lunedì 30 novembre 2009

L’ABBRACCIO SOFFOCANTE DELL’EURO

L’economia neoclassica ama l’equilibrio e non è dunque un caso che la creazione dell’Euro è stata applaudita ed elogiata dagli ambienti accademici ed istituzionali imbevuti dai dogmi insegnati dai grandi sacerdoti. Chiunque osi avanzare una seppur minima opposizione all’Euro si trova di fronte ad un colto ritornello pronunciato in maniera automatica ”L’Italia sarebbe finita come l’Argentina…se non ci fosse stato l’Euro”. Non oso contestare la suddetta frase poiché, per definizione, un evento mai accaduto non può essere falsificato; mi permetto solo di guardare timidamente oltre il velo di Maya effettuando talune considerazioni mutuate dalla Termodinamica.
In assenza di gradiente termico vi è la morte. Questo è il concetto fondamentale espresso dal secondo principio della Termodinamica. L’aprire le barriere che separano i corpi caldi e freddi determinando il raggiungimento di un equilibrio termico (massima entropia) è un processo che causa l’impoverimento termodinamico del sistema; nel senso che dal medesimo sistema, considerato isolato, non è possibile più estrarre energia. Il processo di fondazione dell’Euro ha determinato proprio questo: ha abbattuto le differenze, distrutto le fluttuazioni e, con il suo potere livellante, ha annullato l’energia potenziale valutaria.
L’equilibrio valutario raggiunto lo definisco quasi mortale perché il sistema Euro non è isolato, ma è contenuto nel sistema mondo; in pratica l’Euro ha unificato in un unico sottosistema in triste equilibrio valutario tanti sottosistemi distruggendone in ognuno di essi l’energia potenziale valutaria. Non è dunque un caso che nel periodo delle vacche grasse la zona Euro nel suo complesso è cresciuta molto meno degli altri componenti del sistema mondo (anche tralasciando i paesi emergenti); l’Euro è formato da sottosistemi imprigionati da un vincolo valutario innaturale (perché non corrispondente alle esigenze)…insomma è come se in una guerra all’ultimo sangue in cui non sono ammessi prigionieri i soldati andassero a combattere con divise tutte della medesima taglia.
Imponendo la moneta unica, si è determinato un vincolo nello scambio dell’energia monetaria abbattendo l’energia potenziale associata alla fluttuazione delle singole monete. Naturalmente la medesima energia non è scomparsa ma, liberata dalle valute, è trasmigrata essenzialmente verso i beni immobiliari.
Le economie come l’Italia basate essenzialmente sulle esportazioni e per le quali era essenziale l’utilizzo dell’energia potenziale valutaria hanno sofferto terribilmente trovandosi a combattere nei mercati internazionali senza l’arma più forte (sono d’accordo che sarebbe opportuno rafforzare ricerca e sviluppo..ma la situazione è questa). A prescindere dal colore politico del governo in carica (uso la lettera minuscola perché ormai chiunque governi ha le mani legate perché praticamente non controlla più nulla) l’Italia è cresciuta con percentuali da prefissi telefonici (mi riservo di discutere molto criticamente il concetto di crescita di PIL in un prossimo post).
Nel periodo di vacche grasse la nebbia dell’Euro ha comunque consentito una seppur minima crecita. Nell’attuale crisi sistemica la nebbia si è trasformata in un buio soffocante.
Goldman Sachs ha calcolato che Italia, Spagna e Grecia avrebbero la necessità di svalutare la moneta di un 30% per ritornare competitive…ma ovviamente non lo possono fare.
E poiché la forza di un sistema composto si misura dalla forza dell’elemento più debole, nel momento in cui si tornerà a ballare, la vedo brutta per la tenuta del sistema Euro. Soltanto i sistemi flessibili possono sopravvivere in presenza di grosse oscillazioni ed ho l’impressione che l’Euro non lo sia. D’altro canto, chi di equilibrio ferisce di equilibrio perisce.

venerdì 27 novembre 2009

LO SCENARIO DEL COLLASSO GLOBALE (SECONDA PARTE)

La malattia che ha colpito negli ultimi due decenni il Giappone esportata negli USA rischia di diventare una polmonite mortale. Il carry-trade verso il Dollaro ed il Quantitative Easing necessari per il sostegno dei mercati azionari stanno dissanguando l’economia reale nella più colossale rapina di risorse pubbliche mai fatta nella storia. Infatti, a differenza dell’economia manifatturiera basata sulle esportazioni del Giappone, per gli USA il carry-trade non implica alcun particolare miglioramento per il Deficit strutturale ma, viceversa, causando un indebolimento del Dollaro, determina sempre maggiori difficoltà a sostenere il Debito Pubblico in esponenziale aumento. La crisi sistemica, pur avendo come punto di partenza gli USA, si sta propagando come una pandemia mortale creando forti oscillazioni in tutte le economie.
Talvolta si crede che la goccia che farà traboccare il vaso debba essere a stelle e strisce, ma questo teorema non è affatto dimostrato. Finché i consumatori USA si sono indebitati ed hanno potuto estrarre denaro dagli immobili (trasformate in vere miniere d’oro) hanno trascinato a forza l’intera economia mondiale consentendo di nascondere le deficienze strutturali degli altri paesi. Ma la festa è finita e la crepa che farà crollare la diga potrà essere venire da diversi punti: innanzitutto dallo stesso Giappone.
Ho infatti l’impressione che, focalizzando l’attenzione sugli USA si stia sottovalutando la crisi nipponica. Il Giappone è riuscito a galleggiare negli ultimi due decenni in virtù del carry-trade che ha indebolito lo Yen ed ha nel contempo garantito forti esportazioni dell’industria. Ma il processo di carry-trade ha funzionato soltanto allorché vi era la possibilità di creare un gradiente di rendimento nei confronti di altre valute. Ma il gradiente in quest’ultimo anno si è repentinamente ridotto poiché tutti i tassi si sono praticamente ridotti a zero, come rivela la seguente figura:

Diminuendo il differenziale sui tassi il carry-trade si è spostato verso il Dollaro (guidato da mani per necessità in questa transumanza) ed il flusso di energia monetaria conseguente ha enfatizzato le debolezze strutturali del Giappone trasformando l’economia giapponese in uno stagno putrefatto. Guardate la fotografia del Giappone scattata dall’OECD Economic Outlook nella quale viene evidenziata un calo del 25% delle esportazioni:

Vi consiglio di non prestare particolare fede alle previsioni per gli anni futuri. Stiamo attraversando una terra sconosciuta nell’attuale crisi economica sistemica. Fare previsioni con i modelli econometrici a disposizione nel contesto esistente è come estrapolare la viscosità dell’acqua allo stato liquido 120°…peccato che lo stato liquido non esista oltre i 100°. In altre parole allo stato attuale ogni previsione ha la medesima attendibilità scientifica di quanto dice il mago Otelma.
Il rapporto Debito/PIL giapponese è in rapido aumento (non solo per la diminuzione del PIL ma anche per le spese sociali concernenti il rapido invecchiamento della popolazione) ed Il Fondo Monetario (che in generale è tra l’altro piuttosto ottimista) stima che il debito pubblico arriverà a quota 218% sul Pil quest'anno, 230% l'anno prossimo e quasi il 250% nel 2014 (qui le previsioni le prendo come sogno pieno di ottimismo). Carl Weinberg della High Frequency Economics ha esplicitamente detto "The debt situation is irrecoverable..I don't see any orderly way out of this…It is criminally negligent that rating agencies are not blowing the whistle on this...".. praticamente il Giappone è in Default malgrado vi sia un silenzio assordante.
Taluni eventi hanno un forte significato simbolico. In questa fase di rapido declino del Sol Levante è diventato premier Yukio Hatoyama del partito democratico (partito piuttosto propenso alla spesa) la cui moglie è Miyuki Hatoyama. La suddetta è un personaggio alquanto originale che ha affermato di cibarsi di sole a colazione e di essere stata rapita dagli alieni. Ha esplicitamente dichiarato: ”Mi dà un'enorme energia... e anche mio marito ha cominciato a mangiare il sole di recente”..che dire.. speriamo che il Sol Levante non venga completamente divorato e, tramontando, faccia piombare nel buio l’intera economia mondiale.

mercoledì 25 novembre 2009

LO SCENARIO DEL COLLASSO GLOBALE (PRIMA PARTE)

Societe Generale qualche giorno fa ha pubblicato un rapporto che ha suscitato scalpore in investitori istituzionali e gestori di Hedge Funds. Nel report le menti eccelse hanno rivelato un arcano mistero di cui nessuno era a conoscenza: il debito pubblico sta esplodendo perché gli stati stanno accollandosi i debiti del sistema bancario e ciò potrà avere conseguenze praticamente apocalittiche in quanto è difficile un rientro dal debito pubblico accumulato in una fase di decrescita dei consumi e di deflazione.
Malgrado il report di Societe Generale non aggiunga nulla di nuovo nella comprensione dell’attuale crisi, fornisce però diagrammi e grafici che consentono di suffragare meglio alcuni concetti. Come ho cercato di puntualizzare su www.wallstreetitalia.it nell’articolo pubblicato due giorni fa la similitudine tra Giappone e gli USA è sempre più evidente. La tabella successiva evidenzia le criticità in comune tra la crisi giapponese degli anni 90 (che si protrae fino ad ora) e l’attuale crisi degli USA: l’esponenziale aumento del debito pubblico, la crisi del sistema finanziario e la bolla immobiliare presente.
Negli USA purtroppo si aggiungono due ulteriori elementi ossia il grande debito privato (il debito totale negli usa è circa il 350% del PIL) e la crescente disoccupazione ormai abbondantemente sopra il 10% (considerando un parametro più realistico, ossia il filtro U6, siamo al 17.5%) che rendono praticamente impossibile (Dio solo sa quanto vorrei sbagliarmi) qualsivoglia via d’uscita dal baratro entro il quale si è caduto.
Sembra insomma che gli USA stiano ripetendo gli errori commessi dal Giappone. Concordo con le parole pronunciate dal ministro Tremonti il 20 Novembre scorso alla scuola centrale del Partito Comunista Cinese "..in tutto il mondo i governi sono intervenuti usando due mani. Con una hanno immesso un'enorme massa di liquidità nel sistema. Con l'altra hanno trasformato debito privato in debito pubblico...". Al fine di salvare il traballante sistema finanziario si è intervenuto in maniera intensiva con immense iniezioni di liquidità che hanno causato incremento di debito pubblico e deficit ma non hanno causato inflazione (piaccia o non piaccia questi sono per ora i dati) in quanto non vi è stato alcun aumento della moneta in circolazione (la liquidità è semplicemente servita a dare fiato ai bilanci delle banche). Il tutto è stato accompagnato da un enorme deficit fiscale e da una repentina diminuzione dei tassi d’interesse. Il seguente diagramma è particolarmente rappresentativo perché consente una celere comparazione tra i comportamenti degli USA e Giappone:
Malgrado l’incipit della crisi presenti evidenti analogie con quanto accaduto in Giappone, ciò che temo sia differente è l’evoluzione della crisi (che per inciso in Giappone non è mai finita). Il Giappone, almeno finora, è sopravissuto alla “lost decade”…ho i miei dubbi (e cercherò di chiarirne le ragioni nel prossimo post) che la malattia giapponese per l’economia USA (e per quella mondiale) sia una semplice influenza.


P.S. Chiunque volesse chiedere informazioni, chiarimenti e dare suggerimenti o esprimere critiche (quelle aspre sono particolarmente gradite) nei confronti di qualsiasi post può scrivermi ad economiaincrisi@gmail.com. Purtroppo il tempo a mia disposizione è limitato…ma prometto di rispondere a tutti chiedendo anticipatamente scusa per il ritardo.

lunedì 23 novembre 2009

Nuovo Contributo su WallStreetItalia

E' appena uscito un nuovo articolo da me pubblicato sul noto sito di informazione finanziaria http://www.wallstreetitalia.com/ . Il link è http://www.wallstreetitalia.com/articolo.aspx?art_id=819989.

Due eventi possono accadere ed anche susseguirsi, pur se apparentemente opposti: una lunga deflazione o una elevata inflazione. Tali accadimenti possono sembrare antitetici, ma in realtà, per chi è consapevole della caoticità intrinseca nei processi economici, rappresentano due facce della medesima medaglia. Come un’onda anomala è preceduta e seguita da un poderoso ritiro delle acque, cosi’ stagflazione e deflazione sono eventi che nella storia si sono sovente alternati.
Il Giappone, negli anni 90, fu caratterizzato un eccesso di capacità produttiva contemporaneamente ad un crollo dei consumi. Il tasso ufficiale di sconto fu diminuito fino a quando raggiunse lo 0,5 % nel settembre del 1995 e successivamente, dopo 3 anni di valore costante, nel settembre del 1998 fu ulteriormente diminuito fino a raggiungere la soglia dello 0,25 %. Ma i bassi tassi non riuscirono a far resuscitare il mercato ( già Keynes aveva compreso durante la Depressione del 1929 che in caso di deflazione la politica monetaria è praticamente inutile). Il Debito Pubblico Giapponese volò in pochi anni fino a raggiungere quasi il 200% e tutto per puntellare il sistema di banche in tremende difficoltà. Gli americani, in scala molto più grande e con l’aggravio di una disoccupazione a due cifre, stanno ripetendo gli stessi errori giapponesi, primo fra i quali continuare la distruzione delle risorse pubbliche onde fornire energia monetaria al sistema finanziario.
Bisogna sfatare il mito che il Quantitative Easing (ossia creazione di moneta da parte delle Banche Centrali con conseguente allargamento della base monetaria) debba determinare obbligatoriamente inflazione. Recenti dati (fonte il noto sito www.mathinvestdecisions.com) rivelano che attualmente la base monetaria degli Stati Uniti è del 50% superiore rispetto alla media estrapolata (attualmente è vicino a 2000 miliardi di dollari) mentre la M2, ossia la moneta totale è del 2% inferiore rispetto alla media estrapolata del trend. Inoltre dagli ultimi dati disponibili anche ha una inflazione anno su anno negativa tanto nell’Eurozona (-0.1% ad Ottobre) che in Usa (-1.3% a Settembre) e Giappone (-2.2% a Settembre).
In parole povere non c’e’ alcuna traccia di inflazione perché l’aumento della base monetaria è servito soltanto a cercare di tamponare le falle del sistema bancario, è stato il tappo che per ora è riuscito ad evitare il crollo del sistema finanziario. Infatti il denaro stampato non entra in circolo e quindi non determina inflazione, sta semplicemente servendo a neutralizzare i rifiuti tossici che sono in possesso del sistema finanziario.
Allo stato attuale (naturalmente non mi sento di escludere che in un prossimo futuro verremo investiti dallo tsunami della stagflazione) è probabile una deflazione, piuttosto che un’elevata inflazione come è anche rivelato dal mercato dei Treasury Bonds che misura un’inflazione media degli USA molto bassa anche per i prossimi anni (si deduce indirettamente dal rendimento dei inflation-linked Bonds, ossia dei Bonds collegati all’inflazione).
Ed allora, con inflazione prevista a livelli molto bassi (se non addirittura negativi), perché l’oro aumenta? Dopo l’abbandono da parte dell’Amministrazione Nixon nell’Agosto del 1971 della convertibilità tra oro e Dollaro ed il conseguente distacco tra l’economia reale e finanziaria (si creò un Dollaro monetarista strettamente associato alla speculazione finanziaria), l’oro ha assunto tradizionalmente il ruolo di assicurazione contro l’inflazione. Ma nell’attuale crisi, tale spiegazione non può essere accettata. Credo che l’attuale repentino aumento dell’oro assuma il significato di un’assicurazione contro il fallimento dell’intero sistema finanziario, rappresenti un altro modo per andare short sul Dollaro, ossia per scommettere sull’inevitabilità di una progressiva svalutazione della moneta americana. Non è l’oro che sta aumentando di valore, ma è l’intero sistema valutario che si sta indebolendo trascinato nel baratro dal Dollaro e dai debiti pubblici in esponenziale aumento.



venerdì 20 novembre 2009

L’EVAPORAZIONE DEL MATTONE

Affermava il filosofo Berkeley “Esse est Percipi”. In Fisica lo stato di una particella viene rivelato in virtù della sua interazione con un sistema di misura. Nel modello di Bohr l’elettrone viene “conosciuto” soltanto quando effettua un salto (eccitazione o diseccitazione) da un’orbita stazionaria ad un’altra in virtù dell’incontro con un fotone. Il risultato della misura è una differenza di energia corrispondente al salto quantico effettuato.
Il suddetto esempio ci consente di comprendere la transmutazione di liquidità da un bene all’altro. Soltanto in conseguenza del processo di interazione ed alla realizzazione dell’equilibrio dinamico domanda-offerta è possibile misurare (nel senso di assegnarle un valore) l’energia monetaria prima in potenza. L’energia monetaria in una danza creatrice e dinamica procede in seguito ad un campo di forze attrattive e repulsive presenti in un determinato mercato.
Nel momento in cui prevalgono le forze attrattive (domanda maggiore dell’offerta) l’energia monetaria si accumula nel mercato (processo di condensazione), viceversa la prevalenza delle forze repulsive implica la cessione di energia (processo di evaporazione conseguente ad una offerta superiore ad una domanda). Tutto viene complicato dal fatto che l’intero sistema non deve considerarsi chiuso (ossia a divergenza nulla) poiché il flusso di energia non è solo spaziale (nel senso di scambio di liquidità tra i vari mercati: obbligazionario, azionario, commodities, immobiliare, preziosi) ma anche temporale (tra futuro e passato in virtù della creazione del debito).
Con la creazione del debito (istantaneo prevalere della somma delle forze attrattive rispetto alla somma delle forze repulsive) facciamo piovere (ossia creiamo energia) dal futuro, viceversa la restituzione del debito implica una evaporazione di liquidità.
Nell’attuale crisi sistemica ogni singolo settore del sistema finanziario è soggetto a fluttuazioni immense in virtù della maggiore intensità delle forze attrattive e repulsive presenti (con il prevalere delle forze repulsive per la presenza di un enorme debito). Consideriamo a titolo d’esempio l’evoluzione del prezzo mediano degli immobili in USA e California della seguente figura.


In California vi è stato un vero crollo in virtù dello scoppio della bolla speculativa, come evidenzia la seguente tabella dove viene esplicitamente indicato il calo dei prezzi nelle varie contee.

Di conseguenza non deve sorprendere che l’apertura dei nuovi cantieri negli USA sia ai minimi da cinquanta anni a 529000 in calo del 10.6% rispetto a Settembre.

Talvolta la transmutazione di liquidità è cosi’ violenta da creare veramente sconcerto. Guardate il mega stadio a Detroit da 80.300 posti, costruito nel 1975 e costato quasi 60 milioni di dollari dove fino al 2002 aveva giocato la squadra di football dei Detroit Lions:

Per fare cassa è stato messo in vendita (che tristezza vederlo ridotto cosi’ dopo i fasti passati):

ed è stato acquistato per 583.000 Dollari, circa 400.000 Euro.

mercoledì 18 novembre 2009

LA FRECCIA DEL TEMPO

In questi ultimi tempi mi sono dedicato allo studio dei sistemi economici abbandonando la ricerca in Fisica (non credo che la Fisica in verità abbia perso molto) perché affascinato dalla rimozione del vincolo epistemologico di causalità che è possibile attuare in ambito economico.
In Fisica il futuro non può influenzare il presente, nei modelli matematici che descrivono processi fisici si introduce una funzione gradino che rispetta la naturale direzione del tempo. In Economia il vincolo della freccia del tempo scompare: il futuro influenza il passato poiché è possibile creare un flusso dell’energia monetaria attraverso la creazione del debito.
Mancando la comprensione di questo concetto base, vengono fuori teorie macroeconomiche prive di ogni evidenza sperimentale. La dinamica dei processi economici non può essere compresa pensando che in ogni istante l’energia monetaria deve essere costante. Non è infatti un caso che sovente si osserva un contemporaneo aumento (o analogamente una sincrona diminuzione) del mercato immobiliare, azionario, obbligazionario, delle commodities e dei preziosi.
Mentre in Fisica il principio di conservazione dell’Energia (ovviamente inteso in senso relativistico) deve essere valido in ogni istante, in Economia il principio di conservazione rimane valido soltanto integrando sulla variabile tempo. In altre parole, in un certo istante si può creare energia (prendendola in prestito dal futuro indebitandosi) ma nel contempo in un altro istante la somma dei contributi energetici dei processi economici deve essere negativa come conseguenza della restituzione del debito (in linguaggio matematico si afferma che la somma algebrica deve essere nulla). In un sano sistema economico questa oscillazione tra presenza di sorgenti (creazione di energia prendendo in prestito energia monetaria dal futuro) e pozzi (restituzione del debito) è foriera di sviluppo consentendo un processo di creazione di ricchezza. Il futuro in un dinamico gioco presta energia al passato per poter essere realizzato in modo migliore; il dramma si ha quando il passato, posseduto da un’insana avidità sguazzando in un’orgia di debiti, rifiuta di esplorare il fronte decrescente dell’oscillazione continuando a gonfiare la bolla a spese di ulteriori prestiti dal futuro. Le piccole bolle sono necessarie per la creazione della ricchezza nella danza creatrice della complessità economica; è la grande bolla che scoppiando inaridirà il futuro non restituendogli l’energia presa in prestito.
Coloro che parlano di una sana diversificazione del portafoglio non è che abbiano compreso molto. Chi pensa che non tutte le uova si possano contemporaneamente rompere, non ha capito che l’energia che ha fatto salire le uova prima o poi si deve essere restituita; ciò causerà la caduta del paniere entro il quale le uova sono contenute e quindi tutte le uova si potranno rompere contemporaneamente ed a questo punto non ci sarà diversificazione che tenga.

lunedì 16 novembre 2009

IL GAS DENTRO IL PALLONCINO

Forse sarò fissato con le aste (per ora nella mia attività di ricerca mi sto occupando di aste Walrasiane) ma, in virtù della mia teoria concernente lo stretto accoppiamento tra sistema valutario e sistema finanziario, desidero spendere qualche parola sul risultato dell’asta a 30 Anni dei TBills da 16 Miliardi di Dollari (quindi non particolarmente copiosa) che si è tenuta la settimana scorsa, precisamente il 12 Novembre. Desidero sintetizzare solo due degli indicatori, quelli che reputo più importanti: l’Indirect Bid-To-Cover (che misura la quantità di appetito degli investitori esteri) e lo Yelds mediano (ossia il rendimento dei Titoli di Stato). Tali indicatori dell’asta a 30 Anni sono stati bruttini ma non terribili, ossia Yields 4.388% (in crescita) e Indirect Bid-To-Cover: 1.24.
Tutti i dati sono contenuti nella seguente figura:

Credo che tutti siano ormai consapevoli che pensare di ottenere a scadenza naturale (ossia fra 30 anni) la riscossione del credito da parte del governo USA sia come pensare di lasciare un pacchetto di caramelle per una settimana a mio figlio pensando di ritrovarlo intatto. Di conseguenza reputo probabile che le aste non siano andate troppo male perché Bernanke abbia garantito la liquidità del mercato obbligazionario secondario (ossia riguardante titoli già collocati) impegnando le ingenti (ma non infinite) risorse della FED. Ma gli investitori stranieri non sono stupidi: si tengono vicino all’ingresso della stalla (nella metafora del parco buoi). Appena sentiranno odore di fumo cercheranno di fuggire per evitare di rimanere intrappolati dal fuoco.
Credo che Bernanke sia consapevole di avere solo queste tre alternative:
1) Cercare di mantenere l’equilibrio dinamico tra sistema valutario e sistema finanziario permettendo solo piccole oscillazioni di entrambi. Il non piccolo inconveniente è che il mantenimento di tale equilibrio implica il perfetto accordarsi di tutte le innumerevoli variabili endogene ed esogene presenti.
2) Immolare il Dollaro sull’altare della bolla per eccellenza. In tal caso vedremmo una continua svalutazione del Dollaro che in un estasi di carry-trade continuerebbe a far volare i mercati azionari. Il rimuovere energia monetaria dal sistema valutario verso il sistema azionario (concetto che spiegherò meglio in un prossimo post sull’energia nella Fisica e nella Economia) implicherebbe un collasso del Dollaro e drammatiche conseguenze (per usare un eufemismo) per finanziare le aste prossime venture (soprattutto quelle a lunga scadenza).
3) Consentire una rivalutazione del Dollaro per garantirsi un sicuro rifinanziamento delle aste a spese di un più o meno repentino calo dei mercati azionari (in virtù di una frettolosa ricopertura del carry-trade). Ciò restringerebbe la coperta per nascondere i giganteschi buchi di bilancio ed impedirebbe di continuare il making-up delle istituzioni finanziarie (solo formale per altro) determinando nel contempo un crollo dell’edificio dei derivati.
Reputo che il comportamento più razionale sia quello di seguire la prima strada la quale, pur non scevra di pericoli anche a brevissimo termine, probabilmente dovrebbe garantire un po’ di tempo in attesa della fantomatica exit-strategy. Dal comportamento del Dollaro sembrerebbe che per ora anche Bernanke è convinto di ciò. Infatti, poiché l’asta a 10 anni di 25 miliardi di Dollari del 10 Novembre aveva dato qualche elemento di preoccupazione (rendimento crescente al 3.42% e Indirect Bid-To-Cover 1.50), poco prima dell’asta a 30 anni si è registrato un repentino rafforzamento del Dollaro (con l’ormai matematico conseguente indebolimento delle borse):

Personalmente credo che si stia semplicemente ritardando la resa dei conti. Se accade un evento imprevisto con un qualsivoglia elemento importante del sistema che si porrà di traverso, tutto crollerà repentinamente ed il mantenimento dell’equilibrio avrà la medesima probabilità di avverarsi del trattenere il gas in un palloncino bucato.

venerdì 13 novembre 2009

LA PIOVRA

Ho desiderato far passare qualche giorno per far decantare la naturale indignazione. In questi ultimi giorni ha fatto scalpore la dichiarazione che contiene una disperata comicità intrinseca da parte Lloyd Blankfein, CEO della banca d’affari per antonomasia Goldman Sachs riportata l’8 Novembre sul Sunday Times:” I'm doing God's work”..insomma tutti noi non avevamo riconosciuto il profeta inviato dall’alto. Non è che io sia uno strenuo assertore della fisiognomia, ma uno con questa faccia non mi sembra proprio un cherubino che passa il proprio tempo ad intonare inni di lode:


Ciò che veramente scandalizza è l’assoluta mancanza di senso del limite, il senso di onnipotenza e di impunità che pervade tali personaggi. Blankfein ha infatti nel contempo stabilito che in virtù degli eccellenti risultati Goldman Sachs elargirà benefit a tutti i dipendenti per un valore complessivo di 20 miliardi di Dollari. Tutto questo ovviamente con il denaro in prestito dei contribuenti (un prestito da 200 Miliardi di Dollari) che è stato fatto fruttare con effetto leva in speculazioni azzardate ed alla faccia della disoccupazione (dichiarata il 10.2% ma reale superiore al 17%) dei contribuenti di Main Street.
Certamente non è un caso che la politica economica americana da almeno un decennio è in mano ad uomini provenienti da Goldman Sachs. Provengono da essa: Dudley (il capo della FED di New York con il compito di supervisionare le banche di Wall Street), Gansler (presidente della CFTC, organismo che deve regolare il mercato dei derivati). Inoltre sia Rubin, ministro del Tesoro alla fine degli anni 90 che Paulson, ministro del Tesoro dal 2005 al 2008 erano ex CEO di Goldman Sachs. E con l’Amministrazione Obama la situazione non sembra migliorata. Basti pensare che uno dei maggiori finanziatori di Obama è stato Eric Mindich legato a doppio filo con Goldman Sachs. Inoltre anche Larry Summers, formalmente capo del National Economic Council, cioè capo dei consiglieri economici con ufficio vicino a quello del Presidente ma sostanzialmente vero artefice della politica economica degli USA era consulente di Goldman Sachs. Insomma, di qualsiasi favore necessitasse Goldman Sachs, bastava (e basta tuttora) semplicemente chiedere a sé stessa.
Il focalizzare la propria attenzione sui singoli alberi, per quanto evidenti, fa però perdere di vista la complessità della foresta. Razionalmente parlando, il vero pericolo è che Goldman Sachs (fonte Analisi Mercati) nel terzo trimestre del 2009 ha un utile netto di 3.2 miliardi di Dollari semplicemente in virtù del trading altamente speculativo (sovente trading truccato tramite algoritmi ad alta frequenza) su derivati, futures, commodities, obbligazioni, ecc. Inoltre (Fonte Call Reports) ha un valore di attivi di meno di 120 miliardi di Dollari ed un ammontare di derivati di più di 40 trilioni di Dollari (ad occhio circa 3 volte l’intero PIL degli States). Non so se mi spiego..per ogni Dollaro di attivo ne muove 300 in derivati e la FED non può far nulla.
Insomma la FED sta continuando a far ingrossare un organismo parassitario per la necessità di tenere in alto i mercati azionari e non è possibile neanche alcun ritorno guidato, alcuno sgonfiamento della bolla. Una qualsivoglia exit strategy, seppur graduale, farebbe immediatamente scoppiare la bolla. Finché essa continua a gonfiarsi la crisi che Main Street determina per le Banche è coperta dai fuochi di artificio di Wall Street pagati con la crescita esponenziale del Debito Pubblico. Ma prima o poi la droga della liquidità finisce ed allora i fuochi nel cielo si spegneranno, la piramide dei derivati crollerà e rimarremo tutti sotto le macerie.

P.S. Vi chiedo per favore di non scandalizzarvi di fronte alla protervia di Goldman Sachs e sulla sua incestuosa commistione con la politica americana. Se Atene piange, Sparta non ride. Non è che in Europa ed in particolare in Italia la situazione sia migliore. Vi ricordo che sia Mario Draghi che Romano Prodi provengono da Goldman Sachs e non da posizioni secondarie.

mercoledì 11 novembre 2009

LA TEORIA DEGLI EPICICLI

Nel Terzo Secolo A.C, Aristotele credeva che il mondo celeste avesse una natura incorruttibile e di conseguenza le traiettorie dei corpi celesti dovevano essere circolari. Tale teoria filosofica assurse al ruolo di dogma con il modello tolemaico geocentrico, malgrado già ai tempi di Tolomeo gli astronomi avessero osservato movimenti di alcuni pianeti, come Venere e Mercurio, che contraddicevano il modello teorico poiché le distanze dei pianeti dalla terra mutavano durante l’anno. Per non contestare il dogma, gli astronomi furono costretti a introdurre la teoria degli epicicli. In virtù di tale teoria si spiegavano le anomalie del moto dei pianeti perché si immaginava che essi fossero fissati su una sfera minore - detta epiciclo - che ruotava intorno ad un centro posto sulla superficie della sfera principale. Tale teoria (base di versioni più sofisticate man mano che si accumulavano i dati sperimentali in antitesi) presentava un’indubbia eleganza formale ma era errata.
Insomma non è la quantità di matematica presente in un modello che lo rende convincente, ma semplicemente la sua capacità almeno di dar conto dei risultati empirici. L’incontro tra matematica ed economia è sempre stato alquanto curioso: gli economisti hanno preso in prestito modelli senza capirli, viceversa i matematici ne hanno forniti di sempre più complicati per coprirsi da un’aura di esotericità senza capire a cosa potessero servire.
Come conseguenza di questo incontro senza scambio d’informazioni, l’economia è sempre più scivolata verso un approccio riduzionistico pensando di poter descrivere il tutto attraverso le parti trascurando la complessità irriducibile intrinseca associata al tutto. Non si può comprendere la bellezza della Basilica di San Pietro semplicemente approfondendo le analisi sulla sostanza delle singole parti che la compongono. L’approccio riduzionistico ha determinato un’economia dell’equilibrio trascurando le fluttuazioni temporali e le correlazioni dinamiche associate ai sistemi finanziari reali, correlazioni che si evincono chiaramente dai dati empirici.
Poiché attualmente la mia occupazione principale è fare attività di ricerca presso l’Università relativamente alle serie storiche dei sistemi finanziari (il blog è un passatempo in cui evito di tediarvi con formule matematiche), mi trovo sovente a leggere articoli scientifici che reputo quasi comici nell’impresa ardua (se non impossibile) di accordare l’evidenza empirica con i modelli fallaci. Nulla quaestio qualora i modelli errati circolassero soltanto in ambito accademico. Il vero dramma è che essi rappresentano la base teorica del funzionamento di tutta l’elegante quanto inefficace matematica finanziaria su cui si poggiano l’investment banking, il mercato dei derivati e quello delle opzioni. I crolli avvengono allorché la realtà si ribella alla teoria e, quando essi avvengono, non sono mai indolori per l’economia reale. In altre parole è come se noi mandassimo uno shuttle nello spazio ipotizzando che i fluidi reali si comportino seguendo l’equazione di stato dei gas perfetti..inutile prendercela con il destino cinico e baro allorché la navicella esplode.
Prima di passare dal sistema geocentrico a quello eliocentrico si dovette aspettare il Sedicesimo Secolo con Copernico. Speriamo che, in virtù della attuale crisi sistemica, i dogmi errati dell’economia classica dell’equilibrio possano essere abbandonati in un tempo più limitato consentendo un vero mutamento della cornice epistemologica di riferimento.

lunedì 9 novembre 2009

IL COPIONE SEMBRA GIA’ SCRITTO..

Chi pensa di poter comprendere l’andamento dei mercati finanziari a prescindere dal sistema valutario, a mio modesto avviso, è un illuso.
Bernanke crede di aver raggiunto un equilibrio dinamico ma stabile per sopravvivere alla contemporanea crisi finanziaria e valutaria. Ha sparato in alto a partire da Marzo i mercati azionari fin dove ha potuto e nel contempo ha indebolito il Dollaro favorendo l’attività di carry-trade raggiungendo un duplice risultato: favorire le esportazioni degli USA e garantire capitalizzazione alle zattere finanziarie prima alla deriva.
Ma non può andare più a lungo contro gli investitori esteri che iniziano a manifestare il proprio disappunto minacciando di non contribuire più al Debito Pubblico crescente. Di conseguenza, alla luce dei suoi progetti, i mercati azionari sarebbero destinati ad oscillare in una fascia centrata nei valori attuali con una fluttuazione attorno al 10% e nel contempo il Dollaro dovrebbe essere compreso nel range compreso tra 1.43 ed 1.53. Proseguendo nella correlazione inversa, ogni volta che si avvicinano importanti aste (soprattutto pluriennali) di Titoli del Tesoro, il Dollaro dovrebbe rafforzarsi esplorando la fascia bassa del range di variabilità a spese dei mercati azionari che dovrebbero comunque riprendersi successivamente fino all’arrivo di un’altra asta.
In virtù di quanto detto è facile comprendere il progetto della FED in prossimità dell’asta dei TBills a 10 anni per 25 miliardi di Dollari prevista per Martedi’ 10 Novembre negli USA seguita il 12 Novembre dalla difficile asta dei TBonds a 30 anni per 16 Miliardi di Dollari. Dovrebbero partire le bordate contro l’Euro attaccando le monete dell’Est Europa (un’avvisaglia non proprio casuale è stata la bocciatura da parte del Fondo Monetario Internazionale della tranche da 1.5 Miliardi di Dollari di prestito contro la Romania) e come conseguenza salirà il Dollaro a spese dei mercati azionari.
Ho grande stima dell’intelligenza di Bernanke (molto meno della riuscita del suo progetto), ma questo gioco di oscillazione accoppiata con reciproco scambio di energia monetaria tra sistema finanziario e sistema valutario ha un grande difetto: è ormai divenuto troppo scoperto. Se lo ho compreso io (che non sono precisamente un’aquila in ambito di assalti alle valute) figuratevi coloro i quali sono abituati a navigare con grande abilità nei mari delle speculazioni. Per necessità di sopravvivenza la FED è obbligata a creare una facile opportunità di guadagno ogniqualvolta vi saranno aste di Titoli di Stato entro cui si potrà inserire chiunque creando oscillazioni indesiderate.
Forse, finché si inseriranno semplici corsari, per quanto agguerriti, l’elastica oscillazione potrà continuare a funzionare ma allorché si inseriranno intere flotte organizzate saranno guai e prevarranno le componenti anelastiche. Creare simili varchi garantendo un sicuro guadagno ha lo stesso effetto di muoversi con in mano un vaso di miele in un parco densamente popolato da orsi: il fragilissimo equilibrio dinamico verrà prima o poi distrutto da fluttuazioni sempre crescenti. In quest’ambito non sembra strano che l’Euro mentre vi scrivo abbia nuovamente superato 1.50 e le borse siano in salita in vista del movimento opposto necessario entro domani pomeriggio.

giovedì 5 novembre 2009

Nuovo contributo su Wallstreetitalia

E' uscito un nuovo articolo sul noto sito finanziario http://www.wallstreetitalia.com/. Per qualche giorno sarà sulla homepage. L'articolo riguarda concetti già espressi in precedenti post, rielaborati e collegati in maniera spero coerente. Il link è:
http://www.wallstreetitalia.com/articolo.aspx?art_id=811627.

Desidero precisare che, malgrado non sia un adone, la foto presente nell'articolo non è la mia

mercoledì 4 novembre 2009

MISSIONE COMPIUTA..MA E’ PEGGIO DI PRIMA

La Storia non ha mai chiarito se i corsari fossero alle dirette dipendenze della corona britannica, è certo però che vi era una sintonia d’interesse (economico per i corsari, politico per il governo britannico). Riferendomi al precedente post che ha suscitato, come mi risulta anche da conversazioni private, particolare interesse, non so se la FED abbia direttamente utilizzato gli speculatori per attaccare il ventre molle dell’Euro. Gli speculatori non si muovono per la gloria o per amor patrio (è chiaro che ogni atto ha come fine un guadagno); semplicemente il loro agire è avvenuto come conseguenza di un tacito consenso da parte della FED. Credo che vi sia stato un segnale (basta poco per indirizzare chi è mosso dalla fame di soldi e dall’avidità) per indirizzare lo sciame di cavallette verso la piantagione giusta, è bastato un semaforo verde per consentire l’assalto.
La validità di una teoria si misura dalla correttezza delle previsioni. In tal caso ciò che avevo affermato è effettivamente avvenuto, il Dollaro ha guadagnato posizioni come si può vedere dalla seguente figura:


Ma non penso affatto che questo sia il segnale di una brusca inversione di trend. Bernanke non può permettersi un Dollaro forte per evitare repentine ricoperture sul carry-trade avvenuto sulla moneta americana, carry-trade che ha inondato di liquidità il sistema consentendo una repentina ripresa dei mercati azionari ma creando nel contempo la bolla per antonomasia, la bolla dei debiti pubblici. A conferma di ciò, da ieri sera l’Euro ha iniziato a risalire superando nuovamente 1.48.
Quando ho preso in prestito il principio d’indeterminazione dalla Fisica, intendevo far comprendere l’incertezza intrinseca dentro la quale è immerso il sistema economico nell’ambito della crisi sistemica attuale. Bisogna analizzare il sistema economico in un approccio olistico: se si focalizza l’attenzione su una sola parte di esso (sia essa quella finanziaria oppure quella monetaria) non si riesce a comprendere l’evoluzione della crisi. Chi parla di exit-strategy come se stessimo attraversando una normale crisi di crescita non ha capito assolutamente nulla, è schiavo dei modelli lineari e deterministici su cui si basa l’economia classica e che hanno determinato la crisi attuale. Il sistema è ormai intrinsecamente non lineare, caotico ed accoppiato. Le banche centrali pensano di essere di fronte ad una crisi nel sistema, non comprendono come in realtà siamo dentro una crisi del sistema. Si stanno basando su modelli validi all’equilibrio considerando le attuali fluttuazioni come semplici accidenti (eventi rari compatibili con le code della distribuzione gaussiana del modello standard EMH discusso in un precedente post). Si tenta di stabilizzare la crisi con interventi che, per quanto eterodossi si immagina abbiano effetti inquadrabili nell’ambito dell’economia neoclassica. Ma purtroppo questa volta è diverso, le conseguenze di ogni intervento non obbediscono a leggi lineari, non provocano piccole perturbazioni a cui il sistema presto o tardi risponderà rientrando in uno stato d’equilibrio, bensi’ finiranno con l’amplificare le oscillazioni già evidenti accelerando la crisi del sistema. I segnali sono molti ed il recente massimo raggiunto dall’oro è uno dei tanti.
L’effetto della crisi, in virtù dell’aver scialacquato risorse pubbliche per pagare i debiti delle banche e dell’aver quindi cercato di neutralizzare l’incendio dei rifiuti tossici tramite l’acqua tolta all’economia reale, è stato infatti quello di aver creato un accoppiamento tra sistema monetario e sistema finanziario (in linguaggio matematico è come se noi avessimo tolto un grado di libertà al sistema e quindi un parametro di controllo del comportamento globale) depauperando nel contempo l’economia reale. Tale accoppiamento non ha creato un aumento di inerzia del sistema globale che si sperava potesse diminuire l’ampiezza delle oscillazioni, bensi’ ha creato una risonanza in modo tale che le oscillazioni del sistema finanziario hanno coinvolto anche il sistema monetario. O si riesce a disaccoppiare nuovamente il sistema valutario da quello finanziario (amputando il cancro dell sistema finanziario malato a costo di immense sofferenze e salvando il sistema finanziario strettamente legato all’economia reale), oppure il punto di rottura dell’intero sistema sarà raggiunto quanto prima.

lunedì 2 novembre 2009

L’ARREMBAGGIO DEI CORSARI

Nel Diciassettesimo Secolo Sua Maestà la Regina Elisabetta, consapevole dell’enorme potere della Spagna, per indebolirla, utilizzò i corsari al fine di dissanguare in maniera continua le casse dello stato spagnolo che si rimpinguavano con le ingenti quantità di oro estratto nelle miniere del Sud America. La guerra non dichiarata utilizzando tecniche da guerriglia è stato uno strumento che gli inglesi hanno raffinato sempre più e che gli USA stanno validamente emulando.
L’attuale sistema valutario non si poggia sulla maggiore forza delle parti in causa, bensi’ sulla minore debolezza. Al fine di nascondere la debolezza del Dollaro, uno strumento primario è quello di enfatizzare i punti critici del’Eurozona colpendone i ventri molli. Non è che ci voglia molto ad individuare punti di debolezza del variegato sistema rappresentato dall’Euro, ma uno dei punti più delicati è sicuramente l’Est Europa. Durante la fase di formazione della bolla dei crediti, vi è stata una corsa folle alla concessione di mutui ai privati ed alle imprese dell’Est Europa da parte delle maggiori banche europee. Poiché la maggior parte dei prestiti bancari nel Baltico e in Europa orientale sono in Euro o in Franchi Svizzeri, una svalutazione repentina delle valute determinerebbe una marea montante di insolvenze (già alta per la profonda recessione economica in atto) per il sistema bancario esposto per una quantità di almeno 1500 miliardi di Euro.
Gli Stati Uniti si sentono accerchiati e si moltiplicano le voci prima sussurrate ed ora sempre più urlate della necessità un ridimensionamento del Dollaro. Ma gli Stati Uniti non possono accettare passivamente la fine del proprio dominio; mettere in discussioni esso significherebbe rinunciare alla propria stessa sopravvivenza come superpotenza che si è abituata a vivere da decenni al di sopra delle proprie possibilità in virtù del ruolo privilegiato del Dollaro. In parole povere, se il Dollaro cessasse di essere la moneta per antonomasia, gli Stati Uniti sarebbero un paese qualsiasi e diventerebbe sempre più drammatico finanziare l’enorme debito pubblico. Come corsari moderni, gli speculatori, in un non casuale accordo con le istanze e gli interessi della FED, stanno facendo un gioco molto semplice: andare short per indebolire le valute dell’Est Europa per far sussultare il sistema finanziario europeo onde mettere in evidenza la debolezza intrinseca dell’Eurozona. Infatti negli ultimi giorni evidenti speculazioni sono intervenute ad indebolire nuovamente (dopo il crollo che era avvenuto nei primi mesi del 2009) le monete dell’ Est Europa. Si guardi ad esempio il Fiorino Ungherese:

e lo Zloty polacco:

Si ha l’impressione che sia per ora un semplice preavviso, non un violento crollo . Un segnale inviato da chi non ha la minima intenzione di rinunciare al proprio ruolo di prilegio a costo di far crollare tutto…insomma una minaccia dal sapore biblico:”se Sansone deve morire, morirà con tutti i Filistei”.

P.S. Un lettore buontempone mi ha segnalato che il 27 Novembre il Presidente Obama annuncerà che esistono diverse razze aliene, quasi tutti pacifiche (notizia che ho scoperto gira su Internet da qualche giorno). In un mio post precedente avevo dichiarato che solo alieni potevano salvarci da questa situazione acquistando i titoli tossici nascosti tra le pieghe dei bilanci delle banche. Si racconta che Goldman Sachs si sta muovendo in questa direzione…mi permetto di esprimere i miei dubbi che gli alieni pacifici continuino ad essere tali dopo aver comprato i derivati e le altre diavolerie piazzate dalle banche d’affari.