venerdì 30 ottobre 2009

IL PRINCIPIO DI INDETERMINAZIONE

In Fisica esiste il noto principio d’Indeterminazione enunciato nel 1927 dal grande fisico Heisemberg. Per “vedere” una particella quantistica dobbiamo inviare un fotone, il quale, colpendola, ne muta la velocità in seguito al processo d’urto. Il processo di misura muta irreversibilmente lo stato dinamico del sistema. In altre parole esiste una indeterminazione intrinseca al processo di misura che non consente di determinare con esattezza contemporaneamente la posizione e la velocità di una particella quantistica.
Fuori di metafora, Bernanke ha gravissimi problemi di misurare le conseguenze di un suo qualsivoglia atto nell’evolversi contemporaneo della crisi valutaria e finanziaria. In questi ultimi giorni ha fatto scendere il Dollaro al fine di far andare bene le aste dei titoli di Stato ed effettivamente vi è riuscito con l’asta quinquennale. Ma, in virtù della correlazione diretta tra Dollaro e borse, ha presto dovuto abbandonare la presa facendo si che il dollaro repentinamente riprendesse la propria discesa. I mercati finanziari sono in evidente bolla e far mancare l’aria (ossia la liquidità conseguenza del carry-trade in seguito alla necessità di un frettoloso processo di ricopertura) avrebbe potuto implicare una repentina caduta delle Borse (che infatti stavano iniziando a scendere rapidamente). Il grafico evidenzia come il dollaro abbia iniziato a scendere nuovamente superando abbondantemente 1.48 contro l’Euro.


I rischi aumentano col passare del tempo. Bernanke non può a lungo permettersi di sottoporre a violente sollecitazioni i debolissimi mercati finanziari con il rischio di bucare la bolla ogniqualvolta gli USA devono immettere sul mercato i propri titoli di stato, tenendo conto che, con l’attuale trend di aumento del Debito Pubblico, le aste saranno sempre più frequenti e copiose. Un segnale di nervosismo vi è già stato. L’asta dei titoli a sette anni, avvenuta ieri sera, i cui particolari sono evidenziati in figura, è stata una mezza Waterloo.

Il Bid-to-Cover Ratio per gli indirect bidder (l’indicatore più pregnante) è stato appena 1.2, pericolosamente vicino alla soglia di 1, chiara evidenza che gli investitori esteri sono sempre più riluttanti. Inoltre ben il 46.79% dei titoli risultano Allotted at High (ossia venduti al rendimento massimo) da confrontare con il 12.77% dell’asta decennale del 7 Ottobre e con il 3.21% dell’asta biennale del 27 Ottobre.
Il Governatore della FED è ormai come un acrobata da circo che, in equilibrio sempre più precario, cerca con un’asta di attraversare un filo sempre più sottile. Se la piuma di un uccellino cade nella parte sbagliata dell’asta (nuova versione del battito delle ali di una farfalla nei sistemi caotici) si precipita tutti insieme poco allegramente.

P.S. Mi rifiuto di commentare la crescita del PIL americano del 3.5% nel terzo trimestre per non offendere la vostra intelligenza (della mia non ho mai avuto una grande opinione). Se un uomo drogato si butta dalla finestra pensando di avere le ali, non significa che l’essere umano può volare. E di droga in giro ne è stata distribuita veramente a iosa…basti pensare all’enorme deficit accumulato nel 2009 dall’Amministrazione USA. Christina Romer, capo economista di Obama ha detto “…the government's stimulus spending already had its biggest impact and probably won't contribute to significant growth next year”..in parole povere la droga è finita.




mercoledì 28 ottobre 2009

Contributo su Wallstreetitalia

E' stato appena pubblicato un mio contributo sul noto sito finanziario http://www.wallstreetitalia.com/. L'unica osservazione è che non sono un Professore del Dipartimento di Matematica, ma sto svolgendo il mio secondo Dottorato di Ricerca presso il suddetto dipartimento. Il contributo è strettamente legato al post pubblicato sul blog questa mattina. Eccovi il link: http://www.wallstreetitalia.com/articolo.aspx?art_id=807365



ELEMENTARE WATSON...

In questi ultimi giorni si è registrata una repentina ripresa del dollaro che, prima proiettato verso quota 1.51 è rapidamente sceso in prossimità sotto 1.48, come rivela il seguente grafico:

Abbiamo già evidenziato come le fluttuazioni in generale siano associate alla presenza di una transizione di fase, di una crisi sistemica che stiamo attraversando. In questo particolare caso la causa è un intervento diretto della FED che sta cercando in tutti i modi di far procedere le aste dei titoli di stato. E’ ormai da mesi presenti una correlazione diretta tra dollari (utilizzati come valuta di caary trade) e mercati finanziari. Non a caso l’intervento della FED per far salire il Dollaro ha contemporaneamente determinato un evidente calo dei mercati finanziari mondiali. La FED sta facendo una politica del bilancino: da un lato ha la necessità di continuare a far salire le borse onde diminuire la crisi di capitalizzazione delle maggiori banche, dall’altro non può far indebolire troppo il Dollaro per evitare la fuga degli investitori esteri dai TBills e continuare a finanziare il crescente deficit. Vi è un patto non scritto con le maggiori banche “too big to fail”: lo Stato fornisce liquidità sottocosto al settore bancario (aumentando la solidità patrimoniale delle banche ovviamente a spesa del deficit pubblico) e le banche acquistano titoli di stato guadagnando sul margine (ed ovviamente in parte investono nella roulette dei mercati finanziari). Il dramma è che tale processo di flusso interno non basta: vi è la necessità che anche gli investitori esteri comprino i titoli di Stato. L’asta decennale e quella trentennale del 7 Ottobre hanno evidenziato qualche elemento di schricchiolio in quanto, malgrado i rapporti Bid-to-cover ratio si siano mantenuti nei rassicuranti valori rispettivamente di 3.01 e 2.37, relativamente agli investitori esteri (Percentage of indirect bidders) i rapporti sono stati prossimi a 1.5.

Di conseguenza la politica del bilancino è stata volta a frenare la decrescita del Dollaro e ciò ha consentito apparentemente una buona riuscita dell’asta biennale come evidenzia la seguente figura:

Infatti il rapporto Bid-to-cover ratio è stato un elevato 3.63 (superiore alla media di 2.96 dei titoli biennali), mentre per quanto concerne gli investitori esteri il pregevole valore di 2.1.
Ma la vera partita si gioca oggi: siamo in trepidante attesa per quanto concerne le aste a lunga scadenza, i cui risultati verrano rese note oggi. Non è detto che funzioni. Il bilancino funziona solo in presenza di piccole salite: allorchè la salita è troppo ripida si rischia di bruciare la frizione. Ho i miei dubbi che per molto tempo la FED possa riuscire ad affrontare una doppia crisi: finanziaria e valutaria.

lunedì 26 ottobre 2009

LA PROSSIMA ONDATA…

Cosi’ come I mutui subprime sono ormai entrati nel linguaggio comune, al più presto accadrà la medesima cosa per i mutui ARMS che causeranno la prossima ondata, forse fatale per il già scricchiolante sistema finanziario. A differenza dei subprime, ove vi erano mutui assegnati a persone senza alcuna garanzia, i mutui ARMS (un acronimo che sta per option adjustable-rate mortgages) sono mutui con una particolare opzione, si paga un intersse molto basso all’inizio e successivamente la rata incrementa e pure di molto. La figura successiva rappresenta l’incremento della rata secondo le stime dell’Economist.


Ricordiamo che, malgrado i tassi siano bassi, l’incremento della rata ha come substrato una crisi economica drammatica ed inoltre la FED al più presto sarà obbligata a riprendere una politica restrittiva, ossia ad innalzare nuovamente i tassi d’interesse.
Secondo un Report della banca d’affare Barclays (i loro report non mancano mai) il 10% dei mutui nazionali residenziali sono ARMS e già il 40% di essi sono insolventi. Il tasso di insolvenza continuerà a crescere man mano che la rata aumenterà considerando che il 94% dei mutuatari ha scelto di pagare all’inizio il minimo possibile. Tutto in realtà corrispondeva ad una logica follia: desideravano a tutti i costi l’acquisto di una casa in un periodo di bolla immobiliare. Questo desiderio corrispondeva alla possibilità, in un continuo crescendo del valore delle abitazioni, di estrarre denaro dalla casa tramite ipoteche per un valore sempre crescente. Ma la festa è finita. Si parla di almeno 800 miliardi di dollari che direttamente mancheranno alle banche americane (senza considerare il sottostante associato a processi di cartolarizzazioni spesso collegato ad effetto leva…), perdite che solo in minima parte sono state messe in bilancio e che vedranno il proprio massimo solo nel 2011. Il grafico successivo presenta un istogramma delle perdite previste.


Secondo le stime di Gary Shilling, un noto editorialista americano, a partire dal 2002 le famiglie americane sono riuscite a estrarre valore dalle loro case per quasi 10000 Miliardi di $: liquidità che è stata in prevalenza destinata ai consumi, consumi hanno contribuito per circa il 65% alla crescita del Pil americano. Ora che la sorgente è divenuta pozzo, voglio vedere come potranno ripartire i consumi americani. Mentre Wall Street balla in un’orgia di denaro pubblico, Main Street affonda sempre di più.

venerdì 23 ottobre 2009

SE LA BOMBA ESPLODE…

A differenza di quanto potrebbe far pensare il titolo, non desidero commentare i venti di guerra ISRAELE-IRAN, ma discutere sull’esplosione di una bomba forse più pericolosa (e solo apparentemente scollegata alla prima, alla luce di quanto sostenuto in un post nel quale cercavo di evidenziare il collegamento tra crisi economia e mutamento del quadro geopolitico attuale), ossia la bomba dei CDS e dei Derivati.
I CDS (acronimo di Credit Default Swap) rappresentano essenzialmente una assicurazione contro il fallimento di una azienda o di uno Stato. Il compratore si assicura contro il default pagando una somma al venditore (sovente banche ed assicurazioni). Per questo il CDS è spesso utilizzato come polizza assicurativa o copertura per il sottoscrittore di un'obbligazione. Chiaramente più il mercato dei CDS teme l’insolvenza di un emittente, più il CDS di riferimento aumenterà di prezzo.
I CDS potenzialmente sono una bomba atomica (o mostro dell’apocalisse fate voi) per il sistema finanziario mondiale. In caso di fallimento colossi finanziari o assicurativi, i CDS devono rimborsare cifre così alte che richiederebbero una liquidità immensa (pensate che gran parte della crisi attuale è strettamente connesso al fallimento della Lehman Brothers). Tra l’altro è simpatico il giochetto delle grandi banche. Esse si assicurano contro sé stesse. Ma se falliscono, chi paga i premi delle assicurazioni? Naturalmente noi, mediante l’intervento dello Stato tramite ricapitalizzione pubblica.
Quando sostengo che la speculazione finanziaria sta estorcendo risorse all’economia reale tramite ricatto (con la scusa..se falliamo salta tutto) intendo dire proprio questo: gli Stati, anzicchè riorganizzare l’intero sistema finanziario, stanno cercando di colmare le falle dei fallimenti con capitali pubblici, incrementando esponenzialmente i propri deficit. Ma, tutti coloro che hanno una conoscenza di aritmetica di quinta elementare (forse anche meno), sanno che la partita è persa in partenza. La seguente tabella rappresenta la situazione negli USA.



Vi sono 203.000 miliardi di Dollari di esposizioni in Derivati (non solo CDS, ma anche altri) , rispetto ad un patrimonio delle banche di 8.000 miliardi di Dollari. Tanto per dare qualche numero, i derivati in circolo corrispondono a più di 15 volte il PIL americano. In altre parole, abbiamo un buco che potenzialmente può inghiottire tutto: procedere a riempirlo ogni qual volta vi è una frana sotterranea è un inutile dissanguamento delle finanze pubbliche. Urge una completa riorganizzazione fallimentare del sistema, con la chiara dichiarazione che non tutto può essere ripagato. Sarà tutt’altro che indolore, ma più si rimanda più male farà…e purtroppo non vi sono alternative.
Mentre la situazione precipita, sembra che i CDS relativi agli Stati stiano migliorando, almeno rispetto all’inizio dell’anno. Vi presento una tabella dei CDS riguardanti i principali Stati.

In realtà il discorso è leggermente più complesso. Il costo dei CDS è da vedersi in ambito relativo, di conseguenza non è che la situazione stia migliorando, bensi’ tutto sta peggiorando. Insomma non è che le montagne alte (in questa metafora il picco rappresenta un indice di rischio) stiano scendendo, ma al contrario anche le colline stanno diventando montagne. A conferma di questo basti ricordare l’avviso della Moody’s di ritirare la AAA al Governo degli Stati Uniti (e se lo dicono persino loro… vi lascio immaginare la mia stima per tali agenzie di rating, le quali avevano lasciato la tripla A alla Lehman Brothers fino alla mattina stessa del fallimento).
In quest’ottica i valori migliori sui CDS assurgono al significato non di assicurazione contro il rischio, ma di rassicurazione dal rischio..una dichiarazione che tutto sta migliorando (ovviamente tutti sanno che è falso).
In altre parole parlare di assicurazione contro il fallimento degli States è una pura speculazione finanziaria, pagare 8 Dollari l’anno per assicurarsi contro 10000 Dollari investiti in TBills (Titoli di Stato) è pura filosofia. Se fallissero gli USA ed il suo sitema finanziario chi paga i CDS corrispondenti? Certamente non mi prodigherei io a fare una colletta. Si alzerebbe uno Tsunami finanziario che si propagherebbe ovunque lasciando solo macerie…ed a prescindere dal mio desiderio, non avrei più soldi per nessuna colletta.

mercoledì 21 ottobre 2009

GIRO GIRO TONDO…TUTTI GIU’ PER TERRA…

L’economia reale è dissanguata dalla necessità di sostenere i buchi delle banche causate da spericolate speculazioni.
La seguente tabella rappresenta la previsione dell’evoluzione del Debito Pubblico dei principali stati secondo le stime del FMI, tra l’altro storicamente piuttosto ottimistiche.

Viviamo in una sorta di sistema che rovescia il comportamento di Robin-Hood: si stanno trasferendo risorse dal popolo agli speculatori per cercare di ritardare il più possibile la resa dei conti in modo da avere il tempo per una alquanto improbabile exit strategy.
L’intera economia reale è stata ipotecata per riempire i buchi creati dalla speculazione, ma essi sono troppo grandi e nulla può colmarli. Nel frattempo il Debito Pubblico, come evidenziato dalla tabella, aumenta ovunque a dismisura. A dispetto di una superficiale lettura, in realtà la situazione italiana è di gran lunga migliore rispetto ai paesi anglosassoni in quanto il grande Debito Pubblico è accompagnato da un piccolo Debito Privato. Qualora si considerasse anche quest’ultimo, a titolo d’esempio, gli Stati Uniti arriverebbero ad un Debito Totale del 350% (aggiungendo anche i debti delle industrie) del PIL, valore più elevato mai raggiunto nella storia del paese. Il Senatore Judd Gregg ha candidamente ammesso "..we're creating these massive debts which we're passing on to our children. We're going to undermine fundamentally the quality of life for our children by doing this.."..in realtà mi permetto di aggiungere che non bisogna pensare solo ai figli, ma anche alla generazione attuale. I piani di rientro passano per drastici tagli alla spesa sociale, negli Stati Uniti come in Europa.
La vicepresidente della Commissione Commercio del Parlamento Europeo, Cristiana Muscardini, ha presentato un'interrogazione alla Commissione Europea in cui afferma:"..a seguito dei salvataggi bancari, in molti paesi europei si pone il problema del riequilibrio del bilancio pubblico..si rischia che i sistemi sanitari nazionali siano una delle prime voci di bilancio ad essere sottoposte a revisione..” In questo contesto suona inquietante la denuncia, pubblicata sul Daily Telegraph del 3 settembre scorso secondo cui il 16,5% di tutti i decessi nel Regno Unito dal 2007 al 2008 sono dovuti a eutanasia imposta ai pazienti in stato terminale al fine di ridurre cure costose.
Il debito vola e spostando le conseguenze della finanza tossica sui bilanci degli stati semplicemente si rischia di far precipitare tutto in una lunga depressione. Non per niente il ministro ombra delle finanze britannico George Osborn ha affermato:” We are sinking in a sea of debt”..stiamo affogando in un mare di debiti. Il problema si aggraverà allorchè anche i bilanci degli Stati (e non ci vorrà molto tempo continuando con questo passo) saranno fuori controllo…ed in questo caso cosa si farà dei rifiuti tossici della finanza speculativa? Essi non potranno più essere neutralizzati con immense dosi di liquidità ed, a meno che non si trovino extraterrestri particolarmente idioti disposti a portarseli via con le astronavi, avveleneranno tutto ciò di sano (temo non molto) che sarà rimasto dopo il depauperamento in atto.

lunedì 19 ottobre 2009

10000 DI QUESTI GIORNI..

Finalmente ci siamo arrivati. Dopo una rapida salita, l’indice del Dow Jones ha raggiunto le 5 cifre, salendo quasi del 60% rispetto ai minimi toccati a marzo. A questo punto, secondo i sostenitori di un Bull Market, la finanza di Wall Street ha messo definitivamente a tacere i pessimisti. L’economia finanziaria è volata in avanti (per quanto tempo non si sa), ma l’economia reale di Main Street continua ad arrancare.
La CNBC ha intervistato Nicu Harajchi Strategist dell’Asset Management il quale ha detto:” current global recession will turn into a full-blown depression.. cross border capital injections of $5 trillion this year that have only served to boost financial services firms, and particularly those on Wall Street..not seeing Main Street making any money”..in altre parole si stanno spendendo soldi per un lavoro di costosissima copertura delle magagne dei servizi finanziari, la gente comune sta peggiorando la propria situazione. Ed, aggiungo io, gli spazi di manovra degli stati si riducono, per l’enorme incremento dei deficit pubblici.
Si sta registrando una pericolosa dicotomia tra i valori finanziari ed i corrispondenti valori reali. Chiunque si fosse prodigato a leggere oltre la patina degli annunci delle buone trimestrali delle maggiori aziende USA, si sarebbe reso subito conto che l’utile è determinato non dall’ aumento di introiti, bensi’ da diminuzione di costi, in massima parte riconducibili al licenziamento dei lavoratori. Il circolo divergente tra l’economia reale e quella finanziaria è presto detto: i prezzi azionari salgono perché le trimestrali sono positive, ma esse lo sono perché le aziende licenziano. Sembra quasi che i grossi investitori stiano dando un ulteriore spinta al folle incremento dei mercati con una trimestrale abbellita. La cosmetica non mette in dovuto risalto che i valori positivi delle trimestrali si sono ottenuti con un calo dell’occupazione, ossia con un mezzo che deprimerà i consumi interni. Ho i miei dubbi che tali consumi riprenderanno con una disoccupazione in continua ascesa. Ma la cosa peggiore è che la bolla azionaria è stata determinata con un indebitamento degli stati che hanno garantito i rifiuti tossici e di conseguenza saranno sempre di più obbligati a tagliare i servizi essenziali creando ulteriore calo dell’occupazione anche nel settore pubblico (approfondirò questo concetto in un prossimo post).
Ricordiamo che gli introiti degli stati dipendono dall’economia reale. I piani di rientro rispetto all’enorme deficit degli USA sono agganciati alla previsione di una rapida crescita del PIL nei prossimi anni. Ma come si pretende di far risollevare l’economia produttiva allorquando si continua a carpire risorse da essa dirottandole verso il parassita che la dissangua, ossia il sistema finanziario? Ho l’impressione che entro poco tempo gli USA si troveranno un deficit in confronto al quale la Fossa delle Marianne sarà una buca da golf.

venerdì 16 ottobre 2009

LA PERFIDA ALBIONE..

In un intervista alla BBC il 22 Settembre scorso il Governatore della Banca d’Inghilterra King ha confessato che il 6 Ottobre 2008 il sistema bancario inglese era ad un passo dal fallimento “Two of our major banks which had had difficulty in obtaining funding could raise money only for one week then only for one day, and then on that Monday and Tuesday it was not possible even for those two banks really to be confident they could get to the end of the day..”. Era accaduto che I grossi investitori, sentendo puzza di bruciato, si ereno precipitati a ritirare i propri depositi mentre il parco buoi rischiava di veder ardere in un falò i propri risparmi.
La Gran Bretagna si è indebitata pesantemente per sostenere il sistema bancario emettendo titoli di stato (in parte acquistati dalla Banca Centrale tramite il Quantitative-Easing) incrementando esponenzialmente un debito pubblico che ormai veleggia verso il 100%. La cosa peggiore che tale debito si coniuga con un debito privato enorme e con un crollo immobiliare. La produzione industriale è ritornata ai valori del 1992 e per quest’anno è prevista una disoccupazione prossima al 10%. Il trend è in peggioramento se è vero che, come rivelano i dati sintetici pubblicati dall’OECD Economic Outlook, vi sarà un deficit fiscale del 14%.

Gordon Brown ha annunciato che nei prossimi due anni la Gran Bretagna ha intenzione di vendere (o meglio svendere) beni pubblici per un totale di 16 miliardi di sterline proseguendo la folle politica di deindustrializzazione che iniziò dagli anni 80. Verranno immessi sul mercato la società di scommesse Tote, il 33 per cento dell’Urenco (consorzio europeo per l’uranio), ma soprattutto verrà venduta la partecipazione nel capitale della società del tunnel sotto alla Manica.
La Sterlina è, come il dollaro, in un trend decrescente duraturo e ci si chiede quanto possa perdurare l’acquisto da parte di investitori stranieri del debito pubblico di uno stato la cui credibilità sta repentinamente diminuendo anche per il perdurare del Quantitative Easing. In altre parole, come ci si può fidare di uno stato che fa stampare moneta alla propria Banca Centrale per acquistare il proprio debito pubblico?
La Gran Bretagna, da vecchia potenza coloniale, ha vissuto per decenni al di sopra delle proprie possibilità e si trova oggi ad affrontare una crisi tremenda frutto di un’economia orientata essenzialmente alle speculazioni finanziaria. In questo senso sta assumendo il ruolo da cane di guardia contro ogni tentativo di regolamentazione dei mercati finanziari. In questo senso si comprendono le forti parole dell’ormai ex ministro delle finanze tedesco Peer Steinbruck in occasione dell’ultimo G-20 che in una intervista a Spiegel ha accusato il Regno Unito di «fare di tutto per sabotare le proposte di più severe regolamentazioni finanziarie» affermando inoltre «Stanno tramando oscuri poteri in Gran Bretagna…c’è una lobby a Londra che vuol difendere il suo vantaggio competitivo con le unghie e coi denti. Del resto, i britannici traggono il 15% del loro prodotto interno lordo dalla finanza speculativa, la Germania il 6%».
Infatti in questi ultimi mesi il calo del PIL, malgrado gravissimo, nella sua intensità si è ridotto per la svalutazione della Sterlina e per la folle salita del mercato borsistico Ma se la bolla si sgonfia, insieme ai mercati, anche le isole britanniche rischiano di essere trascinati verso il fondo.

mercoledì 14 ottobre 2009

MOTEL CALIFORNIA…

La California è sempre stato il Golden State non soltanto per gli USA, ma per l’intero mondo.
Chi può dimenticare le strofe della magnifica canzone degli Eagles “Hotel California” che simbolicamente rappresentava tutto il sogno contenuto nella parola stessa California:

Welcome to the hotel california Such a lovely place
Such a lovely face

Oppure la canzone che ricorda un poema romantico “California Dreaming” dei Beach Boys:

All the leaves are brown
And the sky is grey
I've been for a walk
On a winter's day I'd be safe and
warm If I was in L. A.
California dreaming
On such a winter's day
Stopped into a church
I passed along the way

Scordatevi tutto: il sogno si è trasformato in un incubo.



La fotografia precedente, pubblicata sul sito dell’Observer non ha bisogno di commenti per la sua drammatica evidenza. Una lunga fila di pazienti (anche donne gravide e malati in stato terminale) senza alcuna assicurazione medica che per tutta la notte cercano di prenotare i biglietti per una visita medica gratis a Forum, uno stadio a Inglewood, Los Angeles. Ma purtroppo pochi sono stati i fortunati poiché tutti i biglietti sono stati esauriti entro le 4 di mattina. (Photograph: John Moore/Getty Images)

La poesia è divenuta una prosa di tristezza.
Dagli ultimi dati sulla disoccupazione, nell’Agosto 2009 la disoccupazione è salita al 12.2% (contro il 7% dell’anno scorso), il valore più alto degli ultimi 70 anni. Los Angeles ha raggiunto un tasso di povertà del 20% ed il prezzo delle case è crollato fino al 70% in alcune zone.
Persino Arnold Schwarzenegger afferma "It is clear that we do not know yet what the future holds. We are still in troubled waters" e, quando lo dice, sembra l’ombra di sè stesso. Sembra un uomo senza speranze e rassegnato..proprio lui che nell’immaginario collettivo rappresentava fino ad ora l’invincibile Terminator (..o Conan il Barbaro.. fate voi).
Lo stato della California è in procinto di essere il primo stato americano obbligato a dichiarare bancarotta. A partire da Febbraio, la California ha tagliato 32 miliardi di dollari di spesa sociale (e le conseguenze si vedono), ha aumentato le tasse di 12.5 miliardi ed ha emesso obbligazioni per 6 miliardi. Malgrado ciò, in virtù del calo di introiti conseguenza della depressione, il prossimo anno fiscale si prevede un ulteriore deficit di 38 miliardi ed alcuni dipendenti pubblici iniziano ad essere pagati tramite cambiali.
Storicamente la California ha anticipato i trend della società americana che è in un chiaro declino strutturale accelerato dalla crisi (o meglio dalla depressione) economica.
Ho sempre pensato che l’elezione di Obama, come catalizzatore di speranze quasi messianiche, abbia in qualche modo rallentato l’evoluzione sociale della crisi, abbia rappresentato l’unico modo con cui l’elites a comando potessero guadagnare tempo nella speranza di determinare una “exit strategy”. Ma il tempo sta scadendo, della “exit stategy” nemmeno l’ombra e ben presto qualcuno imiterà il bambino della favola che urlò che l’imperatore era nudo..ed allora saranno guai per tutti…

martedì 13 ottobre 2009

UNA CREPA E LA DIGA CROLLA…

Il sistema finanziario è in uno stato di assoluta instabilità. Malgrado le mani forti stiano facendo il possibile per evitare un crollo generalizzato, una semplice crepa causerà lo scoppio repentino della bolla.
Il settore valutario è quello nel quale con maggiori difficoltà possono essereulteriormente nascoste le asimmetrie presenti e non escludo che il battito delle ali della farfalla che causerà l’uragano sia già avvenuto. Mi riferisco all’innalzamento dei tassi d’interersse da parte della Banca Centrale Australiana. Gli effetti potranno essere rimandati ma non indefinitamente e più tardi lo scoppio accadrà, più destabilizzanti saranno le conseguenze.
Il problema fondamentale, per la propria immensità in termini assoluti, è rappresentato dal deficit crescente degli USA e dalla necessità di finanziarlo.
Bed Bernanke, governatore della FED, è ben consapevole della impossibilità di mantenere i tassi prossimi allo zero e contemporaneamente un deficit superiore al 10%. In questo ambito si comprendono le parole da lui pronunciate dopo la decisione australiana: “At some point, however, as economic recovery takes hold, we will need to tighten monetary policy to prevent the emergence of an inflation problem down the road.” …egli sostiene che gli USA alzeranno i tassi per evitare fiammate inflattive.
A mio modesto avviso non trattasi di inflazione, il vero problema per cui bisognerà alzare i tassi è non far fuggire i cinesi che sono sempre più preoccupati della salvaguardia dei propri investimenti. In un mio precedente post ho già abbracciato l’idea di una crisi deflazionaria ed ulteriori dati supportano la mia ipotesi (ringrazio il Dottor Zibordi creatore del sito www.cobraf.com per avermi fornito la fonte di questi dati, ossia il sito mathinvestdecisions).
Tali dati rivelano che attualmente la base monetaria degli Stati Uniti è del 50% superiore rispetto alla media estrapolata (attualmente è vicino a 2000 miliardi di dollari) mentre la M2, ossia la moneta totale è del 2% inferiore rispetto alla media estrapolata del trend. In parole povere non c’e’ traccia di inflazione perché l’aumento della base monetaria è servito soltanto a cercare di tamponare le falle del sistema bancario, è stato il tappo che per ora è riuscito ad evitare il crollo del sistema finanziario. Il problema è che questo tappo è stato costruito con i soldi degli altri, ossia degli stati esteri che hanno comprato il deficit crescente degli Stati Uniti…ma la musica sta cambiando e la fuga dal dollaro è già cominciata. I segnali sono molti e l’attacco al dollaro avviene su più fronti.
Non ultimo il dato rivelato da Bloomberg secondo cui, delle nuove riserve, soltanto il 37% è impiegato in Dollari (crollo rispetto al 63% che era il valore fino al 1999) ed il calo sembra inarrestabile. Englander, chief strategist per la Barclays a New York sostiene: “Global central banks are getting more serious about diversification, whereas in the past they used to just talk about it…for the next couple of months, the forces are still in place for continued diversification”…insomma la diversificazione rispetto al Dollaro aumenterà sempre di più.
Si potrebbe erroneamente pensare che il deficit americano possa pure salire al 180% come è accaduto in Giappone ed il Dollaro assumere di conseguenza il ruolo di valuta da utilizzare per il carry-trade sostituendo lo Yen. Ma per gli Stati Uniti non funzionerebbe. La progressiva svalutazione della moneta è stata talvolta utile per l’economia italiana ai tempi della Lira, ma sicuramente non può essere accettata per la superpotenza che grazie al predominio del Dollaro ha finora vissuto molto al di sopra delle proprie possibilità.
Per Bernnake non vi è in conclusione via d’uscita; dovrà al più presto alzare i tassi e ciò, se da un lato consentirà forse la permanenza del tappo, dall’altro indebolirà l’economia (nella nostra analogia idraulica significa che aumenterà la portata dell’acqua e quindi la pressione sulla struttura). Insomma, o per il tappo oppure per il cedimento della struttura portante, temo proprio che la diga è destinata a crollare.

lunedì 12 ottobre 2009

NON C’E’ BENZINA A SUFFICIENZA….

Il dramma degli attuali modelli economici è di ragionare in termini di equilibrio misconoscendo il ruolo del Secondo Principio della Termodinamica e della creazione di entropia associati a qualsiasi processo di scambio d’energia.
In prossimità dell’equilibrio il sistema presenta fluttuazioni compatibili con lo stato d’equilibrio, fluttuazioni che perturbano il sistema ma non lo allontanano dallo stato stazionario. Allorchè vi è un cambiamento di fase le fluttuazioni aumentano ed il sistema in modo olistico danza verso un nuovo ordine formando le cosiddette auto-organizzazioni dissipative.
Cosi’ come la moneta rappresenta l’energia dei sistemi economici, i volumi degli scambi nei mercati sono una chiara evidenza della quantità di energia in gioco. La scarsità dei volumi implica la diminuzione dell’inerzia del sistema e la facilità di creazione di fluttuazioni che sempre di più aumenteranno nei mercati finanziari perché siamo nel vivo di una crisi sistemica.
William Hester ha effettuato una interessante analisi storica delle dinamiche del mercato americano evidenziando come l’attuale incremento del mercato azionario è assolutamente anemico in quanto associato a scarsi volumi.
Non solo il valore medio dei volumi dell’anno 2009 è in decremento, ma il trend discendente è particolarmente evidente da Marzo, ossia da quando è iniziata la folle salita.
Inoltre il volume degli scambi è concentrato su pochi titoli. E’ emblematico il caso americano dove gli scambi si concentrano cinque società praticamente controllate dallo stato: Bank of America, Citigroup, AIG, Fannie Mae e Freddie Mac.
Infine il limitato volume non è associato ad attività di reali investitori, bensi’ è creato da programmi di trading ad alta frequenza che fungono essenzialmente da moltiplicatore fasullo degli scambi effettivamente in atto (insomma come i carri armati che Mussolini mostrava ad Hitler per impressionarlo, sembravano molti ma in realtà erano sempre gli stessi che giravano attorno al palco).
Le banche centrali pensano di essere di fronte ad una crisi nel sistema, non comprendono come in realtà siamo dentro una crisi del sistema. Si stanno basando su modelli validi all’equilibrio considerando le attuali fluttuazioni come semplici accidenti (eventi rari compatibili con le code della distribuzione gaussiana del modello standard EMH discusso in un precedente post). Si tenta di stabilizzare la crisi con interventi che, per quanto eterodossi eterodossi (vd. Quantitative Easing, ossia il processo di creazione di moneta da parte delle banche centrali cui dedicherò un prossimo post), si immagina abbiano effetti inquadrabili nell’ambito dell’economia neoclassica. Ma purtroppo questa volta è diverso, le conseguenze di ogni intervento non obbediscono a leggi lineari, non provocano piccole perturbazioni a cui il sistema presto o tardi risponderà rientrando in uno stato d’equilibrio, bensi’ finiranno con l’amplificare le oscillazioni già evidenti accelerando la crisi del sistema. Nel sistema finanziario le fluttuazioni aumenteranno sempre di più, nei mercati azionari cosi’ come in quelli obbligazionari. Siamo dentro una transizione di fase, urge un mutamento della cornice epistemologica stessa di riferimento dei sistemi finanziari…..non possiamo rifiutarci di accettare che sotto zero l’acqua si trasforma in ghiaccio, la bottiglia si vetro si frantumerebbe dentro il freezer a prescindere dai nostri desideri e non rimarrebbe altro che raccogliere i cocci, simbolo della nostra presunzione a non riconoscere la meravigliosa complessità della realtà.

venerdì 9 ottobre 2009

NON E’ TUTTO ORO QUELLO CHE LUCCICA

Il nuovo record dell’oro mi ha spinto ad anticipare il post che pensavo di scrivere successivamente.
Dopo l’abbandono da parte dell’Amministrazione Nixon nel 1971 della convertibilità tra oro e Dollaro ed il conseguente distacco tra l’economia reale e finanziaria (si creò un Dollaro monetarista basato sulla speculazione finanziaria ed associato alla diminuzione degli investimenti nell'agricoltura e nell'industria), l’oro ha assunto tradizionalmente il ruolo di assicurazione contro l’inflazione.
Nell’attuale crisi sistemica questa spiegazione non può più essere accettata. Come ho scritto in un post precedente ci avviamo verso un periodo di deflazione e non di iperinflazione come è anche rivelato dal fatto il mercato dei Treasury Bonds attualmente misura un’inflazione media degli USA dell’1,9% per i prossimi venti anni (come si deduce indirettamente dal rendimento dei inflation-linked Bonds, ossia dei Bonds collegati all’inflazione).
Ed allora, con inflazione prevista a livelli molto bassi, perché l’oro aumenta come evidenziato dalla figura?

Credo che l’attuale repentino aumento dell’oro assuma il significato di un’assicurazione contro il fallimento dell’intero sistema finanziario, rappresenta un altro modo per andare short sul Dollaro, ossia per scommettere sull’inevitabilità di una progressiva svalutazione della moneta americana.
L’equilibrio valutario è un equilibrio dinamico che sta raggiungendo il suo punto di rottura e progressivamente sarà sempre più difficile finanziare il galoppante deficit americano come dimostra il fatto che gli investitori esteri hanno abbassato radicalmente i loro investimenti nei Titoli di Stato americani: dai 159 miliardi di dollari acquistati nel primo trimestre si è giunto a 101 miliardi nel secondo.
Jim Rickards, direttore scientifico dell’Omnis ha affermato:” Central banks hate gold because it limits their ability to print money. If gold were to suddenly go to $1,500 an ounce, it would mean the dollar was collapsing. The Fed would raise interest rates to attract dollars back into the country”..ossia l’innalzamento del valore dell’oro, in quanto indice di sfiducia nei confronti del Dollaro, finirà con l’obbligare la Fed ad alzare i tassi per cercare di continuare a finanziare il deficit americano attraendo capitali esteri; ma, aggiungo io, un innalzamento dei tassi rappresenterebbe la fine delle seppur esili speranze di una ripresa dell’economia.
In questo contesto sembrano non completamente strampalate le previsioni del un noto broker Christopher Wood il quale ha fornito un prezzo target per l’oro di 3500 Dollari per oncia, ossia triplo rispetto a quello attuale.

giovedì 8 ottobre 2009

IL RITORNO DELLE LOCUSTE..(SECONDA PARTE)

Come forse qualcuno ha intuito, una possibile interpretazione della coraggiosa ribellione dell’Islanda alle pretese del FMI è che dietro vi siano gli Stati Uniti. Fino ad ora il FMI è sempre stato una sorta di longa manus degli interessi statunitensi, ma ora potrebbe divenire un pericoloso concorrente in quanto artefice di una sorta di moneta internazionale (o comunque garante di un paniere di monete) per sostituire il Dollaro. Gli Stati Uniti hanno una tremenda paura che il Dollaro cessi di essere la moneta principe degli scambi internazionali e soprattutto la moneta con la quale quotare le materie prime.
Cina, India e Brasile hanno da tempo iniziato ad evitare i Dollari nelle loro rispettive transazioni.
Il Presidente della Banca Mondiale Robert Zoellick ha recentemente dichiarato:"One of the legacies of this crisis may be a recognition of changed economic power relations"..insomma la geopolitica è in rapida evoluzione.
L’Independent ha pubblicato il 6 Ottobre un resoconto su trattative segrete da parte degli Stati Arabi con Cina, Russia e Francia al fine di sostituire il Dollaro adottando un paniere di valute tra cui lo yen giapponese, lo yuan cinese, l’euro, l’oro e una nuova moneta unica prevista per i Paesi aderenti al Consiglio per la cooperazione del Golfo, tra cui Arabia Saudita, Abu Dhabi, Kuwait e Qatar. Non a caso l’oro (cui dedicherò un post quanto prima) per ora vola (seppur con grandi fluttuazioni è raddoppiato negli ultimi 3 anni..fluttuazioni sempre presenti e caratterizzanti la crisi sistemica dell’economia attuale). Naturalmente la Cina deve evitare di perdere tutti i propri soldi che ha investito nei titoli di Stato USA e quindi la trasformazione sarà graduale e sarà completata soltanto nel 2018.
Un cambiamento cosi’ epocale, aggiungo io, potrebbe avvenire soltanto sotto l’egida del FMI.
Un banchiere cinese di primo piano avrebbe dichiarato: “These plans will change the face of international financial transactions..America and Britain must be very worried. You will know how worried by the thunder of denials this news will generate."..gli Stati Uniti ed il proprio tradizionale satellite, la Gran Bretagna, sono veramente preoccupati.
Gli Stati Uniti non possono accettare passivamente la fine del proprio dominio; mettere in discussioni esso significherebbe rinunciare alla propria stessa sopravvivenza come superpotenza e forse come nazione. Gli Stati Uniti faranno le proprie contromosse.
Jim Rickards, direttore scientifico dell’Omnis sostiene:” If we face a war or other global catastrophe, we no longer have the privilege of printing money. We will have to borrow the global reserve currency like everyone else, putting us at the mercy of the global lenders”..in parole povere, se il Dollaro cessasse di essere la moneta per antonomasia, gli Stati Uniti sarebbero un paese qualsiasi e diventerebbe sempre più drammatico finanziare l’enorme debito pubblico.
Se, come ho scritto in un precedente Post, isolare Israele è estremamente pericoloso, mettere alle corde gli Stati uniti lo è sicuramente molto di più. Alla fine del mese scorso l’Iran ha annunciato che ha intenzione di vendere il proprio petrolio in Euro e non in Dollari. L’ultimo paese che ha minacciato la creazione di una borsa petrolifera con prezzi in Euro è stato l’Iraq di Saddam Hussein..sappiamo tutti come è finita.

mercoledì 7 ottobre 2009

IL RITORNO DELLE LOCUSTE…. (PRIMA PARTE)

La crisi sta rilanciando il ruolo del FMI.
Sono illuminanti le parole ascoltate all’ABC News la scorsa settimana:”A year ago nobody wanted to know the International Monetary Fund. Now it's the organiser for the international stimulus package which has been sold as a stimulus package for poor countries.". In parole povere nessuno più calcolava il Fondo Monetario Internazionale (FMI), mentre oggi tutti lo cercano.
Tutto questo è strettamente associato al concetto di trovare una via d’uscita alla crisi del Dollaro come moneta principe degli scambi mondiali. Gli Stati Uniti sono stati la locomotiva del mondo negli ultimi 50 anni, ma il motore si è spento e forse definitivamente.
Passare dal dominio del Dollaro a quello di una eventuale moneta internazionale emessa dal FMI per l’economia mondiale avrebbe lo stesso effetto di fuggire da un mare infestato dagli squali per gettarsi in un fiume popolato da piranha (gli squali ogni tanto perdonano, i piranha mai). Pensare che il FMI possa rappresentare l’ancora di salvezza per la crisi attuale significa affidarsi ad uno sciame di locuste per proteggere una piantagione assalite da parassiti dannosi. Le locuste giungono, ma quando terminano il lavoro non rimane più nulla. Quando il FMI presta denaro ad una nazione in difficoltà, le condizioni imposte sono tali per cui il paese medesimo piomba in una depressione socio-economica da cui impiega anni per rialzarsi…In confronto Attila era un gentiluomo di buon cuore.
L’anno scorso la Lettonia ha chiesto aiuto e la condizione da usuraio è stata: vi presto i soldi ma dovete tagliare le spese sociali ed aumentare le tasse. La Lettonia, come un condannato con il cappio al collo, è stata obbligata a tagliare gli stipendi dei dipendenti pubblici del 20%, diminuire le pensioni, tagliare drasticamente i servizi sanitari. Ciò non ha ancora creato rivoluzioni poiché trattasi di popolo abituato a soffrire ed a stringere i denti (non dimentichiamo che per 70 anni vi è stata la dominazione sovietica), ma le conseguenze di questo sono state: PIL in calo del 20%, fatturato del commercio a -30%, prezzi i immobiliari -50%, disoccupazione in rapido aumento e povertà in rapida crescita. Inoltre l’obbligo di un cambio fisso contro euro ha praticamente strangolato le esportazioni ed aumentato in maniera esponenziale le sofferenze bancarie.
Eppure un paese ha avuto il coraggio di opporsi all’usuraio per antonomasia :l’Islanda.
Fino al 2008, con tassi d'interesse arrivati al 10,75% offerti dalla banca centrale, l'isola nordica ha attratto i capitali degli hedge funds impegnati in carry trade su dollari, euro e yen ma anche sul differenziale di rendimento dei bonds. In tal modo nel 2008 le banche islandesi avevano accumulato un debito estero pari a 10 volte il Prodotto Interno Lordo, debito decuplicato allorchè, in virtù della nota crisi valutaria, la corona islandese crollò dell’85% nei confronti delll’euro. Olanda e Gran Bretagna (tra i maggiori paesi creditori) chiusero il rubinetto e, per fronteggiare la grave crisi, l’Islanda fu obbligata a chiedere denaro a destra ed a manca. Il FMI prestò 2.1 Miliardi di Dollari obbligando di fatto l’ex isola felice a nazionalizzare le banche ed a farsi garante come stato della restituzione del debito delle banche (ovviamente con le usuali imposizioni di distruzione di spesa sociale ed innalzamento delle tasse). Fin qui nulla di nuovo, ma recentemente una notizia ha fatto scalpore (ovviamente tra gli addetti ai lavori): il parlamento islandese ha votato una risoluzione che decreta che vi è un limite nel rimborso del debito, ossia il 6% dell’aumento del PIL. Inoltre, se non vi sara' crescita, l'Islanda non paghera' niente.
La domanda è: ma chi ha dato la forza all’Islanda di osare dove finora nessuno aveva avuto il coraggio? Evidentemente l’Islanda si sentiva con le spalle coperte… una possibile risposta alla seconda puntata.

martedì 6 ottobre 2009

ESSERE O NON ESSERE?

Due accadimenti possono accadere ed anche susseguirsi, anche se apparentemente opposti: una lunga deflazione o una elevata inflazione. Tali eventi possono sembrare antitetici, ma in realtà, per chi è consapevole della caoticità intrinseca nell’economia, rappresentano due facce della medesima medaglia. Come un’onda anomala è preceduta e seguita da un poderoso ritiro delle acque, cosi’ una stagflazione ed una deflazione tipica del Giappone anni 90 sono eventi che nella storia si sono sempre alternati come rivela chiaramente la figura.

Ma allo stato attuale, cosa è più probabile?
Il Giappone, negli anni 90, fu caratterizzato un eccesso di capacità produttiva contemporaneamente ad un crollo dei consumi. Il tasso ufficiale di sconto fu tagliato a varie riprese fino a quando raggiunse il minimo storico dello 0,5 % nel settembre del 1995. Rimase invariato fino al settembre del 1998 quando fu tagliato allo 0,25 %. Ma i bassi tassi non riuscirono a far resuscitare il mercato ( già Keynes comprese durante la Depresione del 1929 che in caso di deflazione la politica monetaria è praticamente inutile). Il Debito Pubblico Giapponese volò in pochi anni fino a raggiungere quasi il 150% e tutto per puntellare il sistema di banche fatiscente. Non vi sembra di star rivedendo il film di ciò che sta accadendo? Soltanto che oggi tutto è in scala immensamente più grande ed è unita ad un repentino calo dei livelli di occupazione. Gli americani stanno ripetendo gli stessi errori giapponesi, primo fra i quali far continuare a vivere banche che sono morte. Allo stato attuale è estremamente probabile una deflazione, piuttosto che un’elevata inflazione. Statisticamente inoltre, come rivela la seguente figura, ogni depressione è caratterizzata da una contemporanea deflazione (o comunque una bassissima inflazione)


Il 22 Settembre in un intervista Joseph Stiglits, premio Nobel dell’economia ha detto:” Deflation is definitely a threat right now
David Rosenberg, chief economist a Toronto sostiene: “We are certainly in a deflationary state..Of that, there's no doubt. I think people still have no clue as to just how weak the economy is. The U.S. economy faces a decade of stagnation? That's a perfectly plausible scenario..”. Procedendo i giorni, il coro delle voci autorevoli aumenta.
In fondo, per essere d’accordo con loro, basta guardare I dati di Settembre relativi all’inflazione anno su anno:
Eurolandia -0.3%
Usa -1.5%
Canada -0.8%
Giappone -2.3%
Cina -1.2%
Per quanto riguarda la contrazione del credito negli USA, è stato un vero tracollo:
-5.3% for consumer loans
-9.4% for real estate credit
-20.4% for business loans
Inoltre, per la prima volta, dalla fine degli anni 40 gli americani stanno perdendo reddito:

In altre parole il denaro stampato per ora non entra in circolo; l’onda di liquidità iniettata facendo indebitare gli stati per ora serve a colmare (e solo in piccola parte) i giganteschi buchi di bilancio di un’economia virtuale che sta letteralmente dissanguando l’economia reale.

lunedì 5 ottobre 2009

IL BUIO IN FONDO AL TUNNEL

Miei cari, è appena uscito il report che sintetizza il drammatico bilancio dell’anno fiscale (che si conclude il 30 Settembre) dell’economia degli USA:

- Dollars added to the national debt: $1,650,971,205,167.
- Number of banks taken over by the Federal Deposit Insurance Corporation (FDIC): 99
- Expansion of Fed balance sheet: $663 billion Stimulus dollars spent from the $787 billion
- American Recovery and Reinvestment Act (ARRA): $164 billion
- Number of banks receiving assistance from the $700 billion Troubled Asset Relief Program (TARP): 684
- Projected deficit as a percent of GDP for FY 2009: 11.2%, a post World War II record.
- Change in CBO’s ten year deficit projection: up $4.8 trillion

I lettori più attenti avranno notato che in un precedente post avevo detto che erano fallite 95 banche di dimensioni medio-piccole (per modo di dire), nel report ne sono dichiarate 99. Non avevo fornito un dato falso..ne sono fallite altre quattro l’ultimo Venerdi’.
I soldi stanno terminando poichè sta per essere raggiunto il tetto di debito di 12100 miliardi di $ ed, a meno di un nuovo voto del Congresso, non c’e’ più fieno in cascina. Malgrado il debito pubblico aumenti, la disoccupazione continua a salire raggiungendo il 9.8%. In realtà la disoccupazione è più alta perché il valore comunicato è calcolato con il cosiddetto filtro U3 nel quale si considera occupato chiunque lavori anche part-time. Insomma, un ingegnere licenziato che lavora come garzone in una macelleria non contribuisce a far salire il valore percentuale calcolato con il filtro U3. E’ sicuramente più realistico il filtro U6, in cui si considerano le ore effettivamente lavorate. Esso rivela che la disoccupazione è al 17% e purtroppo la situazione peggiorerà sempre di più. Infatti ben 49 stati su 50 sono praticamente in bancarotta con un debito che sta trasformandosi in passività bancaria. Tenendo conto che i dipendenti degli enti locali sono di gran lunga più numerosi di quelli statali, non è difficile immaginare come un’ulteriore scure stia calando sull’occupazione.
In realtà solo una piccola parte del debito è legato all'attività economica reale, la maggior parte di esso è conseguenza del gioco d'azzardo nei derivati. Gli USA (e con essi tutti i principali paesi del mondo) hanno fatto esplodere il proprio debito pubblico per colmare la voragine dei bilanci delle banche causata dalle speculazioni finanziarie (con la scusa dell’essere “too big to fail”).
Gli USA si stanno avvicinando alla linea di non-ritorno, sono praticamente in fallimento. Nel frattempo, con i soldi dei contribuenti, le banche continuano a giocare al casinò delle speculazioni, continuano il trading facendo salire la borsa in modo innaturale (e quindi per ora facendo utili) nascondendo gli assets tossici grazie ad artifici contabili. Non si può spegnere il fuoco con il fuoco, non si può combattere una bolla con un’altra bolla ancora più grande.
Il grande economista Lyndon LaRouche ha recentemente fatto il paragone con la "nitroglicerina sotto il solleone. Perché, il giorno in cui qualcuno decide che il debito fittizio non sarà mai pagato, e che il vicino può credere che non vale la pena comprarlo, allora la situazione cambia completamente..".

venerdì 2 ottobre 2009

LE BANCHE GIOCANO AL BANCO...

Pizzino, un imprenditore di Brolo, paesino in provincia di Messina, è in sciopero della fame da parecchi giorni presso la sede centrale di Milano dell’Unicredito (è già indicativo il fatto che un imprenditore siciliano debba andare a protestare a Milano)..la banca non vuole concedergli credito ed egli sarà obbligato a licenziare i propri 300 lavoratori (senza considerare l’indotto). Riferendosi all’Amministratore Delegato di Unicredito Profumo, Pizzino, distrutto fisicamente ma con uno sguardo fiero e combattivo ha detto:”..io lavoro col cuore, lui col portafoglio”. Con grande english aplomb Profumo ha risposto:”non possiamo dargli credito, apriremmo una voragine”.
Aprite bene le orecchie miei cari 3 lettori…la voragine delle banche è stata aperta da imprenditori come Pizzino, non c’entrano nulla gli sciacalli e i prestigiatori che hanno impacchettato prodotti finanziari utilizzando modelli matematici fallaci creando un mostro assassino.
Il ministro Tremonti ha emesso i cosiddetti Tremonti bond, in pratica prestiti alle banche (con soldi ottenuti tramite emissioni di Bot) accompagnati da un codice etico che obbligava le banche medesime ad utilizzare i soldi per fare credito alle imprese..ma Banca Intesa ed Unicredito li hanno rifiutato con la scusa che costavano molto poiché lo Stato chiedeva un interesse dell’8.25% (tramite effetto leva 10, i soldi dei Tremonti Bonds sarebbero stati una vera fonte di respiro per le imprese in crisi di liquidità). Ma Banca Intesa aveva la necessità di reperire soldi, ed allora cosa ha fatto? Come ha dichiarato il ministro Calderoli (è riportato sul sito di WallStreet Italia) tale banca ha immesso sul mercato obbligazioni promettendo un interesse dell’8.36% . Ma come..era troppo pagare l’8.25% allo Stato ed allora mi paghi 8.36% al mercato?.
Gli uomini di Banca Intesa ovviamente conoscono l’algebra elementare e si rendono conto che 8.25% è più conveniente di 8.36%. La vera ragione è che essi desiderano avere mani libere sull’utilizzo delle risorse acquisite tramite il mercato; su tali risorse non è valido alcun codice etico ed il denaro ottenuto lo si può utilizzare anche per continuare le spericolate operazioni finanziarie..insomma preferiscono puntare i soldi al banco delle speculazioni. Il ministro Tremonti ha sostenuto:”..le banche devono ritornare sul territorio..è troppo facile fare i soldi con la finanza,cosi’ facendo preparano un'altra crisi finanziaria”.
Bombassei, vice presidente di Confindustria, quasi giustificando il comportamento dei maggiori istituti creditizi italiani ha dichiarato:”… secondo la banche dire 'no' ai Tremonti bond è un atto virtuso perchè così non si toccano fondi pubblici”. Ma Confindustria non dovrebbe difendere le imprese? Ho sempre pensato che il vero conflitto d’interesse sia quello esistente tra banche, grandi industrie e quotidiani finanziari come rivelato dall’incestuoso intreccio del possesso dei vari pacchetti azionari.
E’ ora che le banche tornino a fare le banche. Non ultimo l’ex presidente della federal Reserve Paul Volcker ha caldeggiato il ritorno al sistema Glass-Steagall per vietare alle banche ordinarie di fare "trading" con i derivati e le folli cartolarizzazioni, così proteggendo i risparmiatori e non gli squali dicendo:"… le banche non dovrebbero essere proprietarie di hedge fund o di fondi di equity e le loro attività di trading dovrebbero essere circoscritte. Un'istituzione che produce il grosso del suo reddito con il trading non dovrebbe avere una licenza bancaria. Se vuole fare trading va bene, ma non come banca. Perché le banche hanno protezioni particolari che non si devono estendere a tutti".
Temo che la tempesta non sia finita. Siamo soltanto all’interno del classico occhio del ciclone. Abbiamo poco tempo prima che l’altra metà dell’uragano ci colpisca e questo poco tempo lo stiamo sprecando, stiamo perpetuando gli errori che ci hanno condotto alla attuale crisi. Non lo stiamo utilizzando per consolidare le fondamenta del sistema finanziario che, già debilitato, sarà sommerso dallo scoppio della bolla delle bolle..il debito pubblico degli stati.

giovedì 1 ottobre 2009

SUL TITANIC SI BALLA... E NESSUNO E’ IN VEDETTA

Cerchiamo di riassumere le brillanti notizie che hanno riguardato la florida economia degli USA negli ultimi giorni:

  • Il numero di posti di lavoro perduti nel mese di Settembre nel settore privato è stato di 254000 (contro il consensus di 200000). Non dimentichiamo che dietro ad ogni singola unità vi è un essere umano con le proprie speranze deluse ed angosce. Dall’inizio della crisi si sono persi quasi 8 milioni di posti di lavoro.
  • L'Istituto del Supply Management di Chicago ha rivelato che il settore manifatturiero ha subito una nuova frenata in agosto, chiudendo a 46.1 punti (di gran lunga peggiore sia rispetto al valore atteso che era di 52 punti che rispetto al valore di Agosto che era stato di 50 punti).
  • Le richieste dei mutui sono scesi del 2,8%, in corrispondenza della fine del bonus fiscale di 8000 dollari per l'acquisto di una casa negli USA.
  • Gli ordini dei beni durevoli sono scesi del 2.4%.

Ma i veri elementi, a mio modesto avviso, che rivelano la drammaticità della reale situazione sono due:

  • Il gettito medio fiscale degli USA, come pubblicato dall’ Wall Street Journal, nel secondo trimestre è calato del 17% rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente. Addirittura il l’individual income (gettito associato alle entrate individuali) è diminuito del 28%, dato che rivela come la vera disoccupazione americana sia di gran lunga superiore rispetto a quella ufficialmente dichiarata. Mentre il debito pubblico aumenta esponenzialmente, l’occupazione diminuisce (tratterò questa apparente dicotomia in un prossimo post)
  • La FDIC, ossia il fondo delle banche americane che garantisce i depositi dei clienti delle banche piccole che falliscono (insomma che non sono too big to fail ) ha chiaramente detto che i soldi sono finiti (nel 2009 sono fallite 95 piccole e medie banche, sempre di venerdi’ quando i mercati sono chiusi..sarà la maledizione di Venere). Il Financial Times ha rivelato che la Chairwoman Sheila Fail della FDIC avrebbe dichiarato:” The alternatives are 1) borrowing from the Treasury, 2) borrowing from healthy banks, or 3) assessing banks another special fee… The options of borrowing from the Treasury, or from healthy banks, are apparently off the table for now”. Insomma lo Stato non ha più soldi perchè il debito pubblico di 12100 miliardi di dollari è stato già praticamente raggiunto (sarebbe necessario un atto del congresso per poter superare questo limite…ma arriverà non vi preoccupate). Quindi l’unica soluzione è quella di chiedere in anticipo i versamenti per gli anni successivi delle altre banche (questo farebbe incassare 35 miliardi di dollari ovviamente a spese dell’economia reale).

Ma dei dati veri la borsa se ne frega . Ieri, dopo un minimo tentativo di tener conto delle notizie macroeconomiche, come il grafico successivo chiaramente rivela, sono intervenute le mani forti e con un colpetto hanno riportato i mercati in parità.



Negli ultimi sei mesi la borsa americana è salita del 50%.

Ralph Shive, manager del fondo azionario Wasatch-1st Source Income ha dichiarato "Siamo giunti ad un punto cruciale …i valori del mercato azionario prezzano un recupero notevole, ma serve che gli utili voltino pagina", insomma devono iniziar green shoots (germogli verdi per i non anglofoni). Ma, di fronte ai dati macroeconomici riportati, altro che germogli verdi indice di primavera; trattasi di fiocchi di neve che rivelano che siamo ancora in pieno inverno.
L’impressione è che i mercati stiano follemente correndo guidato dalle mani forti per distruggere ogni resistenza short ed aumentare il parco buoi. Quando tutti i buoi saranno entrati nella stalla….inizierà il falò.