mercoledì 28 aprile 2010

IL VORTICE CHE RISUCCHIA

A prescindere da quando partirà il piano di salvataggio della Grecia, un fatto è sicuro: trattasi di semplice dilazione poiché il problema si porrà in forma sempre più grave con il passare del tempo. Le condizioni poste dal dalla UE e dal FMI finiranno con lo stringere ancor di più il cappio al collo.
Malgrado quanto dica Perotti sull’editoriale del Sole 24 Ore di Sabato scorso “Tragedia greca senza drammi”, in questo caso tragedia e dramma coincidono: la riduzione della spesa pubblica e l’aumento delle tasse trascinerà in una spirale deflazionistica il paese ellenico. Si hanno seri dubbi che il deficit ed il rapporto debito/PIL possano veramente scendere; gettando liquidità tutto potrà essere posticipato di qualche mese ma i nodi verranno presto al pettine. Il vortice del debito risucchierà senza sosta qualsiasi aiuto senza mai placarsi.


La Grecia farà finta di accettare qualsivoglia piano di lacrime e sangue proposto dalla comunità internazionale salvo poi chiedere umilmente scusa per non poterlo rispettare. La conclusione è piuttosto ovvia: i debiti non saranno onorati, il debito verrà autoridotto ed i creditori potranno attaccarsi al tram.
In altri tempi il paese verrebbe messo alla gogna, al pubblico ludibrio di fronte al consesso degli investitori. Ma il contesto è cambiato: la Grecia non avrà la medesima nomea dell’Argentina nei mercati internazionali. Molto più semplicemente il paese ellenico rappresenterà l’apripista, il fulgido esempio da seguire per coloro che non vorranno (e non potranno) onorare i propri debiti. Dopo la Grecia, l’effetto domino della non solvibilità contagerà innanzitutto in modo repentino molti altri paesi della zona Euro: Irlanda, Portogallo e Spagna e poi si espanderà come un virus inarrestabile fino ai pachidermi: Gran Bretagna ed USA in primis.
Immaginiamo di estrarre calore in una porzione d’acqua con velocità costante. Fino al raggiungimento della temperatura di congelamento non noteremmo alcun significativo cambiamento. Improvvisamente, in prossimità degli zero gradi Celsius, una cascata di eventi termodinamici ci colpirebbe e modifiche strutturali sarebbero istantanei (l’acqua si trasforma in ghiaccio). In prossimità del raggiungimento del punto critico, il tempo scorre molto più velocemente, nel senso che la densità degli eventi termodinamici aumenta esponenzialmente.
L’errore (e direi anche l’orrore) degli economisti classici è credere che in il tempo sia omogeneo. Si sono lanciati generici allarmi sul deterioramento dei conti pubblici, sperando che il tempo giochi a proprio favore consentendo graduali aggiustamenti; ormai il tempo dell’economia non si misura più in anni, tutto sta accelerando. Gli eventi precipitano: il punto critico è vicino e nei prossimi mesi si ballerà parecchio.


P.S. Lunedi’ il blog ha raggiunto il record di 866 visitatori unici. Poiché mi diverto scriverei anche se avessi 10 lettori. Ma non nascondo che mi fa piacere condividere il divertimento con cosi’ tante persone. Con affetto.

lunedì 26 aprile 2010

IL GIOCATTOLO SI STA ROMPENDO

L’attacco contro la Grecia è ormai un caso da manuale con un meccanismo ben oliato: si attaccano i punti deboli della zona Euro, si fanno volare i rendimenti obbligazionari, si gonfiano i CDS e, nel contempo, per contraltare, si valorizza il ruolo di sicurezza della moneta più falsa che ci sia, ossia il Dollaro.
Ma il troppo è troppo: sottoporre a sollecitazioni sempre più ampie un sistema rigido come l’Euro sta celermente conducendo la moneta unica verso il punto di disgregazione. Continuare la speculazione contro l’Euro onde consentire la vendita dei TBills USA è ormai divenuto rischioso come buttare un cerino acceso dentro una pompa di benzina. L'euro è un malato terminale con la cui salute non si può più scherzare, è un giocattolo che si sta rompendo.


L’ultimo attacco speculativo contro la Grecia è stato un atto eroico come un colpo di cannone sparato contro la Croce Rossa. E’ infatti noto come, malgrado dichiarazioni di circostanza e promesse da marinaio, nessun aiuto possa essere seriamente programmato prima del 9 Maggio, ossia la data delle elezioni tedesche. Come conseguenza i rendimenti del titolo biennale greco sono volati fino al record del 11.74% , il differenziale tra il decennale greco e l’analogo tedesco ha raggiunto i 500 punti base, mentre i CDS hanno raggiunto i 634 punti.
Il manuale del perfetto speculatore garantisce che, dopo le elezioni, nell’intervallo tra il 9 Maggio ed il 19 Maggio (quando scade uno stock di 8.5 Miliardi di Euro che la Grecia non è in grado di rimborsare), il salvataggio verrà messo in atto consentendo un sicuro guadagno (in seguito alla vendita dei titoli obbligazionari che saliranno di prezzo), fieno in cascina fino al prossimo attacco (magari contro il Portogallo o l’Irlanda se non addirittura verso i maiali più grossi).
Questa volta il finale non è cosi’ ovvio: ho l’impressione che le cose saranno un poco più complicate. In Germania si ha la seria paura che il prestito alla Grecia sia a fondo perduto: non aiutano certo i rumors di un default pilotato da parte del governo greco in seguito al quale sarebbe garantito il rimborso di solo il 75% di quanto dovuto ai creditori. Economisti tedeschi, ritenendo il bailout della Grecia illegale, promettono un agguerrito ricorso alla Corte Costituzionale e la Merkel (che è una signora sveglia..non per niente è laureata in Fisica) sente sempre di più l’odore di bruciato. Ai posteri l’ardua sentenza.
Ma, a prescindere da come finirà, la cosa importante è che nel frattempo, nella guerra mortale dei titoli sovrani, il padrone degli squali avrà raggiunto il proprio scopo. Infatti l’asta quinquennale di titoli USA (42 miliardi di Dollari di TBills il 28 Aprile) e l’omologa asta dei titoli a sette anni (32 Miliardi il 29 Aprile) si svolgeranno senza particolari problemi: investitori in fuga dalla moneta unica si getteranno sull’amo, attirati dall’esca avvelenata.

mercoledì 21 aprile 2010

L'ULTIMO FORTINO

La maggior parte degli acuti osservatori reputa il mercato azionario l’indicatore privilegiato dello stato della crisi. Poiché in quest’ambito il barometro segna alta pressione ed il sole dell’avvenire splende la conclusione è ovvia: tutto va nella direzione giusta, la crisi è finita e chi parlava di fine di un sistema aveva torto marcio. In altre parole il corpo sta guarendo ed era stato colpito non da una malattia mortale, bensi’ da un periodico, per quanto grave, malanno di stagione.

Lo stesso scandalo della Goldman Sachs appare semplicemente un fastidioso strascico che annuvola un cielo altrimenti soleggiato, una banale scossa di assestamento, una semplice dispettosa ape che rovina la gioia di essere sfuggiti da un intero impazzito sciame (non a caso l’editoriale di Sabato scorso del Sole 24 Ore si intitola “La lunga ombra della crisi”).
In Fisica è noto come ogni particella debba essere rivelata con opportuni strumenti. Qualora cercassimo di acchiappare i neutrini usando retini per farfalle non osserveremmo nulla. Ciò non significa che i neutrini non esistono: si è semplicemente sbagliato lo strumento rivelatore.
I mercati azionari sono ormai completamente distaccati dal sistema reale e le fluttuazioni periodiche (come tratterò in un prossimo post) sono semplici oscillazioni che servono a trasferire risorse dai buoi verso gli agenti informati e le mani forti. In questo senso i mercati azionari non sono più un rivelatore della crisi. La FED è pesantemente intervenuta nel mercato azionario guidandolo con sapienza, mediante un classico effetto leva, onde consentire, mediante poche centinaia di Miliardi di Dollari, una adeguata ricapitalizzazione del sistema finanziario.
Il vero terreno di battaglia si è spostato nel mercato obbligazionario, in particolare nella guerra per l’acquisto delle bombole di ossigeno per gli stati: la battaglia dei titoli sovrani.
L’atmosfera sembra serena poiché non si vedono burrasche all’orizzonte, ma non ci accorgiamo dei raggi ultravioletti che ci bombardano. Le notizie sulle obbligazioni governative si accavallano con crescente minacciosità: il rendimento dei titoli decennali greci ha superato il muro dell’8% (si vocifera addirittura di un fallimento pilotato da parte della Grecia), i CDS volano, Spagna e Portogallo tremano e la perfida Albione non dorme certamente tra soffici guanciali. La stessa esistenza dell’Euro è messa seriamente in discussione.
In altri tempi i mercati sarebbero stati sottoposti a terremoti di intensità spaventosa all’apparire di simili eventualità. Ma ormai il mercato azionario vive in un’atmosfera evanescente, atarassicamente distaccato dal mondo reale e quindi isolato dalla trasmissione di oscillazioni che colpiscono i bilanci degli Stati.
In poche parole il mercato azionario è l’ultimo fortino della resistenza: quando dovrà arrendersi di fronte all’inesorabile avanzata della voragine dei debiti, ormai tutto intorno sarà coperto dalle macerie dei default degli Stati sovrani (sovrani per modo di dire).

lunedì 19 aprile 2010

LA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI

Dopo alcune settimane di relativa tranquillità i mercati hanno ballato una danza pericolosa. E’ stato sufficiente l’annuncio ufficiale da parte della SEC (l’analogo della Consob) dell’accusa di frode nei confronti della Goldman Sachs che le azioni delle banche sono precipitate. La SEC ha ufficialmente messo sotto accusa i banchieri di Dio per qualcosa che già da parecchi mesi (ne ero a conoscenza persino io) tutti sapevano: Goldman Sachs ha venduto vino contaminato dal metanolo (ossia 40 Miliardi di CDO, le note collateratized debt obligation) incassando nel frattempo l’assicurazione sulla vita dell’incauto bevitore (13 miliardi di CDS acquistati dalla AIG).
I grandi giornali e gli illustri commentatori hanno celebrato l’evento come una chiara evidenza della capacità degli USA di colpire tutti coloro che sbagliano, del limpido sistema di check e balance della avanzata democrazia americana. In altre parole, quanto accaduto evidenzia come la giustizia americana non sia prona all’interesse di Wall Street e come (anche se non ho capito la consequenzialità) l’amministrazione americana ci stia conducendo verso l’alba di un nuovo e rinnovato progresso economico.
Adolf Hitler, salito al potere, tra il 29 ed il 30 Giugno del 1934 (la sanguinaria notte dei lunghi coltelli), fece massacrare le sue poco controllabili (capitanate dal losco Rohm) squadre d’assalto SA estremamente utili durante la fase destruens. Durante l’opera di normalizzazione istituzionale, l’esagerazione delle SA era controproducente: le SA non servivano più, le ordinate e disciplinate SS erano molto più funzionali all’interesse del Fuhrer.

Goldman Sachs e la simpatica persona del suo CEO, il nostro amico Blankfein, avevano proprio esagerato: i metodi erano sostanzialmente simili a quelli delle altre banche d’affari (non è che le SA fossero più sanguinarie rispetto alle SS, anzi era vero il contrario), ma la forma e l’eleganza completamente diverse. Tra i ladri vi sono delle regole non scritte che devono essere scrupolosamente rispettate: si inganni il più possibile, si rubi pure tutto a tutti, ma si eviti di sghignazzare in faccia alle vittime annunciando di essere cherubini che operano per volontà divina: i derubati potrebbero persino perdere la pazienza e ribellarsi.
Con il massacro delle SA (capro espiatorio ideale delle passate violenze anche per i buffi quanto inquietanti personaggi che li guidavano) si giunse alla fase di dominio istituzionale assoluto da parte del regime nazista. Per fronteggiare la crisi sistemica è necessario una cappa grigia per impedire di squarciare il velo di Maya. Per mantenere intatto l’involucro protettivo basato sulla passiva accettazione da parte delle vittime non vi è più posto per personaggi poco raccomandabili capaci di suscitare sentimenti di profondo astio. Paradossalmente, la tempistica dell’attacco a Goldman Sachs rivela l’entrata in una opprimente fase di normalizzazione: l’ora dell’ombra più lunga si sta avvicinando.

mercoledì 14 aprile 2010

LA GRECIA CONTRO TUTTI E TUTTO

Giuseppe Sottile è curatore del sito http://www.countdownnet.info/ che si occupa di economia nell’ambito della teoria Marxiana. Tengo a precisare che tale teoria è agli antipodi rispetto alla mia formazione scientifica, culturale e soprattutto spirituale. Personalmente reputo che aggrapparsi al comunismo per risolvere la crisi sistemica che ci avvolge è paragonabile al gesto di un condannato a morte che, per sfuggire all’impiccagione, si accomoda in una sedia elettrica. Ma, a prescindere dalla condivisione di quanto scritto, ospito con piacere l’intervento di Giuseppe Sottile. Non per nulla reputo il blog un luogo (sempre nei limiti della buona creanza) di franco e vivace scambio d’idee.

“Greeks have been living beyond their means”. Sono oramai trent’anni che governi e istituzioni economico-finanziarie ripetono questo motivetto per ogni Paese. L’Europa si dotò di strumenti finalizzati a far fronte a questa presunta opulenza con il trattato di Maastricht, il quale ebbe come scopo principale quello di giustificare tagli alla spesa sociale in ragione di una crisi fiscale sorta a partire da un declino economico che ha la sua origine nei primi anni ’70. E’ chiaro che presunti “eccessi” di spesa hanno senso solo in ragione d’una riduzione relativa delle entrate fiscali. Negli ormai lontani anni ’50 e ’60 nessuno si lamentava della crescita della spesa pubblica e dunque del ruolo dello Stato nel computo del PIL, nel mentre le lamentele iniziano a fare la loro comparsa proprio quando questa crescita rallenta ed addirittura si riduce (esclusa la parte di spesa pubblica che sempre più in forma diretta o indiretta – ossia in uscita o entrata - si è rivolta al sostegno del settore privato).
Sono ormai trent’anni, appunto, che sono in voga e vanno di moda presso i governi e le istituzioni “scientifiche” che li supportano in veste di apparati economico-finanziari politiche economiche (monetarismo deflazionistico) e legislazioni sul lavoro che, tentando inutilmente di creare condizioni adatte alla ripresa della crescita economica (ossia dell’accumulazione), hanno aggravato le condizioni di vita dei salariati. Una ripresa in verità v’è stata, consistente nella nascita di una nuova dinamica economica: lo speculative capital, che da tempo impedisce una espansione dell’accumulazione in forma classica, ossia sottrae reddito monetario dalla cosiddetta economia reale, grazie soprattutto ad uno sfruttamento intensivo di una forza-lavoro in permanente diminuzione. Esso così svolge de facto un ruolo rivoluzionario poiché genera tutte le condizioni necessarie al superamento della barbarie che il capitalismo ci sta consegnando.
E tuttavia v’è da precisare come quelle politiche economiche sono state sostenute e continuano ad esserlo nei fatti dai salariati, i quali identificando la ricchezza prodotta con la sua forma monetaria hanno anch’essi creduto, e sembrano ancora credere, che siano necessarie “politiche dei sacrifici”. Incremento della tassazione indiretta (e anche in diversa misura sul lavoro dipendente), tagli alla spesa pubblica in specie sociale (si vedano ad es. le modifiche nei regimi pensionistici), incremento dell’età pensionabile, detassazione dei redditi da capitale, deregulation, riduzione del sostegno all’occupazione ecc, ecc, ecc, tali misure hanno prodotto un peggioramento della qualità (capitalistica) della vita e null’altro.



La novità di questi ultimi mesi è che per la prima volta in trentacinque anni di declino economico (non crisi, termine ideologico usato nella bagarre politica) i lavoratori d’un paese marginale della UE stanno dicendo a gran voce: Basta! E per giunta in forma relativamente organizzata, contro i sindacati di regime ed un governo di sinistra che vorrebbe propinare politiche volte all’incremento della barbarie sociale con i soliti, monotoni e criminali argomenti.
I lavoratori greci si trovano al momento contro tutti poiché in Europa non si è ancora formato un movimento che sostenga la loro lotta. Tuttavia la situazione è assai interessante e direi rivoluzionaria giacché ciò che sta accadendo in Grecia sarà la condizione che si troveranno di fronte anche i lavoratori di ogni altro Paese. La situazione di default della Grecia, infatti, è quella che tutti affrontano e affronteranno nei prossimi anni per via dell’indefinito acuirsi del declino economico. Ai lavoratori greci non resta al momento che continuare nella resistenza o subire le conseguenze di un ulteriore riduzione del deficit pubblico dal 12 al 3 % per il 2012 ed il pagamento di miliardi di nuovo indebitamento pubblico via emissione di nuovi bond. In aggiunta a ciò, va rilevato che governi ed istituzioni finanziare UE si troveranno costretti a soccorrere i vari Paesi per impegni finanziari in scadenza di vario tipo (bond, deficit fiscali dei degli stati membri etc.) e sistemi bancari, con una previsione di spesa stimata più di €1,5 trilioni, che ricadrà sui conti pubblici con ulteriori tagli. In realtà si tratta di un indebitamento che si autoalimenta fagocitando il sistema economico, in analogia a quanto succede tra questo e la dinamica della speculazione. La ciliegina sulla torta viene offerta dai Cds (le scommesse sui default di vari Paesi), che concorrono grandemente ad aggravare il quadro della situazione finanziaria della Grecia.
Di là dalle cifre sul debito pubblico greco, sullo stato comatoso del welfare state, sulla situazione fortemente critica del sistema bancario, sullo stato della performance economica nel suo complesso e sullo stato della “lotta di classe” dei lavoratori greci, che non ha impedito loro nel corso degli ultimi decenni di darsi governi caratterizzati da una diarchia politica, questi ultimi si trovano per necessità costretti o a subire un ulteriore imbarbarimento sociale, che è quanto un capitalismo morente e non più in grado di riprodursi può esprimere, o tentare di sperimentare un sistema sociale che non faccia più della merce “la forma generale della ricchezza” (mercato capitalistico, ma mercato tout court giacché quella forma generale si presentata solo con il capitalismo), cercando di trainarsi dietro altri settori del lavoro salariato nel resto d’Europa. Il sentore di una via verso un socialismo tutto da inventare in ciò che si produce e nel come si distribuisce è presente in parecchia pubblicistica, ma solo individui che vivono di lavoro salariato, un lavoro che non garantisce più gli standard di vita conosciuti, possono mettere fine a questa esperienza storica di riproduzione della specie in direzione di una superiore.
Tutti coloro che dall’alto dei loro troni al momento inneggiano alle politiche di austerità in Grecia potranno così essere messi nel posto in cui la Storia potrebbe destinarli.

lunedì 12 aprile 2010

GLI UOMINI GRIGI

Michael Ende, in uno dei romanzi più profondi che abbia mai letto, descrive gli uomini grigi, banchieri del tempo dalle sembianze umane e con sigari puzzolenti che vivevano come parassiti sulle spalle degli uomini succhiando il loro tempo.

Chissà perché mi è venuto in mente proprio questo romanzo dopo le dichiarazioni di Jim O’Neill, capo della Divisione Ricerca di Goldman Sachs il quale, con l’usuale modestia e competenza, ha dichiarato:”E’ assurdo l’idea di battere la recessione con regole vecchie come il Glass Steagall Act”. Tra una tartina di caviale ed un bicchiere di pregiato champagne, forse perché sormontato da enormi dilemmi esistenziali (se acquistare o no il Manchester United), ha in sostanza apostrofato come idioti tutti coloro che desiderano la separazione tra banche d’affari e banche commerciali. Il gentiluomo non si è limitato a lanciare invettive, ma con spirito propositivo ha dato pure la sua esoterica ricetta per evitare il ripetersi di ulteriori crisi:”..è necessario un meccanismo anticiclico nei requisiti e nell’uso del capitale per le banche”. Cosa significa questa frase non mi è particolarmente chiaro, probabilmente perché appartengo alla suddetta categoria degli idioti.
Per cercare di riparare il danno apocalittico compiuto dalla cricca alla quale appartiene Jim O’Neill, gli Stati hanno distrutto i propri bilanci pubblici, hanno esponenzialmente aumentato i debiti. Gli uomini grigi hanno derubato il tempo dell’economia, hanno obbligato gli Stati ad ipotecare il futuro dei propri popoli estorcendo denaro dall’economia reale. Le frasi più volte pronunciate dagli squali della speculazione, dagli inventori della piramide dei derivati, sono la tracotante evidenza dell’assoluto senso d’impunità che li pervade. Gli uomini grigi, depauperando il tempo dell’economia, ci stanno conducendo verso il baratro.
Erano possibili due strade alternative: risolvere il problema alla radice facendo dissolvere gli uomini grigi usando radicali rimedi (ed utilizzando i fondi statali per attutire la ricaduta sociale della inevitabile deflagrazione finanziaria) oppure sbragare i bilanci pubblici semplicemente per procrastinare l’inevitabile resa dei conti (e facendo ulteriormente gonfiare i floridi conti dei responsabili del crollo). Non è difficile indovinare quale sentiero sia stato percorso (cammino abilmente guidato dagli uomini grigi messosi a capo della transumanza).
Purtroppo la musica non è cambiata, il passo è rimasto eguale ed i banchieri del tempo, come pifferai magici, ci stanno conducendo, con una marcia che segue il ritmo della morte, verso l’apocalisse dei debiti sovrani.
Gli uomini grigi furono scoperti e resi inoffensivi da uomini guidati da Momo, bimba cresciuta sola ma capace di sognare e quindi di riscoprire il gusto dell’altruismo. Purtroppo non vedo alcuna Momo all’orizzonte, mentre gli uomini grigi continuano a divorare senza sosta il nostro tempo che è ormai agli sgoccioli.

mercoledì 7 aprile 2010

LA GRANDE BATTAGLIA: L'ASTA DEI TITOLI SOVRANI

Questo articolo è nato da uno scambio di idee con la Docente con la quale svolgo la mia attività di Ricerca, Carmen Vitanza, Professore ordinario di Analisi Matematica presso l'Università di Messina ed è stato pubblicato da Wall Street Italia



La fase di apparente normalizzazione dei mercati finanziari è semplicemente l’occhio del ciclone; una nuova crisi nel giro di non molto tempo ci avvolgerà con conseguenze economiche e geopolitiche imprevedibili: la crisi dei debiti sovrani.
E’ partita una guerra all’accaparramento dell’ultimo risparmio e gli stati stanno utilizzando tutte le armi a disposizioni, convenzionali e non, per procurarsi l’ossigeno necessario per continuare a respirare.
Il salvataggio del sistema finanziario boccheggiante ha necessitato di uno sforzo immane: la nave dei debiti sovrani è stata colmata all’inverosimile, ben oltre la capacità della stiva, ed è in procinto di essere inghiottita dal mare dei debiti. E’ una lotta all’ultimo sangue: come prigionieri in un relitto i singoli contendenti si stanno contendendo il poco cibo e la poca acqua a disposizione in una guerra che non ammette prigionieri. Chi vi scrive ha più volte espresso le proprie critiche su come è stato concepita la moneta unica attaccandone la rigidità dogmatica e la mortale staticità. Ma il repentino precipitarsi della crisi del sistema Euro deve essere vista come conseguenza di questa battaglia finale per la sopravvivenza.
Il Debito sovrano USA raggiunge i 12700 Miliardi di Dollari (quasi il 90% del PIL) ed, aggiungendo i debiti delle agenzie nazionalizzate (Fannie Mae e Freddie Mac) si perviene a 18800 Miliardi (il 130% del PIL). Nel contempo le entrate fiscali crollano e 48 dei 50 degli stati USA sono in deficit (la California ha un budget gap del 56%, l’Arizona del 51% e l’Illinois del 41%); il sistema USA divora il proprio futuro in maniera sempre più vorace: un report della Pension Modernization Task Force, commentando il buco pensionistico dell’Illinois di 90 Miliardi di Dollari, ha evidenziato come il sistema pensionistico sia ormai usato come carta di credito per mantenere i servizi essenziali in uno stato in cui si spendono 3$ per ogni 2$ effettivamente incassati. Il mercato immobiliare continua ad essere in profonda sofferenza (considerando anche che le banche USA hanno messo in vendita solo il 30% delle case pignorate onde evitare di segnare subito le perdite nei rispettivi bilanci) e la nuova ondata di svalutazioni ARMS è in prossimo arrivo. Con questi fondamentali si comprende come l’affidabilità finanziaria degli USA sia sempre più minata e, pur di assicurarsi l’ossigeno (gli USA hanno tra l’altro il respiro corto perché la duration media del proprio debito è 4.5 anni, due anni in meno della media europea) della vendita dei TBills, qualsiasi arma diviene lecita.
L’enfasi delle strutturali debolezze del Sistema Euro è attualmente lo strumento più utile per consentire un rafforzamento del Dollaro. Convincere dell’ineluttabilità del fallimento della moneta unica (tra l’altro non mentendo del tutto) è l’unico modo per continuare ad essere attrattivi nei confronti dei risparmi stranieri.
Ma, malgrado tutto, l’ultima asta settennale da 32 Miliardi di Dollari dei titoli USA ha evidenziato tempo nuvoloso e nel contempo il titolo decennale ha raggiunto il massimo rendimento dall’Ottobre 2007 (epoca preistorica nell’attuale evoluzione della crisi sistemica), ossia il 3.89%. Aspettiamoci dunque ulteriori scombussolamenti e tremende sollecitazioni al rigido sistema Euro: gli USA non possono permettersi di perdere la guerra dei titoli sovrani.