mercoledì 3 febbraio 2010

IL DILEMMA DEL PRIGIONIERO

Questo articolo è stato pubblicato su Wall Street Italia ed è nato in seguito ad uno scambio di idee con la Prof.ssa Vitanza, Ordinario di Analisi Matematica presso l'Università di Messina, docente con la quale svolgo la mia attività di ricerca. Il link è:



Nella teoria dei giochi è di esemplare importanza il dilemma del prigioniero elaborato inizialmente da Albert Tucker negli anni 50. Tale problema evidenzia l’importanza del processo di cooperazione onde ottenere una utilità totale maggiore. In altre parole la collaborazione consente di sostituire una configurazione Pareto-efficiente (ove si considerano le utilità individuali che nessuno è disposto a sacrificare) con una forma di equilibrio cooperativo (ove un contendente sacrifica una parte della propria utilità potenziale allorché in corrispondenza si registri un incremento dell’utilità dell’altro contendente superiore in valore assoluto).
Una delle principali conseguenze della politica della FED è stata quella di accoppiare il sistema finanziario con quello valutario. La necessità di permettere (se non addirittura di favorire) il carry-trade sulla valuta regina, ossia il Dollaro, onde tenere artificiosamente in alto i mercati finanziari ha determinato la creazione di una evidente debolezza per gli USA: in sostanza essi devono tener conto delle istanze di chi è in possesso dei propri Titoli di Stato.
I grandi creditori degli USA, in base alle dichiarazioni ufficiali (fonte Visual Economics) sono nell’ordine Cina (800 Miliardi di Dollari), Giappone (750 Miliardi) ed UK (231 Miliardi). In particolare il Giappone ha un debito pubblico fuori controllo e non può permettersi di perdere doppiamente per la svalutazione del Dollaro USA: innanzitutto per la svalutazione dei Titoli di Stato in possesso e poi per il crollo di esportazioni amplificato dal rafforzamento dello Yen (che si era abituato ad essere la valuta favorita dal carry-trade nel decennio precedente).
In seguito alla crisi il sistema finanziario è giunto ad un equilibrio per reciproca convenienza resasi obbligatoria dal precipitare degli eventi.
La configurazione di equilibrio ottenuta è stata la seguente: i paesi creditori continuavano a tenersi i TBills (nel contempo la FED compra direttamente, o indirettamente tramite le banche, la gran parte dei Titoli di nuova emissione), mentre il Dollaro si svalutava rispetto all’Euro per poter pompare i mercati azionari. Ovviamente il trend delle monete (Yuan, Yen e Sterlina) dei grandi paesi creditori doveva seguire il cammino del Dollaro, onde annullare (o comunque ridurre al minimo) la svalutazione relativa.
E’ inutile dire che il contendente che in questa configurazione di equilibrio ha ceduto la maggiore utilità individuale è stato il sistema Euro. La zona Euro, sia per la incapacità di esprimere una unità di intenti che per evidenti errori dei vertici della BCE, ha dovuto passivamente accettare una sopravvalutazione della propria moneta.
L’aver scaricato le tensioni sulla zona Euro non è stato indolore: le sollecitazioni sul sistema hanno reso drammatiche le condizioni dei paesi più deboli. In particolare genera grande allarme la situazione della Grecia che evidenzia un deficit del 12.7% ed una situazione dei conti pubblici fuori controllo. Ed inoltre le prospettive di altri paesi quali Spagna, Irlanda e Portogallo non sono rosee.
I mercati obbligazionari, azionari e valutari stanno danzando con il ritmo della danza di Zorba. Si stanno diffondendo timori, segnali inquietanti sono giunti a tal proposito in occasione del recente incontro a Davos, che la tenuta del sistema Euro è a rischio. Una svalutazione repentina dell’Euro (in queste ultime settimane è evidente un trend di indebolimento) farebbe crollare, come conseguenza del frettoloso processo di ricopertura delle posizioni di carry-trade aperte, il castello di carte trasformando la recente debolezza dei mercati azionari in una valanga. Il governo greco è ben consapevole che un eventuale default avrebbe conseguenze catastrofiche e pertanto dispone di strumenti ricattatori nei confronti della BCE.
Il rischio è che, di fronte ai nuovi eventi, gli attori rompano il patto non scritto (fanno testo in questi ultimi giorni i contrasti tra Cina e Usa) e tornino alla sola ricerca dell’utilità individuale che il dilemma prigioniero insegna essere la soluzione peggiore. L’interesse globale impone che venga messa una pezza per tappare il grosso buco, ma sia comunque chiaro che la stoffa a disposizione sta per terminare.

11 commenti:

  1. ed ecco ancora un signor post con fiocchi e controfiocchi da parte del Dott. Zingales! Quello che mi chiedo è: hanno fatto un megaforum a Davos con la crema della elite internazionale della finanza e della politica ... con come soggetto la riforma(!!!) del commercio e delle banche ... ebbene alla Tv non è stato detto quasi niente se non delle generiche informazioni cosi' quasi buttate li'.
    Questo oscuramento mediatico non mi dice niente di buono. Adesso poi se ci collego i casini che sta tirando in aria Obama con la Cina, Berlusconi giu' in Israele ad attizzare Israele verso l'Iran e i reali rischi per la tenuta del patto europeo, non mi resta che pensare che sicuramente tra poco ne vedremo delle belle ...
    Concludo ringraziando ancora il Dott. Zingales per queste perle di post che ci mette sul suo sito!

    RispondiElimina
  2. è in atto una vera escalation di durezza fra obama e la cina, vedasi le dichiarazioni riportate dai mezzi di stampa di poche ore fa.
    E' evidentemente parte di un piano, ma che ha in testa veramente il presidente degli stati uniti?
    quale è il piano?
    Paolo

    RispondiElimina
  3. Salve! volevo solo aggiungere che su Comedonchisciotte.org c'è proprio oggi un bell'articolo sempre su questo tema dal titolo "La Germania dovrebbe salvare il club med o lasciare integro l'euro?" ( mi spiace non riesco a fare copia/incolla del link...)
    Una conferma di quanto scritto in questo post del Dott. Zingales.
    Cordiali saluti

    RispondiElimina
  4. Nella malaugurata ipotesi di rottura del patto dell'eurozona o di forte svalutazione dell'euro, quali le conseguenze per i cittadini italiani e risparmiatori?

    RispondiElimina
  5. Gentile Dottor Zingales,
    Non concordo con quanto scritto in questo post per le seguenti ragioni:
    1) La Fed non persegue obiettivi di stabilizzazione del dollaro o di controllo del cambio; nessuna banca centrale può controllare il cambio del proprio Paese e quelle che ci hanno provato lo hanno fatto a spese delle proprie riserve valutarie, dilapidandole!
    2) il fenomeno del carry trade non è nuovo; prima del dollaro ha coinvolto per molto tempo lo yen; in generale sono proprio le valute dei Paesi con i tassi più bassi ad essere convolte nel fenomeno. I mercati azionari non sono salite per il fenomeno del carry trade sull'euro dollaro!
    3) Lo Yuan non segue il trend del dollaro ma è fisso! E proprio il fatto che sia fisso e non venga rivalutato rispetto al biglietto verde sta contribuendo a creare le tensioni Usa-Cina
    Financial Markets LAB
    www.financialmarketslab.blogspot.com

    RispondiElimina
  6. Per Financialmarketslab:
    1) Non parliamo di una qualsivoglia Banca Centrale..parliamo della FED. E' un illuso pensare che la FED non controlla mercati valutari ed azionari. Finora vi è riuscita, ma credo che più tempo passa, più sarà difficile.
    2) I mercati azionari sono saliti per il carry-trade. Basta vedere quello che è successo nelle ultime settimane. Ma su questo non ho detto nulla di nuovo..mi sembra piuttosto ovvio.
    3) Sono perfettamente d'accordo. Ma non mi pare che io abbia detto diversamente.
    Con stima

    RispondiElimina
  7. ..le conseguenze sono imprevedibili. Credo che domani pubblicherà un'articolo sull'Euro.

    RispondiElimina
  8. Bello il paragone con la teoria dei giochi. Giusto per stare in tema: siamo secondo te ormai arrivati al classico "matto in 3 mosse" ?

    Ovvero: stiamo giocando una partita dove ancora esiste margine di manovra o invece il sistema si sta portando in una condizione inevitabile che al massimo può essere solo posticipata ? Come negli scacchi un giocatore messo alle strette puo' essere spacciato ben prima che cada il suo Re... e non può fare altro che seguire una sequenza di azioni già scritte nel suo inevitabile destino.

    Forse oggi siamo a questo punto ? Anche il miglior economista del mondo al posto di Bernanke perderebbe la partita ?

    Il nostro uomo dell'anno crede di no, anzi confida che, cito testualmente, "una quantità sufficiente di cartamoneta alla fine riuscirà sempre a invertire la spirale deflazionistica" per cui, dato che quello è il male peggiore del mondo (secondo lui), si è impegnato nella campagna acquisti che ben conosciamo. Come sottolinei spesso viviamo in un appartamento dove la camera da letto dei titoli e degli asset brucia a 1000 gradi, mentre il salotto della vita reale gela a riscaldamento spento... la colpa del patatrak dunque non sarà dello sprovveduto che apre la porta, ma di quello che ha dato fuoco alla camera e spento i termos qualche tempo prima...

    Saluti

    JacK

    RispondiElimina
  9. Caro Jack,
    Temo che, usando un linguaggio degli scacchi (gioco al quale sono particolarmente affezionato) possiamo solo ritardare (con conseguente aggravamento) la resa dei conti senza però alcuna possbilità di stallo.
    Apprezzo i tuoi commenti molto lucidi.
    Con stima

    RispondiElimina
  10. Molto bravo...

    Mi incuriosisce la resa dei conti, mi incuriosisce come ci sarà servita, peccato solo che sarà drammatica per chi sarà destinato ad essere la valvola di sfogo sul pianeta.

    RispondiElimina
  11. Bell'articolo, letto in ritardo se ne apprezza ancora di più il valore.

    RispondiElimina