martedì 6 luglio 2010

IL TEMPO DEL RIPOSO

Diceva Holderlin “..l’uomo da servo dell’Essere è divenuto padrone dell’ente, da angelo si è fatto mercante..è giunta mezzanotte, l’ora dell’ombra più lunga, l’ora in cui l’uomo obliatosi oblia l’oblio”.
Vivremo momenti veramente difficili nei prossimi anni: oscurata con colpevole scienza e con pervicace lavoro la luce della Fede, i popoli saranno sempre più spaventati, confusi, agitati. Eventi drammatici (naturali, politici, bellici ed economici) si susseguiranno in modo sempre più rapido, pietrificando nella paura, nella disperazione e nelle bestemmie le moltitudini ingannate dal pifferaio magico.
L’economia virtuale e finanziaria è semplicemente un mattone dell’imponente edificio innalzato dall’uomo in un luciferino desiderio di ribellione: la moderna torre di Babele, costruita con la squadra ed il compasso da muratori sotto l’ordine diretto del pervertitore.

Un’economia ormai disumanizzata, sguazzante nello scandalo della dissoluzione, della morte e della falsità (che ho cercato di descrivere in questo blog) è in procinto di implodere anche a causa di eventi naturali apparentemente casuali. L’edificio delle false certezze crollerà e, schiantandosi, si frantumerà in un mare di schegge diffondendo dolore e tristezza.
Per quanto mi riguarda è giunto il momento di godermi la gioia delle cose più semplici e più vere: prendermi cura della famiglia, passeggiare con gli amici, ritrovare la meraviglia dei tramonti in riva al mare.
Non è più il momento di urlare che l’iceberg è vicino, di fare la sentinella sulla nave guidata da complici marionette piena di incapaci marinai: alle grida di allarme, sempre sovrastate dalla chiassosa orchestra che muove la sfrenata danza, deve ormai seguire l’ora della contemplazione, del silenzio orante e del ringraziamento per le cose belle.
Pregava Novalis:”.. E da ogni dove si raccolgono intorno a Lui i suoi felicissimi discepoli; e mille lingue liete gli balbettano il loro amore e la loro gratitudine… Egli inietta con innumerevoli raggi la sua vita interiore nel mondo, l’amore sorseggia dalla sua coppa, e gli resta unito in eterno.”
Il lungo, complesso ma esaltante viaggio del blog termina qui. Vi ringrazio di cuore tutti, ormai numerosi amici. Vi chiedo soltanto (oltre a ricordarmi nelle vostre preghiere) di rileggere i contenuti del blog a distanza di un anno: il violento precipitarsi degli eventi farà sembrare sempre più chiari anche i punti più criptici.
Se soltanto in uno di voi lettori non credenti entrerà un semplice seme della speranza cristiana che aiuterà a sopportare il pesante fardello che ha da venire, tutto il lavoro svolto sarà infinitamente ricompensato.
Che Nostro Signore e la Vergine Maria Vi benedicano.

domenica 4 luglio 2010

IL RUMORE DELLA CASCATA

La Fisica insegna che in prossimità di una transizione di fase si formano, in virtù di fluttuazioni compatibili con l’equilibrio, gli embrioni della nuova struttura: tali punti di enucleazione sono una chiara rivelazione che l’intero sistema sta per mutare stato termodinamico.
Temo sia questa la vera chiave d’interpretazione di quanto sta accadendo sempre più spesso nelle ultime settimane: negli USA singoli titoli azionari o addirittura interi indici presentano da qualche settimana flash crash, ossia repentine cadute subito accompagnate (in virtù dell’intervento delle autorità regolatrici) da brusche risalite.
Tutto è iniziato il 6 Maggio scorso con un calo di quasi 1000 punti dell'indice Dow Jones, in meno di 20 minuti. Malgrado le misure implementate dalla Borsa di New York per evitare il ripetersi di tali eventi (stendendo un velo pietoso sulle spiegazioni ufficiali e sulle indagini del New York Stock Exchange), il 28 Giugno si è registrato un crollo di Boeing del 44% ed il giorno successivo si è ripetuto l’evento con Citigroup che è scesa del 20%.
Basta guardare i grafici: vere e proprie discontinuità. Temo siano un campanello d’allarme che suona con intensità sempre maggiore: qualcosa di veramente sinistro sta per accadere.

Come è a tutti noto, ho grande stima ed affetto per Andrea Mazzalai. Ma non riesco a condividere l’idea che siamo in prossimità di un ripetersi su scala globale di una lost decade alla giapponese, di un lungo periodo di deflazione conseguente all’opera di deleveraging che viene effettuata.
Siamo viceversa dentro la madre di tutte le depressioni dell’Economia, crisi le cui radici sono epistemologiche e filosofiche. Non è un processo di ristrutturazione per quanto lungo e doloroso, è invece vero che i pilastri stanno per essere sbriciolati: le fondamenta non riescono a reggere la piramide dei derivati e gli scricchiolii hanno creato crepe che ormai sono divenuti abissi senza fondo.
Non siamo su un piano inclinato con piccola pendenza che attutisce il doloroso arrivo; la caduta sarà sempre più rapida poiché siamo appesantiti dal fardello di debiti che accelera il tempo dell’economia.
Il problema non è un andamento che, anziché ad U, sia a W (presentando una doppia recessione) oppure ad L (con un lungo periodo di crescita zero). Magari fosse solo questo; purtroppo credo che non ci aspettino acque chete di lenta decadenza in cui purificare gli eccessi della finanza.
Si stanno formando i primi vortici: per chi ha l’orecchio allenato si ode già il rumore delle cascate verso cui la corrente, sempre più veloce, ci sta attirando.

domenica 27 giugno 2010

IL TEMPO DELL'ATTESA

Mia nonna mi ha sempre raccontato che nell’Estate del 1939, malgrado la vita sembrasse scorrere in maniera usuale, una strana atmosfera si respirava nell’aria. Era un senso di inquietudine, una triste melanconia che, proprio perché inspiegabile, risultava tremendamente opprimente. Sembrava anche che la natura partecipasse alla paura: improvvisi temporali, grandi incendi, frane e mareggiate che portavano via le barche e le vite dei pescatori (mia nonna abita a Capo d’ Orlando).
In quel tempo la propaganda di regime procedeva ai ritmi usuali: gli sconvolgimenti internazionali non venivano nascosti, ma semplicemente ricoperte da una patina di tranquillità. Malgrado l’informazione ufficiale (si badi bene che mia nonna non ha mai avuto istanze rivoluzionarie, continua anzi a celebrare i tempi ove si poteva stare con le porte aperte) diffondesse fiducia verso un futuro di prosperità, la spensieratezza giovanile veniva turbata dall’inquietudine che qualcosa di sinistro stesse per accadere: l’anno successivo mio nonno parti’ per il fronte greco e subito dopo iniziarono la fame ed i bombardamenti.

Chissà perché, leggendo i quotidiani economici italiani e stranieri, mi sono rammentato delle premonizioni di mia nonna. Le notizie negative non vengono di certo censurate: ma filtrate, addolcite, nascoste tra speranzosi editoriali di illustri economisti. Tremendi dati reali vengono mescolati con ottimistiche quanto esoteriche previsioni di insigni istituti (..reputo più probabile che l’Italia vinca questo campionato mondiale in seguito ad una miracolosa riammissione anziché il PIL cresca dell’1.6% nel 2011 come pronosticato da Confindustria).
Nel Settembre del 1938 i grandi dell’epoca si erano riuniti a Monaco per cercare di non piombare nel buio della guerra totale. Si mostrarono divisi, ipocriti, falsi, rancorosi, vili e paurosi. Malgrado le altisonanti dichiarazioni di successo (Mussolini, suo malgrado, in Italia venne celebrato come il salvatore della pace), ottennero come unico risultato (regalando i Sudeti alla Germania) il rinvio dell’ineluttabile: il Primo Settembre del 1939 le truppe corazzare tedesche invasero la Polonia decretando l’inizio dell’inferno.
Alla fine del G8-G20 di Toronto verranno rilasciate le classiche dichiarazioni di ottimismo e fiducia: ma la tensione è alta, nessuna strategia di uscita si vede all’orizzonte e il clima si fa sempre più plumbeo. Nessuno si faccia illusione: ciascuno dei grandi tornerà al proprio paese trovando nodi sempre più intrecciati e problemi sempre più insormontabili.
Passarono cinque lunghi anni prima che la distruzione passasse e mia nonna potesse riabbracciare l’amato ritornato dal fronte; chissà quanti lustri dovremo noi attendere prima che la desolazione economica possa cessare.

mercoledì 23 giugno 2010

L'ODORE DELLA FINE

Sento di dover dedicare qualche riga per rispondere al quesito di un lettore che mi chiedeva delucidazioni sull’apparente buon risultato della aste dei titoli sovrani del grande malato dell’Euro: la Spagna.
Effettivamente l’asta non è andata malissimo, ma il motivo è semplice: i titoli sono stati comprati da banche spagnole che, nel mese di maggio, hanno aumentato di ulteriori 11 Miliardi di Euro le richieste di finanziamento presso la BCE. In parole povere i 3.5 Miliardi di titoli a 10 anni ed a 30 anni sono stati comprati con i soldi della BCE. Si è trattato di una classica asta a libertà vigiliata.
Non susciti particolare entusiasmo neanche la restrizione dello spread, sceso dal record dei 238 punti base, tra i titoli spagnoli decennali e quelli tedeschi di pari duration. Potrebbe sembrare una buona notizia: ma non è un indice dell’aumento di fiducia verso la Spagna (nessuno ha fiducia visto i crescenti problemi delle casse di risparmio locale), ma viceversa è il segnale che la medesima Germania ha seri problemi di credibilità.
Il mercato ha ormai acquisito la consapevolezza dell’incestuoso rapporto tra banche e titoli sovrani. La compenetrazione è ormai cosi’ stretta che il fallimento di un qualsivoglia stato sovrano trascinerebbe nel baratro tutte le banche europee: quelle tedesche in primis.
Deve risultare sospetto il tentennamento tedesco nella pubblicazione dei risultati dello stress test (malgrado le ottimistiche condizioni a contorno) relativo al sistema bancario tedesco.
Poiché piove sul bagnato, dalla verde Irlanda giungono tristi notizie: l’Anglo Irish Bank, nazionalizzata nel 2009, ha la necessità di un’iniezione di liquidità di ulteriori 22 Miliardi.

L’aria di dissolvimento del’Euro si respira a pieni polmoni. Non per niente Barroso ha sentito la necessità di dichiarare esplicitamente “L’euro non morirà”, un chiaro te requiem per le orecchie più smaliziate.
I segnali della conclusione del folle esperimento di macro-economia vi sono tutti, innanzitutto il senso di ridicolo che ( come la Storia insegna) pervade l’inizio della fine di ciascun impero: ecco la chiave di lettura con cui leggere il recente attacco del parlamento europeo contro la Nutella. Mi immagino già zelanti burocrati travestiti da barattoli giganti che vigilano con seria attenzione spaventando i bimbi, innocenti creature attratte dai gusti prelibati.
Vi giuro che in uno dei post di umorismo nei confronti della burocrazia europea avevo pensato di citare la Nutella come prossimo bersaglio. Avevo tralasciato l’esempio perché lo credevo troppo fantasioso; anche l’ironia necessita di un fondamento. Ma ormai la realtà ha superato l’incredibile: a questo punto mi butto. A quando l’assalto contro le granite al limone?

domenica 20 giugno 2010

IL PIFFERAIO MAGICO

Il principe di questo mondo è menzognero ed omicida fin dalle origini. Tramite le bugie seminate dai suoi servi ha raccolto la propria messe di pesci inebetiti con l’inganno: ora sta alzando le reti per una pesca che si promette essere copiosa.
L’uomo, completamente asservito al denaro e con la coscienza assopita, prima è stato addormentato e poi ubriacato. Il veleno è stato coperto da una capsula di miele, ma il gusto di mandorla si avverte sempre di più.
Strumenti di distruzione di massa sono stati creati di proposito: derivati, prodotti strutturati, banche d’affari. Come piovre, con i propri forti tentacoli, hanno stritolato l’economia reale fino a renderla esangue. Il cappio è stato stretto con crudele cattiveria, ma ormai l’ultimo respiro si avvicina: il pugnale è pronto ad essere addentrato per annullare ogni timida resistenza.

Gli uomini grigi, fedeli accoliti del grande impostore, in un’orgia di piacere e di sfrenate ambizioni, si stanno prodigando, con crescente ferocia, in speculazioni che, come putridi miasmi, diffondono povertà e demoliscono l’umanità.
Tutto quanto coperto e giustificato da accademici, tristi omuncoli asserviti a teorie della dissoluzione. Con la medesima arroganza con la quale hanno seminato la zizzania, stanno raccogliendo con vanitosa soddisfazione il propagarsi della distruzione. I marinai della barca delle impurità hanno raggiunto tutti i posti di potere: la scimmia sulfurea ha sempre distribuito onori e glorie terrene ai suoi seguaci. Farebbe ben altro per strappare le anime a Colui che ha versato il proprio sangue per la Redenzione.
Il pifferaio magico ha suonato la danza della morte: tramite la menzogna ha trasformato l’orribile canto in un suadente e soave suono incantatore che ha pervertito i sensi. Gli uomini, trasformati in animali e guidati dagli istinti di potere, in moltitudini hanno seguito il canto delle sirene: ora il burrone è vicino e le prime fila iniziano già a precipitare tra grida di dolore ed urla di disperazione.
Evitate di pensare alla salvaguardia dei vostri risparmi: si avvicinano tempi in cui qualcosa di molto più importante è in gioco. Non ci si può nascondere per la salvaguardia del quieto vivere, non è il tempo delle talpe: i figli della verità si scontrano con i figli della menzogna. Gli schieramenti si stanno spiegando: la battaglia cruciale si avvicina.
I figli della luce non abbiano alcuna paura. Nel cielo vi è una stella che brilla squarciando l’oscurità della notte dello spirito: basta preservare Fede, Speranza e Carità rivolgendo lo sguardo orante verso le colline di Medjugorje. Le armi della Regina della Pace sono invincibili: umiltà, digiuno e preghiera.


P.S. Il post è nato discutendo, in perfetto accordo di idee, con Pasquale Pizzimenti (anch’ egli Docente di ruolo di Matematica e Fisica) che frequenta con me il Dottorato di Ricerca in Matematica presso l’Università di Messina.

venerdì 18 giugno 2010

AVVISO AI NAVIGATORI SARDI

Il titolo del post è piuttosto strano, ma vi è un motivo.

Il 23-06 alle ore 9:00 verrà presentato un lavoro di ricerca avente il sottoscritto tra gli autori al decimo Congresso del Simai (Societa' Italiana di Matematica Applicata e Industriale) che si tiene presso la Facoltà di Architettura di Cagliari.


Il titolo è "A three parameter chaotic model to reproduce the distribution of prices in Financial Markets"
Autori: Leon Zingales - University of Messina, Francesco Scaramuzzino - University of Messina, Carmen Vitanza - University of Messina.
La sessione è: MSP26 - Mathematics in Decisions, Economics, Finance and Games

So che molti Docenti Universitari seguono il mio blog. Chi di voi vorrà intervenire sarà il benvenuto.

mercoledì 16 giugno 2010

L'URAGANO

Immaginatevi la credibilità di un ingegnere che, per verificare la resistenza di ponte nei confronti di un terremoto catastrofico, lo sottopone ad una simulazione di una scossa del 3° grado Richter. Tutto quanto condito da candide quanto rassicuranti dichiarazioni sulla bontà delle prove sviluppate in virtù della impossibilità che si verifichino scosse tremende.
Più o meno è quanto accaduto a proposito dello stress test effettuato dalla blasonata agenzia di rating Moody’s sulla tenuta del sistema bancario europeo. La conclusione finale del preciso e puntuale rapporto è che le 30 maggiori banche europee potranno sostenere gli effetti della crisi dei debiti sovrani anche nel peggiore scenario immaginabile: nessun aumento di capitale sarebbe necessario per sopportare un calo finanche del 25% dei prezzi dei titoli di stato dei Pigs (ovviamente grazie ad operazioni di pronti/termine con la BCE, ormai ridotta al rango di freezer dei prodotti avariati).
Peccato che lo stress test è stato simulato immaginando una usuale tempesta e non un uragano: infatti nel peggiore scenario possibile non sono contemplati default di stati e neanche ristrutturazioni di debiti. La prestigiosa Moody’s reputa queste ultime ipotesi non credibili e quindi non si degna di tenerle in considerazioni.
Ormai le previsioni macroeconomiche si sono ridotte ad auspici in confronto ai quali le previsioni degli stregoni assurgono al ruolo di rigore scientifico. Gli economisti si muovono in una nebbia oscura, privi di qualsiasi riferimento: il Governatore Draghi ha elargito ottimistiche e rassicuranti dichiarazioni (per la centesima volta, salvo poi mutare repentinamente la sua visione in una danza senza coerenza) “i mercati in questi giorni saranno più tranquilli”.

Ormai i sommi hanno il respiro corto, non si avventurano in estrapolazioni annuali. Hanno accorciato i tempi di durata delle previsioni (accorciamento che va di pari passo con la diminuzione delle duration delle aste dei titoli sovrani); ormai danno scadenze mensili, talvolta settimanali (ma non azzeccano neanche quelle).
Non mi sorprenderei che nel giro di poco tempo arrivassero, con l’usuale piglio di superiorità intellettuale e tra pubbliche dichiarazioni di stima dei politici presenti, dichiarazioni del tipo “nella prossima mezz’ora il sistema finanziario reggerà” oppure “nel prossimi quarto d’ora si potranno dormire sonni tranquilli” (quest’ultima dichiarazione magari rilasciata all’una di notte, fuso orario di New York).
Nessuno comprenderà nulla finché non ci si renderà conto che non siamo di fronte ad una burrasca passeggera da analizzare con l’usuale paradigma epistemologico: è in corso la tempesta perfetta che sradicherà dalle fondamenta i fragili edifici costruiti.

domenica 13 giugno 2010

LA RANA ED IL GABBIANO

Un giorno, un gabbiano trascinato dal vento in prossimità di una collina, avvisò una rana che gracidava beata nel ristagno di un pozzo che una bufera era in procinto di giungere. La rana, che nella sua limitata visuale, vedeva un sole splendente intimò che il gabbiano tacesse perché non era una rana, non apparteneva alla loro specie. Che il presuntuoso ed ignorante gabbiano tornasse nel suo mare e pensasse ai suoi pesci.
Ho immaginato questa storiella leggendo un commento scritto su di me che un gentile lettore mi ha segnalato inviandomi un e-mail.

Vi voglio segnalare alcuni passaggi che reputo molto significativi dell’aria che si respira in fondo al pozzo:” Gia' una volta nell'ultimo mese ho avuto a che fare con economisti improvvisati che vogliono raccontare a tutti (un blog e' in fondo la realizzazione di questo desiderio), e quindi anche a chi in materia ne sa infinitamente piu' di loro, come gira il mondo degli affari..quando qualcuno proveniente da altre discipline, in particolare quelle di tipo scientifico, mette mano all'analisi dei fenomeni di natura economica fa disastri” ed ancora:” L'autore in questione e' un giovane fisico, Leon Zingales, improvvisamente colpito sulla strada della finanza. Probabilmente ignorante anzicheno' della materia, ma anche per impressionare il volgo, infila dentro al commento sull'euro qualche novelletta di fisica, sperando cosi' di supplire alla sua piu' che probabile mancanza di conoscense specifiche di ordine superiore (nel senso di studi universitari certificati)”. Per meglio chiarire il concetto:” Il pastrocchio che fa il nostro Leon ha del fantastico, l'Europa orientale, la termodinamica, Maxwell, l'Entropia” ed infine l’invito fermo quanto saggio:” Per finire forse e' meglio rispolverare per l'occasione un altro proverbio "Ofele' fa el to meste'!", "cioe' amico (pasticciere, fabbro, fisico, ecc.) fai il tuo mestiere".
Queste illuminate parole provengono da un economista (non particolarmente famoso), un certo Luciano Priori Friggi (chissà perché gli economisti hanno nomi tanto lunghi). Cito le parole del sommo, non perché provengano da una fonte autorevole, ma perché indicativi di una forma mentis rigida e dogmatica, un'abitudine a ragionare a compartimenti stagni.
Nessuno che non abbia una laurea in Economia può parlare agli economisti, il fisico continui a fare il fisico. In parole povere “Ghe penso mi”, che nessuno osi disturbare gli esperti all’opera.
In verità è proprio quanto è accaduto: finora ci hanno pensato loro e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.
Ho più volte detto che reputo più credibile gli astrologi e gli spiritisti rispetto agli economisti di professione; tutto ciò non in base a preconcetti, ma perché negli ultimi anni non ne hanno azzeccata una. Non credo affatto che gli economisti non siano intelligenti; il problema è che hanno studiato su libri sbagliati, ed è proprio sudando su di essi che hanno ottenuto le loro acclarate conoscenze.
Amico Friggi non è necessario avere un certificato di conoscenza superiore di economia, basta vedere tutto dalla giusta visuale. Cerchi di saltare fuori dal pozzo e si renderà conto anche lei di come è vasto e complesso il mondo reale.

P.S. Notoriamente ho il gusto del paradosso. Non è vero che tutti gli economisti sono cosi’. Ho ricevuto in questi mesi e-mail di incoraggiamento da molti economisti (alcuni di questi veramente noti).

mercoledì 9 giugno 2010

IL RITO PAGANO

Chi crede che il giorno fondamentale per la Repubblica Italiana sia la festa del 2 Giugno oppure l’anniversario della Liberazione del 25 Aprile è in clamoroso errore. Il rito sacro per eccellenza è il 31 Maggio, quando il Governatore di Banca Italia Mario Draghi tiene l’assemblea annuale di Palazzo Koch.
Tutti i maggiori notabili del potere economico e politico sono accorsi ad ascoltare in religioso silenzio le parole del sommo, pronti a scattare con scroscianti (nei limiti del rigore che si respirava) applausi ai profondi quanto nobili concetti espressi.
D’altro canto il Governatore merita tutto il rispetto possibile per la sua inconfutabile capacità di preveggenza. Tutte le previsioni che ha espresso si sono sempre prontamente avverate (..anche se all’incontrario); in altre parole il sommo oracolo, sfidando qualsivoglia legge della probabilità, non ne ha azzeccato neanche una.

Nel 2006 aveva affermato che era necessario che vi fosse“la massima autonomia operativa dei fondi speculativi”. Nel 2007 aveva esaltato i prodotti derivati “che consentendo di scomporre e valutare il rischio di credito, contribuiscono ad innalzare la produttività del sistema finanziario”. Peccato che pochi mesi dopo scoppiò la grande crisi (originata dalla proliferazione dei tanto amati derivati) di cui Draghi aveva avuto contezza come un ubriaco vede un lampione con la luce spenta.
L’anno scorso, non contento dei pali in faccia, aveva vaticinato che “le tensioni sui mercati finanziari si sono allentate”. Tutto quanto condito con le solite espressioni della forza del sistema Euro e della sua intrinseca stabilità.
Quest’anno il Governatore si è limitato nei voli pindarici parlando genericamente di rigore, equità e competitività esprimendo concetti illuminati e saggi. In particolare con vigore molto british ha attaccato gli evasori fiscali perché causa di macelleria sociale. Faccio fatica a solidarizzare con gli evasori, ma una predica che viene dal pulpito di chi ha lavorato per Goldman Sachs (non proprio una società pregnante di amore solidale) mi suona stonata come la mia voce sotto la doccia.
Credo di aver capito la differenza tra la Matematica e l’Economia. In Matematica uno che si distingue in affermazioni sempre sbagliate cessa di avere qualsivoglia credibilità; in Economia viene viceversa promosso Governatore della Banca d’Italia e finanche capo del Financial Stability Board che deve risolvere la crisi mondiale.
Capisco che i piromani, dopo aver contribuito ad appiccare l’incendio (il fuoco sempre più violento ha come causa la deregolamentazione e la proliferazione dei prodotti derivati), tendano a minimizzare le proprie responsabilità; ma mi sembra esagerato che si vogliano addirittura travestirsi da pompieri per spegnere le fiamme (magari gettando benzina).

domenica 6 giugno 2010

I FIGLI DEL DIAVOLETTO

Come previsto, la linea Maginot del piano Euro è stata raggirata attaccando uno dei ventri molli del Sistema Euro: la sua esposizione finanziaria nei confronti dell’Europa Orientale.
Le mani forti del mercato obbligazionario reagiscono seguendo dogmi macro-economici che ignorano la termodinamica. I grandi investitori credono che il sistema Euro possa spontaneamente segregarsi tante fasi (corrispondenti alle vecchie valute nazionali) e si precipitano verso il polo con maggiore potere attrattivo: la Germania.
Non a caso lo spread tra titoli italiani ed i Bund tedeschi ha raggiunto i 165 punti (record dalla nascita dell’Euro) ed ancora peggio va per la Spagna (197 basic points), per non parlare della Grecia (565 basic points, praticamente un cadavere ambulante). Parimenti lo spread sui CDS a 5 anni (assicurazioni contro il fallimento) rispetto alla Germania è volato a 737 punti per la Grecia, a 242 per la Spagna ed a 222 punti per l’Italia.
Poveri illusi, non sanno che il Secondo Principio della Termodinamica non può essere violato: una volta mescolato il sistema, non è possibile che il sistema si segreghi senza lavoro dall’esterno (non riesco ad immaginarmi quale attore economico possa fornire energia gratuitamente alla zona Euro); nessuna creatura demoniaca (diavoletto di Maxwell) può essere creato per partizionare il miscuglio nei suoi ingredienti originari, per separare le molecole veloci da quelle lente: violerebbe il principio di aumento di Entropia.
Fuori dalle analogie, il connubio incestuoso tra banche e titoli sovrani ha raggiunto livelli tali per cui oggi è insensato parlare di debito pubblico italiano, spagnolo o greco. I titoli sovrani sono distribuiti nei portafogli in maniera praticamente uniforme in tutta la Zona Euro (e non solo); le bombe ormai tossiche sono contenute in tutti i caveau.
Le banche tedesche (e peggio ancora quelle francesi) sono ingolfate da titoli di Stato dei Piigs e le perdite per le svalutazioni sarebbero insostenibili. Se a ciò si aggiunge l’attacco sul fronte orientale, gli USA possono continuare a primeggiare nella guerra dei Titoli Sovrani (Bullard, capo della FED di St.Louis, ha dichiarato candidamente che la crisi dell’Euro avvantaggia gli USA ed i suoi TBills).
Il tempo dell’economia non è solo irreversibile, ma in prossimità del punto critico scorre molto velocemente; probabilmente l’Euro inizierà a perdere i primi pezzi entro il prossimo anno (se non addirittura entro questo).
Ma non crediate che la Germania possa essere considerato un porto sicuro di approdo dalla tempesta: il progressivo smembramento dell’Euro (la moneta unica verrà ricordata come il più drammatico esperimento di macro-economia della storia recente) creerà, a causa delle immense svalutazioni conseguenti, uno tsunami che sommergerà anche i severi e rigorosi teutonici.

mercoledì 2 giugno 2010

POCHI ATTIMI DI RESPIRO (seconda parte)

Malgrado le affermazioni peregrine dei sostenitori dell’ipotesi di mercato efficiente (accademici tronfi incapaci di pensare), la speculazione non è un’entità astratta.
Esistono invece vili profittatori, parassiti pronti a succhiare il sangue delle prede più deboli, uomini grigi che stanno rubando il tempo delle economie ed il futuro delle generazioni. Simili loschi personaggi, dopo aver determinato la crisi sistemica, stanno imponendo tagli all’economia reale. Stanno succhiando energia dall’economia reale per far continuare a sopravvivere la dis-economia virtuale.
E’ l’ora delle decisioni irrevocabili: misure drastiche devono essere prese, radicali scelte devono essere compiute.
Allorché l’Italia entrò nella moneta unica e le monete nazionali vennero soppiantate, qualsiasi timida reazione all’esaltazione collettiva (guidata da potenti mani) venne messa al pubblico ludibrio. Anni particolari percorsi da eventi singolari precedettero quella decisione (vennero compiuti atti in confronto ai quali lo Yacht di Briatore e la casa di Scaiola rappresentano piccole monellerie di simpatici fanciulletti). In quel periodo affermare che l’Euro, cosi’ come era stato costruito, rappresentasse una camicia di forza, un’innaturale creatura rigida era considerato un attentato alla verità. Vigili controllori (poi adeguatamente ricompensati con onori, prestigio e potere) vennero piazzati affinché tutto procedesse come una parata festosa.
Tutti i nodi di quelle sciagurate decisioni sono ormai arrivati al pettine.
Di fronte alla tremenda guerra in atto non vi è altra strada che dichiarare default. Si preservino soltanto i titoli di Stato in mano ai piccoli risparmiatori italiani e si dichiari il default sugli altri (immantinente il debito verrebbe dimezzato). In fondo l’Italia è praticamente in pareggio di bilancio escludendo la voce del pagamento dell’interesse sul debito.
Mi rendo conto che una delle non secondarie conseguenze sarebbe la definitiva rottura dell’Euro: vi giuro che non piangerò lacrime di coccodrillo e non farò orazioni funebri di circostanza.
L’ideale, a quel punto, sarebbe nazionalizzare la Banca d’Italia acquistando il pieno controllo pubblico dell’emissione della moneta sovrana. La Storia insegna che fu proprio tale controllo uno dei principali motivi che permise all’Italia fascista di reggere l’onda d’urto della Grande Depressione che si diffuse a partire dal 1929.
Per mettere in atto simili decisioni servirebbe un governo di solidarietà nazionale costituito da patrioti; purtroppo i servi degli uomini grigi sono sempre molto numerosi.
Mi rendo conto che le precedenti affermazioni saranno considerate provocazioni di un buontempone. Fatelo pure, non mi opporrò certamente: d’altro canto, anche le mie critiche all’Euro inizialmente ricevettero un simile trattamento. Questa volta non passeranno anni per avere conferma della bontà di quanto detto: sarà sufficiente qualche mese, allorché altri sacrifici (sempre maggiori e sempre più inutili) verranno richiesti.
Purtroppo la guerra è ormai totale. Un default parziale è l’unica possibilità che ha l’Italia per emergere dall’acqua prima che i nostri polmoni brucino per assenza di ossigeno.

domenica 30 maggio 2010

POCHI ATTIMI DI RESPIRO (prima parte)

La manovra che il Governo si appresta ad approvare (25 Miliardi di Euro in due anni) sta suscitando un vespaio di polemiche. Sembra partito l’assalto alla diligenza per salvare i talvolta legittimi (ma più spesso vergognosi) interessi corporativi. Tra i miei colleghi di Scuola Superiore si mugugna, ci si lamenta, ci si indigna. All’Università, dove faccio ricerca, si protesta, si alzano barricate: il mondo dell’Istruzione è in fermento.
La solita questione: ci si focalizza sul particolare perdendo di vista il nocciolo della questione. Pochi sono veramente consapevoli di quanto sta accadendo: siamo tra gli sfortunati spettatori di un punto critico, di una discontinuità economica. La realtà si presenta con tutta la sua drammatica evidenza: non siamo di fronte ad una crisi usuale (ad una malattia esantematica di un bimbo che cresce), ma viceversa la crisi è di sistema (un cancro ormai in metastasi che divora il corpo con sempre crescente violenza).
Si ragiona come se fossimo in tempo di pace: in realtà siamo nel pieno di una guerra non dichiarata, ma non per questo meno violenta.
La manovra è sbagliata non perché colpisce con scarsa mira, ma perché non risolve nulla. Ho troppo stima per il Ministro Tremonti per pensare che anche lui non lo sappia (ne ho molto di meno per gli economisti accademici). Vi giuro che sarei ben felice di veder decurtato finanche del 20% il mio non lauto stipendio qualora servisse a qualcosa.
In parole povere la manovra è assimilabile alla richiesta di trattenere il respiro per sopravvivere sott’acqua: guadagneremmo soltanto pochi secondi di vita, non risolveremmo nulla

Il Debito pubblico Italiano è di circa 1750 Miliardi di Euro. Nella tremenda guerra dei titoli sovrani (guerra economica mondiale) è sufficiente che il mercato imponga un aumento dello 0.8% del tasso di interesse richiesto che automaticamente i 12 Miliardi di Euro della manovra verranno inghiottiti in un sol boccone. Ho apprezzato molto la tempistica (intelligente ed oculata) con la quale sono state emesse le obbligazioni italiane, ma il debito italiano è un pozzo senza fondo: rimangono ancora da piazzare per quest’anno 125 Miliardi di obbligazioni.
I primi segnali purtroppo sembrerebbero confermare questi timori: i CDS sull’Italia sono aumentati e contemporaneamente nell’asta BTp 2013 il rendimento è salito al 2.35% (dal precedente 2.07% dell’asta di Aprile) mentre il CcT a sette anni è stato piazzato con un tasso il tasso di interesse del 2.32% (rispetto al precedente 1.63%). Similmente, sul mercato secondario, il BTp decennale ha raggiunto il tasso dell’4.15% aumentando lo spread con il pari merito Bund germanico a 150 punti base.
Siamo in guerra e ben altre decisioni dovranno essere prese: non si può guarire usando aspirine, tra l’altro con un approccio omeopatico.

venerdì 28 maggio 2010

ANNUNCIO PUBBLICITARIO

OGGI VORREI FARE UN ANNUNCIO PUBBLICTARIO.
Vi invito ad acquistare il libro di Andrea Mazzalai, autore del sito icebergfinanza.
Collegandovi al suo sito, avrete tutte le indicazioni per prenotarlo.
Considerate questo invito come un'espressione di gratitudine nei confronti dell'ottimo lavoro di demistificazione che quotidianamente fa Andea.

mercoledì 26 maggio 2010

LA PIOGGIA PURIFICATRICE

A partire dal 1933 il regime nazional-socialista promosse roghi su larga scala per bruciare libri non consoni alla ideologia nazista. Il comunismo sovietico dimostrò una analoga violenza contro tutto quanto non fosse in perfetto accordo con l’ortodossia imperante (venivano censurati persino gli articoli di Fisica che non si conformavano al materialismo storico-dialettico).
Negli ultimi decenni tutte le posizioni di prestigio delle istituzioni internazionali sono state occupate dai seguaci della più folle e blasfema teoria economica mai esistita: il monetarismo. Tutti gli economisti (anche illustri) che non si sono adeguati al dogmatismo imposto sono stati sottoposti ad un accademico ludibrio. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti; persino di chi, oscurando la luce dell’intelligenza, ha volontariamente indossato le bende.
Miei cari, i sistemi non vivono nell’equilibrio. Impostare politiche macro-economiche immaginando che tutto galleggi in uno stato di equilibrio è criminale. E’ come se venisse progettato un aereo ignorando la legge di gravità: quando l’aeromobile precipita pieno di passeggeri dovremmo sapere chi inseguire con i forconi.
La crisi sistemica che ci avvolge ha cause lontane: il dramma è che coloro che hanno appiccato il fuoco sono i medesimi che pretendono di fornirci le soluzioni. Sono una massa di truffaldini e filibustieri.
Si è compresso il sistema economico il quale reagisce con oscillazioni enormi all’opprimente vincolo imposto dai dogmi: stiamo vivendo in una transizione di fase rivelata da fluttuazioni sempre crescenti. Si è messa una bottiglia d’acqua nel freezer pensando che lo stato liquido fosse l’unico possibile: l’acqua si sta trasformando in ghiaccio e la bottiglia è in procinto di scoppiare sotto una pressione crescente.
Leggendo gli articoli scritti dai seguaci dell’ortodossia economica rimango esterrefatto dalla loro assenza di elasticità mentale. Fino a poco tempo fa credevo che fossero in malafede. Ora ho cambiato idea: la loro chiusura mentale è tale che essi credono veramente a quanto dicono e per questo sono ancora più pericolosi. Se ne fregano della evidenza sperimentale, delle sempre maggiori crepe che solcano la bottiglia: continuano a starnazzare che il ghiaccio non esiste, che trattasi di semplici oscillazioni compatibili con lo stato d’equilibrio.
Sono cantanti stonati, galline strozzate dalla realtà che sta, come una valanga, ricoprendo il loro fragile quanto insulso sistema di dogmi. Stanno in tutti i modi tentando di colorare di bianco tutti i cigni neri che si stanno presentando con sempre maggiore frequenza, ma la pioggia della realtà cade sempre più violenta.
Cosi’ come la tempesta della libertà spense i roghi nazisti e le violenze comuniste, alla stessa stregua l’acqua della verità sta sciogliendo il rassicurante colore che ricopriva i cigni: il nero sta emergendo sempre di più, il bianco è in procinto di essere completamente cancellato. Purtroppo è vana la soddisfazione di chi aveva previsto tutto: è un diluvio che farà annegare tutti quanti.

domenica 23 maggio 2010

LA STELLA POLARE

L’eccesso di informazioni, in assenza di un opportuno codice codificatore, è foriero di assoluta confusione. Si rischia di perdere il proprio tempo sul singolo albero, dimenticando un approccio olistico che consenta di orientarsi nell’evoluzione dell’intera foresta. Bisogna osservare la stella polare per ritrovare i punti cardinali.

E’ già da tempo che scrivo come la vera questione sia ormai la battaglia dei titoli sovrani, la necessità di foraggiare i deficit crescenti. La tremenda lotta delle aste titoli di Stato è sottoposta ad una semplice legge di domanda ed offerta. L’attore principale è rappresentato dagli USA per un duplice motivo: un deficit enorme, sia in termini assoluti che relativi, ed una potenza politica e militare insormontabile.
Semplificando, ipotizzando che gli attuali possessori di titoli siano disposti a rinnovare l’intero pacchetto in mano, consideriamo domanda la quantità dei TBills in scadenza e come offerta l’ammontare delle nuove emissioni (per comodità consideriamo un approccio settimanale).
Allorché l’offerta è superiore alla domanda (praticamente quasi sempre in virtù del deficit crescente) vi sono due strade percorribili: abbellire la propria torta (ossia aumentare di molto il rendimento) oppure aumentare il proprio potenziale di attrazione a scapito del competitore (la zona Euro) diffondendo notizie che la pasticceria vicina vende merce avariata (attraverso le agenzie di rating, ormai ridotti al rango di semplici esecutori degli ordini della FED).
Per ovvi motivi la prima alternativa è improponibile; viceversa la seconda strada, soprattutto per la debolezza politica della zona Euro, rappresenta un sentiero apparentemente privo di ostacoli. Tale sentiero viene percorso con pervicacia tanto più grande quanto più elevata è la duration dei titoli da piazzare.
La settimana appena passata ha registrato (caso più unico che raro) una eccedenza dell’ammontare in scadenza (99 Miliardi Di $ ) rispetto alle emissioni (81 Miliardi di $ tra l’altro a brevissima duration). Non a caso, malgrado le violente oscillazioni, si è registrato un aumento dell’Euro. Sembrerebbe quasi che il massimo relativo dell’Euro sia stato costruito ad hoc in occasione dello storno della settimana prossima, nella quale vi sarà un’elevata asimmetria tra domanda (soli 130 Miliardi in scadenza) ed offerta (192 Miliardi in Emissione di cui 42 con duration due anni, 41 con duration di 5 anni e 31 con duration 7 anni..durate elevate visti i tempi che corrono).
In parole povere, in base a questo semplice modello discusso, il minimo relativo dell’Euro dovrebbe essere raggiunto nella giornata di Giovedi’ 27 Maggio, allorché è prevista l’asta dei 31 Miliardi con duration 7 anni (magari con un parziale recupero il Venerdi’, giornata nella quale non sono previste aste USA). Giovedi’ prossimo dovremmo quindi avere un Euro più debole rispetto a 1.258 che rappresenta l’ultima quotazione.
Ovviamente non ci si aspetti un trend regolare; sarà probabilmente il punto d’arrivo di un percorso sottoposto a forti fluttuazioni. Il contesto è in rapidissima evoluzione, stiamo vivendo una transizione di fase dell’intero sistema economico ed i patterns di correlazione mutano in continuazione.
Quanto detto non tarderà ad avere una prima verifica sperimentale, basterà aspettare la fine della settimana prossima. Ai posteri l’ardua sentenza.

P.S. Vi ricordo che in nessun modo questo post vuole essere un consiglio d’investimento. Questo blog, come chiaramente indicato nel disclaimer, è semplicemente un luogo di discussione in cui esprimo le mie sempre opinabili osservazioni.

mercoledì 19 maggio 2010

L'ARMATA BRANCALEONE

Non capisco perché qualcuno si sorprenda di quanto stia accadendo oggi.
Immaginatevi un esercito nel quale tutti i soldati devono indossare il medesimo vestito e le stesse scarpe indipendentemente dalla propria taglia e dalle condizioni atmosferiche. Immaginatevi un armata nella quale i generali litigano tra di loro e parlano lingue differenti (nel senso sia letterale che figurato del termine). E’ proprio questa la situazione dell’armata della zona Euro nella guerra dei titoli sovrani. Un armata nella quale si raccolgono le migliori qualità dei paesi europei: la simpatia e la disponibilità inglese, la fantasia e l’allegria tedesca, la serietà italiana, il rigore greco, l’esterofilia francese.

Lo stato maggiore è diviso (si veda l’ultimo scontro tra Sarkozy e la Merkel raccontato, e poi ovviamente smentito, da Zapatero), incapace di pensare piani di battaglia a lungo termine; è costituito da comandanti che non riescono a rendersi conto della realtà e seguono dogmaticamente i comandamenti scritti sul manuale del perfetto generale (scritto da chi non ha mai vinto una battaglia nella propria vita). Il comandante in capo è un perfetto sconosciuto (alzi la mano chi riconoscerebbe il presidente del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy) che non ha l’autorità neanche di far scattare sull’attenti un semplice soldato. I vari colonnelli si distinguono in dichiarazioni di puro disfattismo fiaccando del tutto il morale dell’esercito: diffondono panico annunciando che neanche loro credano alla possibilità di vincere le battaglie (le dichiarazioni, questa volta non smentite perché registrate, dell’Amministratore Delegato di Deutche Bank, Ackermann sui fondati dubbi che la Grecia non possa ripagare i debiti).
Mentre sul fronte ci si muove con la medesima sicumera di un pugile suonato e la rigidità dogmatica rischia di trasformarsi in tragedia, nelle retrovie si ha l’altra faccia della medaglia: la tragedia della mancanza di flessibilità si tramuta in farsa.
Si perpetua il folle cammino dell’apoteosi del burocratese, il fuoco d’artificio di assurde regolamentazioni..in altre parole si continua a legiferare sul nulla.
L’ultimo esempio: dal primo Giugno, grazie alla somma sapienza degli illuminati spiriti che hanno scritto le norme del Regolamento comunitario del Mediterraneo, sarà vietata la pesca con le draghe fino a 0,3 miglia dalle coste. A rischio spaghetti e bruschetta con le telline (che vengono pescate sotto costa tramite draghe), il cannolicchio e la vongola non allevata. In altre parole si è deciso di difendere le telline dai cattivi pescatori..dalle s-telline della bandiera si è passati alle telline. Perdonatemi la facile battuta: mi sembra che, aggiungendo una lettera levata in precedenza, invece dell’euro si stia ottenendo il n-euro. In fondo trattasi di battaglia fortemente significativa: non può sorprendere che un Europa senza spina dorsale venga ricordata essenzialmente per la difesa dei molluschi.

domenica 16 maggio 2010

LA FALANGE MACEDONE

La falange macedone, configurazione ritenuta invincibile, fu sconfitta organizzando un fulmineo attacco ai lati. Durante la Seconda guerra mondiale, le truppe naziste superarono la linea Maginot (che i francesi credevano fosse una resistenza invincibile nei confronti delle armate tedesche) semplicemente aggirandola con un blitz noto come Fall Gleb invadendo Belgio ed Olanda.

La Storia è piena di esempi di come il pensiero creativo e divergente distrugga l’ortodossia rigida che erige dighe che si pensano indistruttibili. La BCE ha stanziato 750 Miliardi di Euro per bloccare i cali dei prezzi (e quindi l’aumento dei rendimenti) dei titoli sovrani dei paesi della moneta unica sotto l’attacco degli speculatori credendo di erigere un fortino invincibile. Poveri illusi pervasi da un dogmatismo senza limiti: la barriera è in procinto di essere raggirata e si sta preparando un altro assalto (che potrebbe essere fatale) contro la moneta unica.
Piccole avanscoperte delle forze nemiche sono stati già individuate nei paesi dell’Europa Orientale; esploratori nemici si aggirano segnando nelle mappe i punti più deboli. In virtù della enorme quantità di prestiti effettuati dal sistema bancario della zona Euro, l’attacco ai paesi dell’Est Europa raggiungerebbe il medesimo scopo dell’assalto ai ventri molli della zona Euro evitando nel contempo le contromisure della BCE. Non a caso Venerdi’ scorso, mentre l’Euro raggiungeva il minimo degli ultimi due anni contro il Dollaro e perdeva terreno pure contro la Sterlina (praticamente un cadavere che cammina), le uniche valute nei confronti delle quali avanzava erano quelle dell’Europa Orientale. Ha infatti guadagnato lo 0.20% contro la Corona ceca, lo 0.1% contro il Leu romeno, lo 0.8% contro lo Zloty polacco e ben l’1.3% contro il Fiorino ungherese.
Gli squali stanno raggirando la barriera vanificando qualsiasi tentativo di resistenza di uno schieramento ondivago e diviso. Ho i miei dubbi che, qualora la situazione precipitasse nell’Est Europa (qualche avvisaglia è già presente in Romania), la variegata leadership che guida la moneta unica abbia la volontà, la compattezza e la forza per opporre una valida resistenza.
Amici cari, uno scontro non dichiarato ma mortale è in atto: la guerra dei titoli sovrani. Malgrado l’apparente concordia che sembra regnare tra le due sponde dell’Atlantico, una logorante guerra di nervi è in atto: un crescente flusso di debiti esce dagli stati ed, al fine di garantirsi gli acquirenti, tutti i metodi sono ammessi per l’accaparramento dello scarso ossigeno a disposizione. E’ uno scontro tattico e strategico che si presta a repentini cambiamenti di fronte: purtroppo la zona Euro, attore con minore elasticità, sarà destinato ad una sicura sconfitta malgrado i fondamentali non siano di certo i peggiori.

mercoledì 12 maggio 2010

I NOVELLI ICARO

L’articolo di Perotti “Rating e hedge falsi bersagli” sul Sole 24 Ore di Sabato scorso è un articolo esemplare: nel senso che dimostra come i principi di logica aristotelica siano considerati dai sommi economisti come quisquilie, inutili orpelli. I Nostri si librano come novelli Icaro nel cielo della libertà, slegati dalla logica, non più vincolati dal principio di non contraddizione: peccato che il sole della realtà alla fine sciolga le ali di cera.
Per chi non lo avesse letto (non sapete cosa vi siete persi), vi era una difesa ad oltranza delle agenzie di rating e dei fondi hedge. Il simpatico Perotti (era visibile una sua foto sorridente che suscitava sentimenti di cordialità), per liberare Moody’s, dalle vili accuse di aver scatenato speculazioni ribassiste scrive:” le informazioni necessarie per farsi un’idea sono accessibili a chiunque abbia una connessione internet..davvero i politici pensavano che migliaia di analisti di tutto il mondo aspettavano questo report per essere preoccupati per le banche europee?”. Perdonatemi se oso, indegno come sono per interpretare simili geniali asserzioni, tradurre per noi comuni mortali. In parole povere, è stato semplicemente un caso se dopo il report è partito l’attacco, perché l’opinione delle agenzie di rating vale molto poco.
Poiché le perle di saggezza si attraggano e si concatenano Perotti, commentando l’idea di introdurre un agenzia di rating Europea statale, si chiede con la fine retorica che caratterizza i grandi pensatori:”quale autorità una simile agenzia può avere nel valutare i Titoli di Stato dei paesi UE?”. Mi permetto di aggiungere che avrebbero la medesima autorità che hanno le agenzie di rating di giudicare i Titoli USA e UK, tuttora caratterizzati dal grado di massima affidabilità.
Mettendo da parte il ruolo di filosofo della logica libera da pregiudizi, Perotti riprende il ruolo di rinomato docente di economia spiegandoci che non è vero che gli hedge funds guidino con sapienza la manina del ribasso perchè:”Politici, media e purtroppo molti operatori di mercato si dimenticano anche che i prezzi degli asset possono scendere senza che nessuno speculi al ribasso, semplicemente perché molti decidono di vendere”..insomma quanto è accaduto è una semplice conseguenza di una offerta superiore alla domanda, un usuale mercato razionale Walrasiano.
Collegando le asserzioni precedenti abbiamo che l’autorevole Moody’s ha dato indipendenti giudizi che però nessuno ascolta. Casualmente è accaduto che, per semplice legge di mercato, i venditori hanno venduto, ma nessuno ha speculato.
Amici cari i tempi cambiano: è passata l’era dei sillogismi aristotelici, è giunta l’ora degli anti-sillogismi perottiani. Ciò che mi amareggia è che sono venuto soltanto per caso a conoscenza di simili rivoluzionari approcci alla logica. Essendo un docente moderno, mi piacerebbe che qualcuno di voi mi aiutasse a sistematizzare gli anti-sillogismi in modo tale da poter comunicare tale rivoluzionario concetto ai ragazzi. Un anti-sillogismo potrebbe essere:” E’ da una settimana che splende il sole. Ti ho fatto lo sgambetto e casualmente sei caduto. Ma la colpa è della pioggia”.


P.S. E’ da mesi che mi prodigo ad interpretare l’Economia mediante analogie con la Fisica. E’ bastato un articolo di carattere mistico-religioso ed ho subito raggiunto il record di 1163 visitatori e di 2242 pagine viste.

domenica 9 maggio 2010

ORDO AB CHAO

Qualsivoglia sia la reazione dei mercati alle difficili decisioni prese dal summit dei governi europei, sento la necessità di fare alcune considerazioni.
La Settimana scorsa sarà ricordata come l’incipit della fine, come l’inizio del conto alla rovescia. Un tornado ha attraversato con imprevedibile violenza i mercati borsistici trasformandoli in lande desolate: si è dimostrato come anche l’ultimo fortino possa essere violato a piacimento. Fluttuazioni enormi, oscillazioni mai viste hanno rivelato come il fragile equilibrio che si era stabilito dopo la prima ondata della crisi sistemica sia ormai in uno stato di totale decomposizione.
Come l’Estate del 1939, la Storia sta procedendo con rapido passo di fronte a noi, spettatori impotenti e spesso distratti dal circo mediatico. Cosi’ come accaduto ai passeggeri del Titanic poco prima dell’esiziale schianto, un freddo raggelante rivela che l’iceberg è quanto mai vicino. Il tempo sta accelerando e gli eventi si susseguono con sempre maggiore velocità.

Il segnale è stato lanciato forte e chiaro: è giunta l’ora del grande caos. Momenti di quiete si alterneranno ad uragani in un crescendo di fibrillazione, mentre il vortice del fallimento dei titoli sovrani ci attirerà con una intensità sempre maggiore.
Una battaglia cruenta si sta combattendo: due schiere di vampiri (prima in perfetta simbiosi) si affrontano senza esclusione di colpi lasciando cumuli di macerie e rovine fumanti. Da un lato chi preferisce continuare a succhiare il sangue da un corpo morente uccidendolo lentamente, dall’altro chi desidera distruggere il corpo ormai esanime in un apoteosi di cupio dissolvi. La lotta è tremenda e sotto i colpi inferti le autorità politiche si muovono dominate dalla paura, come impotenti marinai di una piccola barca trascinata da alti cavalloni. In ogni Stato funzionari prezzolati contribuiscono a gettare benzina sul fuoco fiaccando la resistenza; seminatori di zizzania e vili traditori, sotto la promessa di essere adeguatamente ricompensati, si sono trasformati in servili esecutori di ordini secondo il motto del divide et impera. Qualsivoglia schieramento vincerà, la morte del sistema è certa: resta da decidere se avverrà per lenta agonia o per eutanasia.
Si sta avvicinando l’ora dell’ombra più lunga ed i servi del principe di questo mondo si stanno scatenando. I draghi che hanno sputato fuoco infiammando il mondo sono in procinto di dipingere di bianco i loro cavalli neri: presto si trasformeranno in candidi cavalieri che verranno acclamati per ristabilire l’ordine. Le folle affamate, disorientate e spaurite preferiranno una schiavitù sulfurea rispetto all’anarchia che seguirà alla caduta del sistema. Il lupo famelico, dopo aver razziato una grande moltitudine di pecore, si travestirà da buon pastore ingannando le pecore superstiti che verranno a loro volta presto sbranate.
Di fronte al potere delle tenebre non ci si può affidare semplicemente agli uomini di buona volontà: il punto di non ritorno è stato ormai superato. L’unica salvezza è la Regina della Pace, la Rosa Mistica. Riprendiamo in mano la Coroncina del Santo Rosario recitando con Fede il Saluto dell’Angelo alla Vergine Immacolata.

giovedì 6 maggio 2010

FLUTTUAZIONI DEI MERCATI OBBLIGAZIONARI E PUNTO CRITICO

Questo articolo è stato pubblicato da Wall Street Italia. Riassumo alcuni concetti espressi in post precedenti al fine di evidenziare come il nuovo terreno di battaglia sia il mercato obbligazionario. Quanto scritto è la naturale continuazione della battaglia dei titoli sovrani.


La maggior parte degli osservatori reputa il mercato azionario l’indicatore privilegiato dello stato della crisi. Non e' cosi'.
In Fisica è noto come ogni particella debba essere rivelata con opportuni strumenti. Qualora cercassimo di acchiappare i neutrini usando retini per farfalle non osserveremmo nulla. Ciò non significa che i neutrini non esistono: si è semplicemente sbagliato lo strumento rivelatore.
I mercati azionari sono ormai completamente distaccati dal sistema reale e le fluttuazioni dei mercati obbligazionari sono semplici oscillazioni che servono a trasferire risorse dal parco buoi verso gli agenti informati. In questo senso i mercati azionari non sono più un indicatore della crisi. La FED è pesantemente intervenuta nel mercato azionario guidandolo con sapienza, mediante un classico effetto leva, onde consentire, mediante poche (si fa per dire) centinaia di miliardi di dollari, una adeguata ricapitalizzazione del sistema finanziario.
Il vero terreno di battaglia si è spostato nel mercato obbligazionario, in particolare nella guerra per l’acquisto delle bombole di ossigeno per gli stati: la battaglia dei titoli sovrani. Le fluttuazioni dei mercati obbligazionari sono ben più pericolose. L’attacco contro la Grecia è ormai un caso da manuale con un meccanismo ben oliato: si attaccano i punti deboli della zona Euro, si fanno volare i rendimenti obbligazionari, si gonfiano i CDS e, nel contempo, per contraltare, si impone il dollaro come moneta di rifugio.
Ma il troppo è troppo: sottoporre a sollecitazioni sempre più ampie un sistema rigido come l’euro sta celermente conducendo la moneta unica verso il punto di rottura. Continuare la speculazione contro l’euro onde consentire la vendita dei TBills USA è ormai divenuto rischioso come buttare un cerino acceso dentro una pompa di benzina.
Nel momento in cui la fluttuazione sui Titoli di Stato amplificata dagli speculatori raggiunge una soglia critica il sistema esibirà una transizione di fase. Un repentino flusso di informazioni si propagherà per l’intero sistema mutando il suo stato termodinamico. Non si creda di poter isolare il possibile default della Grecia in un compartimento stagno sterilizzando il resto del sistema Euro. L’eventuale fallimento determinerà un effetto domino che contagerà in modo repentino molti altri paesi della zona Euro (Portogallo, Irlanda e Spagna, detti PIIGS) e poi si espanderà come un virus inarrestabile fino ai pachidermi: Gran Bretagna ed USA in primis.
L’errore (e direi anche l’orrore) degli economisti classici è credere che in il tempo sia omogeneo. In prossimità di una transizione di fase il tempo corre: ghiacciata una porzione di sistema, l’intero sistema celermente congelerà.
Si sono lanciati generici allarmi sul deterioramento dei conti pubblici, credendo che il tempo giochi a proprio favore consentendo graduali e poco dolorosi aggiustamenti; ormai il tempo dell’economia non si misura più in anni, tutto sta accelerando. Gli eventi precipitano: il punto critico è vicino e nei prossimi mesi (se non addirittura settimane) si ballerà parecchio.

mercoledì 5 maggio 2010

IL VISPO ROMANO

Qualche giorno fa improvvisamente un abbiocco mi ha colpito. Ero convinto che il colpo di sonno fosse dovuto ad un qualche virus oppure ad una forma di stanchezza tipica nei periodi di cambiamento di stagione. Nulla di tutto ciò; in verità la causa scatenante del torpore era la voce mugugnante che di sottofondo sentivo dalla radio accesa: stavano intervistando Romano Prodi su Radio 24 a proposito della crisi che incombe sulla moneta unica.
Conscio dell’importanza dell’interlocutore mi sono sforzato di prestare attenzione alle sempre illuminanti parole del Professor Prodi che, con la usuale foga di un bradipo alla moviola, stava affermando “Non è l’Euro che è debole; è il caos che c’e’ dentro l’Euro che lo indebolisce”.
Si narra che per sembrare intelligente bisogna dire cose che nessuno capisce; dalla suddetta frase ho avuto la conferma come il Professore sia una delle menti più geniali mai partorite dal genere umano.

Non contento delle esoteriche parole, il Professore vaticinava (..almeno credo..poiché il sonno, come il velo d’oscurità che vince la luce dopo il tramonto, stava avvolgendo sempre più la mia mente nel torpore) che l’Euro era ormai una realtà irreversibile e che, passata la nuvola passeggera, il sole della moneta unica avrebbe continuato ad illuminarci. Un po’ come Hitler che muoveva le divisioni ormai distrutte dal suo bunker organizzando improbabili controffensive contro l’esercito sovietico ormai giunto alle porte di Berlino, Prodi ci ha assicurato che tutte le contromisure erano state prese e che l’Euro sarebbe tornato più forte di prima.
Non mi posso dimenticare quando, giulivo come non mai, alla fondazione della moneta unica, il Professore ne celebrava l’avvento dichiarando che, grazie all’Euro, non vi sarebbero state più guerre tra i paesi fondatori. Come dire che, per non litigare con il proprio vicinato, bisogna abbattere le pareti di casa per andare a vivere tutti insieme appassionatamente. In quel periodo contestare la sensatezza dell’Euro era quasi un atto di lesa maestà…da allora di acqua sotto i ponti ne è passata parecchio.
Vi giuro che non ho nulla di personale contro Prodi; provo anzi una istintiva simpatia per la sua paciosa faccia pacioccona da buon curato di campagna. Mi sembra pure una persona intelligente, come lo sono i suoi fratelli (il libro di Analisi Matematica scritto dal Giovanni Prodi è uno dei più belli in circolazione). Ma non c’è nulla di peggio di chi, come l’ultimo guerriero giapponese disperso nelle isole del Pacifico, non si rende conto (perché follemente innamorato delle proprie teorie) di ciò che sta accadendo: l’Euro sta fallendo perché non poteva essere diversamente in base ai suoi atti costitutivi. Trattasi di una creatura ibrida, innaturalmente rigida, termodinamicamente folle; è una camicia di forza, un cappio che sta impiccando le economie dei singoli paesi. Allorché si vuole imporre un dogma che non ha alcun fondamento, la realtà presenta presto il suo conto.
Quando siamo entrati nell’Euro gli illuminati fondatori ci hanno raccontato che un sogno era divenuto realtà; la verità è che la realtà si sta trasformando in un incubo.

lunedì 3 maggio 2010

CHAMPAGNE PER TUTTI

Come previsto la Grecia verrà salvata con i nostri soldi. Naturalmente ha promesso che la strada del risanamento pubblico verrà intrapresa, ma è un segreto di Pulcinella il fatto che non verrà mantenuto alcun impegno. Avanti fino alla successiva minaccia di default sovrano…
Purtroppo non siamo noi il prossimo della lista: prima vi sono quantomeno Portogallo, Spagna ed Irlanda. Rischiamo di arrivare tardi, dobbiamo sbrigarci perché i soldi stanno per terminare. Dobbiamo impegnarci, correre in uno sforzo all’unisono. In altre parole la parola d’ordine è una sola: dobbiamo farci salvare subito dopo la Grecia, dobbiamo superare la fila (..tra l’altro quando mai in Italia si sono rispettate le file).
Un paio di idee li ho: undici mesi di aspettativa obbligatoria per tutti (naturalmente pagati con uno stipendio doppio) ed un mese di ferie facoltative. Per chi non ha lavoro, nessun problema..la soluzione è a portata di mano. Basta far piovere pensioni di invalidità per tutti. Al fine di rimuovere le fastidiose pastoie burocratiche basterà autocertificare il proprio stato di invalidità onde ricevere subito il giusto dallo Stato (..siamo uomini di mondo, nessuno di noi si meraviglierebbe nel vedere ciechi che guidano e sordi che rispondono al telefono). Per chi non ha casa..anche qui presto detto: crociere a spese dello Stato, alloggi in residence di lusso in giro per il mondo e notti da sogno (allietate da bottiglie di Champagne delle migliori annate) nelle suite più lussuose.

Naturalmente non pretendo che le mie proposte siano le migliori per garantire un adeguato tenore di vita al nostro valoroso popolo, ma credo che possano essere un buon inizio.
Ad occhio basteranno tre mesi (forse un po’ meno) per sbragare definitivamente i conti dello Stato ed arrivare ad uno stato terminale come la Grecia: arriveremo ad un debito del 150% del PIL ed un deficit del 18%.
E qui inizia il divertimento: poiché non si è fatto fallire la Grecia (per evitare immense perdite delle banche), non potranno certo far fallire noi (con 600 Miliardi di nostro debito pubblico che danzano allegri per il mondo). Insomma i Crucchi lavoreranno per mantenerci. Certo..inizialmente tituberanno, mugugneranno, protesteranno, minacceranno ma poi finiranno con lo scucire.
Ovviamente anche noi, come la Grecia prometteremo un piano di lacrime e sangue: l’aspettativa dovrà essere ridotta a 10 mesi e 29 giorni (poiché siamo furbi ridurremo il mese di Febbraio e cosi’ li freghiamo), mentre, per rendere più difficile la pensione di invalidità, la certificazione dovrà essere controfirmata dal coniuge del richiedente. Ma, dopo aver ricevuto il generoso emolumento, continueremo a divertirci (come prima e più di prima) per qualche altro mese: come si suol dire, passata la festa gabbatu lu Santu.
Mettetevi nei panni di un passeggero sul Titanic. Qualora avesse saputo la fine che lo aspettava sicuramente non avrebbe fatto il taccagno litigando per il prezzo del caviale. Sia le cicale che le formiche annegheranno allorché arriverà il diluvio dei default sovrani: quanto vale cantare e suonare in attesa dell’inevitabile ed allora…Champagne per tutti.

mercoledì 28 aprile 2010

IL VORTICE CHE RISUCCHIA

A prescindere da quando partirà il piano di salvataggio della Grecia, un fatto è sicuro: trattasi di semplice dilazione poiché il problema si porrà in forma sempre più grave con il passare del tempo. Le condizioni poste dal dalla UE e dal FMI finiranno con lo stringere ancor di più il cappio al collo.
Malgrado quanto dica Perotti sull’editoriale del Sole 24 Ore di Sabato scorso “Tragedia greca senza drammi”, in questo caso tragedia e dramma coincidono: la riduzione della spesa pubblica e l’aumento delle tasse trascinerà in una spirale deflazionistica il paese ellenico. Si hanno seri dubbi che il deficit ed il rapporto debito/PIL possano veramente scendere; gettando liquidità tutto potrà essere posticipato di qualche mese ma i nodi verranno presto al pettine. Il vortice del debito risucchierà senza sosta qualsiasi aiuto senza mai placarsi.


La Grecia farà finta di accettare qualsivoglia piano di lacrime e sangue proposto dalla comunità internazionale salvo poi chiedere umilmente scusa per non poterlo rispettare. La conclusione è piuttosto ovvia: i debiti non saranno onorati, il debito verrà autoridotto ed i creditori potranno attaccarsi al tram.
In altri tempi il paese verrebbe messo alla gogna, al pubblico ludibrio di fronte al consesso degli investitori. Ma il contesto è cambiato: la Grecia non avrà la medesima nomea dell’Argentina nei mercati internazionali. Molto più semplicemente il paese ellenico rappresenterà l’apripista, il fulgido esempio da seguire per coloro che non vorranno (e non potranno) onorare i propri debiti. Dopo la Grecia, l’effetto domino della non solvibilità contagerà innanzitutto in modo repentino molti altri paesi della zona Euro: Irlanda, Portogallo e Spagna e poi si espanderà come un virus inarrestabile fino ai pachidermi: Gran Bretagna ed USA in primis.
Immaginiamo di estrarre calore in una porzione d’acqua con velocità costante. Fino al raggiungimento della temperatura di congelamento non noteremmo alcun significativo cambiamento. Improvvisamente, in prossimità degli zero gradi Celsius, una cascata di eventi termodinamici ci colpirebbe e modifiche strutturali sarebbero istantanei (l’acqua si trasforma in ghiaccio). In prossimità del raggiungimento del punto critico, il tempo scorre molto più velocemente, nel senso che la densità degli eventi termodinamici aumenta esponenzialmente.
L’errore (e direi anche l’orrore) degli economisti classici è credere che in il tempo sia omogeneo. Si sono lanciati generici allarmi sul deterioramento dei conti pubblici, sperando che il tempo giochi a proprio favore consentendo graduali aggiustamenti; ormai il tempo dell’economia non si misura più in anni, tutto sta accelerando. Gli eventi precipitano: il punto critico è vicino e nei prossimi mesi si ballerà parecchio.


P.S. Lunedi’ il blog ha raggiunto il record di 866 visitatori unici. Poiché mi diverto scriverei anche se avessi 10 lettori. Ma non nascondo che mi fa piacere condividere il divertimento con cosi’ tante persone. Con affetto.

lunedì 26 aprile 2010

IL GIOCATTOLO SI STA ROMPENDO

L’attacco contro la Grecia è ormai un caso da manuale con un meccanismo ben oliato: si attaccano i punti deboli della zona Euro, si fanno volare i rendimenti obbligazionari, si gonfiano i CDS e, nel contempo, per contraltare, si valorizza il ruolo di sicurezza della moneta più falsa che ci sia, ossia il Dollaro.
Ma il troppo è troppo: sottoporre a sollecitazioni sempre più ampie un sistema rigido come l’Euro sta celermente conducendo la moneta unica verso il punto di disgregazione. Continuare la speculazione contro l’Euro onde consentire la vendita dei TBills USA è ormai divenuto rischioso come buttare un cerino acceso dentro una pompa di benzina. L'euro è un malato terminale con la cui salute non si può più scherzare, è un giocattolo che si sta rompendo.


L’ultimo attacco speculativo contro la Grecia è stato un atto eroico come un colpo di cannone sparato contro la Croce Rossa. E’ infatti noto come, malgrado dichiarazioni di circostanza e promesse da marinaio, nessun aiuto possa essere seriamente programmato prima del 9 Maggio, ossia la data delle elezioni tedesche. Come conseguenza i rendimenti del titolo biennale greco sono volati fino al record del 11.74% , il differenziale tra il decennale greco e l’analogo tedesco ha raggiunto i 500 punti base, mentre i CDS hanno raggiunto i 634 punti.
Il manuale del perfetto speculatore garantisce che, dopo le elezioni, nell’intervallo tra il 9 Maggio ed il 19 Maggio (quando scade uno stock di 8.5 Miliardi di Euro che la Grecia non è in grado di rimborsare), il salvataggio verrà messo in atto consentendo un sicuro guadagno (in seguito alla vendita dei titoli obbligazionari che saliranno di prezzo), fieno in cascina fino al prossimo attacco (magari contro il Portogallo o l’Irlanda se non addirittura verso i maiali più grossi).
Questa volta il finale non è cosi’ ovvio: ho l’impressione che le cose saranno un poco più complicate. In Germania si ha la seria paura che il prestito alla Grecia sia a fondo perduto: non aiutano certo i rumors di un default pilotato da parte del governo greco in seguito al quale sarebbe garantito il rimborso di solo il 75% di quanto dovuto ai creditori. Economisti tedeschi, ritenendo il bailout della Grecia illegale, promettono un agguerrito ricorso alla Corte Costituzionale e la Merkel (che è una signora sveglia..non per niente è laureata in Fisica) sente sempre di più l’odore di bruciato. Ai posteri l’ardua sentenza.
Ma, a prescindere da come finirà, la cosa importante è che nel frattempo, nella guerra mortale dei titoli sovrani, il padrone degli squali avrà raggiunto il proprio scopo. Infatti l’asta quinquennale di titoli USA (42 miliardi di Dollari di TBills il 28 Aprile) e l’omologa asta dei titoli a sette anni (32 Miliardi il 29 Aprile) si svolgeranno senza particolari problemi: investitori in fuga dalla moneta unica si getteranno sull’amo, attirati dall’esca avvelenata.

mercoledì 21 aprile 2010

L'ULTIMO FORTINO

La maggior parte degli acuti osservatori reputa il mercato azionario l’indicatore privilegiato dello stato della crisi. Poiché in quest’ambito il barometro segna alta pressione ed il sole dell’avvenire splende la conclusione è ovvia: tutto va nella direzione giusta, la crisi è finita e chi parlava di fine di un sistema aveva torto marcio. In altre parole il corpo sta guarendo ed era stato colpito non da una malattia mortale, bensi’ da un periodico, per quanto grave, malanno di stagione.

Lo stesso scandalo della Goldman Sachs appare semplicemente un fastidioso strascico che annuvola un cielo altrimenti soleggiato, una banale scossa di assestamento, una semplice dispettosa ape che rovina la gioia di essere sfuggiti da un intero impazzito sciame (non a caso l’editoriale di Sabato scorso del Sole 24 Ore si intitola “La lunga ombra della crisi”).
In Fisica è noto come ogni particella debba essere rivelata con opportuni strumenti. Qualora cercassimo di acchiappare i neutrini usando retini per farfalle non osserveremmo nulla. Ciò non significa che i neutrini non esistono: si è semplicemente sbagliato lo strumento rivelatore.
I mercati azionari sono ormai completamente distaccati dal sistema reale e le fluttuazioni periodiche (come tratterò in un prossimo post) sono semplici oscillazioni che servono a trasferire risorse dai buoi verso gli agenti informati e le mani forti. In questo senso i mercati azionari non sono più un rivelatore della crisi. La FED è pesantemente intervenuta nel mercato azionario guidandolo con sapienza, mediante un classico effetto leva, onde consentire, mediante poche centinaia di Miliardi di Dollari, una adeguata ricapitalizzazione del sistema finanziario.
Il vero terreno di battaglia si è spostato nel mercato obbligazionario, in particolare nella guerra per l’acquisto delle bombole di ossigeno per gli stati: la battaglia dei titoli sovrani.
L’atmosfera sembra serena poiché non si vedono burrasche all’orizzonte, ma non ci accorgiamo dei raggi ultravioletti che ci bombardano. Le notizie sulle obbligazioni governative si accavallano con crescente minacciosità: il rendimento dei titoli decennali greci ha superato il muro dell’8% (si vocifera addirittura di un fallimento pilotato da parte della Grecia), i CDS volano, Spagna e Portogallo tremano e la perfida Albione non dorme certamente tra soffici guanciali. La stessa esistenza dell’Euro è messa seriamente in discussione.
In altri tempi i mercati sarebbero stati sottoposti a terremoti di intensità spaventosa all’apparire di simili eventualità. Ma ormai il mercato azionario vive in un’atmosfera evanescente, atarassicamente distaccato dal mondo reale e quindi isolato dalla trasmissione di oscillazioni che colpiscono i bilanci degli Stati.
In poche parole il mercato azionario è l’ultimo fortino della resistenza: quando dovrà arrendersi di fronte all’inesorabile avanzata della voragine dei debiti, ormai tutto intorno sarà coperto dalle macerie dei default degli Stati sovrani (sovrani per modo di dire).

lunedì 19 aprile 2010

LA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI

Dopo alcune settimane di relativa tranquillità i mercati hanno ballato una danza pericolosa. E’ stato sufficiente l’annuncio ufficiale da parte della SEC (l’analogo della Consob) dell’accusa di frode nei confronti della Goldman Sachs che le azioni delle banche sono precipitate. La SEC ha ufficialmente messo sotto accusa i banchieri di Dio per qualcosa che già da parecchi mesi (ne ero a conoscenza persino io) tutti sapevano: Goldman Sachs ha venduto vino contaminato dal metanolo (ossia 40 Miliardi di CDO, le note collateratized debt obligation) incassando nel frattempo l’assicurazione sulla vita dell’incauto bevitore (13 miliardi di CDS acquistati dalla AIG).
I grandi giornali e gli illustri commentatori hanno celebrato l’evento come una chiara evidenza della capacità degli USA di colpire tutti coloro che sbagliano, del limpido sistema di check e balance della avanzata democrazia americana. In altre parole, quanto accaduto evidenzia come la giustizia americana non sia prona all’interesse di Wall Street e come (anche se non ho capito la consequenzialità) l’amministrazione americana ci stia conducendo verso l’alba di un nuovo e rinnovato progresso economico.
Adolf Hitler, salito al potere, tra il 29 ed il 30 Giugno del 1934 (la sanguinaria notte dei lunghi coltelli), fece massacrare le sue poco controllabili (capitanate dal losco Rohm) squadre d’assalto SA estremamente utili durante la fase destruens. Durante l’opera di normalizzazione istituzionale, l’esagerazione delle SA era controproducente: le SA non servivano più, le ordinate e disciplinate SS erano molto più funzionali all’interesse del Fuhrer.

Goldman Sachs e la simpatica persona del suo CEO, il nostro amico Blankfein, avevano proprio esagerato: i metodi erano sostanzialmente simili a quelli delle altre banche d’affari (non è che le SA fossero più sanguinarie rispetto alle SS, anzi era vero il contrario), ma la forma e l’eleganza completamente diverse. Tra i ladri vi sono delle regole non scritte che devono essere scrupolosamente rispettate: si inganni il più possibile, si rubi pure tutto a tutti, ma si eviti di sghignazzare in faccia alle vittime annunciando di essere cherubini che operano per volontà divina: i derubati potrebbero persino perdere la pazienza e ribellarsi.
Con il massacro delle SA (capro espiatorio ideale delle passate violenze anche per i buffi quanto inquietanti personaggi che li guidavano) si giunse alla fase di dominio istituzionale assoluto da parte del regime nazista. Per fronteggiare la crisi sistemica è necessario una cappa grigia per impedire di squarciare il velo di Maya. Per mantenere intatto l’involucro protettivo basato sulla passiva accettazione da parte delle vittime non vi è più posto per personaggi poco raccomandabili capaci di suscitare sentimenti di profondo astio. Paradossalmente, la tempistica dell’attacco a Goldman Sachs rivela l’entrata in una opprimente fase di normalizzazione: l’ora dell’ombra più lunga si sta avvicinando.

mercoledì 14 aprile 2010

LA GRECIA CONTRO TUTTI E TUTTO

Giuseppe Sottile è curatore del sito http://www.countdownnet.info/ che si occupa di economia nell’ambito della teoria Marxiana. Tengo a precisare che tale teoria è agli antipodi rispetto alla mia formazione scientifica, culturale e soprattutto spirituale. Personalmente reputo che aggrapparsi al comunismo per risolvere la crisi sistemica che ci avvolge è paragonabile al gesto di un condannato a morte che, per sfuggire all’impiccagione, si accomoda in una sedia elettrica. Ma, a prescindere dalla condivisione di quanto scritto, ospito con piacere l’intervento di Giuseppe Sottile. Non per nulla reputo il blog un luogo (sempre nei limiti della buona creanza) di franco e vivace scambio d’idee.

“Greeks have been living beyond their means”. Sono oramai trent’anni che governi e istituzioni economico-finanziarie ripetono questo motivetto per ogni Paese. L’Europa si dotò di strumenti finalizzati a far fronte a questa presunta opulenza con il trattato di Maastricht, il quale ebbe come scopo principale quello di giustificare tagli alla spesa sociale in ragione di una crisi fiscale sorta a partire da un declino economico che ha la sua origine nei primi anni ’70. E’ chiaro che presunti “eccessi” di spesa hanno senso solo in ragione d’una riduzione relativa delle entrate fiscali. Negli ormai lontani anni ’50 e ’60 nessuno si lamentava della crescita della spesa pubblica e dunque del ruolo dello Stato nel computo del PIL, nel mentre le lamentele iniziano a fare la loro comparsa proprio quando questa crescita rallenta ed addirittura si riduce (esclusa la parte di spesa pubblica che sempre più in forma diretta o indiretta – ossia in uscita o entrata - si è rivolta al sostegno del settore privato).
Sono ormai trent’anni, appunto, che sono in voga e vanno di moda presso i governi e le istituzioni “scientifiche” che li supportano in veste di apparati economico-finanziari politiche economiche (monetarismo deflazionistico) e legislazioni sul lavoro che, tentando inutilmente di creare condizioni adatte alla ripresa della crescita economica (ossia dell’accumulazione), hanno aggravato le condizioni di vita dei salariati. Una ripresa in verità v’è stata, consistente nella nascita di una nuova dinamica economica: lo speculative capital, che da tempo impedisce una espansione dell’accumulazione in forma classica, ossia sottrae reddito monetario dalla cosiddetta economia reale, grazie soprattutto ad uno sfruttamento intensivo di una forza-lavoro in permanente diminuzione. Esso così svolge de facto un ruolo rivoluzionario poiché genera tutte le condizioni necessarie al superamento della barbarie che il capitalismo ci sta consegnando.
E tuttavia v’è da precisare come quelle politiche economiche sono state sostenute e continuano ad esserlo nei fatti dai salariati, i quali identificando la ricchezza prodotta con la sua forma monetaria hanno anch’essi creduto, e sembrano ancora credere, che siano necessarie “politiche dei sacrifici”. Incremento della tassazione indiretta (e anche in diversa misura sul lavoro dipendente), tagli alla spesa pubblica in specie sociale (si vedano ad es. le modifiche nei regimi pensionistici), incremento dell’età pensionabile, detassazione dei redditi da capitale, deregulation, riduzione del sostegno all’occupazione ecc, ecc, ecc, tali misure hanno prodotto un peggioramento della qualità (capitalistica) della vita e null’altro.



La novità di questi ultimi mesi è che per la prima volta in trentacinque anni di declino economico (non crisi, termine ideologico usato nella bagarre politica) i lavoratori d’un paese marginale della UE stanno dicendo a gran voce: Basta! E per giunta in forma relativamente organizzata, contro i sindacati di regime ed un governo di sinistra che vorrebbe propinare politiche volte all’incremento della barbarie sociale con i soliti, monotoni e criminali argomenti.
I lavoratori greci si trovano al momento contro tutti poiché in Europa non si è ancora formato un movimento che sostenga la loro lotta. Tuttavia la situazione è assai interessante e direi rivoluzionaria giacché ciò che sta accadendo in Grecia sarà la condizione che si troveranno di fronte anche i lavoratori di ogni altro Paese. La situazione di default della Grecia, infatti, è quella che tutti affrontano e affronteranno nei prossimi anni per via dell’indefinito acuirsi del declino economico. Ai lavoratori greci non resta al momento che continuare nella resistenza o subire le conseguenze di un ulteriore riduzione del deficit pubblico dal 12 al 3 % per il 2012 ed il pagamento di miliardi di nuovo indebitamento pubblico via emissione di nuovi bond. In aggiunta a ciò, va rilevato che governi ed istituzioni finanziare UE si troveranno costretti a soccorrere i vari Paesi per impegni finanziari in scadenza di vario tipo (bond, deficit fiscali dei degli stati membri etc.) e sistemi bancari, con una previsione di spesa stimata più di €1,5 trilioni, che ricadrà sui conti pubblici con ulteriori tagli. In realtà si tratta di un indebitamento che si autoalimenta fagocitando il sistema economico, in analogia a quanto succede tra questo e la dinamica della speculazione. La ciliegina sulla torta viene offerta dai Cds (le scommesse sui default di vari Paesi), che concorrono grandemente ad aggravare il quadro della situazione finanziaria della Grecia.
Di là dalle cifre sul debito pubblico greco, sullo stato comatoso del welfare state, sulla situazione fortemente critica del sistema bancario, sullo stato della performance economica nel suo complesso e sullo stato della “lotta di classe” dei lavoratori greci, che non ha impedito loro nel corso degli ultimi decenni di darsi governi caratterizzati da una diarchia politica, questi ultimi si trovano per necessità costretti o a subire un ulteriore imbarbarimento sociale, che è quanto un capitalismo morente e non più in grado di riprodursi può esprimere, o tentare di sperimentare un sistema sociale che non faccia più della merce “la forma generale della ricchezza” (mercato capitalistico, ma mercato tout court giacché quella forma generale si presentata solo con il capitalismo), cercando di trainarsi dietro altri settori del lavoro salariato nel resto d’Europa. Il sentore di una via verso un socialismo tutto da inventare in ciò che si produce e nel come si distribuisce è presente in parecchia pubblicistica, ma solo individui che vivono di lavoro salariato, un lavoro che non garantisce più gli standard di vita conosciuti, possono mettere fine a questa esperienza storica di riproduzione della specie in direzione di una superiore.
Tutti coloro che dall’alto dei loro troni al momento inneggiano alle politiche di austerità in Grecia potranno così essere messi nel posto in cui la Storia potrebbe destinarli.