domenica 27 giugno 2010

IL TEMPO DELL'ATTESA

Mia nonna mi ha sempre raccontato che nell’Estate del 1939, malgrado la vita sembrasse scorrere in maniera usuale, una strana atmosfera si respirava nell’aria. Era un senso di inquietudine, una triste melanconia che, proprio perché inspiegabile, risultava tremendamente opprimente. Sembrava anche che la natura partecipasse alla paura: improvvisi temporali, grandi incendi, frane e mareggiate che portavano via le barche e le vite dei pescatori (mia nonna abita a Capo d’ Orlando).
In quel tempo la propaganda di regime procedeva ai ritmi usuali: gli sconvolgimenti internazionali non venivano nascosti, ma semplicemente ricoperte da una patina di tranquillità. Malgrado l’informazione ufficiale (si badi bene che mia nonna non ha mai avuto istanze rivoluzionarie, continua anzi a celebrare i tempi ove si poteva stare con le porte aperte) diffondesse fiducia verso un futuro di prosperità, la spensieratezza giovanile veniva turbata dall’inquietudine che qualcosa di sinistro stesse per accadere: l’anno successivo mio nonno parti’ per il fronte greco e subito dopo iniziarono la fame ed i bombardamenti.

Chissà perché, leggendo i quotidiani economici italiani e stranieri, mi sono rammentato delle premonizioni di mia nonna. Le notizie negative non vengono di certo censurate: ma filtrate, addolcite, nascoste tra speranzosi editoriali di illustri economisti. Tremendi dati reali vengono mescolati con ottimistiche quanto esoteriche previsioni di insigni istituti (..reputo più probabile che l’Italia vinca questo campionato mondiale in seguito ad una miracolosa riammissione anziché il PIL cresca dell’1.6% nel 2011 come pronosticato da Confindustria).
Nel Settembre del 1938 i grandi dell’epoca si erano riuniti a Monaco per cercare di non piombare nel buio della guerra totale. Si mostrarono divisi, ipocriti, falsi, rancorosi, vili e paurosi. Malgrado le altisonanti dichiarazioni di successo (Mussolini, suo malgrado, in Italia venne celebrato come il salvatore della pace), ottennero come unico risultato (regalando i Sudeti alla Germania) il rinvio dell’ineluttabile: il Primo Settembre del 1939 le truppe corazzare tedesche invasero la Polonia decretando l’inizio dell’inferno.
Alla fine del G8-G20 di Toronto verranno rilasciate le classiche dichiarazioni di ottimismo e fiducia: ma la tensione è alta, nessuna strategia di uscita si vede all’orizzonte e il clima si fa sempre più plumbeo. Nessuno si faccia illusione: ciascuno dei grandi tornerà al proprio paese trovando nodi sempre più intrecciati e problemi sempre più insormontabili.
Passarono cinque lunghi anni prima che la distruzione passasse e mia nonna potesse riabbracciare l’amato ritornato dal fronte; chissà quanti lustri dovremo noi attendere prima che la desolazione economica possa cessare.

mercoledì 23 giugno 2010

L'ODORE DELLA FINE

Sento di dover dedicare qualche riga per rispondere al quesito di un lettore che mi chiedeva delucidazioni sull’apparente buon risultato della aste dei titoli sovrani del grande malato dell’Euro: la Spagna.
Effettivamente l’asta non è andata malissimo, ma il motivo è semplice: i titoli sono stati comprati da banche spagnole che, nel mese di maggio, hanno aumentato di ulteriori 11 Miliardi di Euro le richieste di finanziamento presso la BCE. In parole povere i 3.5 Miliardi di titoli a 10 anni ed a 30 anni sono stati comprati con i soldi della BCE. Si è trattato di una classica asta a libertà vigiliata.
Non susciti particolare entusiasmo neanche la restrizione dello spread, sceso dal record dei 238 punti base, tra i titoli spagnoli decennali e quelli tedeschi di pari duration. Potrebbe sembrare una buona notizia: ma non è un indice dell’aumento di fiducia verso la Spagna (nessuno ha fiducia visto i crescenti problemi delle casse di risparmio locale), ma viceversa è il segnale che la medesima Germania ha seri problemi di credibilità.
Il mercato ha ormai acquisito la consapevolezza dell’incestuoso rapporto tra banche e titoli sovrani. La compenetrazione è ormai cosi’ stretta che il fallimento di un qualsivoglia stato sovrano trascinerebbe nel baratro tutte le banche europee: quelle tedesche in primis.
Deve risultare sospetto il tentennamento tedesco nella pubblicazione dei risultati dello stress test (malgrado le ottimistiche condizioni a contorno) relativo al sistema bancario tedesco.
Poiché piove sul bagnato, dalla verde Irlanda giungono tristi notizie: l’Anglo Irish Bank, nazionalizzata nel 2009, ha la necessità di un’iniezione di liquidità di ulteriori 22 Miliardi.

L’aria di dissolvimento del’Euro si respira a pieni polmoni. Non per niente Barroso ha sentito la necessità di dichiarare esplicitamente “L’euro non morirà”, un chiaro te requiem per le orecchie più smaliziate.
I segnali della conclusione del folle esperimento di macro-economia vi sono tutti, innanzitutto il senso di ridicolo che ( come la Storia insegna) pervade l’inizio della fine di ciascun impero: ecco la chiave di lettura con cui leggere il recente attacco del parlamento europeo contro la Nutella. Mi immagino già zelanti burocrati travestiti da barattoli giganti che vigilano con seria attenzione spaventando i bimbi, innocenti creature attratte dai gusti prelibati.
Vi giuro che in uno dei post di umorismo nei confronti della burocrazia europea avevo pensato di citare la Nutella come prossimo bersaglio. Avevo tralasciato l’esempio perché lo credevo troppo fantasioso; anche l’ironia necessita di un fondamento. Ma ormai la realtà ha superato l’incredibile: a questo punto mi butto. A quando l’assalto contro le granite al limone?

domenica 20 giugno 2010

IL PIFFERAIO MAGICO

Il principe di questo mondo è menzognero ed omicida fin dalle origini. Tramite le bugie seminate dai suoi servi ha raccolto la propria messe di pesci inebetiti con l’inganno: ora sta alzando le reti per una pesca che si promette essere copiosa.
L’uomo, completamente asservito al denaro e con la coscienza assopita, prima è stato addormentato e poi ubriacato. Il veleno è stato coperto da una capsula di miele, ma il gusto di mandorla si avverte sempre di più.
Strumenti di distruzione di massa sono stati creati di proposito: derivati, prodotti strutturati, banche d’affari. Come piovre, con i propri forti tentacoli, hanno stritolato l’economia reale fino a renderla esangue. Il cappio è stato stretto con crudele cattiveria, ma ormai l’ultimo respiro si avvicina: il pugnale è pronto ad essere addentrato per annullare ogni timida resistenza.

Gli uomini grigi, fedeli accoliti del grande impostore, in un’orgia di piacere e di sfrenate ambizioni, si stanno prodigando, con crescente ferocia, in speculazioni che, come putridi miasmi, diffondono povertà e demoliscono l’umanità.
Tutto quanto coperto e giustificato da accademici, tristi omuncoli asserviti a teorie della dissoluzione. Con la medesima arroganza con la quale hanno seminato la zizzania, stanno raccogliendo con vanitosa soddisfazione il propagarsi della distruzione. I marinai della barca delle impurità hanno raggiunto tutti i posti di potere: la scimmia sulfurea ha sempre distribuito onori e glorie terrene ai suoi seguaci. Farebbe ben altro per strappare le anime a Colui che ha versato il proprio sangue per la Redenzione.
Il pifferaio magico ha suonato la danza della morte: tramite la menzogna ha trasformato l’orribile canto in un suadente e soave suono incantatore che ha pervertito i sensi. Gli uomini, trasformati in animali e guidati dagli istinti di potere, in moltitudini hanno seguito il canto delle sirene: ora il burrone è vicino e le prime fila iniziano già a precipitare tra grida di dolore ed urla di disperazione.
Evitate di pensare alla salvaguardia dei vostri risparmi: si avvicinano tempi in cui qualcosa di molto più importante è in gioco. Non ci si può nascondere per la salvaguardia del quieto vivere, non è il tempo delle talpe: i figli della verità si scontrano con i figli della menzogna. Gli schieramenti si stanno spiegando: la battaglia cruciale si avvicina.
I figli della luce non abbiano alcuna paura. Nel cielo vi è una stella che brilla squarciando l’oscurità della notte dello spirito: basta preservare Fede, Speranza e Carità rivolgendo lo sguardo orante verso le colline di Medjugorje. Le armi della Regina della Pace sono invincibili: umiltà, digiuno e preghiera.


P.S. Il post è nato discutendo, in perfetto accordo di idee, con Pasquale Pizzimenti (anch’ egli Docente di ruolo di Matematica e Fisica) che frequenta con me il Dottorato di Ricerca in Matematica presso l’Università di Messina.

venerdì 18 giugno 2010

AVVISO AI NAVIGATORI SARDI

Il titolo del post è piuttosto strano, ma vi è un motivo.

Il 23-06 alle ore 9:00 verrà presentato un lavoro di ricerca avente il sottoscritto tra gli autori al decimo Congresso del Simai (Societa' Italiana di Matematica Applicata e Industriale) che si tiene presso la Facoltà di Architettura di Cagliari.


Il titolo è "A three parameter chaotic model to reproduce the distribution of prices in Financial Markets"
Autori: Leon Zingales - University of Messina, Francesco Scaramuzzino - University of Messina, Carmen Vitanza - University of Messina.
La sessione è: MSP26 - Mathematics in Decisions, Economics, Finance and Games

So che molti Docenti Universitari seguono il mio blog. Chi di voi vorrà intervenire sarà il benvenuto.

mercoledì 16 giugno 2010

L'URAGANO

Immaginatevi la credibilità di un ingegnere che, per verificare la resistenza di ponte nei confronti di un terremoto catastrofico, lo sottopone ad una simulazione di una scossa del 3° grado Richter. Tutto quanto condito da candide quanto rassicuranti dichiarazioni sulla bontà delle prove sviluppate in virtù della impossibilità che si verifichino scosse tremende.
Più o meno è quanto accaduto a proposito dello stress test effettuato dalla blasonata agenzia di rating Moody’s sulla tenuta del sistema bancario europeo. La conclusione finale del preciso e puntuale rapporto è che le 30 maggiori banche europee potranno sostenere gli effetti della crisi dei debiti sovrani anche nel peggiore scenario immaginabile: nessun aumento di capitale sarebbe necessario per sopportare un calo finanche del 25% dei prezzi dei titoli di stato dei Pigs (ovviamente grazie ad operazioni di pronti/termine con la BCE, ormai ridotta al rango di freezer dei prodotti avariati).
Peccato che lo stress test è stato simulato immaginando una usuale tempesta e non un uragano: infatti nel peggiore scenario possibile non sono contemplati default di stati e neanche ristrutturazioni di debiti. La prestigiosa Moody’s reputa queste ultime ipotesi non credibili e quindi non si degna di tenerle in considerazioni.
Ormai le previsioni macroeconomiche si sono ridotte ad auspici in confronto ai quali le previsioni degli stregoni assurgono al ruolo di rigore scientifico. Gli economisti si muovono in una nebbia oscura, privi di qualsiasi riferimento: il Governatore Draghi ha elargito ottimistiche e rassicuranti dichiarazioni (per la centesima volta, salvo poi mutare repentinamente la sua visione in una danza senza coerenza) “i mercati in questi giorni saranno più tranquilli”.

Ormai i sommi hanno il respiro corto, non si avventurano in estrapolazioni annuali. Hanno accorciato i tempi di durata delle previsioni (accorciamento che va di pari passo con la diminuzione delle duration delle aste dei titoli sovrani); ormai danno scadenze mensili, talvolta settimanali (ma non azzeccano neanche quelle).
Non mi sorprenderei che nel giro di poco tempo arrivassero, con l’usuale piglio di superiorità intellettuale e tra pubbliche dichiarazioni di stima dei politici presenti, dichiarazioni del tipo “nella prossima mezz’ora il sistema finanziario reggerà” oppure “nel prossimi quarto d’ora si potranno dormire sonni tranquilli” (quest’ultima dichiarazione magari rilasciata all’una di notte, fuso orario di New York).
Nessuno comprenderà nulla finché non ci si renderà conto che non siamo di fronte ad una burrasca passeggera da analizzare con l’usuale paradigma epistemologico: è in corso la tempesta perfetta che sradicherà dalle fondamenta i fragili edifici costruiti.

domenica 13 giugno 2010

LA RANA ED IL GABBIANO

Un giorno, un gabbiano trascinato dal vento in prossimità di una collina, avvisò una rana che gracidava beata nel ristagno di un pozzo che una bufera era in procinto di giungere. La rana, che nella sua limitata visuale, vedeva un sole splendente intimò che il gabbiano tacesse perché non era una rana, non apparteneva alla loro specie. Che il presuntuoso ed ignorante gabbiano tornasse nel suo mare e pensasse ai suoi pesci.
Ho immaginato questa storiella leggendo un commento scritto su di me che un gentile lettore mi ha segnalato inviandomi un e-mail.

Vi voglio segnalare alcuni passaggi che reputo molto significativi dell’aria che si respira in fondo al pozzo:” Gia' una volta nell'ultimo mese ho avuto a che fare con economisti improvvisati che vogliono raccontare a tutti (un blog e' in fondo la realizzazione di questo desiderio), e quindi anche a chi in materia ne sa infinitamente piu' di loro, come gira il mondo degli affari..quando qualcuno proveniente da altre discipline, in particolare quelle di tipo scientifico, mette mano all'analisi dei fenomeni di natura economica fa disastri” ed ancora:” L'autore in questione e' un giovane fisico, Leon Zingales, improvvisamente colpito sulla strada della finanza. Probabilmente ignorante anzicheno' della materia, ma anche per impressionare il volgo, infila dentro al commento sull'euro qualche novelletta di fisica, sperando cosi' di supplire alla sua piu' che probabile mancanza di conoscense specifiche di ordine superiore (nel senso di studi universitari certificati)”. Per meglio chiarire il concetto:” Il pastrocchio che fa il nostro Leon ha del fantastico, l'Europa orientale, la termodinamica, Maxwell, l'Entropia” ed infine l’invito fermo quanto saggio:” Per finire forse e' meglio rispolverare per l'occasione un altro proverbio "Ofele' fa el to meste'!", "cioe' amico (pasticciere, fabbro, fisico, ecc.) fai il tuo mestiere".
Queste illuminate parole provengono da un economista (non particolarmente famoso), un certo Luciano Priori Friggi (chissà perché gli economisti hanno nomi tanto lunghi). Cito le parole del sommo, non perché provengano da una fonte autorevole, ma perché indicativi di una forma mentis rigida e dogmatica, un'abitudine a ragionare a compartimenti stagni.
Nessuno che non abbia una laurea in Economia può parlare agli economisti, il fisico continui a fare il fisico. In parole povere “Ghe penso mi”, che nessuno osi disturbare gli esperti all’opera.
In verità è proprio quanto è accaduto: finora ci hanno pensato loro e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.
Ho più volte detto che reputo più credibile gli astrologi e gli spiritisti rispetto agli economisti di professione; tutto ciò non in base a preconcetti, ma perché negli ultimi anni non ne hanno azzeccata una. Non credo affatto che gli economisti non siano intelligenti; il problema è che hanno studiato su libri sbagliati, ed è proprio sudando su di essi che hanno ottenuto le loro acclarate conoscenze.
Amico Friggi non è necessario avere un certificato di conoscenza superiore di economia, basta vedere tutto dalla giusta visuale. Cerchi di saltare fuori dal pozzo e si renderà conto anche lei di come è vasto e complesso il mondo reale.

P.S. Notoriamente ho il gusto del paradosso. Non è vero che tutti gli economisti sono cosi’. Ho ricevuto in questi mesi e-mail di incoraggiamento da molti economisti (alcuni di questi veramente noti).

mercoledì 9 giugno 2010

IL RITO PAGANO

Chi crede che il giorno fondamentale per la Repubblica Italiana sia la festa del 2 Giugno oppure l’anniversario della Liberazione del 25 Aprile è in clamoroso errore. Il rito sacro per eccellenza è il 31 Maggio, quando il Governatore di Banca Italia Mario Draghi tiene l’assemblea annuale di Palazzo Koch.
Tutti i maggiori notabili del potere economico e politico sono accorsi ad ascoltare in religioso silenzio le parole del sommo, pronti a scattare con scroscianti (nei limiti del rigore che si respirava) applausi ai profondi quanto nobili concetti espressi.
D’altro canto il Governatore merita tutto il rispetto possibile per la sua inconfutabile capacità di preveggenza. Tutte le previsioni che ha espresso si sono sempre prontamente avverate (..anche se all’incontrario); in altre parole il sommo oracolo, sfidando qualsivoglia legge della probabilità, non ne ha azzeccato neanche una.

Nel 2006 aveva affermato che era necessario che vi fosse“la massima autonomia operativa dei fondi speculativi”. Nel 2007 aveva esaltato i prodotti derivati “che consentendo di scomporre e valutare il rischio di credito, contribuiscono ad innalzare la produttività del sistema finanziario”. Peccato che pochi mesi dopo scoppiò la grande crisi (originata dalla proliferazione dei tanto amati derivati) di cui Draghi aveva avuto contezza come un ubriaco vede un lampione con la luce spenta.
L’anno scorso, non contento dei pali in faccia, aveva vaticinato che “le tensioni sui mercati finanziari si sono allentate”. Tutto quanto condito con le solite espressioni della forza del sistema Euro e della sua intrinseca stabilità.
Quest’anno il Governatore si è limitato nei voli pindarici parlando genericamente di rigore, equità e competitività esprimendo concetti illuminati e saggi. In particolare con vigore molto british ha attaccato gli evasori fiscali perché causa di macelleria sociale. Faccio fatica a solidarizzare con gli evasori, ma una predica che viene dal pulpito di chi ha lavorato per Goldman Sachs (non proprio una società pregnante di amore solidale) mi suona stonata come la mia voce sotto la doccia.
Credo di aver capito la differenza tra la Matematica e l’Economia. In Matematica uno che si distingue in affermazioni sempre sbagliate cessa di avere qualsivoglia credibilità; in Economia viene viceversa promosso Governatore della Banca d’Italia e finanche capo del Financial Stability Board che deve risolvere la crisi mondiale.
Capisco che i piromani, dopo aver contribuito ad appiccare l’incendio (il fuoco sempre più violento ha come causa la deregolamentazione e la proliferazione dei prodotti derivati), tendano a minimizzare le proprie responsabilità; ma mi sembra esagerato che si vogliano addirittura travestirsi da pompieri per spegnere le fiamme (magari gettando benzina).

domenica 6 giugno 2010

I FIGLI DEL DIAVOLETTO

Come previsto, la linea Maginot del piano Euro è stata raggirata attaccando uno dei ventri molli del Sistema Euro: la sua esposizione finanziaria nei confronti dell’Europa Orientale.
Le mani forti del mercato obbligazionario reagiscono seguendo dogmi macro-economici che ignorano la termodinamica. I grandi investitori credono che il sistema Euro possa spontaneamente segregarsi tante fasi (corrispondenti alle vecchie valute nazionali) e si precipitano verso il polo con maggiore potere attrattivo: la Germania.
Non a caso lo spread tra titoli italiani ed i Bund tedeschi ha raggiunto i 165 punti (record dalla nascita dell’Euro) ed ancora peggio va per la Spagna (197 basic points), per non parlare della Grecia (565 basic points, praticamente un cadavere ambulante). Parimenti lo spread sui CDS a 5 anni (assicurazioni contro il fallimento) rispetto alla Germania è volato a 737 punti per la Grecia, a 242 per la Spagna ed a 222 punti per l’Italia.
Poveri illusi, non sanno che il Secondo Principio della Termodinamica non può essere violato: una volta mescolato il sistema, non è possibile che il sistema si segreghi senza lavoro dall’esterno (non riesco ad immaginarmi quale attore economico possa fornire energia gratuitamente alla zona Euro); nessuna creatura demoniaca (diavoletto di Maxwell) può essere creato per partizionare il miscuglio nei suoi ingredienti originari, per separare le molecole veloci da quelle lente: violerebbe il principio di aumento di Entropia.
Fuori dalle analogie, il connubio incestuoso tra banche e titoli sovrani ha raggiunto livelli tali per cui oggi è insensato parlare di debito pubblico italiano, spagnolo o greco. I titoli sovrani sono distribuiti nei portafogli in maniera praticamente uniforme in tutta la Zona Euro (e non solo); le bombe ormai tossiche sono contenute in tutti i caveau.
Le banche tedesche (e peggio ancora quelle francesi) sono ingolfate da titoli di Stato dei Piigs e le perdite per le svalutazioni sarebbero insostenibili. Se a ciò si aggiunge l’attacco sul fronte orientale, gli USA possono continuare a primeggiare nella guerra dei Titoli Sovrani (Bullard, capo della FED di St.Louis, ha dichiarato candidamente che la crisi dell’Euro avvantaggia gli USA ed i suoi TBills).
Il tempo dell’economia non è solo irreversibile, ma in prossimità del punto critico scorre molto velocemente; probabilmente l’Euro inizierà a perdere i primi pezzi entro il prossimo anno (se non addirittura entro questo).
Ma non crediate che la Germania possa essere considerato un porto sicuro di approdo dalla tempesta: il progressivo smembramento dell’Euro (la moneta unica verrà ricordata come il più drammatico esperimento di macro-economia della storia recente) creerà, a causa delle immense svalutazioni conseguenti, uno tsunami che sommergerà anche i severi e rigorosi teutonici.

mercoledì 2 giugno 2010

POCHI ATTIMI DI RESPIRO (seconda parte)

Malgrado le affermazioni peregrine dei sostenitori dell’ipotesi di mercato efficiente (accademici tronfi incapaci di pensare), la speculazione non è un’entità astratta.
Esistono invece vili profittatori, parassiti pronti a succhiare il sangue delle prede più deboli, uomini grigi che stanno rubando il tempo delle economie ed il futuro delle generazioni. Simili loschi personaggi, dopo aver determinato la crisi sistemica, stanno imponendo tagli all’economia reale. Stanno succhiando energia dall’economia reale per far continuare a sopravvivere la dis-economia virtuale.
E’ l’ora delle decisioni irrevocabili: misure drastiche devono essere prese, radicali scelte devono essere compiute.
Allorché l’Italia entrò nella moneta unica e le monete nazionali vennero soppiantate, qualsiasi timida reazione all’esaltazione collettiva (guidata da potenti mani) venne messa al pubblico ludibrio. Anni particolari percorsi da eventi singolari precedettero quella decisione (vennero compiuti atti in confronto ai quali lo Yacht di Briatore e la casa di Scaiola rappresentano piccole monellerie di simpatici fanciulletti). In quel periodo affermare che l’Euro, cosi’ come era stato costruito, rappresentasse una camicia di forza, un’innaturale creatura rigida era considerato un attentato alla verità. Vigili controllori (poi adeguatamente ricompensati con onori, prestigio e potere) vennero piazzati affinché tutto procedesse come una parata festosa.
Tutti i nodi di quelle sciagurate decisioni sono ormai arrivati al pettine.
Di fronte alla tremenda guerra in atto non vi è altra strada che dichiarare default. Si preservino soltanto i titoli di Stato in mano ai piccoli risparmiatori italiani e si dichiari il default sugli altri (immantinente il debito verrebbe dimezzato). In fondo l’Italia è praticamente in pareggio di bilancio escludendo la voce del pagamento dell’interesse sul debito.
Mi rendo conto che una delle non secondarie conseguenze sarebbe la definitiva rottura dell’Euro: vi giuro che non piangerò lacrime di coccodrillo e non farò orazioni funebri di circostanza.
L’ideale, a quel punto, sarebbe nazionalizzare la Banca d’Italia acquistando il pieno controllo pubblico dell’emissione della moneta sovrana. La Storia insegna che fu proprio tale controllo uno dei principali motivi che permise all’Italia fascista di reggere l’onda d’urto della Grande Depressione che si diffuse a partire dal 1929.
Per mettere in atto simili decisioni servirebbe un governo di solidarietà nazionale costituito da patrioti; purtroppo i servi degli uomini grigi sono sempre molto numerosi.
Mi rendo conto che le precedenti affermazioni saranno considerate provocazioni di un buontempone. Fatelo pure, non mi opporrò certamente: d’altro canto, anche le mie critiche all’Euro inizialmente ricevettero un simile trattamento. Questa volta non passeranno anni per avere conferma della bontà di quanto detto: sarà sufficiente qualche mese, allorché altri sacrifici (sempre maggiori e sempre più inutili) verranno richiesti.
Purtroppo la guerra è ormai totale. Un default parziale è l’unica possibilità che ha l’Italia per emergere dall’acqua prima che i nostri polmoni brucino per assenza di ossigeno.