venerdì 26 marzo 2010

QUEL CHE RESTA DEL GIORNO

Ricevo e volentieri pubblico un contributo del Dott. Giuseppe Sottile curatore del sito www.countdownnet.info.
Tale contributo è collegato ad un mio articolo sull' Inflazione virtuale
I dati specifici sulle previsioni di spesa per l’anno fiscale 2010 riportati da Chossudovsky in America’s Fiscal Collapse prevedono entrate per $ 2,381 trilioni a fronte d’una spesa di $ 3,94 trilioni. Il deficit di bilancio previsto è dell’ordine di $1,75 trilioni. Il bello di tutta la faccenda consiste nel fatto che il bilancio dell’attuale meravigliosa amministrazione Obama prevede di già quasi $ 2 trilioni di spesa per le seguenti voci: a)$ 739 miliardi alla difesa; b) $1,45 trilioni di “aiuti” al sistema finanziario; c) $164 miliardi di interessi sul debito. In pratica, non vi sarebbero risorse monetarie per le altre voci della spesa pubblica.
Sempre secondo i dati riportati dalla ‘autore, si possono poi svolgere alcune considerazioni e conclusioni di carattere generale.
Per quanto concerne gli $1,1 trilioni di dollari di spesa a 'soccorso' della dinamica speculativa ed a carico del Tesoro (i dati fanno riferimento alla tabella su “government’s rescue funds”), si opererà per l'anno fiscale 2010 attraverso lo smantellamento della spesa sociale ed un ulteriore indebitamento (l'autore tuttavia sottolinea che dati i tassi di interesse 'vicini allo zero', l'operazione è quantomeno problematica). Il punto però assai controverso nel quadro d'una politica monetaria classica concerne i $5,5 trilioni a carico della Fed. L'autore evidenzia due punti che possiamo assumere come premessa del nostro ragionamento: a) non sono le banche a esser nazionalizzate, bensì lo Stato acquisito dalle banche, in fase di privatizzazione; b) la Fed rappresenta il sistema finanziario americano (Wall Street ed istituti finanziari), poiché sono i principali creditori dello Stato, detengono il controllo del Ministero del Tesoro, della Fed e del Congresso, dunque qualunque politica monetaria è loro funzione.
Classicamente, la Fed non agisce sul debito pubblico, non decide sulla fisionomia della spesa pubblica e dell'ammontare del debito statale, si limita ad incrementare lo stock di moneta ad alto potenziale mediante operazioni di mercato aperto e può emettere denaro non creditizio monetizzando debito pubblico. In linea ideale, finché la liquidità prodotta dal sistema economico è adeguata, le banche commerciali emettono depositi/loans (denaro creditizio) sulla base di questa e non sono costrette a ricorrere all'intervento della Fed per far fronte ad esigenze di liquidità.
Con l'attuale previsione ed interventi relativi di cui nella tabella, l'intervento della Fed potrebbe equivalere a tre cose: 1) emettere liquidità “dal nulla” procurando una iperinflazione; 2) fornire titoli del debito pubblico in cambio di collaterali fasulli procurando un sottostante per i debiti così cancellati, il che potrebbe equivalere ad un fallimento della Fed; 3) scaricare il tutto sulla spesa pubblica usando le funzioni del Tesoro per operare il 'salvataggio' fuori dalle regole classiche. S'intende, o tutti e tre. In ogni caso ciò procurerebbe come effetto un accentuato processo di privatizzazione di beni e funzioni pubbliche per quanto riguarda il terzo punto e comunque per le previsioni di salvataggio previste e già in corso attraverso ciò che compete al Tesoro.
Tutto ciò è funzione di ciò che l'autore non può dire e proprio perciò conclude con l'esigenza di riforme monetario - finanziarie. Ciò che non può dire è che la liquidità prodotta spontaneamente dal sistema economico (prodotto netto, denaro non creditizio) è finita nel corso del tempo nel circuito della dinamica speculativa (mercato secondario); questa non esprime costi o prezzi di produzione (non funge da equivalente generale) ma incrementi di prezzo che si sostengono grazie alla prima e fanno il mare magnum del denaro creditizio, che in realtà non significa altro che creazione di debito, il meccanismo essendo quello di essere creato per tornare al punto di partenza.
Occorre riflettere sul fatto che in tutta questa faccenda i veri 'statalisti' paradossalmente sono stati gli esponenti di certa destra economica americana, i quali hanno consigliato di non operare alcun salvataggio. Che fosse nelle loro intenzioni o meno, ciò avrebbe messo la Fed in un’altra posizione ed impedito al Tesoro una politica draconiana, ma certo le conseguenze sociali non sarebbero state meno devastanti di quelle in corso e previste.
V’è da notare “a margine” che l’intervento di Chossudovsky è tanto più interessante in quanto esemplificativo d’una situazione generale di default attuali e potenziali degli Stati a tutte le latitudini. Per ciò che riguarda l’Occidente, basti citare l’Islanda, la Grecia e la California.

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