda la segregazione tra economia reale (in crisi deflattiva) ed il sistema finanziario (in inflazione virtuale).
Desidero soffermarmi sulla prima e sulle sue conseguente dirompenti non solo economiche. La necessità di permettere (se non addirittura di favorire) il carry-trade sulla valuta regina, ossia il Dollaro, onde tenere artificiosamente in alto i mercati finanziari ha determinato la creazione di una tremenda debolezza per gli USA: in sostanza essi sono sotto il continuo ricatto di chi è in possesso dei propri Titoli di Stato (basti vedere l’atteggiamento ossequioso tenuto dal presidente Obama in occasione della recente visita in Cina…siamo arrivati ad un punto in cui, se la Cina decidesse di invadere Taiwan, Obama dovrebbe chiedere scusa di non avere truppe a sufficienza per aiutare i cinesi).
L’altro grande creditore, il Giappone, ha un debito pubblico fuori controllo e non può permettersi di continuare a perdere doppiamente per la continua svalutazione del Dollaro USA: innanzitutto per la svalutazione dei Titoli di Stato in possesso e poi per il crollo di esportazioni amplificato dal rafforzamento dello Yen (che si era abituato ad essere la valuta favorita dal carry-trade nel decennio precedente).
E’ stato sufficiente che sui mercati finanziari arrivassero indiscrezioni sull’intenzione del Giappone di immettere sul mercato alcune decine di miliardi di Dollari di Bills americani (una frazione del totale in possesso) onde comprare propri titoli di stato (per compensare l’aumento enorme del proprio debito pubblico), che repentinamente il Dollaro si è rivalutato di circa il 7% sullo Yen (un’enormità per le oscillazioni delle valute portanti e chiara evidenza di una crisi sistemica nella quale le usuali fluttuazioni vengono amplificate) come evidenzia la seguente figura:


Insomma..il segnale è stato subito ricevuto.
Bernanke non può permettersi di rivalutare il Dollaro poiché farebbe crollare il fragile sistema finanziario in quanto implicherebbe un rapido processo di ricopertura delle posizioni aperte tramite il carry-trade (crollo amplificato dal leveraging presente), ma non può neanche consentire una svalutazione ulteriore del Dollaro poiché i paesi creditori si rifiuterebbero di acquistare Titoli di Stato americani emessi in misura sempre maggiore (in un articolo pubblicato su wallstreetitalia ho paragonato questa situazione al principio d’indeterminazione in Fisica). Non a caso nelle ultime settimane sia il Dollaro che i mercati finanziari hanno oscillato entro intervalli abbastanza ristrette. Finché Bernanke avrà la situazione sotto controllo, non vi potranno essere né ulteriori strappi verso l’alto, ma neanche crolli. Qualora uno dei due precedenti eventi dovesse avvenire sarebbe una chiara evidenza che il banco è in procinto di saltare.
Bernanke deve mantenere un equilibrio che è intrinsecamente instabile, ma da oggi il compito è ulteriormente aggravato dalle non tanto velate minacce giapponesi..da oggi Bernanke è obbligato a far svalutare lo Yen. Le variabili in gioco divengono sempre più numerose ed il vento in quota fa oscillare paurosamente l’equilibrista che non ha alcuna rete di protezione.

P.S. Sto ricevendo molte e-mail all’indirizzo economiaincrisi@gmail.com. Purtroppo non sono riuscito ancora a rispondere a tutte, e per questo vi chiedo venia. Poiché il numero di commenti (e di lettori) è aumentato di molto sono obbligato ad eliminare i commenti liberi. Non mi posso permettere che un qualche commento offensivo(non nei miei confronti finora) rimanga senza che io me ne accorga per giorni (purtroppo il mio tempo di leggere il blog è estremamente limitato). Passeranno sotto la mia moderazione ma mi impegno di pubblicare anche (anzi soprattutto) quelli con aspre critiche.

giovedì 3 dicembre 2009

LE SCALE TEMPORALI DELL’ECONOMIA

Nella dinamica Hamiltoniana, energia e tempo sono variabili coniugate. In virtù di tale relazione, dall’omogeneità del tempo (invarianza per traslazione temporale) discende il principio di conservazione dell’energia in un sistema chiuso.
In economia non è valido il principio di conservazione dell’energia poiché il sistema economico nel suo complesso non è a divergenza nulla in quanto l’energia monetaria fluisce dal futuro verso il passato attraverso la creazione del debito (fermo restando che l’integrale delle variazioni di energia monetaria lungo un tempo lungo deve essere nullo perché il debito deve essere restituito onde preservare la sopravvivenza del sistema). Per analogia con la meccanica quantistica la non conservazione dell’energia monetaria è intrinsecamente connessa con la non omogeneità del tempo in economia. Questo è il mutamento epistemologico che consente di comprendere in una luce nuova inflazione e deflazione.
L’inflazione è un fuoco distruttore (chiaramente quando supera una soglia tollerata e forse anche necessaria) che accelera il tempo, incrementa la velocità con cui avviene qualsiasi processo economico. Viceversa la deflazione è associata ad un rallentamento della scala temporale e come conseguenza aumenta il valore del debito. L’inflazione riscalda liquefando i debiti ma anche il potere d’acquisto (e quindi distrugge i risparmi), la deflazione ghiaccia il debito accumulandolo e condensa il risparmio in una staticità mortale.
La politica di Bernanke di coniare moneta attraverso il processo di Quantitative Easing evitando nel contempo l’incremento della massa M1 (tutti i dati sono contenuti nel post precedente) presente nel mercato reale ha effettuato una segregazione definitiva tra il sistema finanziario (in iperinflazione) dall’economia reale (in deflazione). Le scale temporali con cui si evolvono i due sistemi sono sempre più divergenti. Il sistema finanziario sta aumentando la temperatura, mentre l’economia reale è in fase di congelamento. Il Quantitative Easing ha funzionato da macchina frigorifera che sta raffreddando sempre più il sistema reale rubandogli energia che procede a riscaldare ulteriormente il sistema finanziario. I sistemi sono per ora tenuti incollati dall’incremento del debito pubblico (malgrado consideri gli USA come l’esempio più eclatante, con particolari specificità la medesima situazione sta ormai avvenendo anche in Europa e Giappone), ma ciò determina un circolo vizioso che aumenta la velocità con cui avviene lo spostamento di energia dal sistema a scala temporale rallentata (l’economia reale) verso il sistema con tempo accelerato (l’economia finanziaria). Il crescente deficit pubblico sta solo temporaneamente rallentando gli effetti deflattivi, ma al più presto le ricadute saranno drammatiche.
Bernanke con la socializzazione delle perdite e l’aumento del debito pubblico ha accoppiato sistema finanziario con il sistema valutario ancorando il dollaro con l’andamento dei mercati finanziari attraverso il processo di carry-trade. Con il Quantitative Easing ha segregato economia reale e sistema finanziario che si muovono su due scale temporali divergenti. Il sistema nel suo complesso è entrato in una fase di assoluta instabilità. In tale ambito una qualsiasi perturbazione, seppur piccola, potrà avere effetti destabilizzanti se non addirittura distruttivi. Malgrado si desideri trasmettere la sicurezza che tutto sia sotto un ferreo controllo, ho l’impressione che fra non molto si tornerà a ballare e non sarà un ballo lento.

martedì 1 dicembre 2009

Nuovo Contributo su WallStreetitalia

E' stato appena pubblicato (questa mattina) un nuovo contributo su http://www.wallstreetitalia.com/.
Questo articolo cerca di capire (con dati ottenuti tramite i bilanci della FED) il perchè il Quantitative Easing non abbia (almeno fino a questo momento) determinato inflazione nell'economia reale. Il link è:
http://www.wallstreetitalia.com/articolo.aspx?art_id=824677.

Bernanke, tramite il processo di Quantitative Easing, ha dato fiato al sistema finanziario ormai malato terminale acquistando asset tossici. Tenendo sotto controllo la massa M1 ha impedito che l’economia reale fosse spazzata da una iperinflazione distruttrice. Forse crede di aver determinato una valida exit strategy, ma non ha valutato la creazione di un’inflazione virtuale sui mercati finanziari.

Nell’ambito dell’attuale crisi sistemica necessita un radicale mutamento del paradigma di riferimento. Gli stessi concetti di inflazione e deflazione devono essere interpretati in una nuova luce. Sembra incredibile, ma i dati rivelano chiaramente che siamo di fronte ad una pericolosa coesistenza tra inflazione (nei mercati finanziari) e deflazione (nell’economia reale).
Bernanke durante la propria carriera accademica si è dedicato allo studio della crisi del 1929 ed ha chiaramente compreso come tale crisi sia stata enfatizzata dalla lentezza con la quale reagirono le autorità monetarie dell’epoca. Talvolta la vita gioca brutti scherzi: è divenuto presidente della FED in prossimità proprio dell’avvento di una possibile apocalisse finanziaria. Tutto può dirsi, eccetto che Bernanke non si sia mosso rapidamente (a prescindere dal giudizio sul suo operato). Non mi riferisco alle mosse sui tassi note al grande pubblico, ma ai comportamenti evidenziabili in base a quanto traspare dai bilanci della FED [1].
Fino al 2007 [2] il Reserve Bank Credit della FED (848 Miliardi di Dollari alla data del 27 Giugno 2007 [3] ) era praticamente eguale alla Currency in Circulation (alla medesima data 810 Miliardi di Dollari), ossia alla fondamentale componente della M1 che è un indice dell’inflazione nell’economia reale in quanto misura la somma tra la moneta in circolazione ed il denaro contenuto nei forzieri delle banche.
In seguito alla crisi finanziaria epocale, onde evitare il crollo, Bernanke ha utilizzato l’eterodosso Quantitative Easing stampando denaro ed acquistando asset tossici ingrossando in maniera smisurata il Reserve Bank Credit che alla data del 27 Novembre 2009 ha raggiunto il valore di 2190 Miliardi di Dollari [3]. Nel frattempo la Currency in Circulation è divenuta 920 Miliardi di Dollari. In pratica il Reseve Bank Credit è aumentato del 160% , mentre la Currency in Circulation solo del 13% (meno della media considerando il trend negli anni precedenti). Bernanke è probabilmente convinto di aver determinato una valida strada per temporeggiare (fornire denaro al sistema finanziario senza creare inflazione nell’economia), ma ha sottovalutato le conseguenze dell’aumento del bilancio della FED.
Bernanke, da illustre economista privo di conoscenze di fisica, ha ignorato il principio di conservazione dell’energia (in questo caso energia monetaria): l’immissione di liquidità non poteva non avere conseguenza. E’ vero che non ha determinato inflazione reale poiché l’inondamento è stato confinato nei meandri dell’economia finanziaria, ma ha implicato che i mercati finanziari (guidati dall’esplosione del Reserve Bank Credit) si muovessero come se vi fosse inflazione e lo stesso aumento dell’oro può essere interpretato come evidenza di tale inflazione virtuale.
A causa del processo di Quantitative Easing Bernanke ha dunque separato l’economia reale (in deflazione) dall’economia finanziaria (in inflazione). I due sistemi sono ora divergenti e le forze centrifughe sono controbilanciate soltanto dall’incremento del debito pubblico (che sta riducendo gli effetti drammatici della deflazione nell’economia reale). Ma il debito pubblico non potrà aumentare ancora per molto e fronteggiare i problemi crescenti sarà sempre più difficile.

[1] http://research.stlouisfed.org
[2] http://www.scribd.com/doc/23069551
[3] http://www.federalreserve.gov/releases

lunedì 30 novembre 2009

L’ABBRACCIO SOFFOCANTE DELL’EURO

L’economia neoclassica ama l’equilibrio e non è dunque un caso che la creazione dell’Euro è stata applaudita ed elogiata dagli ambienti accademici ed istituzionali imbevuti dai dogmi insegnati dai grandi sacerdoti. Chiunque osi avanzare una seppur minima opposizione all’Euro si trova di fronte ad un colto ritornello pronunciato in maniera automatica ”L’Italia sarebbe finita come l’Argentina…se non ci fosse stato l’Euro”. Non oso contestare la suddetta frase poiché, per definizione, un evento mai accaduto non può essere falsificato; mi permetto solo di guardare timidamente oltre il velo di Maya effettuando talune considerazioni mutuate dalla Termodinamica.
In assenza di gradiente termico vi è la morte. Questo è il concetto fondamentale espresso dal secondo principio della Termodinamica. L’aprire le barriere che separano i corpi caldi e freddi determinando il raggiungimento di un equilibrio termico (massima entropia) è un processo che causa l’impoverimento termodinamico del sistema; nel senso che dal medesimo sistema, considerato isolato, non è possibile più estrarre energia. Il processo di fondazione dell’Euro ha determinato proprio questo: ha abbattuto le differenze, distrutto le fluttuazioni e, con il suo potere livellante, ha annullato l’energia potenziale valutaria.
L’equilibrio valutario raggiunto lo definisco quasi mortale perché il sistema Euro non è isolato, ma è contenuto nel sistema mondo; in pratica l’Euro ha unificato in un unico sottosistema in triste equilibrio valutario tanti sottosistemi distruggendone in ognuno di essi l’energia potenziale valutaria. Non è dunque un caso che nel periodo delle vacche grasse la zona Euro nel suo complesso è cresciuta molto meno degli altri componenti del sistema mondo (anche tralasciando i paesi emergenti); l’Euro è formato da sottosistemi imprigionati da un vincolo valutario innaturale (perché non corrispondente alle esigenze)…insomma è come se in una guerra all’ultimo sangue in cui non sono ammessi prigionieri i soldati andassero a combattere con divise tutte della medesima taglia.
Imponendo la moneta unica, si è determinato un vincolo nello scambio dell’energia monetaria abbattendo l’energia potenziale associata alla fluttuazione delle singole monete. Naturalmente la medesima energia non è scomparsa ma, liberata dalle valute, è trasmigrata essenzialmente verso i beni immobiliari.
Le economie come l’Italia basate essenzialmente sulle esportazioni e per le quali era essenziale l’utilizzo dell’energia potenziale valutaria hanno sofferto terribilmente trovandosi a combattere nei mercati internazionali senza l’arma più forte (sono d’accordo che sarebbe opportuno rafforzare ricerca e sviluppo..ma la situazione è questa). A prescindere dal colore politico del governo in carica (uso la lettera minuscola perché ormai chiunque governi ha le mani legate perché praticamente non controlla più nulla) l’Italia è cresciuta con percentuali da prefissi telefonici (mi riservo di discutere molto criticamente il concetto di crescita di PIL in un prossimo post).
Nel periodo di vacche grasse la nebbia dell’Euro ha comunque consentito una seppur minima crecita. Nell’attuale crisi sistemica la nebbia si è trasformata in un buio soffocante.
Goldman Sachs ha calcolato che Italia, Spagna e Grecia avrebbero la necessità di svalutare la moneta di un 30% per ritornare competitive…ma ovviamente non lo possono fare.
E poiché la forza di un sistema composto si misura dalla forza dell’elemento più debole, nel momento in cui si tornerà a ballare, la vedo brutta per la tenuta del sistema Euro. Soltanto i sistemi flessibili possono sopravvivere in presenza di grosse oscillazioni ed ho l’impressione che l’Euro non lo sia. D’altro canto, chi di equilibrio ferisce di equilibrio perisce.

venerdì 27 novembre 2009

LO SCENARIO DEL COLLASSO GLOBALE (SECONDA PARTE)

La malattia che ha colpito negli ultimi due decenni il Giappone esportata negli USA rischia di diventare una polmonite mortale. Il carry-trade verso il Dollaro ed il Quantitative Easing necessari per il sostegno dei mercati azionari stanno dissanguando l’economia reale nella più colossale rapina di risorse pubbliche mai fatta nella storia. Infatti, a differenza dell’economia manifatturiera basata sulle esportazioni del Giappone, per gli USA il carry-trade non implica alcun particolare miglioramento per il Deficit strutturale ma, viceversa, causando un indebolimento del Dollaro, determina sempre maggiori difficoltà a sostenere il Debito Pubblico in esponenziale aumento. La crisi sistemica, pur avendo come punto di partenza gli USA, si sta propagando come una pandemia mortale creando forti oscillazioni in tutte le economie.
Talvolta si crede che la goccia che farà traboccare il vaso debba essere a stelle e strisce, ma questo teorema non è affatto dimostrato. Finché i consumatori USA si sono indebitati ed hanno potuto estrarre denaro dagli immobili (trasformate in vere miniere d’oro) hanno trascinato a forza l’intera economia mondiale consentendo di nascondere le deficienze strutturali degli altri paesi. Ma la festa è finita e la crepa che farà crollare la diga potrà essere venire da diversi punti: innanzitutto dallo stesso Giappone.
Ho infatti l’impressione che, focalizzando l’attenzione sugli USA si stia sottovalutando la crisi nipponica. Il Giappone è riuscito a galleggiare negli ultimi due decenni in virtù del carry-trade che ha indebolito lo Yen ed ha nel contempo garantito forti esportazioni dell’industria. Ma il processo di carry-trade ha funzionato soltanto allorché vi era la possibilità di creare un gradiente di rendimento nei confronti di altre valute. Ma il gradiente in quest’ultimo anno si è repentinamente ridotto poiché tutti i tassi si sono praticamente ridotti a zero, come rivela la seguente figura:

Diminuendo il differenziale sui tassi il carry-trade si è spostato verso il Dollaro (guidato da mani per necessità in questa transumanza) ed il flusso di energia monetaria conseguente ha enfatizzato le debolezze strutturali del Giappone trasformando l’economia giapponese in uno stagno putrefatto. Guardate la fotografia del Giappone scattata dall’OECD Economic Outlook nella quale viene evidenziata un calo del 25% delle esportazioni:

Vi consiglio di non prestare particolare fede alle previsioni per gli anni futuri. Stiamo attraversando una terra sconosciuta nell’attuale crisi economica sistemica. Fare previsioni con i modelli econometrici a disposizione nel contesto esistente è come estrapolare la viscosità dell’acqua allo stato liquido 120°…peccato che lo stato liquido non esista oltre i 100°. In altre parole allo stato attuale ogni previsione ha la medesima attendibilità scientifica di quanto dice il mago Otelma.
Il rapporto Debito/PIL giapponese è in rapido aumento (non solo per la diminuzione del PIL ma anche per le spese sociali concernenti il rapido invecchiamento della popolazione) ed Il Fondo Monetario (che in generale è tra l’altro piuttosto ottimista) stima che il debito pubblico arriverà a quota 218% sul Pil quest'anno, 230% l'anno prossimo e quasi il 250% nel 2014 (qui le previsioni le prendo come sogno pieno di ottimismo). Carl Weinberg della High Frequency Economics ha esplicitamente detto "The debt situation is irrecoverable..I don't see any orderly way out of this…It is criminally negligent that rating agencies are not blowing the whistle on this...".. praticamente il Giappone è in Default malgrado vi sia un silenzio assordante.
Taluni eventi hanno un forte significato simbolico. In questa fase di rapido declino del Sol Levante è diventato premier Yukio Hatoyama del partito democratico (partito piuttosto propenso alla spesa) la cui moglie è Miyuki Hatoyama. La suddetta è un personaggio alquanto originale che ha affermato di cibarsi di sole a colazione e di essere stata rapita dagli alieni. Ha esplicitamente dichiarato: ”Mi dà un'enorme energia... e anche mio marito ha cominciato a mangiare il sole di recente”..che dire.. speriamo che il Sol Levante non venga completamente divorato e, tramontando, faccia piombare nel buio l’intera economia mondiale.

mercoledì 25 novembre 2009

LO SCENARIO DEL COLLASSO GLOBALE (PRIMA PARTE)

Societe Generale qualche giorno fa ha pubblicato un rapporto che ha suscitato scalpore in investitori istituzionali e gestori di Hedge Funds. Nel report le menti eccelse hanno rivelato un arcano mistero di cui nessuno era a conoscenza: il debito pubblico sta esplodendo perché gli stati stanno accollandosi i debiti del sistema bancario e ciò potrà avere conseguenze praticamente apocalittiche in quanto è difficile un rientro dal debito pubblico accumulato in una fase di decrescita dei consumi e di deflazione.
Malgrado il report di Societe Generale non aggiunga nulla di nuovo nella comprensione dell’attuale crisi, fornisce però diagrammi e grafici che consentono di suffragare meglio alcuni concetti. Come ho cercato di puntualizzare su www.wallstreetitalia.it nell’articolo pubblicato due giorni fa la similitudine tra Giappone e gli USA è sempre più evidente. La tabella successiva evidenzia le criticità in comune tra la crisi giapponese degli anni 90 (che si protrae fino ad ora) e l’attuale crisi degli USA: l’esponenziale aumento del debito pubblico, la crisi del sistema finanziario e la bolla immobiliare presente.
Negli USA purtroppo si aggiungono due ulteriori elementi ossia il grande debito privato (il debito totale negli usa è circa il 350% del PIL) e la crescente disoccupazione ormai abbondantemente sopra il 10% (considerando un parametro più realistico, ossia il filtro U6, siamo al 17.5%) che rendono praticamente impossibile (Dio solo sa quanto vorrei sbagliarmi) qualsivoglia via d’uscita dal baratro entro il quale si è caduto.
Sembra insomma che gli USA stiano ripetendo gli errori commessi dal Giappone. Concordo con le parole pronunciate dal ministro Tremonti il 20 Novembre scorso alla scuola centrale del Partito Comunista Cinese "..in tutto il mondo i governi sono intervenuti usando due mani. Con una hanno immesso un'enorme massa di liquidità nel sistema. Con l'altra hanno trasformato debito privato in debito pubblico...". Al fine di salvare il traballante sistema finanziario si è intervenuto in maniera intensiva con immense iniezioni di liquidità che hanno causato incremento di debito pubblico e deficit ma non hanno causato inflazione (piaccia o non piaccia questi sono per ora i dati) in quanto non vi è stato alcun aumento della moneta in circolazione (la liquidità è semplicemente servita a dare fiato ai bilanci delle banche). Il tutto è stato accompagnato da un enorme deficit fiscale e da una repentina diminuzione dei tassi d’interesse. Il seguente diagramma è particolarmente rappresentativo perché consente una celere comparazione tra i comportamenti degli USA e Giappone:
Malgrado l’incipit della crisi presenti evidenti analogie con quanto accaduto in Giappone, ciò che temo sia differente è l’evoluzione della crisi (che per inciso in Giappone non è mai finita). Il Giappone, almeno finora, è sopravissuto alla “lost decade”…ho i miei dubbi (e cercherò di chiarirne le ragioni nel prossimo post) che la malattia giapponese per l’economia USA (e per quella mondiale) sia una semplice influenza.


P.S. Chiunque volesse chiedere informazioni, chiarimenti e dare suggerimenti o esprimere critiche (quelle aspre sono particolarmente gradite) nei confronti di qualsiasi post può scrivermi ad economiaincrisi@gmail.com. Purtroppo il tempo a mia disposizione è limitato…ma prometto di rispondere a tutti chiedendo anticipatamente scusa per il ritardo.

lunedì 23 novembre 2009

Nuovo Contributo su WallStreetItalia

E' appena uscito un nuovo articolo da me pubblicato sul noto sito di informazione finanziaria http://www.wallstreetitalia.com/ . Il link è http://www.wallstreetitalia.com/articolo.aspx?art_id=819989.

Due eventi possono accadere ed anche susseguirsi, pur se apparentemente opposti: una lunga deflazione o una elevata inflazione. Tali accadimenti possono sembrare antitetici, ma in realtà, per chi è consapevole della caoticità intrinseca nei processi economici, rappresentano due facce della medesima medaglia. Come un’onda anomala è preceduta e seguita da un poderoso ritiro delle acque, cosi’ stagflazione e deflazione sono eventi che nella storia si sono sovente alternati.
Il Giappone, negli anni 90, fu caratterizzato un eccesso di capacità produttiva contemporaneamente ad un crollo dei consumi. Il tasso ufficiale di sconto fu diminuito fino a quando raggiunse lo 0,5 % nel settembre del 1995 e successivamente, dopo 3 anni di valore costante, nel settembre del 1998 fu ulteriormente diminuito fino a raggiungere la soglia dello 0,25 %. Ma i bassi tassi non riuscirono a far resuscitare il mercato ( già Keynes aveva compreso durante la Depressione del 1929 che in caso di deflazione la politica monetaria è praticamente inutile). Il Debito Pubblico Giapponese volò in pochi anni fino a raggiungere quasi il 200% e tutto per puntellare il sistema di banche in tremende difficoltà. Gli americani, in scala molto più grande e con l’aggravio di una disoccupazione a due cifre, stanno ripetendo gli stessi errori giapponesi, primo fra i quali continuare la distruzione delle risorse pubbliche onde fornire energia monetaria al sistema finanziario.
Bisogna sfatare il mito che il Quantitative Easing (ossia creazione di moneta da parte delle Banche Centrali con conseguente allargamento della base monetaria) debba determinare obbligatoriamente inflazione. Recenti dati (fonte il noto sito www.mathinvestdecisions.com) rivelano che attualmente la base monetaria degli Stati Uniti è del 50% superiore rispetto alla media estrapolata (attualmente è vicino a 2000 miliardi di dollari) mentre la M2, ossia la moneta totale è del 2% inferiore rispetto alla media estrapolata del trend. Inoltre dagli ultimi dati disponibili anche ha una inflazione anno su anno negativa tanto nell’Eurozona (-0.1% ad Ottobre) che in Usa (-1.3% a Settembre) e Giappone (-2.2% a Settembre).
In parole povere non c’e’ alcuna traccia di inflazione perché l’aumento della base monetaria è servito soltanto a cercare di tamponare le falle del sistema bancario, è stato il tappo che per ora è riuscito ad evitare il crollo del sistema finanziario. Infatti il denaro stampato non entra in circolo e quindi non determina inflazione, sta semplicemente servendo a neutralizzare i rifiuti tossici che sono in possesso del sistema finanziario.
Allo stato attuale (naturalmente non mi sento di escludere che in un prossimo futuro verremo investiti dallo tsunami della stagflazione) è probabile una deflazione, piuttosto che un’elevata inflazione come è anche rivelato dal mercato dei Treasury Bonds che misura un’inflazione media degli USA molto bassa anche per i prossimi anni (si deduce indirettamente dal rendimento dei inflation-linked Bonds, ossia dei Bonds collegati all’inflazione).
Ed allora, con inflazione prevista a livelli molto bassi (se non addirittura negativi), perché l’oro aumenta? Dopo l’abbandono da parte dell’Amministrazione Nixon nell’Agosto del 1971 della convertibilità tra oro e Dollaro ed il conseguente distacco tra l’economia reale e finanziaria (si creò un Dollaro monetarista strettamente associato alla speculazione finanziaria), l’oro ha assunto tradizionalmente il ruolo di assicurazione contro l’inflazione. Ma nell’attuale crisi, tale spiegazione non può essere accettata. Credo che l’attuale repentino aumento dell’oro assuma il significato di un’assicurazione contro il fallimento dell’intero sistema finanziario, rappresenti un altro modo per andare short sul Dollaro, ossia per scommettere sull’inevitabilità di una progressiva svalutazione della moneta americana. Non è l’oro che sta aumentando di valore, ma è l’intero sistema valutario che si sta indebolendo trascinato nel baratro dal Dollaro e dai debiti pubblici in esponenziale aumento.



venerdì 20 novembre 2009

L’EVAPORAZIONE DEL MATTONE

Affermava il filosofo Berkeley “Esse est Percipi”. In Fisica lo stato di una particella viene rivelato in virtù della sua interazione con un sistema di misura. Nel modello di Bohr l’elettrone viene “conosciuto” soltanto quando effettua un salto (eccitazione o diseccitazione) da un’orbita stazionaria ad un’altra in virtù dell’incontro con un fotone. Il risultato della misura è una differenza di energia corrispondente al salto quantico effettuato.
Il suddetto esempio ci consente di comprendere la transmutazione di liquidità da un bene all’altro. Soltanto in conseguenza del processo di interazione ed alla realizzazione dell’equilibrio dinamico domanda-offerta è possibile misurare (nel senso di assegnarle un valore) l’energia monetaria prima in potenza. L’energia monetaria in una danza creatrice e dinamica procede in seguito ad un campo di forze attrattive e repulsive presenti in un determinato mercato.
Nel momento in cui prevalgono le forze attrattive (domanda maggiore dell’offerta) l’energia monetaria si accumula nel mercato (processo di condensazione), viceversa la prevalenza delle forze repulsive implica la cessione di energia (processo di evaporazione conseguente ad una offerta superiore ad una domanda). Tutto viene complicato dal fatto che l’intero sistema non deve considerarsi chiuso (ossia a divergenza nulla) poiché il flusso di energia non è solo spaziale (nel senso di scambio di liquidità tra i vari mercati: obbligazionario, azionario, commodities, immobiliare, preziosi) ma anche temporale (tra futuro e passato in virtù della creazione del debito).
Con la creazione del debito (istantaneo prevalere della somma delle forze attrattive rispetto alla somma delle forze repulsive) facciamo piovere (ossia creiamo energia) dal futuro, viceversa la restituzione del debito implica una evaporazione di liquidità.
Nell’attuale crisi sistemica ogni singolo settore del sistema finanziario è soggetto a fluttuazioni immense in virtù della maggiore intensità delle forze attrattive e repulsive presenti (con il prevalere delle forze repulsive per la presenza di un enorme debito). Consideriamo a titolo d’esempio l’evoluzione del prezzo mediano degli immobili in USA e California della seguente figura.


In California vi è stato un vero crollo in virtù dello scoppio della bolla speculativa, come evidenzia la seguente tabella dove viene esplicitamente indicato il calo dei prezzi nelle varie contee.

Di conseguenza non deve sorprendere che l’apertura dei nuovi cantieri negli USA sia ai minimi da cinquanta anni a 529000 in calo del 10.6% rispetto a Settembre.

Talvolta la transmutazione di liquidità è cosi’ violenta da creare veramente sconcerto. Guardate il mega stadio a Detroit da 80.300 posti, costruito nel 1975 e costato quasi 60 milioni di dollari dove fino al 2002 aveva giocato la squadra di football dei Detroit Lions:

Per fare cassa è stato messo in vendita (che tristezza vederlo ridotto cosi’ dopo i fasti passati):

ed è stato acquistato per 583.000 Dollari, circa 400.000 Euro.

mercoledì 18 novembre 2009

LA FRECCIA DEL TEMPO

In questi ultimi tempi mi sono dedicato allo studio dei sistemi economici abbandonando la ricerca in Fisica (non credo che la Fisica in verità abbia perso molto) perché affascinato dalla rimozione del vincolo epistemologico di causalità che è possibile attuare in ambito economico.
In Fisica il futuro non può influenzare il presente, nei modelli matematici che descrivono processi fisici si introduce una funzione gradino che rispetta la naturale direzione del tempo. In Economia il vincolo della freccia del tempo scompare: il futuro influenza il passato poiché è possibile creare un flusso dell’energia monetaria attraverso la creazione del debito.
Mancando la comprensione di questo concetto base, vengono fuori teorie macroeconomiche prive di ogni evidenza sperimentale. La dinamica dei processi economici non può essere compresa pensando che in ogni istante l’energia monetaria deve essere costante. Non è infatti un caso che sovente si osserva un contemporaneo aumento (o analogamente una sincrona diminuzione) del mercato immobiliare, azionario, obbligazionario, delle commodities e dei preziosi.
Mentre in Fisica il principio di conservazione dell’Energia (ovviamente inteso in senso relativistico) deve essere valido in ogni istante, in Economia il principio di conservazione rimane valido soltanto integrando sulla variabile tempo. In altre parole, in un certo istante si può creare energia (prendendola in prestito dal futuro indebitandosi) ma nel contempo in un altro istante la somma dei contributi energetici dei processi economici deve essere negativa come conseguenza della restituzione del debito (in linguaggio matematico si afferma che la somma algebrica deve essere nulla). In un sano sistema economico questa oscillazione tra presenza di sorgenti (creazione di energia prendendo in prestito energia monetaria dal futuro) e pozzi (restituzione del debito) è foriera di sviluppo consentendo un processo di creazione di ricchezza. Il futuro in un dinamico gioco presta energia al passato per poter essere realizzato in modo migliore; il dramma si ha quando il passato, posseduto da un’insana avidità sguazzando in un’orgia di debiti, rifiuta di esplorare il fronte decrescente dell’oscillazione continuando a gonfiare la bolla a spese di ulteriori prestiti dal futuro. Le piccole bolle sono necessarie per la creazione della ricchezza nella danza creatrice della complessità economica; è la grande bolla che scoppiando inaridirà il futuro non restituendogli l’energia presa in prestito.
Coloro che parlano di una sana diversificazione del portafoglio non è che abbiano compreso molto. Chi pensa che non tutte le uova si possano contemporaneamente rompere, non ha capito che l’energia che ha fatto salire le uova prima o poi si deve essere restituita; ciò causerà la caduta del paniere entro il quale le uova sono contenute e quindi tutte le uova si potranno rompere contemporaneamente ed a questo punto non ci sarà diversificazione che tenga.

lunedì 16 novembre 2009

IL GAS DENTRO IL PALLONCINO

Forse sarò fissato con le aste (per ora nella mia attività di ricerca mi sto occupando di aste Walrasiane) ma, in virtù della mia teoria concernente lo stretto accoppiamento tra sistema valutario e sistema finanziario, desidero spendere qualche parola sul risultato dell’asta a 30 Anni dei TBills da 16 Miliardi di Dollari (quindi non particolarmente copiosa) che si è tenuta la settimana scorsa, precisamente il 12 Novembre. Desidero sintetizzare solo due degli indicatori, quelli che reputo più importanti: l’Indirect Bid-To-Cover (che misura la quantità di appetito degli investitori esteri) e lo Yelds mediano (ossia il rendimento dei Titoli di Stato). Tali indicatori dell’asta a 30 Anni sono stati bruttini ma non terribili, ossia Yields 4.388% (in crescita) e Indirect Bid-To-Cover: 1.24.
Tutti i dati sono contenuti nella seguente figura:

Credo che tutti siano ormai consapevoli che pensare di ottenere a scadenza naturale (ossia fra 30 anni) la riscossione del credito da parte del governo USA sia come pensare di lasciare un pacchetto di caramelle per una settimana a mio figlio pensando di ritrovarlo intatto. Di conseguenza reputo probabile che le aste non siano andate troppo male perché Bernanke abbia garantito la liquidità del mercato obbligazionario secondario (ossia riguardante titoli già collocati) impegnando le ingenti (ma non infinite) risorse della FED. Ma gli investitori stranieri non sono stupidi: si tengono vicino all’ingresso della stalla (nella metafora del parco buoi). Appena sentiranno odore di fumo cercheranno di fuggire per evitare di rimanere intrappolati dal fuoco.
Credo che Bernanke sia consapevole di avere solo queste tre alternative:
1) Cercare di mantenere l’equilibrio dinamico tra sistema valutario e sistema finanziario permettendo solo piccole oscillazioni di entrambi. Il non piccolo inconveniente è che il mantenimento di tale equilibrio implica il perfetto accordarsi di tutte le innumerevoli variabili endogene ed esogene presenti.
2) Immolare il Dollaro sull’altare della bolla per eccellenza. In tal caso vedremmo una continua svalutazione del Dollaro che in un estasi di carry-trade continuerebbe a far volare i mercati azionari. Il rimuovere energia monetaria dal sistema valutario verso il sistema azionario (concetto che spiegherò meglio in un prossimo post sull’energia nella Fisica e nella Economia) implicherebbe un collasso del Dollaro e drammatiche conseguenze (per usare un eufemismo) per finanziare le aste prossime venture (soprattutto quelle a lunga scadenza).
3) Consentire una rivalutazione del Dollaro per garantirsi un sicuro rifinanziamento delle aste a spese di un più o meno repentino calo dei mercati azionari (in virtù di una frettolosa ricopertura del carry-trade). Ciò restringerebbe la coperta per nascondere i giganteschi buchi di bilancio ed impedirebbe di continuare il making-up delle istituzioni finanziarie (solo formale per altro) determinando nel contempo un crollo dell’edificio dei derivati.
Reputo che il comportamento più razionale sia quello di seguire la prima strada la quale, pur non scevra di pericoli anche a brevissimo termine, probabilmente dovrebbe garantire un po’ di tempo in attesa della fantomatica exit-strategy. Dal comportamento del Dollaro sembrerebbe che per ora anche Bernanke è convinto di ciò. Infatti, poiché l’asta a 10 anni di 25 miliardi di Dollari del 10 Novembre aveva dato qualche elemento di preoccupazione (rendimento crescente al 3.42% e Indirect Bid-To-Cover 1.50), poco prima dell’asta a 30 anni si è registrato un repentino rafforzamento del Dollaro (con l’ormai matematico conseguente indebolimento delle borse):

Personalmente credo che si stia semplicemente ritardando la resa dei conti. Se accade un evento imprevisto con un qualsivoglia elemento importante del sistema che si porrà di traverso, tutto crollerà repentinamente ed il mantenimento dell’equilibrio avrà la medesima probabilità di avverarsi del trattenere il gas in un palloncino bucato.

venerdì 13 novembre 2009

LA PIOVRA

Ho desiderato far passare qualche giorno per far decantare la naturale indignazione. In questi ultimi giorni ha fatto scalpore la dichiarazione che contiene una disperata comicità intrinseca da parte Lloyd Blankfein, CEO della banca d’affari per antonomasia Goldman Sachs riportata l’8 Novembre sul Sunday Times:” I'm doing God's work”..insomma tutti noi non avevamo riconosciuto il profeta inviato dall’alto. Non è che io sia uno strenuo assertore della fisiognomia, ma uno con questa faccia non mi sembra proprio un cherubino che passa il proprio tempo ad intonare inni di lode:


Ciò che veramente scandalizza è l’assoluta mancanza di senso del limite, il senso di onnipotenza e di impunità che pervade tali personaggi. Blankfein ha infatti nel contempo stabilito che in virtù degli eccellenti risultati Goldman Sachs elargirà benefit a tutti i dipendenti per un valore complessivo di 20 miliardi di Dollari. Tutto questo ovviamente con il denaro in prestito dei contribuenti (un prestito da 200 Miliardi di Dollari) che è stato fatto fruttare con effetto leva in speculazioni azzardate ed alla faccia della disoccupazione (dichiarata il 10.2% ma reale superiore al 17%) dei contribuenti di Main Street.
Certamente non è un caso che la politica economica americana da almeno un decennio è in mano ad uomini provenienti da Goldman Sachs. Provengono da essa: Dudley (il capo della FED di New York con il compito di supervisionare le banche di Wall Street), Gansler (presidente della CFTC, organismo che deve regolare il mercato dei derivati). Inoltre sia Rubin, ministro del Tesoro alla fine degli anni 90 che Paulson, ministro del Tesoro dal 2005 al 2008 erano ex CEO di Goldman Sachs. E con l’Amministrazione Obama la situazione non sembra migliorata. Basti pensare che uno dei maggiori finanziatori di Obama è stato Eric Mindich legato a doppio filo con Goldman Sachs. Inoltre anche Larry Summers, formalmente capo del National Economic Council, cioè capo dei consiglieri economici con ufficio vicino a quello del Presidente ma sostanzialmente vero artefice della politica economica degli USA era consulente di Goldman Sachs. Insomma, di qualsiasi favore necessitasse Goldman Sachs, bastava (e basta tuttora) semplicemente chiedere a sé stessa.
Il focalizzare la propria attenzione sui singoli alberi, per quanto evidenti, fa però perdere di vista la complessità della foresta. Razionalmente parlando, il vero pericolo è che Goldman Sachs (fonte Analisi Mercati) nel terzo trimestre del 2009 ha un utile netto di 3.2 miliardi di Dollari semplicemente in virtù del trading altamente speculativo (sovente trading truccato tramite algoritmi ad alta frequenza) su derivati, futures, commodities, obbligazioni, ecc. Inoltre (Fonte Call Reports) ha un valore di attivi di meno di 120 miliardi di Dollari ed un ammontare di derivati di più di 40 trilioni di Dollari (ad occhio circa 3 volte l’intero PIL degli States). Non so se mi spiego..per ogni Dollaro di attivo ne muove 300 in derivati e la FED non può far nulla.
Insomma la FED sta continuando a far ingrossare un organismo parassitario per la necessità di tenere in alto i mercati azionari e non è possibile neanche alcun ritorno guidato, alcuno sgonfiamento della bolla. Una qualsivoglia exit strategy, seppur graduale, farebbe immediatamente scoppiare la bolla. Finché essa continua a gonfiarsi la crisi che Main Street determina per le Banche è coperta dai fuochi di artificio di Wall Street pagati con la crescita esponenziale del Debito Pubblico. Ma prima o poi la droga della liquidità finisce ed allora i fuochi nel cielo si spegneranno, la piramide dei derivati crollerà e rimarremo tutti sotto le macerie.

P.S. Vi chiedo per favore di non scandalizzarvi di fronte alla protervia di Goldman Sachs e sulla sua incestuosa commistione con la politica americana. Se Atene piange, Sparta non ride. Non è che in Europa ed in particolare in Italia la situazione sia migliore. Vi ricordo che sia Mario Draghi che Romano Prodi provengono da Goldman Sachs e non da posizioni secondarie.

mercoledì 11 novembre 2009

LA TEORIA DEGLI EPICICLI

Nel Terzo Secolo A.C, Aristotele credeva che il mondo celeste avesse una natura incorruttibile e di conseguenza le traiettorie dei corpi celesti dovevano essere circolari. Tale teoria filosofica assurse al ruolo di dogma con il modello tolemaico geocentrico, malgrado già ai tempi di Tolomeo gli astronomi avessero osservato movimenti di alcuni pianeti, come Venere e Mercurio, che contraddicevano il modello teorico poiché le distanze dei pianeti dalla terra mutavano durante l’anno. Per non contestare il dogma, gli astronomi furono costretti a introdurre la teoria degli epicicli. In virtù di tale teoria si spiegavano le anomalie del moto dei pianeti perché si immaginava che essi fossero fissati su una sfera minore - detta epiciclo - che ruotava intorno ad un centro posto sulla superficie della sfera principale. Tale teoria (base di versioni più sofisticate man mano che si accumulavano i dati sperimentali in antitesi) presentava un’indubbia eleganza formale ma era errata.
Insomma non è la quantità di matematica presente in un modello che lo rende convincente, ma semplicemente la sua capacità almeno di dar conto dei risultati empirici. L’incontro tra matematica ed economia è sempre stato alquanto curioso: gli economisti hanno preso in prestito modelli senza capirli, viceversa i matematici ne hanno forniti di sempre più complicati per coprirsi da un’aura di esotericità senza capire a cosa potessero servire.
Come conseguenza di questo incontro senza scambio d’informazioni, l’economia è sempre più scivolata verso un approccio riduzionistico pensando di poter descrivere il tutto attraverso le parti trascurando la complessità irriducibile intrinseca associata al tutto. Non si può comprendere la bellezza della Basilica di San Pietro semplicemente approfondendo le analisi sulla sostanza delle singole parti che la compongono. L’approccio riduzionistico ha determinato un’economia dell’equilibrio trascurando le fluttuazioni temporali e le correlazioni dinamiche associate ai sistemi finanziari reali, correlazioni che si evincono chiaramente dai dati empirici.
Poiché attualmente la mia occupazione principale è fare attività di ricerca presso l’Università relativamente alle serie storiche dei sistemi finanziari (il blog è un passatempo in cui evito di tediarvi con formule matematiche), mi trovo sovente a leggere articoli scientifici che reputo quasi comici nell’impresa ardua (se non impossibile) di accordare l’evidenza empirica con i modelli fallaci. Nulla quaestio qualora i modelli errati circolassero soltanto in ambito accademico. Il vero dramma è che essi rappresentano la base teorica del funzionamento di tutta l’elegante quanto inefficace matematica finanziaria su cui si poggiano l’investment banking, il mercato dei derivati e quello delle opzioni. I crolli avvengono allorché la realtà si ribella alla teoria e, quando essi avvengono, non sono mai indolori per l’economia reale. In altre parole è come se noi mandassimo uno shuttle nello spazio ipotizzando che i fluidi reali si comportino seguendo l’equazione di stato dei gas perfetti..inutile prendercela con il destino cinico e baro allorché la navicella esplode.
Prima di passare dal sistema geocentrico a quello eliocentrico si dovette aspettare il Sedicesimo Secolo con Copernico. Speriamo che, in virtù della attuale crisi sistemica, i dogmi errati dell’economia classica dell’equilibrio possano essere abbandonati in un tempo più limitato consentendo un vero mutamento della cornice epistemologica di riferimento.

lunedì 9 novembre 2009

IL COPIONE SEMBRA GIA’ SCRITTO..

Chi pensa di poter comprendere l’andamento dei mercati finanziari a prescindere dal sistema valutario, a mio modesto avviso, è un illuso.
Bernanke crede di aver raggiunto un equilibrio dinamico ma stabile per sopravvivere alla contemporanea crisi finanziaria e valutaria. Ha sparato in alto a partire da Marzo i mercati azionari fin dove ha potuto e nel contempo ha indebolito il Dollaro favorendo l’attività di carry-trade raggiungendo un duplice risultato: favorire le esportazioni degli USA e garantire capitalizzazione alle zattere finanziarie prima alla deriva.
Ma non può andare più a lungo contro gli investitori esteri che iniziano a manifestare il proprio disappunto minacciando di non contribuire più al Debito Pubblico crescente. Di conseguenza, alla luce dei suoi progetti, i mercati azionari sarebbero destinati ad oscillare in una fascia centrata nei valori attuali con una fluttuazione attorno al 10% e nel contempo il Dollaro dovrebbe essere compreso nel range compreso tra 1.43 ed 1.53. Proseguendo nella correlazione inversa, ogni volta che si avvicinano importanti aste (soprattutto pluriennali) di Titoli del Tesoro, il Dollaro dovrebbe rafforzarsi esplorando la fascia bassa del range di variabilità a spese dei mercati azionari che dovrebbero comunque riprendersi successivamente fino all’arrivo di un’altra asta.
In virtù di quanto detto è facile comprendere il progetto della FED in prossimità dell’asta dei TBills a 10 anni per 25 miliardi di Dollari prevista per Martedi’ 10 Novembre negli USA seguita il 12 Novembre dalla difficile asta dei TBonds a 30 anni per 16 Miliardi di Dollari. Dovrebbero partire le bordate contro l’Euro attaccando le monete dell’Est Europa (un’avvisaglia non proprio casuale è stata la bocciatura da parte del Fondo Monetario Internazionale della tranche da 1.5 Miliardi di Dollari di prestito contro la Romania) e come conseguenza salirà il Dollaro a spese dei mercati azionari.
Ho grande stima dell’intelligenza di Bernanke (molto meno della riuscita del suo progetto), ma questo gioco di oscillazione accoppiata con reciproco scambio di energia monetaria tra sistema finanziario e sistema valutario ha un grande difetto: è ormai divenuto troppo scoperto. Se lo ho compreso io (che non sono precisamente un’aquila in ambito di assalti alle valute) figuratevi coloro i quali sono abituati a navigare con grande abilità nei mari delle speculazioni. Per necessità di sopravvivenza la FED è obbligata a creare una facile opportunità di guadagno ogniqualvolta vi saranno aste di Titoli di Stato entro cui si potrà inserire chiunque creando oscillazioni indesiderate.
Forse, finché si inseriranno semplici corsari, per quanto agguerriti, l’elastica oscillazione potrà continuare a funzionare ma allorché si inseriranno intere flotte organizzate saranno guai e prevarranno le componenti anelastiche. Creare simili varchi garantendo un sicuro guadagno ha lo stesso effetto di muoversi con in mano un vaso di miele in un parco densamente popolato da orsi: il fragilissimo equilibrio dinamico verrà prima o poi distrutto da fluttuazioni sempre crescenti. In quest’ambito non sembra strano che l’Euro mentre vi scrivo abbia nuovamente superato 1.50 e le borse siano in salita in vista del movimento opposto necessario entro domani pomeriggio.

giovedì 5 novembre 2009

Nuovo contributo su Wallstreetitalia

E' uscito un nuovo articolo sul noto sito finanziario http://www.wallstreetitalia.com/. Per qualche giorno sarà sulla homepage. L'articolo riguarda concetti già espressi in precedenti post, rielaborati e collegati in maniera spero coerente. Il link è:
http://www.wallstreetitalia.com/articolo.aspx?art_id=811627.

Desidero precisare che, malgrado non sia un adone, la foto presente nell'articolo non è la mia

mercoledì 4 novembre 2009

MISSIONE COMPIUTA..MA E’ PEGGIO DI PRIMA

La Storia non ha mai chiarito se i corsari fossero alle dirette dipendenze della corona britannica, è certo però che vi era una sintonia d’interesse (economico per i corsari, politico per il governo britannico). Riferendomi al precedente post che ha suscitato, come mi risulta anche da conversazioni private, particolare interesse, non so se la FED abbia direttamente utilizzato gli speculatori per attaccare il ventre molle dell’Euro. Gli speculatori non si muovono per la gloria o per amor patrio (è chiaro che ogni atto ha come fine un guadagno); semplicemente il loro agire è avvenuto come conseguenza di un tacito consenso da parte della FED. Credo che vi sia stato un segnale (basta poco per indirizzare chi è mosso dalla fame di soldi e dall’avidità) per indirizzare lo sciame di cavallette verso la piantagione giusta, è bastato un semaforo verde per consentire l’assalto.
La validità di una teoria si misura dalla correttezza delle previsioni. In tal caso ciò che avevo affermato è effettivamente avvenuto, il Dollaro ha guadagnato posizioni come si può vedere dalla seguente figura:


Ma non penso affatto che questo sia il segnale di una brusca inversione di trend. Bernanke non può permettersi un Dollaro forte per evitare repentine ricoperture sul carry-trade avvenuto sulla moneta americana, carry-trade che ha inondato di liquidità il sistema consentendo una repentina ripresa dei mercati azionari ma creando nel contempo la bolla per antonomasia, la bolla dei debiti pubblici. A conferma di ciò, da ieri sera l’Euro ha iniziato a risalire superando nuovamente 1.48.
Quando ho preso in prestito il principio d’indeterminazione dalla Fisica, intendevo far comprendere l’incertezza intrinseca dentro la quale è immerso il sistema economico nell’ambito della crisi sistemica attuale. Bisogna analizzare il sistema economico in un approccio olistico: se si focalizza l’attenzione su una sola parte di esso (sia essa quella finanziaria oppure quella monetaria) non si riesce a comprendere l’evoluzione della crisi. Chi parla di exit-strategy come se stessimo attraversando una normale crisi di crescita non ha capito assolutamente nulla, è schiavo dei modelli lineari e deterministici su cui si basa l’economia classica e che hanno determinato la crisi attuale. Il sistema è ormai intrinsecamente non lineare, caotico ed accoppiato. Le banche centrali pensano di essere di fronte ad una crisi nel sistema, non comprendono come in realtà siamo dentro una crisi del sistema. Si stanno basando su modelli validi all’equilibrio considerando le attuali fluttuazioni come semplici accidenti (eventi rari compatibili con le code della distribuzione gaussiana del modello standard EMH discusso in un precedente post). Si tenta di stabilizzare la crisi con interventi che, per quanto eterodossi si immagina abbiano effetti inquadrabili nell’ambito dell’economia neoclassica. Ma purtroppo questa volta è diverso, le conseguenze di ogni intervento non obbediscono a leggi lineari, non provocano piccole perturbazioni a cui il sistema presto o tardi risponderà rientrando in uno stato d’equilibrio, bensi’ finiranno con l’amplificare le oscillazioni già evidenti accelerando la crisi del sistema. I segnali sono molti ed il recente massimo raggiunto dall’oro è uno dei tanti.
L’effetto della crisi, in virtù dell’aver scialacquato risorse pubbliche per pagare i debiti delle banche e dell’aver quindi cercato di neutralizzare l’incendio dei rifiuti tossici tramite l’acqua tolta all’economia reale, è stato infatti quello di aver creato un accoppiamento tra sistema monetario e sistema finanziario (in linguaggio matematico è come se noi avessimo tolto un grado di libertà al sistema e quindi un parametro di controllo del comportamento globale) depauperando nel contempo l’economia reale. Tale accoppiamento non ha creato un aumento di inerzia del sistema globale che si sperava potesse diminuire l’ampiezza delle oscillazioni, bensi’ ha creato una risonanza in modo tale che le oscillazioni del sistema finanziario hanno coinvolto anche il sistema monetario. O si riesce a disaccoppiare nuovamente il sistema valutario da quello finanziario (amputando il cancro dell sistema finanziario malato a costo di immense sofferenze e salvando il sistema finanziario strettamente legato all’economia reale), oppure il punto di rottura dell’intero sistema sarà raggiunto quanto prima.

lunedì 2 novembre 2009

L’ARREMBAGGIO DEI CORSARI

Nel Diciassettesimo Secolo Sua Maestà la Regina Elisabetta, consapevole dell’enorme potere della Spagna, per indebolirla, utilizzò i corsari al fine di dissanguare in maniera continua le casse dello stato spagnolo che si rimpinguavano con le ingenti quantità di oro estratto nelle miniere del Sud America. La guerra non dichiarata utilizzando tecniche da guerriglia è stato uno strumento che gli inglesi hanno raffinato sempre più e che gli USA stanno validamente emulando.
L’attuale sistema valutario non si poggia sulla maggiore forza delle parti in causa, bensi’ sulla minore debolezza. Al fine di nascondere la debolezza del Dollaro, uno strumento primario è quello di enfatizzare i punti critici del’Eurozona colpendone i ventri molli. Non è che ci voglia molto ad individuare punti di debolezza del variegato sistema rappresentato dall’Euro, ma uno dei punti più delicati è sicuramente l’Est Europa. Durante la fase di formazione della bolla dei crediti, vi è stata una corsa folle alla concessione di mutui ai privati ed alle imprese dell’Est Europa da parte delle maggiori banche europee. Poiché la maggior parte dei prestiti bancari nel Baltico e in Europa orientale sono in Euro o in Franchi Svizzeri, una svalutazione repentina delle valute determinerebbe una marea montante di insolvenze (già alta per la profonda recessione economica in atto) per il sistema bancario esposto per una quantità di almeno 1500 miliardi di Euro.
Gli Stati Uniti si sentono accerchiati e si moltiplicano le voci prima sussurrate ed ora sempre più urlate della necessità un ridimensionamento del Dollaro. Ma gli Stati Uniti non possono accettare passivamente la fine del proprio dominio; mettere in discussioni esso significherebbe rinunciare alla propria stessa sopravvivenza come superpotenza che si è abituata a vivere da decenni al di sopra delle proprie possibilità in virtù del ruolo privilegiato del Dollaro. In parole povere, se il Dollaro cessasse di essere la moneta per antonomasia, gli Stati Uniti sarebbero un paese qualsiasi e diventerebbe sempre più drammatico finanziare l’enorme debito pubblico. Come corsari moderni, gli speculatori, in un non casuale accordo con le istanze e gli interessi della FED, stanno facendo un gioco molto semplice: andare short per indebolire le valute dell’Est Europa per far sussultare il sistema finanziario europeo onde mettere in evidenza la debolezza intrinseca dell’Eurozona. Infatti negli ultimi giorni evidenti speculazioni sono intervenute ad indebolire nuovamente (dopo il crollo che era avvenuto nei primi mesi del 2009) le monete dell’ Est Europa. Si guardi ad esempio il Fiorino Ungherese:

e lo Zloty polacco:

Si ha l’impressione che sia per ora un semplice preavviso, non un violento crollo . Un segnale inviato da chi non ha la minima intenzione di rinunciare al proprio ruolo di prilegio a costo di far crollare tutto…insomma una minaccia dal sapore biblico:”se Sansone deve morire, morirà con tutti i Filistei”.

P.S. Un lettore buontempone mi ha segnalato che il 27 Novembre il Presidente Obama annuncerà che esistono diverse razze aliene, quasi tutti pacifiche (notizia che ho scoperto gira su Internet da qualche giorno). In un mio post precedente avevo dichiarato che solo alieni potevano salvarci da questa situazione acquistando i titoli tossici nascosti tra le pieghe dei bilanci delle banche. Si racconta che Goldman Sachs si sta muovendo in questa direzione…mi permetto di esprimere i miei dubbi che gli alieni pacifici continuino ad essere tali dopo aver comprato i derivati e le altre diavolerie piazzate dalle banche d’affari.