mercoledì 24 febbraio 2010

TECNICHE DI GUERRIGLIA

In questi ultimi giorni gira la notizia che Servizi segreti spagnoli e greci starebbero indagando per il recente attacco ai titoli di stato dei PIGS su quattro Hedge funds: uno britannico (Brevan Iowards) e tre statunitensi (quello di John Paulson, il Moore Capital Management ed il fondo di gestione capitali statunitense Fidelity International).

In un recente articolo ho discusso degli effetti delle incrinature del fronte compatto per rallentare l’evoluzione della crisi. Il fronte si è sfaldato per paura e per la ricerca della massima utilità individuale (che consiste nell’evitare che le proprie aste dei titoli di Stato, in una escalation esplosiva di deficit crescenti e di debiti da ripagare, vadano deserte).
Gli speculatori, come leoni attirati dal sangue di caprioli indifesi, si sono gettati sulle prede più deboli senza pietà. Il mondo è sommerso dal debito ed i punti critici si moltiplicano. I corsari attuano un gioco estremamente semplice: illuminano con i fari di un’informazione prezzolata un punto debole a piacimento (casualmente del sistema Euro), mettendo in ombra tutti gli altri, e speculano su di esso. Due settimane fa è toccato ai titoli greci, poi a quelli portoghesi (facendo andare semi-deserte le aste) ed infine ai titoli spagnoli (enfatizzando i problemi strutturali di un’economia avente come motore principale quello immobiliare, ormai in panne). Con tecniche di guerriglia si è attaccato un nodo dopo l’altro e, tramite un’operazione tanto semplice quanto veloce, si è guadagnato sulla fluttuazione dei titoli obbligazionari e dei CDS dei corrispondenti paesi.
Qualsivoglia operazione è sicura poiché vi è la chiara consapevolezza che nessun punto potrà essere lasciato crollare e la flotta imperiale (dell’impero dell’Euro..l’impero più innaturale e insignificante che la Storia ricordi) ha la necessità di evitarne la capitolazione. Il crollo di uno qualsiasi dei punti critici implicherebbe ormai il crollo dell’intero sistema (per la stretta interconnessione dei debiti sovrani). A tal dimostrazione le repentine fluttuazioni hanno coinvolto essenzialmente i titoli di stato con breve duration (il titolo sovrano greco con scadenza Febbraio 2012 ha raggiunto il 15 Febbraio 2010 un rendimento del 5.08% dal 4.28% del 15 Dicembre 2009; viceversa il titolo con scadenza Marzo 2026 è rimasto stabile..anzi il rendimento è addirittura leggermente sceso).
I pirati, dopo aver raccolto con poco rischio il bottino e dopo un meritato riposo, si preparano per il prossimo veloce attacco. I punti deboli sono cosi’ tanti che rimane solo l’imbarazzo della scelta. Sembra che i veloci velieri corsari siano stati avvistati al largo della foce del Tevere. Ma si presti attenzione a forzare troppo la mano:la flotta imperiale è demotivata, stanca, litigiosa e non ha risorse per coprire indefinitamente le falle create dai corsari. Il sistema è rigido, poco elastico e non si sottovaluti il rischio che continue sollecitazioni (onde creare asimmetria informativa) rischierebbero di provocarne la definitiva rottura. Giocare con le debolezze dell’Euro ha lo stesso indice di rischio di far giocare i bimbi con una bomba a mano.
Forse è solo un timore reverenziale ma ho i miei dubbi che verranno attaccati i gangli vitali degli USA, malgrado tali debolezze siano oggettive e potenzialmente redditizie. Probabilmente vi è la consapevolezza che la flotta USA sarebbe molto più rapida nell’intercettare i pirati e potrebbe distruggerli, o forse i cani non attaccano mai il proprio padrone.

lunedì 22 febbraio 2010

SIAMO IN UNA BOTTE DI FERRO

I miei articoli critici sulla fondazione e sullo sviluppo del sistema Euro sono stati vibranti ed appassionati, ma mi reputo una persona onesta. So riconoscere quando commetto errori di valutazione. Avevo sottovalutato l’importanza ed il ruolo della Commissione Europea. Essa vigila, guida, regola e dirige: nulla sfugge al suo occhio sveglio e scrutatore. In occasione del varo del disciplinare di specialità tradizionale garantita (Stg) contro imitazioni e falsi la Commissione Europea ha messo sotto il suo controllo la pizza napoletana..cosa sacrosanta, diremmo tutti noi fieri ed orgogliosi di essere governati da saggi uomini che uniscono l’azione al pensiero.
Ma chi norma deve essere preciso e Bruxelles non ci ha sicuramente deluso stabilendo che la pizza deve “avere un diametro non superiore ai 35 cm, il bordo rialzato (cornicione) tra 1 e 2 cm e una consistenza insieme morbida, elastica e facilmente piegabile a libretto…il pomodoro deve essere sparso a spirale”.


Mentre il sistema Euro è sotto concentrico attacco in una lotta all’ultimo sangue tra le valute, mentre siamo avvolti in una crisi economica, la Commissione non si tira certo indietro. Di fronte al grande falso in bilancio della Grecia con swaps sottoscritti con la gentile e disinteressata collaborazione di Goldman Sachs (ma il nostro Mario Draghi ha subito precisato che non c’entrava affatto…non capisco perché abbia sentito l’urgenza di tale puntualizzazione visto che tutti saremmo pronti a mettere la mano sul fuoco sulla sua integrità), la Commissione Europea si è messa alacremente all’opera, senza trascurare alcun indizio.
Intere legioni di controllori, come ingannabili segugi, si sono infatti disperse tra ristoranti e pizzerie con metro a seguito per verificare che le norme non vengano disattese. Come novelli Poirot si sono mossi furtivamente tra tavoli e panche piegando le pizze presenti per verificarne l’elasticità di fronte ad ignari clienti (si racconta alcuni particolarmente adirati..purtroppo il popolo non coadiuva). Ma i primi risultati non mancano certo: già i primi truffaldini che contrabbandavano per pizze alcuni oggetti rotondi con sopra pomodoro e mozzarella ma di diametro di ben 36 cm, sono stati messi alla gogna, sono stati sottoposti alla meritata berlina di fronte agli onesti.
Ma non si fermano certo qui, ormai il sentiero è tracciato. Altri interventi che ci conducano fuori dalla stagnazione economica sono previsti: bisogna regolamentare la lunghezza dei pungiglioni delle api (onde evitare di confondere le api con le zanzare) ed il numero di capelli massimi per poter parlare di calvi. Per quanto concerne le teste pelate nessun problema; gira però la notizia che le api (..che ingrati insetti) non sembrano disposte a collaborare con i vigili investigatori mandati da Bruxelles.

venerdì 19 febbraio 2010

I PIRATI DELLE VALUTE ALL'ASSALTO DELL'EURO

Questo articolo è stato appena pubblicato su Wall Street Italia per evidenziare il fronte aperto dopo l'abbandono del fronte compatto che sembrava essere presente durante l'inizio della crisi.

Nel Diciassettesimo Secolo Sua Maestà la Regina Elisabetta, consapevole dell’enorme potere della Spagna, per indebolirla, utilizzò i corsari al fine di dissanguare in maniera continua le casse dello stato spagnolo che si rimpinguavano con le ingenti quantità di oro estratto nelle miniere del Sud America. La guerra non dichiarata impiegando tecniche piratesche è stato uno strumento che, nel corso della lunga storia imperiale, gli inglesi hanno raffinato sempre più e che gli USA stanno validamente emulando.
L’attuale sistema valutario non si poggia sulla maggiore forza delle parti in causa, bensi’ sulla minore debolezza. Al fine di nascondere la debolezza del Dollaro, uno strumento primario è quello di enfatizzare i punti critici del’Eurozona colpendone i ventri molli. Nei mesi passati i corsari attaccavano l’Euro indirettamente mediante incursioni nelle valute dell’Est Europa; tutto ciò con il tacito assenso di Bernanke affinché avessero successo le aste dei TBills. In qualche modo l’azione dei pirati delle valute era necessaria per mantenere un equilibrio tra mercati azionari e mercati finanziari consentendo nel frattempo una tranquilla vendita dei Titoli USA.
Ma in queste ultime settimane si sono registrati segnali inquietanti. Una partita a scacchi globale si è aperta ed il fronte unito che ha gestito la temporanea normalizzazione dei mercati finanziari si è sciolto come neve al sole. In un articolo della scorsa settimana, con un paragone con il dilemma del prigioniero nella teoria dei giochi, ho discusso sulla necessità di preservare la cooperazione per consentire di gestire al meglio la crisi sistemica. I segnali di uno scioglimento delle righe in cui ognuno dei contendenti cercava di salvare il salvabile perseguendo l’utile individuale c’erano già tutti ed ora si sono rapidamente amplificati.
Come conseguenza i corsari si sono scatenati. Le ultime incursioni sono avvenute all’interno stesso del sistema Euro, gangli vitali sono stati bombardati. I corsari, come locuste hanno saccheggiato Atene, Lisbona e Madrid. I lupi famelici, ormai liberati dalle catene, hanno inseguito liberamente le indifese prede.
La Storia non ha mai chiarito se i corsari fossero alle dirette dipendenze della corona britannica; è certo però che vi era una sintonia d’interesse. Non so se i pirati delle valute si siano mossi fiutando l’incrinatura del fronte compatto prima esistente, oppure un esplicito semaforo verde della FED abbia indirizzato lo sciame di cavallette verso la piantagione giusta.
Gli Stati Uniti si sentono accerchiati e si moltiplicano le voci prima sussurrate ed ora sempre più urlate della necessità un ridimensionamento del Dollaro. Ma gli Stati Uniti non possono accettare passivamente la fine del proprio dominio; mettere in discussioni esso significherebbe rinunciare alla propria stessa sopravvivenza come superpotenza che si è abituata a vivere da decenni al di sopra delle proprie possibilità in virtù del ruolo privilegiato del Dollaro. In parole povere, se il Dollaro cessasse di essere la moneta per antonomasia, gli Stati Uniti sarebbero un paese qualsiasi e diventerebbe sempre più drammatico (se non impossibile) finanziare l’enorme deficit crescente.
E’ evidente che l’apparente quanto fragile stabilizzazione creatosi si regge sulla fiducia, collante evanescente che, in quanto tale, è più psicologico che reale. Il recupero dei mercati finanziari da marzo del 2009, per quanto temporaneo e teleguidato, ha determinato la sensazione che la crisi economica stesse per terminare, che il freddo fosse conseguenza di una tempesta di neve passeggera e non effetto di un’era glaciale; presso l’opinione pubblica si è contrabbandata la crisi sistemica per una, seppur grave, normale crisi di crescita. Uno scontro prolungato tra gli attori protagonisti del sistema finanziario, con associate fluttuazioni repentine, rischia di determinare lo sfaldamento del collante. E non si pensi neanche che i pirati possano essere facilmente rimessi in riga: gli squali hanno sentito l’odore del sangue ed è veramente difficile fermarli.

mercoledì 17 febbraio 2010

NUMERI A VANVERA

Mai, come in questo periodo di crisi, si registra un simile sproloquio di numeri: tassi d’interesse, andamento dei mercati borsistici, inflazione e chi più ne ha più ne metta. Numeri che vengono prontamente sbattuti in faccia ai poveri telespettatori che, privi della conoscenza algebrica di base, si disorientano sempre di più. Numeri privi di qualsiasi confronto che i giornalisti, senza nessun rispetto per la matematica, maneggiano con la stessa abilità con cui mungo le vacche (salvo poi accorgermi che si tratta di un toro).
Come conseguenza chiunque si sente in diritto di usare tecnicismi accompagnate da cifre nel linguaggio comune: non è più raro sentire parlare di tassi d’interesse da massaie che fanno la spesa. I numeri sono sbagliati, i concetti pure ma ..poco o nulla importa.
Non parlo mai di politica italiana poiché non mi appassionano i teatrini di periferia, ma non posso esimermi dal rammentarvi gli eccelsi dibattiti televisivi. Nei dibattiti si sente di tutto: a chi, ovviamente in maniera impropria, cita un numero corrispondente alla diminuzione del PIL italiano si risponde con un altro numero relativo al deficit fiscale della Lettonia; a chi, all’interno di folli ragionamenti, cita l’inflazione italiana (tra l’altro confondendosi con le percentuali) si ribatte ricordando la produzione industriale annualizzata di San Marino (oppure, tanto non cambia niente, il tasso di natalità del Lesotho). Ed, in un crescendo di grida ed urla spropositate, una cascata di cifre sparate a casaccio (in cui Euro e Lire si sovrappongono) e prive di qualsivoglia senso logico invade gli incolpevoli ascoltatori. Alla fine persino io mi confondo e, spegnendo la televisione (quando sono dai miei suoceri o dai miei genitori..a casa mia non ho televisione), mi convinco che l’inflazione italiana è al 120%.
Ma vi giuro che raramente rimango basito come quando mi trovo di fronte alle accurate previsioni del FMI e di altre illustri istituzioni finanziarie. I gruppi di ricerca riescono ad elaborare bollettini che profetizzano percentuali precise alla prima cifra decimale senza alcun range. Puntualmente sbagliano ma imperterriti continuano per la propria strada; la cosa drammatica è che le agenzie giornalistiche riprendono i folli numeri e li propagandono come verità assolute, come punto di riferimento inconfutabile. Su questi numeri, sempre e comunque falsificati, i vari governi gongolano o tremano; programmare poi i bilanci degli Stati su queste previsioni ha lo stesso significato scientifico di ancorarle ai numeri del superenalotto.
Probabilmente, da umile fisico teorico, ho poca dimestichezza con i meandri della statistica economica (..ma neanche loro visto che non ne indovinano una), ma non riesco proprio a comprendere come si possa effettuare una qualsivoglia previsione senza margine di errore; in questo contesto, poi, non riesco a comprendere che senso abbia sparare qualsivoglia numero. Personalmente non scommetterei un euro sullo stato dell’economia a distanza di un mese: immaginatevi l’audacia di chi prevede il PIL del 2011 o del 2012 (in un bollettino ho letto delle proiezioni del Deficit fino al 2019). In confronto il mago Otelma è un raro esempio di prudenza accademica e di competenza scientifica.

lunedì 15 febbraio 2010

TRANSIZIONI DI FASE IN ECONOMIA

Malgrado mi dedichi talvolta in digressioni di tipo umoristico, la missione originaria (e credo originale) di questo blog è un’altra. L’obiettivo è comprendere come sia urgente un radicale mutamento di paradigma di interpretazione dei fenomeni economici. Nessuna soluzione per la crisi sistemica può avvenire all’interno dei modelli economici dogmaticamente accettati. Come sapete, in questo compito alla Don Chisciotte, utilizzo, forse per deformazione professionale, concetti presi in prestito dalla Fisica e dalla Matematica per confronti di tipo qualititativo.
Durante il primo Dottorato di Ricerca in Fisica mi sono occupato di transizioni di fase di leghe metalliche. Guardate il seguente diagramma [1] che studia una transizione di fase ordine-disordine in una lega CuZn:
Si guardi l’analogia con il diagramma [2] che misura il moltiplicatore monetario negli USA, ossia il rapporto tra l’offerta di moneta e la base monetaria (considerando M1):
Nel periodo della crisi, esso è passato da 1.6 ad 1 segnando una diminuzione repentina. La funzione presenta una chiara evidenza di un passaggio di stato economico, di un mutamento radicale intrinseco.
Keynes, forse perché permeato da un atmosfera della fisica quantistica allora in piena costituzione fondativa, aveva già realizzato la possibilità della natura economica potesse presentare stati diversi. Introducendo la moneta speculativa era riuscito a comprendere come l’incremento dell’offerta della moneta potesse essere controbilanciato dalla riduzione della velocità della stessa. Era giunto all’idea di una fase diversa, nota come trappola di liquidità, purtroppo difesa timidamente e considerata soltanto un’ interessante ipotesi teorica. Aveva profeticamente compreso come la natura economica potesse presentare fasi in corrispondenza dei quali vi era una totale inefficacia della politica monetaria.
Viceversa I monetaristi ed i neo-classici (seppur con le dovute differenze) amano l’equilibrio mortale, la continuità, la derivabilità e la distribuzione di Gauss. Non riescono proprio a comprendere, malgrado la realtà mostri dati inconfutabili, la presenza di salti, di transizioni; malgrado i folli dogmi, la realtà si diverte, in una cascata di creatività, a presentare fasi diverse.
Per Mandelbrot “la discontinuità è ben lungi dall’essere un’anomalia che è meglio ignorare”. Ovviamente introdurre la possibilità di discontinuità all’interno dei modelli fa saltare tutta l’impostazione monetaristica.
L’ermeneutica dei monetaristi (nelle cui file sono iscritti tutti i sommi sacerdoti che dirigono la FED e la BCE) può funzionare soltanto in particolari condizioni, non può certamente essere utile a comprendere (ed a maggior ragione risolvere) la crisi sistemica attuale. Non è possibile trovare alcuna soluzione partendo dal falso postulato che la velocità di circolazione della moneta è costante. Non si può pretendere che le equazioni di stato dei gas perfetti possano funzionare per la fisica degli shuttle: essi esploderebbero in volo.


[1] Ezio Bruno and Leon Zingales, Are Metallic alloys charge glasses? Philosophical Magazine V.84 N.13
[2] Federal Reserve Bank of St. Louis

venerdì 12 febbraio 2010

L'EURO ED IL DIAVOLETTO DI MAXWELL

Questo articolo è stato pubblicato da Wall Street Italia ed è nato dall’esigenza di diffondere su più larga scala, riprendendo alcuni concetti già sviluppati, un’interpretazione termodinamica dell’Euro (d'altro canto sono un Fisico Teorico). Ringrazio Wall Street Italia per la intelligenza critica che dimostra accettando anche visioni eterodosse.

L’Euro, non come idea di unità monetaria, bensi’ nella sua intrinseca rigidità, ha rappresentato l’apice teorico dei dogmi neo-classici e dell’economia basata sull’equilibrio statico mortale.
In assenza di gradiente termico vi è la morte. Questo è il concetto fondamentale espresso dal secondo principio della Termodinamica. L’aprire le barriere che separano porzioni con temperatura differente determinando il raggiungimento di un equilibrio termico (massima entropia) è un processo che causa l’impoverimento termodinamico del sistema. Il processo di fondazione dell’Euro ha determinato proprio questo: ha abbattuto le differenze, eliminato gradi di libertà necessari, distrutto le fluttuazioni e, con il suo potere livellante, ha annullato l’energia potenziale valutaria.
In pratica l’Euro ha unificato in un unico sottosistema in triste equilibrio valutario tanti sottosistemi distruggendone in ognuno di essi l’energia potenziale valutaria. Non è dunque un caso che nel periodo delle vacche grasse la zona Euro nel suo complesso è cresciuta molto meno degli altri componenti del sistema mondo (anche tralasciando i paesi emergenti); l’Euro è formato da sottosistemi imprigionati da un vincolo valutario innaturale. Imponendo la moneta unica, non tenendo conto della naturale diversità, si è determinato un vincolo nello scambio dell’energia monetaria abbattendo l’energia potenziale associata alla fluttuazione delle singole monete.
Le economie come l’Italia basate essenzialmente sulle esportazioni e per le quali era essenziale l’utilizzo dell’energia potenziale valutaria hanno sofferto terribilmente trovandosi a combattere nei mercati internazionali senza l’arma più forte (sono d’accordo che sarebbe opportuno puntare ricerca e sviluppo, ma non si può guarire il malato per decreto). A prescindere dal colore politico del governo in carica l’Italia è cresciuta con percentuali da prefissi telefonici. Nel periodo di vacche grasse la nebbia dell’Euro ha comunque consentito una seppur minima crescita, nell’attuale crisi sistemica la nebbia si è trasformata in un buio soffocante.
La rigidità dogmatica dei sommi sacerdoti della BCE unita all’incapacità politica ha trasformato la zona Euro in valvola di sfogo degli squilibri mondiali. I cosiddetti PIIGS (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia, Spagna) sono i punti critici che, come birilli, hanno i propri destini intersecati.
Allorché cadesse uno dei PIIGS (uno qualsivoglia) automaticamente, nel giro di pochi mesi, tutti gli altri verrebbero giù trascinando nella polvere l’essere ibrido nato male e cresciuto peggio. Ma la Germania non pensi che può impunemente abbandonare i paesi suddetti al proprio destino qualora non riuscisse ad imporre piani di lacrime e sangue per rientrare dai deficit. La Termodinamica insegna che non è realizzabile il diavoletto di Maxwell, ossia un dispositivo capace di separare le molecole veloci da quelle lente senza alcun costo. Non è possibile gratuitamente diminuire l’entropia invertendo il corso naturale degli eventi. I debiti sovrani si sono intersecati in una giungla inestricabile: il default di uno qualsiasi dei PIIGS determinerebbe perdite ingenti, forse fatali, per le banche tedesche.
Prima o poi la realtà si ribella alle teorie fallaci e le falsifica in maniera incontrovertibile. La pretesa di trattare la zona Euro come un corpo uniforme ha reso la moneta unica altamente sensibile nei punti di maggiore debolezza. La falsa ipotesi di simmetria è crollata in presenza di shock asimmetrici (a prescindere dalla natura e dalle cause di tali shock) poiché la forza di un sistema composto si misura dalla forza dell’elemento più debole.
Soltanto i sistemi flessibili possono sopravvivere in presenza di grosse oscillazioni ed ho l’impressione che la zona Euro non lo sia. D’altro canto, chi di equilibrio ferisce di equilibrio perisce.

P.S. Nel fine settimana un articolo sulle transizioni di fase nei sistemi economici. Mi scuso perchè (mi sono distratto a causa dell'insistenza di mio figlio che, a 5 anni, voleva suggerimenti per la lettera di San Valentino per la fidanzatina) ho cancellato, cliccando il pulsante sbagliato, alcuni commenti.

mercoledì 10 febbraio 2010

MEDITAZIONI AL FREDDO ED AL GELO

Come una allegra compagnia di liceali, tra gare di slitta e scorpacciate di carne di foca cruda, i ministri del Tesoro del G7 ed i Governatori delle Banche Centrali dei corrispondenti paesi si sono riuniti a Iqaluit, a soli 300 chilometri dal Circolo Polare Artico.
Mentre i mercati erano attaccati dai pirati delle valute e dagli speculatori, il ministro delle Finanze canadese ha dichiarato “è una giornata bellissima” (..si sono divertiti i ragazzi), peccato che subito dopo gli è crollato addosso un igloo (..peccato per l’igloo naturalmente).

Tutti i partecipanti hanno concordato che sono necessarie alcune misure per risolvere i lievissimi problemi macroeconomici ma, per la presenza di divergenze sulla natura di tali misure (..non c’è mica fretta), tanto valeva cercare di socializzare con i cani da slitta e lanciarsi palle di neve. Si narra che il ministro Tremonti abbia tentato di lanciare un sasso ricoperto di neve a Mario Draghi chiedendo poi venia per l’involontario errore; in compenso, durante il lauto banchetto, Mario Draghi ha infilato una forchetta nella mano di Tremonti scusandosi per averlo scambiato per una foca. Ma nessun problema, tutti sanno che anche nelle migliori combriccole possono nascere piccole incomprensioni e lievi malintesi.

Chiunque di noi sa che con il freddo i muscoli si intirizziscono e difficilmente il pensiero raggiunge i vertici della propria intensità, ma noi siamo esseri umani normali. L’illustre Governatore della Banca d’Italia (a cui siamo tutti affezionati) Mario Draghi, portabandiera dell’orgoglio nazionale, viceversa ci ha illuminati con due frasi profonde ed intense (mica a caso è Governatore):”Le riforme sul capitale non pregiudicano la ripresa economica” e “le regole le elaborano tecnici e politici assieme”. Il Governatore riesce a primeggiare anche a 20 gradi sotto zero.
A questo punto è a tutti chiaro che i due anni di crisi passati sono stati utilizzati nel migliore dei modi possibili: hanno consentito il raggiungimento di una profonda consapevolezza del problema in questione. Magari fra un altro paio d’anni si riuscirà ad esprimere perle del tipo “gli speculatori sono birbanti” e “Goldman Sachs non è un ente di beneficienza”.
Il padrone di casa, il canadese Flaherty, dichiarando:”Le istituzioni finanziarie devono condividere i costi della crisi” ha indubbiamente fatto affermazioni leggermente fuori luogo (come parlare dell’Esame di Stato a liceali dell’ultimo anno in gita). Ma è stato subito perdonato: le incaute dichiarazioni sono state un tipico sintomo post traumatico; prova probante il bernoccolo in seguito all’incontro ravvicinato con il suddetto igloo.
In uno dei primi anni dell’insegnamento avevo un discente particolarmente meditabondo: alto, magro, con occhiali spessi e con aria perennemente perplessa. Rifletteva moltissimo durante i compiti in classe ed i profondi pensieri gli impedivano di scrivere qualsiasi cosa (..praticamente consegnava il compito in bianco, una volta si è persino dimenticato di scrivere il nome). All’epoca ero preoccupato sulla sua futura vita lavorativa; ora, a pensarci bene, mi sento rassicurato: potrà occupare posizioni di grande prestigio.
Ma le belle notizie non finiscono qua. Il numero uno della Goldman Sachs, Lloyd Blankfein, nella sua immensa modestia, ha limitato il suo bonus a soli 9 milioni di Dollari. Pare che in un eccesso di umiltà abbia altresi’ dichiarato:” Non è vero che noi lavoriamo per Dio..è Dio che lavora per noi”.

P.S. Colgo l’occasione per ringraziare il lettore che ha donato al blog 1,20 Euro. Grazie mille..è stato un simbolo di gentilezza che ho apprezzato molto.


lunedì 8 febbraio 2010

GIOCHI PERICOLOSI

La settimana passata ha lanciato segnali inquietanti: i corsari si sono scatenati. Una partita a scacchi globale si è aperta ed il fronte unito che ha gestito la temporanea normalizzazione dei mercati finanziari si è sciolto come neve al sole. In un articolo della scorsa settimana, con un paragone con il dilemma del prigioniero nella teoria dei giochi, ho discusso sulla necessità di preservare la cooperazione per consentire di gestire al meglio la crisi sistemica. I segnali di uno scioglimento delle righe in cui ognuno dei contendenti cercava di salvare il salvabile perseguendo l’utile individuale c’erano già tutti ed ora sembrano amplificati.
Nei mesi passati i corsari attaccavano l’Euro indirettamente mediante incursioni nelle valute dell’Est Europa; tutto ciò con il tacito assenso di Bernanke affinché avessero successo le aste dei TBills. In qualche modo l’azione dei pirati delle valute era necessaria per mantenere un equilibrio tra mercati azionari e mercati finanziari consentendo nel frattempo una tranquilla vendita dei Titoli USA. Ma ciò che è accaduto la settimana scorsa rivela che si è andato ben oltre: le incursioni sono avvenute all’interno dell’Euro, gangli vitali sono stati bombardati. I corsari, fiutando l’incrinatura del fronte compatto prima esistente, come locuste hanno saccheggiato Atene, Lisbona e Madrid. I lupi famelici, ormai liberati dalle catene, hanno inseguito liberamente le indifese prede.
Probabilmente si è semplicemente trattato di una scossa di assestamento e lo strano recupero (naturalmente nell’ultima ora) di Venerdi’ sera di Wall Street onde proteggere la soglia psicologica dei 10000 punti evidenzia come la FED non abbia ancora perso il controllo.


Ma si presti attenzione: l’equilibrio è sempre più difficile da mantenere allorché gli speculatori fiutino l’odore della debolezza; ormai gli squali hanno sentito l’odore del sangue ed è difficile fermarli.
L’apparente e fragile stabilizzazione creatosi si regge sulla fiducia, collante evanescente che, in quanto tale, è più psicologico che reale. Il recupero dei mercati finanziari da marzo del 2009, per quanto temporaneo e teleguidato, ha determinato la sensazione che la crisi economica stesse per terminare, che il freddo fosse conseguenza di una tempesta di neve passeggera e non effetto di un’era glaciale. In altre parole, presso l’opinione pubblica si è contrabbandata la crisi sistemica per una, seppur grave, normale crisi di crescita.
Uno scontro prolungato tra gli attori protagonisti del sistema finanziario, con associate fluttuazioni repentine, rischia di determinare lo scioglimento del collante. Affermazioni sensazionalistiche del tipo:”oggi la borsa ha bruciato 200 miliardi di euro”, seppur scientificamente insulse e frutto di una ignoranza abissale, creano un senso di inquietudine e forti interrogativi in chi non ha dimestichezza con i mercati finanziari (mia nonna, tra l’altro strenua sostenitrice del sistema geocentrico e preoccupata per la mia salute a causa dei virus che imperversano nei computer, mi ha candidamente chiesto il perché, invece di bruciarli, non li distribuissero tra i poveri pensionati).

P.S. Venerdi’ il blog ha raggiunto il record dell’anno nuovo di 706 lettori unici, chiara evidenza di come certe tematiche suscitino sempre maggiore interesse.

venerdì 5 febbraio 2010

L’EURO FUMANTE

Nessun articolo è stato cosi’ attaccato come quello che ho scritto qualche mese fa sull’abbraccio soffocante dell’Euro e sugli irrazionali criteri di fondazione della moneta unica.
Mediante analogia con il Secondo Principio della Termodinamica avevo detto che l’Euro aveva creato una situazione di innaturale staticità realizzando un vincolo mortale per le economie dei vari Stati. L’Euro, non come idea di un sistema unico, bensi’ nella sua intrinseca rigidità ha rappresentato l’apice teorico dei dogmi neo-classici e dell’economia basata sull’equilibrio statico mortale, un organismo geneticamente modificato incapace di creare emozioni. Voleva nascere mettendo insieme l’allegria dei latini con l’efficienza teutonica, salvo poi ritrovarsi con l’allegria teutonica e l’efficienza dei latini.
Durante la fase di crescita dei mercati mondiali, pur se drogata dai consumatori americani che estraevano denaro dai propri immobili trasformati in slot machines, il sistema Euro è cresciuto molto meno rispetto agli altri attori (la crescita delle esportazioni della Germania è avvenuta a spese fondamentalmente dell’Italia la quale ha perso la sua ama fondamentale, ossia la possibilità di svalutare la moneta…è stata una ridistribuzione dell’energia disponibile interna al sistema Euro, non una crescita globale). Viceversa, in questi ultimi due anni di crisi, la zona Euro ha avuto i contraccolpi maggiori. Durante la crescita dell’economia mondiale la moneta unica ha vissuto di luce riflessa (e quindi soffusa), nell’inverno della crisi sta morendo di ghiaccio proprio.
La rigidità dogmatica dei sommi sacerdoti della BCE unita all’incapacità politica ha trasformato la zona Euro in valvola di sfogo degli squilibri mondiali. La moneta unica è sopravvalutata e le economie manifatturiere mediterranee hanno perso importanti quote di mercato.
Prima o poi la realtà si ribella alle teorie fallaci e le falsifica in maniera incontrovertibile. La pretesa di trattare la zona Euro come un corpo uniforme rende la moneta unica altamente sensibile nei punti di maggiore debolezza. La falsa ipotesi di simmetria crolla quando si scontra con shock asimmetrici poiché il vincolo rigido imposto non riesce a resistere alle fluttuazioni sempre crescenti (mentre i sacerdoti si dilettano in dichiarazioni barocche basate sul nulla)
I cosiddetti PIIGS (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia, Spagna) sono i punti critici che, come birilli, hanno i propri destini intersecati. Non vi tedio con gli sviluppi continui della telenovela Grecia (che ormai prezza un rischio nei CDS comparabile più all’Islanda che alla Germania), ma proprio in questi ultimi giorni sono giunte drammatiche notizie dal fronte spagnolo (il governo Zapatero ha decretato una riduzione di 50 Miliardi di spesa pubblica..non so quanto conciliante con una disoccupazione che veleggia verso il 20%) e soprattutto dal Portogallo.
Il Tesoro portoghese è stato obbligato a ridurre l’ammontare dell’emissione di titoli di stato a 300 milioni di euro dai 500 prestabiliti (sembrano bazzecole ma il segnale d’allarme è evidente) per ridurre la salita dei rendimenti. Malgrado ciò i 300 milioni di titoli hanno presentato un rendimento lordo annuo dell' 1,379% rispetto allo 0,928% della precedente asta dello scorso 20 gennaio. Nel contempo i Cds per i bond a 5 anni sono passati da 147 punti a 197 punti e parimenti si è allargato lo spread tra i titoli decennali tedeschi, il paese a minor rischio dell'Eurozona, e quelli portoghesi (da 129 punti a 147).
Allorché cadesse uno dei PIIGS (uno qualsivoglia) automaticamente, nel giro di pochi mesi, tutti gli altri verrebbero giù trascinando nella polvere l’essere ibrido nato male e cresciuto peggio. Ma la Germania non pensi (tratterò questo tema quanto prima) che può impunemente abbandonare i paesi suddetti al proprio destino qualora non riuscisse ad imporre piani di lacrime e sangue per rientrare dai deficit. Ormai la frittata è fatta e le uova non possono essere rimesse nel proprio guscio.

mercoledì 3 febbraio 2010

IL DILEMMA DEL PRIGIONIERO

Questo articolo è stato pubblicato su Wall Street Italia ed è nato in seguito ad uno scambio di idee con la Prof.ssa Vitanza, Ordinario di Analisi Matematica presso l'Università di Messina, docente con la quale svolgo la mia attività di ricerca. Il link è:



Nella teoria dei giochi è di esemplare importanza il dilemma del prigioniero elaborato inizialmente da Albert Tucker negli anni 50. Tale problema evidenzia l’importanza del processo di cooperazione onde ottenere una utilità totale maggiore. In altre parole la collaborazione consente di sostituire una configurazione Pareto-efficiente (ove si considerano le utilità individuali che nessuno è disposto a sacrificare) con una forma di equilibrio cooperativo (ove un contendente sacrifica una parte della propria utilità potenziale allorché in corrispondenza si registri un incremento dell’utilità dell’altro contendente superiore in valore assoluto).
Una delle principali conseguenze della politica della FED è stata quella di accoppiare il sistema finanziario con quello valutario. La necessità di permettere (se non addirittura di favorire) il carry-trade sulla valuta regina, ossia il Dollaro, onde tenere artificiosamente in alto i mercati finanziari ha determinato la creazione di una evidente debolezza per gli USA: in sostanza essi devono tener conto delle istanze di chi è in possesso dei propri Titoli di Stato.
I grandi creditori degli USA, in base alle dichiarazioni ufficiali (fonte Visual Economics) sono nell’ordine Cina (800 Miliardi di Dollari), Giappone (750 Miliardi) ed UK (231 Miliardi). In particolare il Giappone ha un debito pubblico fuori controllo e non può permettersi di perdere doppiamente per la svalutazione del Dollaro USA: innanzitutto per la svalutazione dei Titoli di Stato in possesso e poi per il crollo di esportazioni amplificato dal rafforzamento dello Yen (che si era abituato ad essere la valuta favorita dal carry-trade nel decennio precedente).
In seguito alla crisi il sistema finanziario è giunto ad un equilibrio per reciproca convenienza resasi obbligatoria dal precipitare degli eventi.
La configurazione di equilibrio ottenuta è stata la seguente: i paesi creditori continuavano a tenersi i TBills (nel contempo la FED compra direttamente, o indirettamente tramite le banche, la gran parte dei Titoli di nuova emissione), mentre il Dollaro si svalutava rispetto all’Euro per poter pompare i mercati azionari. Ovviamente il trend delle monete (Yuan, Yen e Sterlina) dei grandi paesi creditori doveva seguire il cammino del Dollaro, onde annullare (o comunque ridurre al minimo) la svalutazione relativa.
E’ inutile dire che il contendente che in questa configurazione di equilibrio ha ceduto la maggiore utilità individuale è stato il sistema Euro. La zona Euro, sia per la incapacità di esprimere una unità di intenti che per evidenti errori dei vertici della BCE, ha dovuto passivamente accettare una sopravvalutazione della propria moneta.
L’aver scaricato le tensioni sulla zona Euro non è stato indolore: le sollecitazioni sul sistema hanno reso drammatiche le condizioni dei paesi più deboli. In particolare genera grande allarme la situazione della Grecia che evidenzia un deficit del 12.7% ed una situazione dei conti pubblici fuori controllo. Ed inoltre le prospettive di altri paesi quali Spagna, Irlanda e Portogallo non sono rosee.
I mercati obbligazionari, azionari e valutari stanno danzando con il ritmo della danza di Zorba. Si stanno diffondendo timori, segnali inquietanti sono giunti a tal proposito in occasione del recente incontro a Davos, che la tenuta del sistema Euro è a rischio. Una svalutazione repentina dell’Euro (in queste ultime settimane è evidente un trend di indebolimento) farebbe crollare, come conseguenza del frettoloso processo di ricopertura delle posizioni di carry-trade aperte, il castello di carte trasformando la recente debolezza dei mercati azionari in una valanga. Il governo greco è ben consapevole che un eventuale default avrebbe conseguenze catastrofiche e pertanto dispone di strumenti ricattatori nei confronti della BCE.
Il rischio è che, di fronte ai nuovi eventi, gli attori rompano il patto non scritto (fanno testo in questi ultimi giorni i contrasti tra Cina e Usa) e tornino alla sola ricerca dell’utilità individuale che il dilemma prigioniero insegna essere la soluzione peggiore. L’interesse globale impone che venga messa una pezza per tappare il grosso buco, ma sia comunque chiaro che la stoffa a disposizione sta per terminare.

lunedì 1 febbraio 2010

I SAGGI DELLA MONTAGNA INCANTATA

In questi giorni Davos, magnifica cittadina grigionese che Tremonti ha definito “montagna incantata”, ospita il World Economic Forum. In un laico conclave sono riuniti i potenti dell’economia mondiale per effettuare una corretta diagnosi dei problemi attuali ed individuare la strategia d’uscita che ci porti verso il ritorno al progresso economico in cui splenda, più luminoso che mai, il sol dell’avvenire (..già ho il groppo in gola per l’emozione).


Naturalmente per l’intelligenza e la lucida capacità di analisi brillano Dominique Strauss-Kahn (Direttore del Fondo Monetario Internazionale, istituzione alla quale si rivolgono i paesi con gravi difficoltà finanziarie ricevendo generosi quanto disinteressati aiuti…chiedetelo all'Islanda ed alla Leottonia, praticamente come affidarsi alle locuste per proteggere una piantagione), Jean-Claude-Trichet (Governatore della BCE, già noto per il perfetto timing con cui ha mosso i tassi d’interesse all’inizio della crisi, che ieri ha dato dimostrazione del suo acume affermando che urgono “soluzioni globali”.. mentre noi credevamo che tutto potesse risolversi nelle assemblee di condominio) ed il nostro Mario Draghi (in doppia veste di Governatore della Banca d’Italia e di Presidente del Financial Stability Forum; esimi giornalisti italiani sostengono sia portatore di un valore aggiunto perché ha lavorato per la Goldman Sachs e quindi conosce le banche d’affari dall’interno..come dire che Totò Riina è giusto che divenga Capo della Polizia perché comprende i meccanismi della mafia come nessun altro).
Nel firmamento degli astri di Davos brillano di luce propria (noi siamo notoriamente per la corretta affermazione dei meriti) le geniali dichiarazioni di Larry Summers, capo del National Economic Council di Obama, il quale ha chiarito che:”..l’ultima crisi è stata cosi’ severa che necessita di un intervento radicale”..sicuramente sarà soltanto un omonimo il Larry Summers che nel 2001, da Segretario al Tesoro dell’amministrazione Clinton, fu l’artefice dell’abolizione del Glass-Stegall Act (magari mentre Clinton familiarizzava con le stagiste), ossia della legge che separava rigidamente le attività delle banche commerciali da quelle delle banche d’affari.
Come riportato dal Financial Times, tra le altre cose, i saggi della montagna incantata hanno avanzato la proposta di istituire una “tassa globale” onde generare un meccanismo in grado di gestire il fallimento di istituzioni “too big to fail”. Sembra che vi sia, invece, qualche piccolo disaccordo su chi debba contribuire al pagamento di tale tassa, se le banche oppure gli Stati (i quali, notoriamente, non hanno sostenuto alcun costo per la crisi e pertanto presentano floridi bilanci)..non si può neanche escludere che alla fine i banchieri della Goldman Sachs, quelli che sostengono di lavorare per Dio, vadano a chiedere un piccolo obolo anche ai profughi di Haiti.
Per quanto mi riguarda dormo tra due guanciali; non c’è di nulla di più rassicurante che vi siano persone serie, oneste e capaci a risolvere i problemi. D’altro canto la teoria della probabilità è dalla nostra parte: se persino l’orologio fermo due volte al giorno indica l’ora corretta, prima o poi anche la compagnia dei Gianburrasca dovrà indovinare qualcosa.