mercoledì 17 febbraio 2010

NUMERI A VANVERA

Mai, come in questo periodo di crisi, si registra un simile sproloquio di numeri: tassi d’interesse, andamento dei mercati borsistici, inflazione e chi più ne ha più ne metta. Numeri che vengono prontamente sbattuti in faccia ai poveri telespettatori che, privi della conoscenza algebrica di base, si disorientano sempre di più. Numeri privi di qualsiasi confronto che i giornalisti, senza nessun rispetto per la matematica, maneggiano con la stessa abilità con cui mungo le vacche (salvo poi accorgermi che si tratta di un toro).
Come conseguenza chiunque si sente in diritto di usare tecnicismi accompagnate da cifre nel linguaggio comune: non è più raro sentire parlare di tassi d’interesse da massaie che fanno la spesa. I numeri sono sbagliati, i concetti pure ma ..poco o nulla importa.
Non parlo mai di politica italiana poiché non mi appassionano i teatrini di periferia, ma non posso esimermi dal rammentarvi gli eccelsi dibattiti televisivi. Nei dibattiti si sente di tutto: a chi, ovviamente in maniera impropria, cita un numero corrispondente alla diminuzione del PIL italiano si risponde con un altro numero relativo al deficit fiscale della Lettonia; a chi, all’interno di folli ragionamenti, cita l’inflazione italiana (tra l’altro confondendosi con le percentuali) si ribatte ricordando la produzione industriale annualizzata di San Marino (oppure, tanto non cambia niente, il tasso di natalità del Lesotho). Ed, in un crescendo di grida ed urla spropositate, una cascata di cifre sparate a casaccio (in cui Euro e Lire si sovrappongono) e prive di qualsivoglia senso logico invade gli incolpevoli ascoltatori. Alla fine persino io mi confondo e, spegnendo la televisione (quando sono dai miei suoceri o dai miei genitori..a casa mia non ho televisione), mi convinco che l’inflazione italiana è al 120%.
Ma vi giuro che raramente rimango basito come quando mi trovo di fronte alle accurate previsioni del FMI e di altre illustri istituzioni finanziarie. I gruppi di ricerca riescono ad elaborare bollettini che profetizzano percentuali precise alla prima cifra decimale senza alcun range. Puntualmente sbagliano ma imperterriti continuano per la propria strada; la cosa drammatica è che le agenzie giornalistiche riprendono i folli numeri e li propagandono come verità assolute, come punto di riferimento inconfutabile. Su questi numeri, sempre e comunque falsificati, i vari governi gongolano o tremano; programmare poi i bilanci degli Stati su queste previsioni ha lo stesso significato scientifico di ancorarle ai numeri del superenalotto.
Probabilmente, da umile fisico teorico, ho poca dimestichezza con i meandri della statistica economica (..ma neanche loro visto che non ne indovinano una), ma non riesco proprio a comprendere come si possa effettuare una qualsivoglia previsione senza margine di errore; in questo contesto, poi, non riesco a comprendere che senso abbia sparare qualsivoglia numero. Personalmente non scommetterei un euro sullo stato dell’economia a distanza di un mese: immaginatevi l’audacia di chi prevede il PIL del 2011 o del 2012 (in un bollettino ho letto delle proiezioni del Deficit fino al 2019). In confronto il mago Otelma è un raro esempio di prudenza accademica e di competenza scientifica.

9 commenti:

  1. E mo' tocca all'Italia...
    http://lagrandecrisi2009.blogspot.com/2010/02/e-mo-tocca-allitalia.html

    EURO ADDIO....
    http://ilpunto-borsainvestimenti.blogspot.com/2010/02/euro-addio.html

    marco

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  2. ma la cosa più comica sono ... i famigerati analisti che nessuno conosce ma che tutti citano.
    paradossalmente, prendiamo l'esempio del pil, i mercati sono più contenti quando il pil scende, ma meno di quanto previsto dagli analisti, piuttosto che quando sale ... ma anche questo meno di quanto previsto dagli stessi.
    siamo all'assurdo.

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  3. Caro Salvatore, La ringrazio.
    Mi scuso, ma da testone come sono, sbaglio spesso..ho per errore cancellato tre commenti

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  4. il suo articolo coglie nel segno per quanto riguarda i dibattiti televisivi, mentre quando parla delle previsioni degli analisti mi sembra il contrario nella realtà, nel senso che i dati forniti, sopra
    tutto per il pil, hanno dei range "mostruosi", fanno previsioni per una crescita del pil del 2%-3,5%. Sinceramente come intervallo mi sembra un po' grandino.
    Con stima
    ANDREA

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  5. Non è proprio così. Tutti i previsori hanno in mente delle forchette, alcuni le pubblicano (vedi FED e BoE per esempio). Sicuramente anche il modello del FMI produce errori di previsione. Questi, come immagino tu sappia, si cumulano nel tempo, implicando un sup e inf che si allontanano dalla tendenza centrale sempre di più. Non è facile però trasmettere il concetto di errore di previsione, anche perchè, ad esempio, il Patto di Stabilità non prevede un obiettivo in termini di deficit a meno di un qualsivoglia scostamento.
    Inoltre, come riporti correttamente due diversi termini (previsione e proiezione) per due "esercizi" differenti, dovresti anche sapere quali sono le ipotesi alla base. Per esempio le proiezioni si fanno a "legislazione vigente" insieme ad altre ipotesi su variabili esogene e altre cose, tipo prodotto potenziale, dinamica della popolazione etc. Naturalmente ogni modello prevede delle semplificazioni, in economia come in fisica; probabilmente in economia ce ne sono di più, forse alcune sono inverosimi.
    Resta il fatto che ce nè bisogno per cercare di immaginare il futuro ed, eventualmente, adottare misure per correggere sentieri in qualche modo esplosivi. Spesso si fallisce, ma questo non significa che tutti gli economisti sono dei furfanti. Significa più che altro che è difficilissimo modellare il comportamento umano.

    Marco

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  6. Caro Marco,
    in Fisica se un modello non funziona lo buttiamo, non pretendiamo che la realtà si adatti al modello. In Economia ho i miei seri dubbi..

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  7. Per usare una metafora, fare previsioni in economia non è come imbucare una palla a un metro su un biliardo perfetto; è come impucare una palla a 100 metri su un prato con dossi, cunette e vacche (e annessi noise, se capisci il senso) al pascolo. L'eccezione non è sbagliare al primo colpo, ma prenderci.
    Per stare al tuo gioco del campanilismo poi, mi viene da rispondere che, forse a tua insaputa, parte di quei modelli della fisica che pensavi i tuoi colleghi avessero buttato, sono stati venduti all'economia della finanza, proprio quella che viene tacciata di essere la causa di tutti i mali.
    Tutte le professioni hanno avuto, ahimè, i loro fallimenti, più o meno gravi.
    Forse è tempo di iniziare a cercare le soluzioni, invece che continuare a cercare negli altri le colpe: chi più chi meno ne abbiamo tutti.
    Marco

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  8. Sulla equidistribuzione delle colpe ho i miei seri dubbi..sul resto concordo.
    Con affetto

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