venerdì 29 gennaio 2010

IL PUNTO DI SVOLTA

E’ da circa quattro mesi che ho iniziato il mio viaggio insieme a voi nei meandri misteriosi dell’economia cercando, da spirito curioso, di comprendere cosa stesse realmente accadendo. Il blog sta aumentando progressivamente il numero di visitatori ed ha raggiunto una media di 500 lettori giornalieri ma, sinceramente, non è che mi interessi molto: non ho alcuna ansia da prestazione. La cosa importante è che mi sto divertendo (se non fosse cosi’ cesserei immediatamente di scrivere) e mi sto appassionando: sto impiegando un po’ del mio tempo senza guadagnarci nulla di materiale (da oggi levo pure gli annunci pubblicitari…tanto nessuno ci cliccava e, detto tra di noi, facevate pure bene), ma molto di ricchezza spirituale. Ringrazio di cuore tutti coloro i quali sono intervenuti; purtroppo il tempo non è molto e mi scuso se ad alcuni commenti non ho mai risposto. Ho deciso di moderare gli interventi ma ho ridotto veramente al minimo la mia attività di censore: ho tagliato soltanto pochi particolarmente offensivi (…mai nei miei confronti ma concentrati, non credo stranamente, verso Padoa Schioppa e Mario Draghi in occasione dei miei post polemici su di essi…passi l’ironia ed un pò di sarcasmo ma mai l’offesa personale).
Come sapete provengo da un mondo diverso: sono un Fisico Teorico con i vantaggi e gli svantaggi che ciò comporta. Mi sono avvicinato con umiltà, consapevole della mia ignoranza ma privo di qualsivoglia pregiudizio che, volontariamente o no, viene inculcato nella lettura dei manuali universitari. Ho proceduto in maniera opposta di come viene fatto di solito: prima ho elaborato le idee procedendo per analogia con la Fisica dei sistemi complessi e poi mi sono prodigato a leggere le varie teorie economiche sviluppate dagli economisti.
Sono giunto, al di là delle varie analisi più o meno sensate che vi propongo, ad una fondamentale conclusione: stiamo attraversando un periodo che rimarrà per sempre impresso nei libri di storia economica. Probabilmente, immersi nel mare entropico di informazioni che ci bombardano, non riusciamo a comprendere il punto di svolta al quale siamo giunti. E’ ormai evidente che i modelli statici, basati sull’equilibrio, dogmaticamente legati a false teorie continuamente falsificate dall’esperienza stanno fallendo miseramente. Ho iniziato il nostro viaggio affermando che urgeva un mutamento di paradigma di riferimento per una corretta comprensione di ciò che stava accadendo; più passa il tempo e più mi convinco di tale urgenza. Nessuna valida soluzione può essere proposta se non parte da una corretta valutazione dei problemi esistenti. Il tempo sta scadendo e l’ora dei conti definitivi è sempre più vicina.
Gli esperti economisti dei blasonati istituti internazionali farfugliano previsioni come pugili suonati, danno numeri con la medesima competenza dei venditori di ambi certi al lotto. Sinceramente, vista la percentuale delle previsioni azzeccate, mi fido dei soloni sedicenti esperti come mi posso fidare del mago Otelma. L’unica differenza è che gli errori (orrori) degli economisti stanno costando infinitamente di più.

mercoledì 27 gennaio 2010

LA SOGLIA BERNANKE

Una regola non scritta degli ultimi mesi è stata la correlazione inversa tra il Dollaro ed i mercati finanziari che ho discusso in differenti post.
Il Dollaro, la moneta principe dei bei tempi andati, si è ormai ridotta a divenire una moneta su cui giocare al ribasso, ossia sulla quale indebitarsi per investire nei sistemi azionari. Ma nel contempo, in virtù del Quantitative Easing e dell’indebitamento crescente, Bernanke non può permettersi di indebolire troppo il Dollaro onde evitare l’impossibilità di finanziare le aste di Titoli di Stato sempre più abbondanti per finanziare il deficit crescente.
Avevo euristicamente determinato in un range compreso tra 1.43 ed 1.53 la banda di oscillazione entro la quale fare oscillare il Dollaro contro l’Euro onde continuare a persistere in un equilibrio instabile che avevo paragonato al principio d’indeterminazione. La salita oltre 1.43 doveva implicare una caduta dei mercati azionari a causa delle frettolose operazioni di ricopertura delle posizioni di carry-trade aperte. Eppure, malgrado tale soglia sia stata toccata a partire dal 15 Dicembre, non vi è stato un contemporaneo ribasso dei mercati finanziari che è iniziato soltanto la settimana scorsa come rivelano le seguenti figure:



Il ritardo si spiega solo in parte con un fenomeno di isteresi, ossia con la naturale inerzia che il sistema oppone a brusche variazioni delle condizioni a contorno. Non è certo un caso che l’inizio del processo di ricopertura sia iniziato con l’apertura del fronte interno negli USA.
Fin quando l’oscillazione attorno alla soglia di 1.43 è sembrata guidata da Bernanke cui si riconosceva un’indubbia autorità, gli investitori non hanno avuto paura di temporanee perdite. Allorché tale autorità è apparsa essere messa in discussione (Bernanke sarà sicuramente riconfermato Governatore della FED ma già i minimi dubbi avanzati anche da fonti autorevoli minano la convinzione della sua onnipotenza), sono scattate le vendite.
La ricopertura è stata anche spinta dall’impressione che il rafforzamento del Dollaro sia, non tanto un gioco di Bernanke per rendere appetibili i TBills, ma quanto il segnale di un effettivo rischio di tenuta del sistema Euro. Personalmente credo che Bernanke abbia ancora la situazione sotto controllo. Verrà per ora evitato che l’inizio del calo si trasformi in una valanga incontrollabile che travolga la ricapitalizzazione del sistema finanziario ottenuta guidando il rialzo dei mercati azionari a partire da Marzo del 2009. Bernanke nel breve termine sarà anche coadiuvato dalla pubblicazione dei dati macroeconomici drogati dagli incentivi messi in atto. Ma i mostri si stanno avvicinando; in particolare è prossima la nuova ondata di svalutazioni dei mutui ARMS, che causeranno una ulteriore forte oscillazione del fragilissimo sistema finanziario. Si guardi il seguente istogramma:
I mutui ARMS sono caratterizzati dal pagamento di una rata dall’importo rapidamente crescente e, a partire dal secondo semestre di quest’anno, determineranno un notevole ammanco nelle non certo floride casse delle banche americane. Ho l’impressione che, nel giro di qualche mese, si alzeranno sempre più numerose le voci che denunceranno che il re è nudo.

lunedì 25 gennaio 2010

L'INTERESSE NAZIONALE

Perdonatemi l’emozione, ma mentre vi scrivo mi trovo in uno stato di profonda commozione. Ancora le lacrime copiose bagnano le mie gote al pensiero di uno degli articoli più belli mai scritti in questi ultimi anni. Ferruccio De Bortoli, nel Corriere di Domenica, ha dimostrato (per carità..non è che ve ne fosse bisogno) di essere un grande giornalista, ci ha degnato di una pagina memorabile nella storia della carta stampata.
In un ispirato editoriale dal titolo “Il Candidato Italiano” ha riflettuto sulla “mancanza di spirito e di interesse nazionale”. Questi profondi pensieri e brillanti meditazioni non erano naturalmente associate alla necessità di risolvere qualsivoglia problema voi poteste avere in mente.. il Maestro non si abbasserebbe a discutere simili banali trivialità.
De Bortoli richiamava l’interesse nazionale per un motivo molto più elevato: muoversi in un uno sforzo cooperativo affinché Mario Draghi possa divenire il prossimo presidente della BCE. La cosa simpatica è che ha citato l’Aspen Institute di Tremonti per giustificare la necessità di appoggiare con forza la nomina di Draghi: più o meno, visto la notoria corrispondenza di amorosi sensi tra il Ministro ed il Governatore, come cercare di utilizzare il Movimento Per La Vita per fare campagna elettorale alla Bonino.
Il grande giornalista, nella sua limpida onestà, non ha certo nascosto l’invisibile neo nella altrimenti integerrima carriera di Mario Draghi:”Certo, l’aver lavorato per la banca d’affari americana Goldman Sachs può apparire oggi discutibile”. Giusto un pochino aggiungo io, ma ovviamente lo fece per necessità. Mise temporaneamente a tacere la voce sonante della sua coscienza per poter raggiungere un salario che gli consentisse di sopravvivere ed abbandonare lo stato di indigenza in cui si trovava.


Il Professore Mario Draghi è Governatore della Banca d’Italia dal 16 Gennaio del 2006 e dall’Aprile del medesimo anno Presidente del Financial Stability Forum (nomina paragonata all’incarico di Dracula a guardia dell’Avis dagli sconsiderati detrattori).
Dal 1991 al 2001 fu Direttore Generale del Tesoro (incarico notoriamente sottopagato) e subito dopo, per sfuggire ai morsi della fame, in un mondo che gli offriva poche opportunità, fu costretto dal destino cinico e baro ad assumere l’incarico di Vice Presidente (insomma…un incarico di secondo ordine) per l’Europa della Goldman Sachs.
Spero che nessuno di voi voglia credere ai vili accusatori (trovate migliaia di articoli su Internet naturalmente privi di fondamento) che attaccano Draghi per la partecipazione al famoso incontro nel panfilo Britannia (ove vi erano i vertici della Goldman) dopo il quale iniziarono le grandi privatizzazioni (Draghi fu Presidente del Comitato Privatizzazioni dal 1993 al 2001..ma non importa, tutti sanno che tali privatizzazioni non hanno portato alcun beneficio alle banche d'affari).
Nel mio piccolo, ormai pervaso da un orgoglio patriottico, prometto e giuro che farò di tutto (detto tra di noi non saprei che fare..ma tanto le promesse non costano nulla) affinché Mario Draghi, e con lui l’Italia tutta, possa raggiungere l’obiettivo sperato. Un simile risultato mi darebbe una gioia immensa, pari solo a quella che avrei allorché intervenisse una squadra di benzinai per spegnere l’incendio che sta avvolgendo casa mia.

venerdì 22 gennaio 2010

SUL FRONTE INTERNO CATTIVE NUOVE

Ben Bernanke è finora riuscito a muoversi con una delicatezza da chirurgo.
Al fine di far continuare la coesistenza tra sistema monetario e sistema finanziario, dando un colpo al cerchio ed uno alla botte, ha periodicamente svalutato e poi rivalutato con rara maestria la moneta americana. Tutto ciò evitare la ricopertura delle operazioni di carry-trade aperte (onde evitare il rapido crollo dei mercati azionari) e nel contempo evitare il crollo dei TBills americani (in buona parte acquistati dalla FED medesima).
Ma, mentre la clessidra segna l’avanzare del tempo, l’equilibrio diviene sempre più precario. La stabilizzazione dei mercati (per quanto temporanea e fasulla) è avvenuta a spese dell’economia reale. Si è evitato il crollo estraendo energia dal sistema reale facendo si che essa piombasse in deflazione e inglobasse gli enormi debiti del sistema finanziario.
Sul fronte interno i sussurri di protesta stanno diventando urla. Recentemente Ron Paul, storico interprete di una forte sensibilità presente nella parte profonda dell’America, ha detto:” …Of course, it could all be a bad dream, a nightmare, and that I'm seriously mistaken, overreacting, and that my worries are unfounded. I hope so. But just in case, we ought to prepare ourselves for revolutionary changes in the not-too-distant future” ..in altre parole, il vento della protesta, prima brezza che non infastidiva, si sta trasformando in uragano.
Proprio due giorni fa una sconfitta incredibile ha rovinato l’anniversario dell’insediamento di Obama alla presidenza. Un tradizionale feudo del partito Democratico, in seguito alle elezioni suppletive del Massachussets in cui si assegnava il seggio del Senato rimasto vacante dopo la morte di Ted Kennedy, è crollato facendo perdere la maggioranza qualificata (importante per aggirare l’ostruzionismo dei Repubblicani) di 60 senatori ad Obama.
Notizie funeste giungono non solo dalla California (vd. Motel California) ma anche da molti Stati ove il deficit cresce im modo esponenziale.

In questi ultimi giorni fa notizia l’Illinois che ha raggiunto un gap tra spese ed incassi del 47% e si avvicina pericolosamente al default.

Si presti attenzione al rapido evolversi di tali notizie il cui impatto, in un tempo non lungo, rischia di essere devastante.
Finora Bernanke ha potuto guidare senza grosse proteste entrambi i mercati: quello finanziario e quello valutario. I sistemi hanno reagito con poca inerzia alle sue linee direttrici in virtù della compattezza dello schieramento che sosteneva le decisioni della FED.
La crisi interna impone ad Obama scelte diverse; il Presidente USA non può più indugiare oltre, pena un ulteriore appannamento del suo carisma, in una politica prona agli interessi di Wall Street ed insensibile alle istanze di Main Street. Già ieri si è esposto dichiarando esplicitamente che ha intenzione di fissare nuovi limiti alle dimensioni delle passività e alle pratiche di trading delle grandi banche.
Gli eventi precipitano: si rischia di aprire pericolose brecce e sarà sempre più difficile che i mercati si pieghino dolcemente ai desideri di Bernanke. Per quanto bravo, il chirurgo non può far nulla se chi è intorno lo spinge con veemenza. Le batterie short stanno già iniziando a caricare i cannoni ed i pirati delle valute stanno alzando le vele.

mercoledì 20 gennaio 2010

Nuovo contributo su Wall Street Italia

E' stato appena pubblicato un contributo sul sito di Wall Street Italia. L'articolo è nato in seguito ad una discussione sul concetto di rischio con Carmela Vitanza, Docente con la quale svolgo la mia attività di Ricerca all'Università, Professore Ordinario di Analisi Matematica presso l'Università di Messina. Il link è:
http://www.wallstreetitalia.com/articolo.aspx?art_id=852065

Dopo la crisi culminata con la sfiorata apocalisse del Settembre 2008 vi erano due possibili alternative: una dolorosa (anzi tremenda) ristrutturazione del sistema finanziario ed un’altra strada, apparentemente meno drammatica, che consisteva nel tappare le falle nella maniera più approssimativa possibile onde tirare avanti come se nulla fosse accaduto. E’ chiaro a tutti quale via è stata intrapresa.
Socializzando i debiti del sistema finanziario aumentando a dismisura i debiti pubblici si è tamponato la crisi ma si è sperperato una immensità di denaro pubblico che avrebbe consentito di rendere meno traumatico il cammino sulla strada di una riorganizzazione fallimentare del sistema finanziario. Allorché il sistema rientrerà in fibrillazione (a prescindere dalla causa scatenante, finanziaria o valutaria), arrivati a questo punto non capiamo su quali risorse gli Stati potranno contare onde contrastare il rapido impoverimento generale. Tutto questo contesto dovrebbe far volare qualsiasi indice di misura del rischio.
I CDS (acronimo di Credit Default Swap) rappresentano essenzialmente una assicurazione contro il fallimento di una azienda o di uno Stato. Il compratore si assicura contro il default pagando una somma al venditore (sovente banche ed assicurazioni). Per questo il CDS è spesso utilizzato come polizza assicurativa o copertura per il sottoscrittore di un'obbligazione. I CDS potenzialmente sono una bomba atomica (o mostro dell’apocalisse fate voi) per il sistema finanziario mondiale; in caso di fallimento i colossi finanziari o assicurativi dovrebbero rimborsare cifre così alte da richiedere una liquidità immensa che nessuno ha.
In teoria più il mercato dei CDS teme l’insolvenza di un emittente, più il CDS di riferimento dovrebbe aumentare di prezzo. Ma, soprattutto per quanto riguarda i debiti sovrani, le cose vanno diveramente.
Diamo un’occhiata ad alcuni dati emblematici considerando il rapporto debito/PIL. Le grandi potenze economiche si stanno italianizzando: in USA e Gran Bretagna il debito pubblico si sta avvicinando al 100% (solo in piccola parte l’aumento del rapporto è causato dalla diminuzione del denominatore, ossia dalla decrescita del PIL). Non dimentichiamo che, oltre all’enorme debito privato (103% nella Gran Bretagna e 108% in Usa), vi sono deficit correnti che si avvicinano al 12%. A tutto ciò si aggiunga che, fonte Phoenix Project, sono previste nuove emissioni di debiti sovrani nel 2010 di oltre 3000 Miliardi di Dollari dagli USA e 320 da parte del Regno Unito.
Eppure, mentre un anno fa, il 31-12-2008, i CDS (costo annuo per assicurare un debito di 10000 Dollari) relativi ad USA, UK erano rispettivamente 67 e 107, oggi i CDS sono divenuti 43 e 81. Insomma, malgrado l’aumento esponenziale di deficit e debito pubblico, il debito sovrano è considerato più sicuro.
Appare chiaro che il costo dei CDS è ormai da vedersi in ambito relativo; di conseguenza non è che la situazione stia migliorando, bensi’ tutto sta peggiorando. Non è che le montagne alte (in questa metafora il picco rappresenta un indice di rischio) stiano scendendo, ma semplicemente anche le colline stanno diventando montagne. In quest’ottica i valori dei CDS assurgono al significato non di assicurazione contro il rischio, ma di rassicurazione dal rischio.
Pertanto chi pensa di poter valutare la solvibilità dei paesi più grandi in virtù dell’andamento dei CDS è un illuso. E’ eufemistico dire che l’andamento dei CDS è edulcorato ed è divenuto indipendente dalla valutazione del rischio reale. Ormai i CDS in qualche modo rappresentano, più che una corretta misura del rischio reale, una sorta di ottimistico auspicio.
In fondo è assolutamente comprensibile: passi forse per Grecia e Dubai, ma che senso avrebbe assicurarsi contro il fallimento di USA e UK? Un simile atto avrebbe il medesimo significato di puntare sulla propria morte (tra l’altro non avendo alcun erede).


lunedì 18 gennaio 2010

L’ORACOLO HA PARLATO

Chi mi conosce sa che la mia simpatia personale nei confronti di Tommaso Padoa Schioppa (d’ora in poi TPS), già da tempi nei quali era a guida del comitato monetario del FMI, è sempre stata eguale a quella ora provata nei confronti di Goldman Sachs.

Ieri, con un editoriale sul Corriere Della Sera, il nostro TPS è riuscito a raggiungere l’apice della sua intelligenza economica. Tra roboanti perle di saggezza e brillanti osservazioni chiare come la nebbia in una notte senza luna (talvolta ho dovuto rileggere più volte i concetti...ma sicuramente è colpa mia che, già di mio non particolarmente sveglio, in aggiunta sono a letto con la febbre), l’oracolo per antonomasia ci ha comunicato: ”..per il contribuente che lo paga, il salvataggio è per lo più un buon affare, non una perdita”..citando l’utile della FED da 52 Miliardi di Dollari per le operazioni condotte sul mercato. Cerchiamo di capire l’alta matematica che sta dietro alle dichiarazioni da Nobel Lectures.
Consideriamo la distribuzione degli utili della la banca centrale americana. Dei 52 Miliardi di Dollari, soltanto 5,5 miliardi di dollari sono giunti dagli investimenti in societa' in difficolta' per la crisi. Ben 46,1 miliardi di dollari dalle operazioni condotte sul mercato, innanzitutto US Treasury bonds e cartolarizzazioni di mutui e titoli di debito governativi.
Ancora più terra terra. La FED ha pagato 100 per avere qualcosa che valeva 20 nel migliore dei casi; talvolta ha comprato porcherie che non avevano prezzo e non solo perché il contesto era da crollo totale. Poi, in virtù del drogaggio operato sui mercati finanziari (con rischio nullo perché effettuato con soldi dei contribuenti), il 20 è salito a 30 (dando 0.1 come dividendo alla FED) e dunque, secondo l’oracolo, è stato un buon affare. Il nostro moderno Lapalisse dimentica però una banale osservazione: qualora la FED decidesse di liquidare sul mercato i rifiuti tossici in suo possesso, quanto riuscirebbe a riprendere?
Dal 2007 il Reserve Bank Credit della FED è aumentato esponenzialmente. Dal valore di 848 Miliardi di Dollari alla data del 27 Giugno 2007, si è raggiunto, in virtù dell’acquisto di asset più o meno tossici (per le voci più tossiche si guardi nel bilancio della FED i seguenti dati: Net portfolio holdings of Maiden Lane,Term auction credit,Credit extended to American International Group, senza trascurare Mortgage-backed securities ), il valore di 2225 Miliardi di Dollari alla data del 13 Gennaio 2010.
In altre parole la liquidità dei titoli tossici è una liquidità drogata dalla FED; il mercato è fittizio, falso come una banconota da 75 Euro con stampata sopra la simpatica faccia di TPS.
E’ ormai noto che la mia opinione è che la FED, dopo un intervento iniziale di stabilizzazione, avrebbe dovuto imporre un processo di riorganizzazione fallimentare del sistema finanziario. Non dico (sarà il sommo tribunale della Storia a giudicare) che allo stato attuale altre opinioni non possono essere accettate, ma il troppo è troppo. Con la socializzazione dei debiti i contribuenti devono portarsi un pesante fardello che rischia di ucciderli; affermare con solennità, come fa il buon TPS, che bisogna rallegrarsi per il peso, danzare di gioia e cantare inni di lode a Bernanke che ci sta facendo guadagnare soldi, supera qualsiasi soglia di sopportabilità anche per chi, di animo mite, è abituato a tollerare le più immense baggianate.

venerdì 15 gennaio 2010

IL SENTIERO TRACCIATO

Vi confesso che già da molti mesi ho rinunciato a considerare i mercati azionari degni di particolare attenzione. E’ ormai troppo forte la sensazione (basta guardare l’andamento della volatilità) che siano teleguidati in modo da coprire alla meno peggio le crepe crescenti del sistema finanziario. Mi fa piacere che personaggi ben più illustri hanno la stessa opinione.
Nei giorni scorsi Biederman di TrimTabs (società che segue la corrente di energia monetaria che scorre nei sistemi finanziari) ha esplicitamente detto:” Are Federal Reserve and U.S. Government Rigging Stock Market? We Have No Evidence They Are, but They Could Be..We Do Not Know Source of Money That Pushed Market Cap Up $6+ Trillion since Mid-March.. What we do know is that the U.S. government has spent hundreds of billions of dollars to support the auto industry, the housing market, and the banks and brokers. Why not support the stock market as well?”..in pratica ha dichiararato che la FED è probabilmente intervenuta direttamente per sollevare i mercati azionari..
Con buona pace di chi continua a credere nella distinzione tra sistema finanziario e sistema valutario, l’accoppiamento, in virtù della politica di Quantitative Easing, è divenuto cosi’ forte che la politica monetaria non può prescindere da un controllo del movimento dei mercati finanziari. In questo contesto si inquadra l’intervento, diretto o indiretto, da parte delle Banche Centrali atte a guidare i mercati finanziari.
Comprando future ed ETF per qualche centinaio di miliardi di Dollari, è stato possibile montare una marea che ha consentito, solo negli USA, di aumentare dai minimi di Marzo la capitalizzazione finanziaria di 6000 Miliardi di Dollari. Sfruttando anche la scarsità dei volumi, mirati acquisti hanno permesso di generare un effetto leva nella creazione di ricchezza virtuale.
Gli effetti di tale operazione sono stati molteplici: da un punto di vista della tenuta finanziaria ha consentito aumenti di capitale e l’emissione di obbligazioni, da un punto di vista psicologico ha impedito il crollo della fiducia cercando di dare l’impressione che la crisi fosse passeggera e che il sole del progresso potesse tornare a risplendere.
Anche la Cina si è infatuata della possibilità di guidare dolcemente i mercati azionari; ciò spiega la recente decisione di rendere entro tre mesi operativo il nuovo indice dei futures sul CSI300 (indice associato alle 300 società a maggiore capitalizzazione quotate a Shangai).
Apparentemente simili operazioni servono a stabilizzare al i mercati smorzando i ribassi ed amplificando nel contempo i rialzi. Temo però che si stia semplicemente drogando il naturale equilibrio dinamico dei mercati finanziari che sono stati traslati in zone instabili.
In altre parole si sta determinando, tramite acquisti guidati, una bolla di energia finanziaria virtuale la cui deflagrazione potrebbe avere drammatiche ricadute reali. Le oscillazioni naturali tendono a diventare sempre crescenti e il vincolo imposto potrebbe non riuscire a controbilanciarne la pressione: a quel punto il crollo sarebbe inevitabile.

mercoledì 13 gennaio 2010

Nuovo contributo su Wall Street Italia

E' stato appena pubblicato un altro contributo sul noto sito di Wall Street Italia. Il link è:
http://www.wallstreetitalia.com/articolo.aspx?art_id=847393

lunedì 11 gennaio 2010

Contributo di un lettore sulla NATURA DELLA MONETA (Terza Parte)

Ricevo da parte del Dott. Giovanni Passali, che ha criticato il mio articolo sull'energia monetaria, la terza parte del suo originale contributo. I commenti sono aperti. Il Dott. Passali cura il sito monetacomplementare

Abbiamo visto negli articoli precedenti che la moneta, come è generata oggi dal sistema delle banche centrali, è tutta debito.
È chiaro che, in questa situazione, tale sistema economico non ha i numeri per potersi sostenere, per poter sostenere adeguatamente una economia di libero mercato. Comunque sia regolato il "libero mercato", questo sarà sempre schiavo del sistema di potere che decide autonomamente se e come regolare il flusso dei prestiti e finanziamenti, cioè il flusso della liquidità.
Infatti, il semplice mancato rinnovo dei prestiti, il mancato continuo accrescimento della massa monetaria, non farà altro che provocare la sua costante diminuzione, a causa del pagamento dei soli interessi: il debito rimarrà costante, mentre gli interessi continueranno ad erodere la quantità di moneta circolante.
Con il calo della moneta circolante, si ha ovviamente il collasso economico. Iniziano a fallire le aziende finanziariamente più deboli, inizia quindi a salire la disoccupazione, iniziano a peggiorare TUTTI gli indicatori economici, a causa di questo le banche iniziano a stringere i vincoli per ottenere nuovi finanziamenti; quindi sempre più aziende si trovano in difficoltà, sia per i minori finanziamenti, sia perché diminuisce il potere di spesa generale per l'aumento della disoccupazione; quindi nuovi fallimenti, nuovi licenziamenti, nuova stretta creditizia; iniziano a fallire le prime banche: allora intervengono i governi per evitare che si diffonda il panico; ma gli stati già si trovano in difficoltà, poiché, già gravati dal debito, a causa del maggiore numero di disoccupati, sono aumentate le spese sociali e sono diminuite le entrate fiscali.
La fase terminale si ha quando, con il fallimento di una grossa banca, lo stato si trova nella impossibilità di tappare la falla, poiché le dimensioni dell'ammanco finanziario eccedono le possibilità dello stato. A quel punto, succede l'unica cosa che può politicamente succedere: per evitare la guerra civile, lo stato si accolla il debito e va in default sui suoi titoli.
Cioè passa la fregatura agli stranieri che hanno investito nello stato medesimo.
Sembra di parlare di una ipotesi lontana. Ma è esattamente quello che è già successo all'Argentina nel 2001 e all'Islanda nel 2009.
Con la sostanziale differenza che durante la crisi Argentina il resto del mondo cresceva, mentre l'attuale crisi è mondiale, non c'è nessuno che possa appoggiarsi su qualcun'altro.
Posto dunque che il sistema monetario con la moneta debito non può funzionare a lungo, ci domandiamo: quale potrebbe essere un sistema monetario alternativo? Come potrebbe o dovrebbe funzionare?
E qui ritorna di prepotenza la domanda posta alla fine del mio primo intervento: COSA È LA MONETA?
Iniziamo dalle definizioni che sono reperibili nella corrente letteratura economica.
Secondo la dottrina economica odierna, per moneta si intende ogni oggetto materiale o entità che svolga le tre funzioni monetarie di base:
1. unità di misura
2. mezzo di scambio
3. riserva di valore
Attenzione: ancora non abbiamo definito nulla. Nel definire la moneta come "strumento", abbiamo soltanto esplicitato una sua precisa funzionalità, ma non abbiamo detto nulla sull'oggetto medesimo.
Rileviamo subito qui il primo punto critico di tale definizione: non è stabilito da nessuna parte che un UNICO strumento monetario debba assolvere SIMULTANEAMENTE a tutte e tre le funzioni monetarie di base: queste potrebbero essere assolte da strumenti monetari diversi, come già accaduto in passato.
Alle indicazioni di cui sopra ne aggiungiamo altre tre di importanza capitale.
La prima: la moneta ha valore e acquisisce valore in funzione della sua capacità di CIRCOLAZIONE; una banconota chiusa in un cassetto, sarebbe solo un pezzo di carta.
La seconda: come brillantemente illustrato da Massimo Amato nel suo libro "Le radici di una fede", la moneta viene storicamente introdotta per rendere il rapporto tra debitore e creditore stabile nel tempo e meno soggetto al fattore rischio: "La moneta, semplicemente per poter essere ACCETTATA, e quindi per poter svolgere il suo ruolo di pagatore del debito, esige FIDUCIA" (pag. 17).
La scomparsa della FIDUCIA tra le banche implicate nella raccolta e diffusione dei mutui subprime è proprio ciò che ha dato inizio al crollo delle borse mondiali e alla crisi finanziaria nell'agosto del 2007.
La diminuzione della FIDUCIA ha comportato immediatamente la diminuzione del VALORE DELLA MONETA, quella scritta nei bilanci delle banche. Da qui il blocco del prestito interbancario, che ha portato rapidamente al fallimento della inglese Nothern Rock.
Terza indicazione: proprio per il suo carattere di strumento di stabilizzazione del rapporto tra debitore e creditore, la moneta basa la sua efficacia, cioè la sua forza, sulla LEGGE che la sostiene. Ogni strumento monetario basa la sua forza su un atto legislativo, che determina nella forma la moneta e la stabilisce come strumento di pagamento.
Proprio la visione giuridica dello strumento monetario ha permesso al giurista Giacinto Auriti di approfondire lo studio sulla moneta e di definirne con chiarezza il contenuto.
Riportiamo qui il brano centrale alla interessantissima intervista ad Auriti, riportata recentemente sul mio sito www.monetacomplementare.it:
*****
La novità della nostra scuola è che noi abbiamo completato la definizione di Aristotele.
Aristotele è stato il primo a dare una definizione di moneta: “La moneta è la misura del valore”. Dopo 2300 anni a quelle tre parole ne abbiamo aggiunte altre tre. La moneta non è solo misura del valore, ma anche valore della misura. Ogni unità di misura ha la qualità corrispondente a quello che deve misurare. Il metro ha la qualità della lunghezza. La moneta ha la qualità del valore perché misura il valore. Ed il valore della misura è il potere di acquisto.
*****
LA MONETA È MISURA DEL VALORE E VALORE DELLA MISURA.
Anche qui abbiamo una prima parte che definisce soltanto il "tipo" di strumento, quindi il tipo di funzionalità, mentre nella seconda parte si definisce precisamente la natura dell'oggetto.
Proprio per quanto sopra abbiamo specificato, ci sentiamo di completare la definizione nella seguente maniera.
LA MONETA È MISURA DEL VALORE E VALORE DELLA MISURA, RICONOSCIUTA (=principio e ragione di accettazione) DA UNA PRECISA COMUNITÀ SOCIALE (=principio e luogo di circolazione) E FORMALMENTE DEFINITA DA UNA LEGGE (=principio e fondamento della fiducia).
Poiché la funzionalità principale della moneta è quella di essere misura del valore, la moneta deve misurare la realtà del beni presenti sulla terra e a disposizione del genere umano.
Tra questi beni, ve ne sono alcuni (aria, acqua, vento, sole, l'alternarsi delle stagioni) le quali sono sempre disponibili per tutti, per cui il fatto che qualcuno ne usufruisca non costituisce una situazione di mancanza per qualcun altro.
Se io respiro, non tolgo il respiro a qualcun altro.
La moneta dovrà rappresentare precisamente anche questa situazione: quindi la moneta corrispondente dovrà essere creata e distribuita senza che questo sia sorgente di debito nei confronti di qualcun altro.
Ancor di più, la presenza di ogni uomo costituisce una ricchezza assolutamente singolare per l'intero genere umano. Il riconoscimento di questa realtà è il fondamento del cosiddetto REDDITO DI CITTADINANZA, ossia il principio per cui è doveroso distribuire ad ogni essere umano il denaro necessario e sufficiente alla sua esistenza in vita.
Solo così si REALIZZA PIENAMENTE quanto richiesto nella preghiera del Padre Nostro:
"... dacci oggi il NOSTRO pane quotidiano...".
Il pane che che chiediamo è NOSTRO, quindi abbiamo diritto di riceverlo. Nella preghiera chiediamo che venga realizzato il diritto connesso alla nostra esistenza in vita, quindi connesso alle nostre esigenze quotidiane. Il diritto è precisamente la sorgente formale della moneta.
Con la distribuzione gratuita di una quantità certa, limitata e uguale per tutti, tramite il Reddito da Cittadinanza", noi affermiamo e rendiamo efficace il diritto, realizzando quanto chiesto dal Padre Nostro, dando a ciascuno la libertà di comprarsi il pane che più gli piace.
Scusate la lunghezza, mi pareva ne valesse la pena.
Alcune di queste cose sono quelle che cercherò di spiegare e far spiegare al PRIMO MEETING DI ECONOMIA E MONETA, da me organizzato presso il teatro del Duomo di Albano Laziale (Roma), parrocchia di S. Pancrazio, giovedì 14 gennaio 2010, dalle ore 17,30 in poi.
Interverranno l'economista Nino Galloni ("Il grande mutuo", "La Moneta Copernicana") e Luca Peotta (Coordinatore Nazionale di ImpreseCheResistono, ICR - www.impresecheresistono.org).

giovedì 7 gennaio 2010

L’INFLAZIONE: UNA INUTILE SCORCIATOIA

Inflazione elevata e deflazione sono due facce della medesima medaglia e si sono sempre alternate come la notte segue il giorno.
Attualmente sono un sostenitore della tesi deflazionista (o comunque inflazione molto basssa), ma non è impossibile che nel giro di qualche mese (non vedo però nessun particolare segnale rivelatore) possa scatenarsi un’elevata inflazione. Ciò potrebbe accadere qualora l’immensa quantità di liquidità conseguenza del Quantitative Easing venisse utilizzata per inondare l’economia reale, anziché, come fatto finora, neutralizzare gli asset tossici del morente sistema finanziario (si veda per maggiore approfondimento un articolo da me pubblicato http://economiaincrisi.blogspot.com/2009/12/nuovo-contributo-su-wallstreetitalia.html).
Pur non vedendo alcun preavviso della possibile ondata d’inflazione desidero commentare la frase di Siniscalco (il quale ha ovviamente maggiori informazioni rispetto a me e probabilmente vede i prodromi dei segnali premonitori) riferita nel post precedente: ”l’ondata di inflazione è sempre una soluzione..sottotraccia è la soluzione a cui molti pensano”.
In altre parole Siniscalco afferma (anche se indirettamente) che il rimedio meno drammatico per ridurre il peso dei debiti degli Stati sarebbe un’elevata inflazione. In realtà pensare di ridurre il fardello dei debiti sovrani attraverso un’elevata inflazione è pura follia di economisti neo-classici indottrinati da sommi maestri dogmaticamente legati a teorie continuamente falsificate dall’esperienza.
Ovviamente, considerando il punto di vista di un privato cittadino dipendente che abbia un debito a tasso fisso, l’inflazione riduce il debito considerando che il salario cresce, più o meno (in verità più meno che più), con un tasso comparabile all’inflazione (insomma l’inflazione consente di aumentare la velocità con cui scorre il tempo). Viceversa, la deflazione determina un rallentamento della scala temporale avvantaggiando il creditore ed aumentando il peso del debito.
Ma ciò che funziona per debiti a tasso fisso del privato cittadino non può funzionare per i debiti degli Stati per un duplice motivo: la differente duration dei titoli di Stato e l’enorme mole di debito estero con conseguente dipendenza dal rapporto valutario.
La duration dei titoli emessi in qualche modo è comparabile con un debito a tasso variabile strettamente connesso al valore dell’inflazione: di conseguenza (è una semplificazione di cui mi perdonerete) aumentando l’inflazione aumenta il valore del debito.
L’enorme dipendenza da investitori esteri deve inoltre tenere conto che ogni valuta funge da sistema di riferimento temporale diverso e quindi, onde continuare a garantire l’appetibilità dei titoli, bisogna prestare attenzione ai rapporti di cambio valutario. Di conseguenza, rispetto ai debiti esteri, ogni accelerazione temporale viene vanificata allorché la valuta interna perde repentinamente di valore.
Ecco un apparente paradosso: anche in presenza di un’iperinflazione i debiti sovrani fortemente esposti verso investitori esteri aumentano come se fossimo in deflazione . Tale paradosso è inspiegabile nell’ambito della visione neo-classica, ma è invece comprensibile considerando il confronto tra le diverse scale temporali (legate alle corrispondenti inflazioni) di sistemi di riferimento differenti (Stati) in moto relativo tra di loro (con velocità associata al rapporto di cambio valutario).
In altre parole l’elevata inflazione (o peggio l’iperinflazione), non solo funge da innaturale elemento acceleratore comparabile ad una vera e propria metastasi per i processi economici distruggendo il risparmio, ma paradossalmente non aiuta a diminuire i debiti sovrani spingendoli verso un triste default.

lunedì 4 gennaio 2010

IL 2010: TUTTI I NODI VENGONO AL PETTINE

In queste vacanze mi sono riposato ed ho evitato di proposito articoli di Economia e Matematica. Ma casualmente mi è capitato di leggere un articolo pubblicato sul Corriere della Sera il 30 Dicembre nel quale si riportava un intervista a Domenico Siniscalco, ex Ministro dell’Economia ed ora vicepresidente di Morgan Stanley (lasciamo stare, per questa volta, i commenti sulla stretta correlazione tra governi e banche d’affari).
Siniscalco si è fatto scappare la seguente frase: ”l’ondata di inflazione è sempre una soluzione..pessimo rimedio ma sempre meglio degli altri due possibili: insolvenza o il prelievo di fatto forzoso”. Insomma, buon anno a tutti….
Personalmente sono convinto che l’iperinflazione non è affatto una soluzione (spiegherò il perché nel prossimo post) e di conseguenza non rimangono che le altre due alternative.
Nel 2009 la crisi apocalittica si è evitata in virtù della socializzazione delle perdite private (letteralmente l’opposto della compartecipazione dei profitti privati cui dovrebbe tendere ogni buon governo) con conseguente esplosione dei debiti pubblici.
Il debito pubblico rappresenta un’ ipoteca molto gravosa, un prestito di energia dal futuro che, se non associato ad una sana politica d’investimenti (come chiaramente non è stato fatto) è un fardello tremendo per la crescita economica. Non è un caso che l’Italia, in seguito all’entrata dell’Euro ed alla impossibilità di giocare sulla svalutazione della moneta, è cresciuta (a prescindere dal colore politico del governo) sempre e comunque con percentuali da prefisso telefonico (il che è già un indice di stato di grazia, tenendo conto dei privilegi di alcune corporazioni che assurgono al ruolo di parassiti).
Le grandi potenze economiche si stanno italianizzando: in USA il debito pubblico ha raggiunto il 98%, in Giappone ha superato il 220%. Inoltre essi, insieme a Gran Bretagna e Spagna hanno deficit correnti superiori al 10%. Non dimentichiamo che, escluso il Giappone, tutti i suddetti paesi hanno debiti privati enormi. Ho paura che pensare di tornare a crescere con debiti cosi’ grandi è come sperare di spingere alla massima velocità una macchina con sopra un elefante. E’ già molto che l’automobile non venga schiacciata.
I mercati azionari sono stati drogati dalla gigantesca immissione di liquidità e sono attualmente guidati dalle banche d’affari..basti considerare la percentuale di volumi spostati dal trading ad alta frequenza. E’ dunque insulso considerare i mercati finanziari come indicatore dello stato dell’economia reale o peggio ancora come leading indicator del futuro dell’economia reale(…intendo la vera economia reale a cui si sottragga l’enorme mole degli incentivi). Mercati finanziari e sistema reale sono ormai in assoluta divergenza e la possibilità di un improvviso squarcio del velo di Maya è sempre crescente.
L’acquisto degli asset tossici da parte delle Banche centrali ha nel contempo determinato un accoppiamento tra sistema finanziario e valutario. Ormai le monete gareggiano in una gara di debolezza. La domanda non è chi è la più forte, bensi’ la meno debole e l’apertura di questo nuovo fronte sarà sorgente di turbolenze sempre maggiori. Vi è un serio rischio che talune importanti valute letteralmente si dissolvano nel corso dell’anno e rimangano nei libri di storia. In particolare le isole britanniche rischiano di essere inghiottite dalle onde causate dal maremoto valutario prossimo venturo.
Ulteriori giochi di prestigio verranno fatti da parte delle banche centrali, ma con il nuovo anno i margini di manovra si assottiglieranno sempre di più…la battaglia è sempre più cruenta, il fronte è sempre più ampio e le truppe sempre più stanche.