mercoledì 14 aprile 2010

LA GRECIA CONTRO TUTTI E TUTTO

Giuseppe Sottile è curatore del sito http://www.countdownnet.info/ che si occupa di economia nell’ambito della teoria Marxiana. Tengo a precisare che tale teoria è agli antipodi rispetto alla mia formazione scientifica, culturale e soprattutto spirituale. Personalmente reputo che aggrapparsi al comunismo per risolvere la crisi sistemica che ci avvolge è paragonabile al gesto di un condannato a morte che, per sfuggire all’impiccagione, si accomoda in una sedia elettrica. Ma, a prescindere dalla condivisione di quanto scritto, ospito con piacere l’intervento di Giuseppe Sottile. Non per nulla reputo il blog un luogo (sempre nei limiti della buona creanza) di franco e vivace scambio d’idee.

“Greeks have been living beyond their means”. Sono oramai trent’anni che governi e istituzioni economico-finanziarie ripetono questo motivetto per ogni Paese. L’Europa si dotò di strumenti finalizzati a far fronte a questa presunta opulenza con il trattato di Maastricht, il quale ebbe come scopo principale quello di giustificare tagli alla spesa sociale in ragione di una crisi fiscale sorta a partire da un declino economico che ha la sua origine nei primi anni ’70. E’ chiaro che presunti “eccessi” di spesa hanno senso solo in ragione d’una riduzione relativa delle entrate fiscali. Negli ormai lontani anni ’50 e ’60 nessuno si lamentava della crescita della spesa pubblica e dunque del ruolo dello Stato nel computo del PIL, nel mentre le lamentele iniziano a fare la loro comparsa proprio quando questa crescita rallenta ed addirittura si riduce (esclusa la parte di spesa pubblica che sempre più in forma diretta o indiretta – ossia in uscita o entrata - si è rivolta al sostegno del settore privato).
Sono ormai trent’anni, appunto, che sono in voga e vanno di moda presso i governi e le istituzioni “scientifiche” che li supportano in veste di apparati economico-finanziari politiche economiche (monetarismo deflazionistico) e legislazioni sul lavoro che, tentando inutilmente di creare condizioni adatte alla ripresa della crescita economica (ossia dell’accumulazione), hanno aggravato le condizioni di vita dei salariati. Una ripresa in verità v’è stata, consistente nella nascita di una nuova dinamica economica: lo speculative capital, che da tempo impedisce una espansione dell’accumulazione in forma classica, ossia sottrae reddito monetario dalla cosiddetta economia reale, grazie soprattutto ad uno sfruttamento intensivo di una forza-lavoro in permanente diminuzione. Esso così svolge de facto un ruolo rivoluzionario poiché genera tutte le condizioni necessarie al superamento della barbarie che il capitalismo ci sta consegnando.
E tuttavia v’è da precisare come quelle politiche economiche sono state sostenute e continuano ad esserlo nei fatti dai salariati, i quali identificando la ricchezza prodotta con la sua forma monetaria hanno anch’essi creduto, e sembrano ancora credere, che siano necessarie “politiche dei sacrifici”. Incremento della tassazione indiretta (e anche in diversa misura sul lavoro dipendente), tagli alla spesa pubblica in specie sociale (si vedano ad es. le modifiche nei regimi pensionistici), incremento dell’età pensionabile, detassazione dei redditi da capitale, deregulation, riduzione del sostegno all’occupazione ecc, ecc, ecc, tali misure hanno prodotto un peggioramento della qualità (capitalistica) della vita e null’altro.



La novità di questi ultimi mesi è che per la prima volta in trentacinque anni di declino economico (non crisi, termine ideologico usato nella bagarre politica) i lavoratori d’un paese marginale della UE stanno dicendo a gran voce: Basta! E per giunta in forma relativamente organizzata, contro i sindacati di regime ed un governo di sinistra che vorrebbe propinare politiche volte all’incremento della barbarie sociale con i soliti, monotoni e criminali argomenti.
I lavoratori greci si trovano al momento contro tutti poiché in Europa non si è ancora formato un movimento che sostenga la loro lotta. Tuttavia la situazione è assai interessante e direi rivoluzionaria giacché ciò che sta accadendo in Grecia sarà la condizione che si troveranno di fronte anche i lavoratori di ogni altro Paese. La situazione di default della Grecia, infatti, è quella che tutti affrontano e affronteranno nei prossimi anni per via dell’indefinito acuirsi del declino economico. Ai lavoratori greci non resta al momento che continuare nella resistenza o subire le conseguenze di un ulteriore riduzione del deficit pubblico dal 12 al 3 % per il 2012 ed il pagamento di miliardi di nuovo indebitamento pubblico via emissione di nuovi bond. In aggiunta a ciò, va rilevato che governi ed istituzioni finanziare UE si troveranno costretti a soccorrere i vari Paesi per impegni finanziari in scadenza di vario tipo (bond, deficit fiscali dei degli stati membri etc.) e sistemi bancari, con una previsione di spesa stimata più di €1,5 trilioni, che ricadrà sui conti pubblici con ulteriori tagli. In realtà si tratta di un indebitamento che si autoalimenta fagocitando il sistema economico, in analogia a quanto succede tra questo e la dinamica della speculazione. La ciliegina sulla torta viene offerta dai Cds (le scommesse sui default di vari Paesi), che concorrono grandemente ad aggravare il quadro della situazione finanziaria della Grecia.
Di là dalle cifre sul debito pubblico greco, sullo stato comatoso del welfare state, sulla situazione fortemente critica del sistema bancario, sullo stato della performance economica nel suo complesso e sullo stato della “lotta di classe” dei lavoratori greci, che non ha impedito loro nel corso degli ultimi decenni di darsi governi caratterizzati da una diarchia politica, questi ultimi si trovano per necessità costretti o a subire un ulteriore imbarbarimento sociale, che è quanto un capitalismo morente e non più in grado di riprodursi può esprimere, o tentare di sperimentare un sistema sociale che non faccia più della merce “la forma generale della ricchezza” (mercato capitalistico, ma mercato tout court giacché quella forma generale si presentata solo con il capitalismo), cercando di trainarsi dietro altri settori del lavoro salariato nel resto d’Europa. Il sentore di una via verso un socialismo tutto da inventare in ciò che si produce e nel come si distribuisce è presente in parecchia pubblicistica, ma solo individui che vivono di lavoro salariato, un lavoro che non garantisce più gli standard di vita conosciuti, possono mettere fine a questa esperienza storica di riproduzione della specie in direzione di una superiore.
Tutti coloro che dall’alto dei loro troni al momento inneggiano alle politiche di austerità in Grecia potranno così essere messi nel posto in cui la Storia potrebbe destinarli.

4 commenti:

  1. tremo al pensiero, ma temo che anche noi arriveremo ad avere gli stessi problemi della grecia.
    forse già li abbiamo, ma sono celati da un velo di falsità che i politici spargono in giro per rassicurarci?
    ( complimenti per il blog )

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  2. Veramente c'è una alternativa, solo che è politicamente scorretta,. E' la famosa terza via, che nell'elemento materiale si concretizza con la socializzazione delle imprese e la creazione della camera corporativa, cui si aggiunge anche un lato spirituale (assolutamente privo nel materialismo storico marxista e in quello consumistico plutocratico), cioè lo stato etico.
    In fin dei conti qualcosa (non poco direi) è previsto in questo senso dalla costituzione agli artt. 43 e 46. Perchè non sono mai stati applicati (insieme a molti altri)? Ovviamente la domanda è retorica, così come è retorico chiedersi a cosa serva un CNEL così come è previsto ora...
    Vi consiglio di approfondire qui se volete, spero senza pregiudizi:

    http://www.ilcovo.mastertopforum.net/stato-etico-corporativo-vt9.html

    http://www.ilcovo.mastertopforum.net/magistrale-articolo-di-giannini-vt1428.html

    http://www.ilcovo.mastertopforum.net/1-vt509.html?start=0&sid=b11113294fdb87a07df47c42147ee84a

    Saluti

    Dvx

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  3. Personalmente reputo che aggrapparsi al comunismo per risolvere la crisi sistemica che ci avvolge è paragonabile al gesto di un condannato a morte che, per sfuggire all’impiccagione, si accomoda in una sedia elettrica...personalmente reputo che aggrapparsi al...boh and boh...per risolvere la crisi sistemica(che ottima combinazione grammaticale...crisi sistemica ripeto crisi sistemica...il sistema è capitalistico!!!o no? affaristico egoistico guerrafondaio!!!o no?...agrapparsi alle teorie mostruose del marx-comunismo al nostrocandido cigno è un distastro.scusa cigno ma tu pensi alla cina...alla russia staliniana ai gulag quando pensi al comunismo?...a che pensi cigno nero(che scrivi cose buone e altre molto vecchie e risapute almeno x me da un old marx-galbretiano, che pensi compagno? a che serve esprimersi come un abatino...occore che si esca dai propri pertugi da crociati e ristrovarsi sulla disuguaglianza la distruzione sistemica di un mondo .ecco catalogami.ma per favore non cadere anche tu nel tranello degli schematismi come certi tuoi commentaori ben retribuiti pieni di titoli e funzioni che della crisi ne parlano solo x hobby...ma senza anima.cigno che ti reputi un buon cristiano studia di + e non sentenziare.ciao

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  4. Caro anonimo,
    ho espresso una mia idea...semplicissimo di non condividerla. Non mi reputo un buon cristiano (..ecco uno dei maggiori paradossi del Cristianesimo..se ti reputi automaticamente non lo sei). Per quanto riguarda la grammatica non sono un accademico della Crusca. Per quanto verte lo studio, non si finisce mai di studiare.
    Comunque, critica forte che accetto.
    Con stima

    Leon Zingales

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