mercoledì 31 marzo 2010

Fede, Speranza, Carità

Auguro a Voi ed alle Vostre famiglie una Santa Pasqua.
La morte in croce del Signore Gesù ha redento tutti i nostri peccati.
Che la luce della sua Resurrezione possa donarci Fede, Speranza e Carità.

lunedì 29 marzo 2010

BOLLE D'ARIA CHE SALGONO

Le strilla degli imbonitori di turno si stanno spegnendo: è ormai evidente la crisi irreversibile del Sistema Euro. Ma, nonostante il precipitarsi degli eventi, gli spiriti illuminati rimangono stretti al dogma dell’infallibilità della moneta unica.
Un esempio lampante è l’articolo di Alesina e Perotti pubblicato sul Sole 24 Ore di Sabato scorso. I sommi economisti, malgrado l’Euro si stia sciogliendo come neve al sole e fregandosene dell’evidenza, individuano senza timore di smentita, unendosi al coro degli esploratori ipovedenti con il binocolo rotto, il punto cruciale delle criticità dell’Euro: la presenza delle cicale greche.
Non ci si rende conto che l’avvolgere l’intero sistema Euro in un unico manto che non rispettava le peculiarità dei singoli paesi ha funzionato finché splendeva il sole della Primavera economica. L’arrivo dell’inverno ha fatto emergere le deficienze strutturali, la folle rigidità, la innaturale staticità. Tutto ciò, unito alla impossibilità di usare tutti i gradi di libertà potenziali a disposizione dei singoli paesi (fra i quali, piaccia o non piaccia, la svalutazione della moneta), ha implicato un vortice che sta trascinando verso il fondo il vascello della moneta unica; ormai alla stessa stregua di un relitto che aspetta solo di essere inghiottito dal mare in tempesta (e tra l’altro contemporaneamente bombardato dai pirati).


Il dramma è che i marinai non possono salvarsi imbarcandosi sulle scialuppe di salvataggio: ormai sono incatenati ed il loro destino è unito. La Fisica insegna che non esiste il Diavoletto di Maxwell: dopo aver determinato la moneta unica i singoli paesi hanno intersecato i loro debiti pubblici in maniera inestricabile. Tagliare le catene implicherebbe sacrifici immensi, in confronto al quale il fallimento della Lehman rappresenterebbe una semplice tempesta rapportata ad un uragano.
Quando Alesina e Perotti scrivono, riferendosi all’ibrido salvataggio concordato tra Unione Europea e FMI, “..se proprio si doveva salvare la Grecia, e di questo non siamo totalmente convinti, l’esito che si sta prospettando è ragionevole”, nascondono il fatto che la Grecia non poteva essere lasciata fallire: solo le banche tedesche sono esposte per circa 500 Miliardi di Euro. Ormai non vi sono soluzioni: o ci si salva insieme, o si affonda tutti quanti (..vi lascio indovinare verso quale alternativa propendo).
Nel dramma nuota anche la involontaria comicità: il contributo della Spagna per salvare la Grecia è di circa 2.2 Miliardi di Euro; il ministro dell’Economia spagnolo Elena Salgado ha candidamente ammesso che si rivolgerà al mercato per raccogliere i soldi necessari. Mi chiedo a chi chiederà i soldi la Grecia quando sarà il suo turno di contribuire al salvataggio della Spagna o del Portogallo (..non a caso l'intelligente Stefano Bassi ha cambiato il titolo del suo blog in Il Grande Bluff).
Si sta spacciando il salvataggio come un segno di vitalità del sistema Euro, come la capacità di resistenza del sistema Euro di fronte alle sollecitazioni interne. In realtà tutto quanto sta accadendo ha lo stesso significato delle bollicine che salgono da un relitto poggiato su un fondale marino. Gli ignari potrebbero pensare che vi sono esseri viventi dentro il relitto; ma in realtà è aria che fugge dopo essere stata intrappolata durante l’affondamento. I sub non si fanno ingannare dalle bolle d’aria: sanno che dentro la stiva vi sono solo cadaveri.

venerdì 26 marzo 2010

QUEL CHE RESTA DEL GIORNO

Ricevo e volentieri pubblico un contributo del Dott. Giuseppe Sottile curatore del sito www.countdownnet.info.
Tale contributo è collegato ad un mio articolo sull' Inflazione virtuale
I dati specifici sulle previsioni di spesa per l’anno fiscale 2010 riportati da Chossudovsky in America’s Fiscal Collapse prevedono entrate per $ 2,381 trilioni a fronte d’una spesa di $ 3,94 trilioni. Il deficit di bilancio previsto è dell’ordine di $1,75 trilioni. Il bello di tutta la faccenda consiste nel fatto che il bilancio dell’attuale meravigliosa amministrazione Obama prevede di già quasi $ 2 trilioni di spesa per le seguenti voci: a)$ 739 miliardi alla difesa; b) $1,45 trilioni di “aiuti” al sistema finanziario; c) $164 miliardi di interessi sul debito. In pratica, non vi sarebbero risorse monetarie per le altre voci della spesa pubblica.
Sempre secondo i dati riportati dalla ‘autore, si possono poi svolgere alcune considerazioni e conclusioni di carattere generale.
Per quanto concerne gli $1,1 trilioni di dollari di spesa a 'soccorso' della dinamica speculativa ed a carico del Tesoro (i dati fanno riferimento alla tabella su “government’s rescue funds”), si opererà per l'anno fiscale 2010 attraverso lo smantellamento della spesa sociale ed un ulteriore indebitamento (l'autore tuttavia sottolinea che dati i tassi di interesse 'vicini allo zero', l'operazione è quantomeno problematica). Il punto però assai controverso nel quadro d'una politica monetaria classica concerne i $5,5 trilioni a carico della Fed. L'autore evidenzia due punti che possiamo assumere come premessa del nostro ragionamento: a) non sono le banche a esser nazionalizzate, bensì lo Stato acquisito dalle banche, in fase di privatizzazione; b) la Fed rappresenta il sistema finanziario americano (Wall Street ed istituti finanziari), poiché sono i principali creditori dello Stato, detengono il controllo del Ministero del Tesoro, della Fed e del Congresso, dunque qualunque politica monetaria è loro funzione.
Classicamente, la Fed non agisce sul debito pubblico, non decide sulla fisionomia della spesa pubblica e dell'ammontare del debito statale, si limita ad incrementare lo stock di moneta ad alto potenziale mediante operazioni di mercato aperto e può emettere denaro non creditizio monetizzando debito pubblico. In linea ideale, finché la liquidità prodotta dal sistema economico è adeguata, le banche commerciali emettono depositi/loans (denaro creditizio) sulla base di questa e non sono costrette a ricorrere all'intervento della Fed per far fronte ad esigenze di liquidità.
Con l'attuale previsione ed interventi relativi di cui nella tabella, l'intervento della Fed potrebbe equivalere a tre cose: 1) emettere liquidità “dal nulla” procurando una iperinflazione; 2) fornire titoli del debito pubblico in cambio di collaterali fasulli procurando un sottostante per i debiti così cancellati, il che potrebbe equivalere ad un fallimento della Fed; 3) scaricare il tutto sulla spesa pubblica usando le funzioni del Tesoro per operare il 'salvataggio' fuori dalle regole classiche. S'intende, o tutti e tre. In ogni caso ciò procurerebbe come effetto un accentuato processo di privatizzazione di beni e funzioni pubbliche per quanto riguarda il terzo punto e comunque per le previsioni di salvataggio previste e già in corso attraverso ciò che compete al Tesoro.
Tutto ciò è funzione di ciò che l'autore non può dire e proprio perciò conclude con l'esigenza di riforme monetario - finanziarie. Ciò che non può dire è che la liquidità prodotta spontaneamente dal sistema economico (prodotto netto, denaro non creditizio) è finita nel corso del tempo nel circuito della dinamica speculativa (mercato secondario); questa non esprime costi o prezzi di produzione (non funge da equivalente generale) ma incrementi di prezzo che si sostengono grazie alla prima e fanno il mare magnum del denaro creditizio, che in realtà non significa altro che creazione di debito, il meccanismo essendo quello di essere creato per tornare al punto di partenza.
Occorre riflettere sul fatto che in tutta questa faccenda i veri 'statalisti' paradossalmente sono stati gli esponenti di certa destra economica americana, i quali hanno consigliato di non operare alcun salvataggio. Che fosse nelle loro intenzioni o meno, ciò avrebbe messo la Fed in un’altra posizione ed impedito al Tesoro una politica draconiana, ma certo le conseguenze sociali non sarebbero state meno devastanti di quelle in corso e previste.
V’è da notare “a margine” che l’intervento di Chossudovsky è tanto più interessante in quanto esemplificativo d’una situazione generale di default attuali e potenziali degli Stati a tutte le latitudini. Per ciò che riguarda l’Occidente, basti citare l’Islanda, la Grecia e la California.

mercoledì 24 marzo 2010

FUOCHI A CARONIA

Non si pensi che gli strenui difensori dei dogmi, che i rigidi guardiani dell’ortodossia siano presenti solo in ambito economico; anche la cosiddetta scienza ne è piena. Quando un evento non è spiegabile lo si ridicolizza, lo si trasforma in burla a prescindere dall’evidenza sperimentale.
Vi ho già detto che non ho televisione in casa, ma un caro amico mi ha fatto vedere una puntata di Report andata in onda due Domeniche fa in cui una vispa compagnia di amici (facenti parte del Cicap) si prodigava a dimostrare come tutti i fenomeni apparentemente inspiegabili non fossero altro che truffe. Tra uno strano personaggio che inghiottiva chiodi (spero per lui non arrugginiti), un altro che spiegava l’apparente movimento della bandiera Usa sulla luna inserendo aste ed un giovane dalle belle speranze che in un vasetto raccoglieva le scie degli aerei (o qualcosa del genere), spiccava per acume un barbuto individuo che spiegava con indubbia genialità ciò che realmente era avvenuto a Caronia, piccolo paese del messinese entrato agli onori della cronaca per i misteriosi incendi che scoppiavano improvvisamente.

Il moderno Galileo si è presentato davanti alla telecamera tenendo trionfalmente in mano un filo (..chiaramente bruciato) che a suo dire proveniva da Caronia. Con rara sapienza, mostrando che il filo non poteva essere stato ridotto in siffatta maniera da un campo elettromagnetico, ha sentenziato che era stato bruciato da qualcuno (..magari da un elettricista di passaggio). Da questo filo bruciato, con un sillogismo degno di un Aristotele con l’arteriosclerosi, il nostro asseriva che tutti i misteriosi eventi di Caronia erano di origine dolosa, insomma burle di qualche buontempone.
Naturalmente il messaggio subliminale era che vi era stato uno spreco immenso di denaro pubblico poiché non vi era alcuna necessità di organizzare costose spedizioni scientifiche per indagare sugli strani fenomeni avvenuti. In fondo per chiarire tutto bastava ascoltare l’arguto barbuto.
Si dia il caso che nel periodo in questione, avendo terminato il Dottorato di Ricerca in Fisica, insegnavo (ero Docente di Telecomunicazioni) all’Industriale di Sant’Agata di Militello, paese ad una decina di chilometri da Caronia. Avevo inoltre rapporti con l’Università di Catania e dunque mi capitò di interagire e di discutere con fisici ed ingegneri (persone intelligenti e competenti) direttamente coinvolti nella campagna di misure tecniche a Caronia. Hanno provato di tutto, cercato con rigore ogni plausibile spiegazione, ma non hanno cavato un ragno dal buco.
Sappiate che i fenomeni si sono ripetuti per anni ed ancora oggi (seppur con frequenza minore) continuano ad avvenire. Vi assicuro che nessun evento doloso è mai stato accertato e comunque gli strani eventi si sono ripetuti anche in presenza di tecnici e responsabili delle indagini scientifiche. In altre parole i fenomeni di Caronia, malgrado ciò che dica l’esimio membro del Cicap, continuano ad essere scientificamente inspiegabili, non certamente associabili ad incendi dolosi opera di esibizionisti.
Una mattina, recandomi a scuola, sul treno ho incontrato una simpatica coppia di vecchietti di Caronia (mi ricordavano i miei nonni) che mi hanno illustrato come gli strani fenomeni avessero cambiato in peggio una vita prima serena. Il marito, un arzillo ottantenne mi raccontò come molti oggetti nella sua casa prendessero fuoco di giorno e di notte e ricordo come la vivace prosa fosse accompagnata da minacciosi movimenti del suo bastone. Mi permetto di sconsigliare il vispo barbuto del Cicap di esternare l’ipotesi di incendio doloso davanti all’agguerrito vecchietto…ho la vaga sensazione che si innervosirebbe parecchio a sentirsi incolpare degli incendi di casa sua.

lunedì 22 marzo 2010

LE SMARGIASSATE TEDESCHE

Alcuni lettori hanno espresso la propria simpatia nei confronti del Ministro delle Finanze tedesco Schäuble, considerandolo come custode dell’ordine fiscale e ultimo baluardo rispetto ai conti pubblici fuori controllo. E’ nato un mito: il politico oculato che deve essere posto in contrapposizione con i politici greci, allegri e giocosi spendaccioni. Messo in questi termini è difficile non esprimere il proprio appoggio a Schäuble, ma i fatti sono leggermente diversi.
La nascita dell’Euro ha implicato uno spostamento di risorse dai paesi europei verso la Germania di proporzioni mai viste: neanche durante l’occupazione nazista i paesi mediterranei sono stati depauperati in maniera cosi’ massiccia. I numeri parlano chiaro: malgrado la zona UE abbia mantenuto praticamente costante la propria quota di esportazioni mondiali dalla nascita dell’Euro (intorno al 16,5% delle esportazioni mondiali), la quota individuale della Germania è cresciuta dall’8% fino al 9.7% e le esportazioni tedesche sono raddoppiate in termini nominali. In pratica la torta globale del sistema Euro è rimasta eguale, ma la fetta tedesca si è ingrandita notevolmente.
L’Euro è stata la macchina di guerra della Germania per incrementare le proprie esportazioni: non a caso la percentuale dei beni esportati rispetto a quelli prodotti dal 2002 al 2008 è passata dal 36.6% a quasi il 50%. Questo dato, forse il più significativo, evidenzia come, dalla nascita della moneta unica, sia progressivamente cresciuta la competitività tedesca. Tale crescita è stata essenzialmente determinata dall’indebolimento degli altri paesi concorrenti della zona Euro che sono stati obbligati a marciare con ritmi tedeschi senza possedere i medesimi fondamentali.
Nella guerra delle competitività gli eserciti dei paesi dell’Euro sono stati mandati al fronte indossando divise tarate per l’esercito germanico: per alcune armate, per somiglianza strutturale, non è stato un grande problema; viceversa, per altre ha rappresentato una difficoltà insormontabile. Il generale tedesco a questo punto ha gioco facile nell’accusare di inaffidabilità l’esercito greco che, male armato e già di suo non particolarmente agguerrito, è stato mandato al macello.

Se si aggiunge la concorrenza di alcuni paesi ove i lavoratori sono trattati come bestie da soma si comprende come il sentiero per esportare i propri prodotti è sempre più stretto, schiacciato tra le montagne tedesche ed il burrone cinese. Non ho grande stima per i politici greci (ancor meno per quelli spagnoli), ma non reputo facile mantenere il controllo, senza poter usare l’arma abituale della svalutazione della moneta, di un’economia che, per cause esogene, perde repentinamente di competitività. Questo è il fiume dentro il quale nuota il mio sarcasmo espresso nei confronti delle affermazioni di Schäuble che considero delle vere e proprie smargiassate.
Negli ultimi tempi nel blog mi diverto facendo leva sull’ironia e raccontando barzellette. Ma vi prego di non dimenticarvi che ho anche una qualche dimestichezza con i numeri (..in fondo ho a che fare con essi per la maggior parte della mia giornata): se proprio mi costringete ve li devo citare.

mercoledì 17 marzo 2010

LA DANZA DI ZORBA ALLA GOGNA

Il Sole 24 Ore di Sabato scorso, riprendendo il Financial Times di qualche giorno prima, ha proposto un articolo “Un euro di carota e due di bastone” (all’inizio credevo che si occupasse dell’effetto degli ortaggi sul gioco della briscola) del ministro tedesco delle Finanze Wolfgang Schäuble. Credo che nessun articolo come questo possa essere utilizzato come limpido esempio di come la rigidità dogmatica impedisca qualsiasi critica riflessione. In confronto il mio collega trotskista di cui vi parlavo la settimana scorsa rappresenta un raro caso di pragmatica comprensione della realtà esistente.

L’illustre ministro afferma “..vi è una linea di condotta da seguire: tutti i paesi devono adeguarsi al patto di stabilità e di crescita quanto più rapidamente possibile”. Questa frase, insieme a quanto ordinato da Trichet ai paesi della Zona Euro di rimettere i conti in ordine entro il 2011 riducendo il deficit e nel contempo garantendo la crescita, evidenzia l’idea principe dei sommi sacerdoti: la realtà deve adeguarsi alla teoria; il malato deve guarire anche se il medico ha completamente sbagliato la diagnosi e quindi la cura.
Ma Schäuble va oltre: propone con teutonica determinazione la creazione di un Fondo Monetario Europeo che, alla stessa stregua del più noto mentore (il Fondo Monetario Internazionale), aiuti i paesi del sistema Euro in difficoltà come uno sciame di locuste coadiuva un agricoltore:”..naturalmente a tali aiuti sarebbe necessario abbinare rigide clausole e un costo proibitivo”..cioè usura legalizzata; una sorta di parabola del figliol prodigo rovesciata ove il padre, anzicchè accogliere il figlio con le braccia aperte, chiama i servi per picchiarlo a morte.
Un piccolo intoppo alla geniale idea già salutata con pubbliche manifestazioni di giubilo in Grecia sarebbe il diritto di voto dei paesi membri. Ma, poiché uno scoglio non può arginare il mare ed una buca non può bloccare l’avanzata di un panzer, il Nostro ha le idee chiare “..gli aiuti d’emergenza sarebbero vincolati a sanzioni più severe nell’ambito di azioni legali per il disavanzo di bilancio. Le sanzioni sarebbero imposte allo stato membro senza possibilità di ricorrere a rivendicazioni sulle ammende..bisogna sospendere il diritto di voto dei paesi dell’Eurogruppo non collaborativi“..in pratica un chiaro esproprio della sovranità nazionale ad opera dei burocrati europei e senza neanche poter protestare; secondo l’esimio i problemi del sistema Euro, causati dalla sua intrinseca rigidità, possono essere superati introducendo vincoli di rigidità ancora più stretti; ciò ha il medesimo senso logico di spegnere un incendio gettandovi benzina.
Immaginatevi un prestito d’emergenza alla Grecia: come conseguenza del più che probabile fallimento delle politiche di rientro annunciate, i burocrati europei avrebbero praticamente mano libera. Potrebbero imporre la vendita di qualche isoletta dell’Egeo, la cessione del Partenone (..in fondo al suo posto si potrebbe realizzare un ben più redditizio ipermercato con parcheggio a cinque piani); potrebbero imporre sanzioni alla Grecia decretando come non collaborativa la danza di Zorba…mai mettere limiti alla fantasia delle brillanti menti della burocrazia europea.

lunedì 15 marzo 2010

DIVIDE ET IMPERA

Nelle ultime due settimane una strana quiete aleggia nei mercati internazionali. Pochi scambi ed una stasi quasi mortale sembrerebbero rivelare il raggiungimento di una nuova posizione di stanco equilibrio. Ma si ha l’impressione che sia una quiete solo temporanea; l’area è elettrizzante. Strani segnali di fumo si alzano nelle praterie, un tam-tam annuncia l’avvicinarsi di nuovi attacchi.
I guerrieri si stanno riposando in attesa del probabile nuovo assalto, una grande battaglia che ricorda memori conquiste. Un vecchio ma indomito guerriero, conquistatore della Lira e della Sterlina e causa della loro cacciata dallo Sme del 1992 si è messo a capo del composito ma potente schieramento. Dopo essersi allenati addentando come lupi famelici prede deboli ed aver rimpinguato il loro bottino di guerra, le forze corsare, corroborate dai facili successi, sono pronte all’assalto finale: l’attacco all’Italia.
Un solo ordine e l’assalto verrà lanciato con truppe ben allenate ed agguerrite: i CDS relativi all’Italia sono pronti a prendere il volo e parimenti si amplificherà lo spread con i titoli tedeschi Un impegno totale sarà necessario, tutti i pirati disponibili dovranno convergere, ma l’odore dell’oro attira gli squali: in caso di vittoria, le casse saranno riempite come non mai.

Gli antichi romani, maestri di tattica, grazie al divide et impera, riuscirono ad ottenere successi impensabili nei confronti di forze nemiche di gran lunga più numerose. La creazione di partiti avversi, l’incoraggiamento di ambizioni personali, la fomentazione di contrasti indebolivano il fronte avverso introducendo tarli che divoravano lo spirito di reazione.
L’Italia è un paese profondamente diviso in due fazioni che non dialogano, che si insultano: chi ama Berlusconi come se fosse il nuovo messia e chi lo odia come se, eliminato lui, tutti i problemi potessero essere risolti. I corsari hanno i propri agenti che, quasi sempre in cattiva fede con comportamento da quinta colonna, come pifferai magici, con rara sapienza muovono l’opinione pubblica come un drappo rosso guida un toro furioso ed impazzito.
Un velo di assoluta omertà è stato steso sugli infiniti misteri delle privatizzazioni, si ignorano i rapporti incestuosi tra banche d’affari e sistema dirigente, non si conoscono i tentacoli del trattato di Lisbona; ma, misteriosamente, l'opinione pubblica viene presto edotta sulla barca di D’Alema o sulle telefonate tra Berlusconi ed il Direttore del TG1 Minzolini. Conosco persone brillanti che hanno occhi iniettati di sangue al solo sentir nominare il Cavaliere ed altre che, altrettanto violentemente, allo sventolare del nome di Bassolino prendono fuoco come pezzi di legno gettati nel camino. E’ un’usuale tecnica di distrazione: concentrare l’attenzione su una formica onde evitare di accorgersi della tigre che è in procinto di sbranarti.
Mentre Troia è stanca per la presenza degli scontri intestini ed i troiani sfiduciati, la notte priva di luna si appropinqua ed all’esterno i nemici completano l’accerchiamento. Nell’ora in cui le ombre sono più lunghe, dal cavallo escono i corsari che aprono le porte ai nemici; i pochi uomini vigili vengono presto ridotti all’impotenza. L’ora del grande saccheggio si avvicina: il vitello più grasso della Zona Euro, indebolito dal mangime avariato con il quale è stato nutrito, è pronto ad essere divorato. Come al solito i pifferai magici, animati da una sfrenata ambizione di potere, saranno adeguatamente ricompensati con cariche di grande prestigio.

mercoledì 10 marzo 2010

UN MARE DI RISATE

Un lettore mi ha inviato un e-mail nel quale si chiedeva il perché negli ultimi tempi mi dedicassi frequentemente a post (facendomi tra l’altro immeritati complimenti per lo stile) nei quali ironizzo sui sommi sacerdoti delle folli teorie dogmaticamente accettate. Ho deciso di rispondergli pubblicamente.
In uno dei primissimi anni d’insegnamento (ovviamente ogni riferimento a fatti realmente accaduti è puramente casuale) avevo un collega alquanto originale. Barbuto, con camminatura non proprio elegante, si autoproclamava sostenitore di Trotsky e fautore della rivoluzione proletaria nell’ambito della Quarta Internazionale. Era sempre serio e, di qualsiasi cosa si parlasse, dal tempo al colore delle pareti appena imbiancate, rispondeva seriosamente “Compagno, l’ora della rivoluzione si avvicina e la gloriosa classe lavoratrice risorgerà”.
Inutile dirvi cosa accadeva nelle classi durante le sue ore. I ragazzi, filibustieri per natura, lo provocavano in continuazione con saluti fascisti. Quando meditabondo rifletteva in cattedra, si avvicinavano di soppiatto e gli sussurravano “Taci..il nemico ci ascolta” mostrandogli una figurina del Duce. Come risposta vi erano urla sconnesse e note che sembravano comunicati politici con frasi del tipo “si deplora la classe che non rispetta i valori dei lavoratori ed è eterodiretta dalla propaganda borghese”.
Vi era uno studente particolarmente furbo che aveva precocemente capito come andasse il mondo proclamandosi nelle sue ore comunista lavoratore proletario (..nel contempo con un altro collega, notoriamente di destra, si proclamava nostalgico dei tempi andati) e, per risposta, aveva avuto 11 sul registro personale. L’unico collega che riusciva ad andare d’accordo con il docente rivoluzionario ero io perché, di natura piuttosto empatica, riuscivo a prenderlo sempre per il verso giusto (..in fondo era facile, bastava dargli sempre ragione). Il preside, un sant’uomo dalla pazienza infinita, all’ultimo anno prima del pensionamento e quindi non particolarmente propenso ad avere grane, mi mandò come ambasciatore, in occasione degli scrutini, onde convincerlo di eliminare l’insostenibile 11 dal registro. Mi avvicinai con aria prudente consigliandolo umilmente (dopo averlo naturalmente salutato con il pugno chiuso) “Compagno..non si potrebbe mettere 10 invece di 11, sai… ti capisco premiare chi ha le idee chiare..ma purtroppo il voto massimo è 10”. Ebbi come risposta, con aria seriosa“…Compagno, la matematica non può mettersi di traverso ai diritti dei lavoratori” ed a quel punto mi arresi persino io sciogliendomi in un mare di risate che si propagò velocemente in tutto il consiglio di classe.

Mutatis mutandis il serioso Governatore Draghi, in occasione del piano di rientro dal deficit del governo greco ha con aria seria commentato:”sono misure molto serie”, proprio mentre giocosamente i manifestanti greci avevano occupato il Ministero del Tesoro. Di fronte a chi continua a difendere dogmi economici insostenibili (con conseguenze purtroppo ben più drammatiche del comportamento del guardiano dell'alba della rivoluzione che in fondo non faceva male a nessuno) volendo violentare la realtà strafregandosene persino dei numeri, non è possibile rispondere in nessun altra maniera che con l’ironia.
Immaginatevi un serio discorso di Draghi (o di uno qualsivoglia degli altri sommi economisti che vivono di luce propria) abituato ad essere sempre ossequiato e riverito ed, alla conclusione di esso, come risposta, anziché un composto applauso, un sonoro mare di risate. Forse sarebbe il modo migliore per annunciare al mondo che ormai il re è nudo.

lunedì 8 marzo 2010

DUE SONO MEGLIO DI UNO

L’editoriale di Sabato scorso del Sole 24 Ore ha raggiunto vette prima irraggiungibili del giornalismo economico (ormai il Sole 24 Ore si migliora settimana dopo settimana). Due illustri economisti (di cui prima di guardare la provenienza ignoravo l’esistenza) Uri Dadush e Moises Naim ci hanno spiegato con rara (per fortuna) sapienza che “un poco d’inflazione farà bene all’Europa”.

Malgrado il titolo potesse far presagire qualche ovvietà del tipo “i treni arrivavano prima sempre in orario” e “quando c’era Lui si potevano lasciare le porte aperte”, il contenuto era di una profondità illuminante. Vi riporto solo alcune frasi che mi permetto di tradurre con una certa libertà per tutti noi poveri ignoranti non iniziati alla sapienza economica. L’incipit dell’articolo ci comunica che “quello che succede in Grecia non rimarrà confinato alla Grecia..avrà conseguenze a livello globale”…ed io che credevo che al massimo i problemi greci potessero interessare di striscio la Macedonia.
Gli illustri si soffermano poi, con concetti mai elaborati prima, su una diagnosi dei problemi esistenti nella zona Euro..ma il meglio viene dato quando con raro acume forniscono soluzioni per i problemi esistenti.
La prima soluzione è che “Francia e Germania potrebbero adottare politiche di bilancio espansive”...in pratica, per non far sfigurare i PIGS, le virtuose (poi mica tanto) dovrebbero sbragare anche loro i propri bilanci con deficit a doppia cifra trasformando il sistema Euro in una sorte di notte in cui tutte le vacche sono nere. Già vedo aerei tedeschi che sorvolano il Partenone lanciando banconote da 500 Euro con sovrascritto “omaggio del contribuente tedesco”. In risposta i greci, memori dell’antica amicizia con la forza aerea germanica, abbatterebbero gli aerei chiedendo pure i danni alla Germania per aver imbrattato con cartacce luoghi turistici.
La seconda soluzione è che “il sistema euro potrebbe adottare politiche monetarie espansive” ..giuro (questa volta seriamente) che questa non sono riuscita a capirla, visto che i tassi d’interesse non è che siano proprio alti. Forse in maniera criptica si vuole invitare la BCE ad aprire a tassi d’interesse negativi (..o probabilmente i nostri eroi, come novelle Biancaneve, si sono svegliati da un lungo sonno perdendosi quello che è accaduto nell’ultimo anno e mezzo). D’altro canto, dopo il Quantitative Easing, potremmo pure sperimentare questo sistema (in questo caso l’apripista è stata la Svezia)..tanto ormai la macroeconomia è divenuto il luogo di libere sperimentazioni. In fondo, prima di affondare, perché non distribuire bottiglie di champagne ubriacando tutti i passeggeri del Titanic.
Il dramma di questo articolo è che, come rivela la doppia firma, nasce dallo sforzo congiunto di due cervelli..quando si dice l’importanza del lavoro di squadra, soprattutto se essa nasce dall’accoppiamento di simili eccellenze. Mi rendo conto che nei quotidiani nazionali (ma non solo) la crisi sistemica viene trattata scrivendo qualsiasi libero pensiero; vi è infatti il tassativo ordine di parlare dell’uragano economico in corso come una pioggia di stagione dalla quale proteggersi uscendo da casa portandosi un ombrello…ma ogni limite ha una pazienza (citando il grande Principe De Curtis).

mercoledì 3 marzo 2010

IL BAROMETRO DELLA FED E' ROTTO

Qualche giorno fa un lettore mi ha inviato un accalorato e-mail per suffragare la reale ripresa degli USA. Mi ha accusato di essere poco propenso a riconoscere i meriti dell’amministrazione Obama e di non riconoscere i forti segnali di ripresa da parte dell’economia USA.
Purtroppo il problema non è una mia presunta antipatia verso l’amministrazione USA (il Presidente Obama non mi ha fatto assolutamente nulla..neanche lo conosco), il problema sono i numeri che affossano questa pseudo-ripresa che si poggia unicamente su debito pubblico e deficit. Non vi è solo la California (discutere su di essa sarebbe come sparare sulla croce rossa), tutti gli stati USA si trovano in grosse difficoltà. Si consideri l’emblematico esempio (per la presidenza Obama) dell’Illinois.

L’Illnois ha un budget gap del 41%. Il vero problema è che questo deficit viene fondamentalmente finanziato con i contributi pensionistici. Vi è un buco pensionistico che si sta rapidamente allargando ed ha raggiunto alla fine del 2009 la cifra record di 90 Miliardi di Dollari. Vi è un report (fonte Mish) della Pension Modernization Task Force di fine 2009 che reputo interessante “Not wanting to implement dramatic cuts in spending on essential services, the legislature and various governors elected to instead divert revenue from making the required employer pension contribution to maintaining services like education, health care, public safety and caring for disadvantaged populations”..in parole povere il sistema pensionistico è stato usato come carta di credito per mantenere i servizi essenziali in uno stato in cui si spendono 3$ per ogni 2$ effettivamente incassati.

Il debito dell’Illinois ha raggiunto i 130 miliardi di Dollari e, considerando che non è possibile emettere propri titoli di Stato, i nodi verranno presto al pettine.
Con un deficit crescente federale ed in ogni singolo stato, con una disoccupazione ufficiale vicina al 10% (senza considerare la sottooccupazione), con le gigantesche aste di Tbills previste per il prossimo anno per finanziare il debito pubblico, con il mercato immobiliare in profonda sofferenza e la nuova ondata di ARMS in prossimo arrivo temo che abbia poco senso parlare di ripresa. Ho l’impressione che si siano solo messe alcune toppe sbragando i bilanci pubblici, ma la pressione è notevole e le toppe inizieranno presto a saltare. Si è solo rimandato l’inevitabile resa dei conti. Ad esempio le banche USA hanno messo in vendita solo il 30% delle case pignorate onde evitare di segnare subito le perdite nei rispettivi bilanci.
Ma il lettore non si preoccupi..probabilmente il problema è mio; egli è in pregevole compagnia. Basti vedere l’articolo in prima pagina di Alberto Alesina sul Sole24Ore di due Sabati fa. Commentando il rialzo allo 0.75% del tasso di sconto della Fed ha titolato “Il barometro della FED segna la fine della tempesta”..personalmente ho l’impressione che il barometro della FED non sia perfettamente funzionante.